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Di Matilde Maisto

ARTHUR SCHOPENHAUER

martedì
feb 9,2010

Arthur Schopenhauer (Danzica, 22 febbraio 1788Francoforte sul Meno, 21 settembre 1860) è stato un filosofo tedesco.

« La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia, passando per l’intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia. »

Figlio di un ricco mercante, Heinrich Floris, e di una scrittrice, Johanna Henriette Trosiener, nel 1805, alla morte del padre, si stabilì a Weimar con la madre. Qui conobbe Christoph Martin Wieland e Georg Wilhelm Friedrich Hegel. Contrario ad ogni mondanità, si ritirò in solitudine per portare a termine gli studi. Con buoni studi alle spalle, dopo la morte del padre nel 1805, decise di dedicarsi alla filosofia e frequentò i corsi tenuti da Gottlob Ernst Schulze a Gottinga e quelli di Johann Gottlieb Fichte a Berlino. Nei confronti di questi, ma anche di Schelling e di Hegel, Schopenhauer nutrì sempre disprezzo e avversione, definendo Hegel “Il gran cialtrone”.

Nel 1809 s’iscrisse alla facoltà di medicina a Gottinga. Due anni dopo, nel 1811, si trasferì a Berlino per frequentare i corsi di filosofia. Ingegno molteplice, sempre interessato ai più diversi aspetti del sapere umano (frequentò corsi di fisica, matematica, chimica, magnetismo, anatomia, fisiologia, e tanti altri ancora), nel 1813 si laureò a Jena con una tesi Sulla quadruplice radice del principio di ragion sufficiente e, nel 1819, pubblicò la sua opera più importante, Il mondo come volontà e rappresentazione che ebbe tuttavia scarsissimo successo tra i suoi contemporanei e che incominciò a ricevere qualche attenzione solo vent’anni dopo. Infatti anche le successive edizioni del trattato furono accolte assai sottotono, nonostante fossero giunti, da più parti, persino riconoscimenti ufficiali, primo fra tutti la vittoria di un concorso indetto dalla Società delle Scienze norvegese, che egli conseguì nel 1839 con un trattato Sulla libertà del volere umano.

Dopo aver girato in lungo ed in largo l’Europa, e dopo una breve parentesi da libero docente universitario a Berlino (1820), dal 1833 decise di fermarsi a Francoforte sul Meno dove visse da solitario borghese, celibe, misogino. La vera affermazione del pensatore si ebbe solo a partire dal 1851, data della pubblicazione del volume Parerga e paralipomena, inizialmente pensato come un completamento della trattazione più complessa del Mondo, ma che venne accolto come un’opera a sé stante, uno scritto forse più facile per stile e approccio e che, come rovescio della medaglia, ebbe quello di far conoscere al grande pubblico anche le opere precedenti del filosofo. Fondamentalmente in pieno accordo con i dettami della sua filosofia, manifestò un sempre più acuto disagio nei confronti dei contatti umani (ciò che gli procurò, in città, la fama di irriducibile misantropo) e uno scarso interesse, almeno in via ufficiale, per le vicende politiche dell’epoca quali furono, ad esempio, i moti rivoluzionari del 1848; i tardi riconoscimenti di critica e pubblico servirono, suppositivamente, ad attenuare i tratti più intransigenti del carattere del filosofo, ciò che gli procurò negli ultimi anni della sua esistenza una ristretta ma interessata e fedelissima cerchia di (come egli stesso amò definirli) devoti “apostoli”, tra cui il compositore Wagner. Morì di pleurite acuta nel 1860.

Fenomeno e noumeno
Il mondo come rappresentazione

Schopenhauer riprende da Kant i concetti di fenomeno e noumeno. Il fenomeno è il prodotto della nostra coscienza, esso è il mondo come ci appare mediante le forme a priori dell’intelletto (tempo, spazio, causalità), mentre il noumeno è la cosa in sé, fondamento ed essenza vera del mondo. Il fenomeno materiale è dunque per Schopenhauer solo parvenza, illusione, sogno, come in molta filosofia indiana, dalla quale egli prende spesso ad esempio il mito del velo di Maya; per questo il filosofo tedesco apre la sua opera principale con l’espressione il mondo è mia rappresentazione. Ma al di là di questa, che è vero strumento, necessario alla conservazione dell’esistenza della specie e dello stesso individuo, è la “cosa in sé” cioè il noumeno che l’uomo desidera conoscere per lenire il dolore e la miseria della propria vita. Proprio perché l’uomo sente questa necessità di conoscere il noumeno egli è un animale metafisico. La rappresentazione ha due aspetti essenziali: il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato. Entrambi esistono soltanto all’interno della rappresentazione, come due lati o parti di essa, tanto che non può esistere soggetto senza oggetto.Il materialismo è falso perché nega il soggetto riducendolo all’oggetto o alla materia e pure l’idealismo (di Fichte) è errato poiché compie il tentativo opposto di negare l’oggetto riducendolo al soggetto.

Il mondo come volontà

Se fossimo solo esseri conoscenti, rappresentanti, non potremmo mai scoprire la cosa in sé. Ma noi siamo anche corpo, la realtà delle cose ci concerne, siamo nel mondo come una sua parte; difatti vogliamo, desideriamo certe cose e certe altre le evitiamo, rifuggiamo il dolore e ricerchiamo il piacere. Proprio questo ci permette di squarciare il velo del fenomeno e cogliere la cosa in sé. Infatti, ripiegandoci in noi stessi, scopriamo che la radice noumenica del nostro io è la volontà: noi siamo volontà di vivere, un impulso irrazionale che ci spinge, malgrado noi stessi, a vivere e ad agire.

La volontà di vivere è in realtà non solo la radice noumenica del nostro io, ma di tutta la realtà. Infatti la volontà si oggettiva in tutta la realtà fenomenica: nelle cose inanimate, nelle piante, negli animali e nell’uomo (in cui raggiunge la massima consapevolezza). In quanto rappresentazione sorgente in un cervello animale, il fenomeno è dunque la volontà dispiegata in gradi diversi di oggettivazione (forze meccaniche, elettriche, chimiche, vegetative ed animali) e moltiplicata in innumerevoli individui sparpagliati nello spazio e nel tempo secondo il nesso della causalità. Dunque ogni estrinsecazione di tali forze in un punto dello spazio e del tempo, comprese le azioni e la vita stessa di ogni animale e vegetale, è solo la rappresentazione di un’idea (intesa nel senso platonico), di un tale preciso grado di oggettivazione della volontà. Tali idee, tali gradi di oggettivazione sono dunque estranee alle determinazioni di spazio e di tempo, sono anzi il fondamento e il senso ultimo di ogni qualità della materia e del nesso causale a cui sottostà qualsiasi rappresentazione. Eterne sono le idee, eterna è quindi la volontà di vivere di cui tutte quelle idee sono oggettivazioni; essa è aspaziale, atemporale, incausata, senza fine e senza scopo.

La conseguenza della finalità e dell’irrazionalità della volontà è l’insensatezza del mondo stesso e della vita di tutti gli esseri viventi in esso. È la volontà di vita – che in ogni cosa vuole realizzarsi nel suo grado, nella sua idea – a creare il mondo così come ci si presenta, come continua lotta di tutte le forze naturali tra loro per conquistarsi la materia necessaria alla loro estrinsecazione; è la volontà di vita a generare infine, per questa sua lotta, il dolore, la miseria e la morte in tutti gli esseri conoscenti e senzienti. La tradizione cristiano-giudaica trova un senso alla nostra vita postulando l’esistenza di un Dio, ma secondo Schopenhauer per Dio non si pensa altro che un essere conoscente che abbia voluto creare il mondo, cioè un essere che ha elargito agli uomini come un dono un tale miserevole stato di cose: un pensiero quindi davvero opprimente e aberrante.

Il pessimismo
La volontà di vivere è causa di sofferenza per tutti gli esseri conoscenti, e in special modo per l’uomo, la cui maggiore razionalità rende infinitamente più dolorosa la sua vita rispetto a quella degli altri animali (infatti a differenza di essi l’uomo sa di dover morire, e si rappresenta anche dolori passati ed ansie future).

La volontà di vivere produce incessantemente nell’uomo bisogni che richiedono soddisfazione: desideri, che sono dunque reazione ad un senso di mancanza, di sofferenza. Difficilmente però tutti i desideri si realizzano, e la mancata realizzazione di alcuni di essi causa un’ulteriore, più acuta sofferenza. Ma, anche quando un desiderio viene soddisfatto, il piacere che ne deriva risulta essere solo di natura negativa, soltanto, cioè, un alleviamento della sofferenza provocata da quel prepotente bisogno iniziale; bisogno che subito riappare in altra forma, pronto a pungolare con nuovi desideri l’affannata coscienza umana. E quando pure l’uomo non viva nel bisogno fisico e nella miseria, quando nessun effimero desiderio (invidia, vanità, onore, vendetta) gli riempia i giorni e le ore, subito la noia, la più orrenda e più angosciosa di tutte le sofferenze, si abbatte su di lui. La vita umana è quindi un alternarsi di dolore e di noia, passando per la momentanea sensazione meramente negativa del piacere.

La volontà di vivere causa anche la lotta per la sopravvivenza tra gli esseri viventi in cui solo il più forte riesce a sopravvivere. Nonostante tutti gli esseri viventi siano oggettivazioni di un’unica volontà, si scannano tra di loro. Schopenhauer fa l’esempio delle formiche giganti dell’Australia il cui capo e la cui coda si separano e iniziano a lottare tra di loro, scannandosi a vicenda.

Iter salvifico
Nonostante il suo pessimismo Schopenhauer rifiutava il suicidio. Questo per due motivi:

Il suicidio non è una negazione della volontà di vivere ma piuttosto una sua affermazione, poiché il suicida vuole porre fine alla propria vita.
Il suicidio è inutile poiché il suicida, suicidandosi, non elimina la volontà di vivere, ma solo una sua oggettivazione fenomenica; la volontà di vivere continuerà a oggettivarsi in miliardi di esseri viventi e cose inanimate.
Il filosofo propone allora un iter salvifico, alla fine del quale, l’uomo si può liberare della voluntas, causa di dolore, e giungere alla noluntas. La tappe sono 3:

L’arte:
attraverso l’arte l’uomo non partecipa alla vita ma la osserva poiché l’arte è contemplazione della vita stessa, egli nell’arte trova conforto, poiché la voluntas non domina più completamente l’uomo ma si assopisce. L’arte però è una soluzione temporanea.
L’etica della pietà: questa è la partecipazione al dolore universale. Se riusciamo ad andare oltre alla nostra particolare vita, riusciamo a capire come in ogni vita, sia in quella del carnefice come in quella della vittima, ci sia il dolore come marchio fondamentale. L’uomo provando compassione per il dolore degli altri, non solo prende coscienza del dolore ma lo sente e lo fa suo accorgendosi veramente della voluntas che è inconscia. Il dolore unendo gli uomini li accomuna e li conforta. Ma anche questa soluzione è parzialmente momentanea.
L’ascesi: questa è la tappa in cui si verifica il passaggio dalla voluntas alla noluntas, l’uomo deve rinunciare a qualsiasi piacere fisico e di sussistenza vitale, e solo nel momento in cui rinunciando a tutto non desidererà più nulla, la voluntas si estinguerà e l’uomo sarà libero attraverso il nirvana, che è l’esperienza del nulla di essere tutto l’universo e non un individuo. È ovvio che sconfitta anche in un solo uomo la voluntas stessa, poiché è unica, è sconfitta in tutti gli uomini.

Influenze
Nella sua dottrina, Schopenhauer fu influenzato da vari filosofi:

Platone:
nella teoria delle “idee”, forme eterne dell’Iperuranio
Kant: Schopenhauer riprende i termini del problema kantiano del rapporto fra le cose come ci appaiono (fenomeno) e la cosa in sé (noumeno). Il fenomeno, ovvero le cose come ci appaiono che elaborate dalle forme a priori di spazio e tempo e dalla categoria di causalità (Kant ne aveva identificate 12 invece) danno vita alla scienza, è oggettivo ma non vero, perché offuscato dal ‘velo di Maya’, ovvero un velo che impedisce ai sensi di percepire la realtà. La cosa in sé (il noumeno) è, a differenza di quanto diceva Kant, conoscibile, e consiste nella volontà di vivere, presente in ogni cosa dell’universo.
Illuministi: Schopenhauer analizza il mondo da un punto di vista fisiologico, è critico e rifiuta l’Idealismo. In particolare riprende da Voltaire l’atteggiamento ironico e demistificatore nei confronti di religioni, credenze popolari e superstizioni.
Romanticismo: riprende alcuni temi: l’irrazionalismo, il dolore, l’importanza (catartica) dell’arte e della musica. Richard Wagner, in particolare, modificò la sua concezione dopo aver letto Il mondo come volontà e rappresentazione, specie nel testo de L’anello del Nibelungo (la cessazione della volontà di vivere che accompagna il personaggio di Wotan), nel Parsifal e nel Tristano e Isotta. Nel dramma wagneriano sono presenti la Volontà, il giorno in cui gli amanti non possono realizzare i loro desideri e la Notte in cui la loro unione si compie, superamento della Volontà,anche se “l’ascesi erotica” dei due amanti è destinata a concludersi nella loro tragica fine (cfr.F.Bolognesi “la vera dottrina dell’amore di Schopenhauer”).
Spiritualità indiana: Schopenhauer la conosce attraverso Frederich Mayer; ammira molto la sapienza orientale, tanto da metterne il sapore nelle proprie opere: molte espressioni e immagini fanno parte del repertorio indiano. È la filosofia buddhista ad avere grande rilievo in Schopenhauer e specialmente per la tematica del dolore il cui superamento è uno degli assi portanti del pensiero di Siddharta. Ma mentre questi ottimisticamente teorizza come possibile il raggiungimento del nirvana Schopenhauer è pessimista e scettico anche se indica delle vie per attenuare il dolore.
Anche il Parsifal di Wagner ha elementi della filosofia indiana ma coniugati col cristianesimo e il paganesimo germanico in maniera molto ambigua.

Riprende la teoria del Nirvana, che è un mondo dove l’uomo non desidera, che si raggiunge attraverso 3 momenti:
giustizia, che ci porta a considerare la volontà di vivere come un’istanza collettiva e non individuale;
compassione, che ci porta a superare l’eros per amare il prossimo condividendone il dolore, simile appunto al nostro;
ascesi, che è uno stato di castità che ci serve per annullare il desiderio e raggiungere così il nirvana.

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BUONA NOTTE

martedì
feb 9,2010

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martedì
feb 9,2010

Graziano Udovisi, classe 1925, originario di Pola, ma reggiano d’adozione, ha subito le sevizie dei partigiani titini. A distanza di 65 anni racconta le barbarie vissute in un libro

«Dicano pure ciò che vogliono ma la mia italianità è intoccabile».
Graziano Udovisi, classe 1925, originario di Pola, unico sopravvissuto alle foibe istriane, introduce così ciò che lui stesso definisce «l’ultimo racconto sulla mia martoriata Istria».
A distanza di sessantacinque anni si è deciso a raccontare l’orrore e le barbarie vissute sulla propria pelle alla fine della seconda guerra mondiale, quando era tenente della Milizia Difesa Territoriale.
Le torture con staffili ricavati dal fil di ferro attorcigliato, con armi e bastoni, le sevizie che l’hanno quasi privato dell’udito subite nel campo di concentramento allestito dai soldati di Tito a Dignano d’Istria, fino all’infoibamento il 14 maggio, a Fianona, li ripercorre con una straordinaria lucidità nelle toccanti pagine di “Foibe. L’Ultimo testimone” (Aliberti editore, 144 pp., 12 euro, da ieri in libreria).
Che cos’è accaduto?
«Era il 5 maggio 1945. Per salvare il mio reparto, ricercato dai partigiani titini dopo aver ripiegato su Pola, mi presento al comando iugoslavo. L’uomo che trovo dietro la scrivania è un maggiore italiano sicuramente passato dall’altra parte. E lì, comincia il nostro calvario. Quel giorno ci fanno marciare fino a condurci sul bordo del crepaccio, con le mani legate. Sarei stato raggiunto dai colpi dei fucili delle milizie partigiane, così mi sono lasciato precipitare in quella foiba profonda una ventina di metri. E, come per miracolo, riesco a riemergere portando in salvo un mio commilitone, Nini. L’ho afferrato per i capelli».
E dopo è stato anche condannato?
«Due anni di carcere in giro per l’Italia. Capo d’accusa, “collaborazionismo col tedesco invasore”. Il magistrato ha detto persino che “ero superbo” perché per strada non salutavo nessuno. E cosa avrei dovuto fare, ridere?»
Che cosa vorrebbe dire a chi si accosta alla lettura delle sue memorie?
«Purtroppo ricordo tutto quanto del passato. Ne porto dei segni indelebili, basti dire che per le torture subite al rene mi sono dovuto sottoporre a quattro interventi per la calcolosi, i medici reggiani sono stati straordinari con me. A volte mi chiedo se, dopo la morte, quelle immagini spariranno dalla mia mente, ma quanto è accaduto non si cancella, è impossibile farlo. Ventimila morti sono pur qualcosa. Non sono da buttare via, gli italiani non possono dimenticare, la mia regione (l’Istria, ndr) è quella che ha registrato più vittime, sia sotto i bombardamenti, sia per vendetta».
In “Foibe” racconta anche del suo incontro, organizzato dal consigliere reggiano del Pdl Marco Eboli a Roma, il 16 marzo dell’anno scorso, col sindaco Alemanno e il presidente della Camera Fini.
«La medaglia d’oro al valor civile non è tanto un risarcimento morale, rappresenta piuttosto tutti i miei compagni che hanno combattuto con me, spesso derisi e tacciati di essere repubblichini».
Dopo la guerra ha insegnato a lungo nelle scuole elementari. Coi suoi allievi non ha mai fatto parola dell’incubo che ha vissuto.
«Ho insegnato dal 1947 al ’78 a Gonzaga, Novellara, San Bernardino, a Zappiano di Carpi, a Rubiera. Sì, è vero, a loro non hai mai detto nulla, ho preferito rispettare le loro piccole vite».
Anni fa, però, è stato chiamato a parlare nelle scuole?
«Qualche istituto mi ha contattato chiedendomi di raccontare la mia storia. Al mio sì è seguito il silenzio. Perché mai? Io non parlo mai di politica, non sono un politico, ma racconto dei fatti veramente accaduti».
Che ne pensa dell’iniziativa della deputata del Pdl Paola Frassinetti, la quale propone l’istituzione di un albo nazionale «per le associazioni autorizzate a parlare nelle scuole della tragedia delle foibe»?
«Ben venga, ci voleva. Comunque, medaglia d’oro o no, m’interessa solamente una cosa: che la gente capisca che noi istriani, profughi, siamo tutti italiani».

di Alba Piazza


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CHE COSA SONO LE FOIBE?

martedì
feb 9,2010

Con “massacri delle foibe” o, più comunemente, foibe si intendono gli eccidi perpetrati ai danni di migliaia di cittadini italiani per motivi etnici e politici alla fine e durante la seconda guerra mondiale in Venezia Giulia e Dalmazia. Tali eccidi furono per lo più compiuti dall’Armata Popolare di Liberazione della Jugoslavia, fiancheggiata dall’OZNA e dagli stessi partigiani. Negli eccidi furono coinvolti prevalentemente cittadini italiani di etnia italiana e in misura minore e con diverse motivazioni, anche cittadini italiani di nazionalità slovena e croata.

Il nome deriva dagli inghiottitoi di natura carsica dove furono gettati e, successivamente, rinvenuti i cadaveri di centinaia vittime e che localmente sono chiamati “foibe”. Per estensione i termini “foibe” e il neologismo “infoibare” sono in seguito diventati sinonimi degli eccidi, che furono in realtà perpetrati con diverse modalità.

Nonostante la ricerca accademica abbia ormai ampiamente chiarito gli avvenimenti, nell’opinione pubblica italiana il tema delle foibe continua a generare polemiche, incentrate sulle responsabilità che fascismo e comunismo hanno avuto nella vicenda.

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ANDIAMO A TEATRO

lunedì
feb 8,2010

La serva padrona di Pergolesi al Sancarluccio in una veste nuova.


Per  GLI ANNIVERSARI I   “Pergolesi” 300 anni della nascita”: “La Serva Padrona”, in scena  dal 13 (ore 21,00) al 14 febbraio (ore 18,15). La Serpina sarà una frizzante Minni Diodati e Uberto sarà interpretato da Giusto D’Auria. Dopo il doveroso omaggio nell’edizione 2009 al sommo Händel, il 2010 si presenta ricco di personalità musicali della scuola napoletana da ricordare ed omaggiare. Iniziamo, e non poteva essere altrimenti, con l’anniversari dei 300 anni della nascita di Giovan Battista Pergolesi. Ed Area Arte – Le Musiche da Camera, che con il progetto L’Intermezzo Ritrovato ha una ormai lunga frequentazione con il genere, non poteva rinunciare a dare inizio alle celebrazioni Pergolesiane con la proposta della sua opera  più conosciuta, assieme allo Stabat Mater,  “La Serva Padrona”, in scena  dal 13 al 14 febbraio. La Serpina sarà una frizzante Minni Diodati e Uberto sarà interpretato da Giusto D’Auria, con l’apporto musicale dell’ensemble “Le Musiche da Camera”. Novità per la regia con il debutto nel genere di Peter Ercolano che promette una briosa messinscena.

Area Arte

Associazione Culturale Mediterranea

Centro di ricerca sul ‘700 Napoletano

Ensemble Le Musiche da Camera

Via S.Pasquale a Chiaia, 49  Napoli   081/405000 – 081426161/ 0815404757 – 347 2430342

www.lemusichedacamera.it

Associazione  iscritta nel Registro Regionale Operatori dello Spettacolo L.R.6/2007

LE ATTIVITA’ DI AREA ARTE E LE MUSICHE DA CAMERA SONO

DEDICATE ALLA MEMORIA DEL MUSICISTA E POETA

FRANCO NICO

sul sito www.lemusichedacamera.it e su www.teatrosancarluccio.com la programmazione completa ed altre informazioni e

biglietteria:

Via S.Pasquale a Chiaia, 49  Napoli

081/405000 – fax 081426161

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lunedì
feb 8,2010

(Giuseppe Bonacci)

(Panathlon Club Caserta)

Il professor Giuseppe Bonacci è stato riconfermato per il biennio 2010/2011 nella carica di Presidente del Panathlon Club Caserta-Terra di Lavoro.
A rinnovare il mandato all’unanimità sono stati i soci del sodalizio sportivo nel corso dell’assemblea ordinaria, svoltasi nel salone d’onore del Comitato Provinciale Coni di Caserta.
Insieme al presidente è stato riconfermato il direttivo composto dal vicepresidente Enrico Posillico, dal segretario Bruno Giannico, dal tesoriere Enzo De Lucia, dal delegato per il fair play Pietro Amenta, dal cerimoniere Irene Calzetta, dal delegato per i disabili Luigi Campofreda, dal delegato per la scuola Paolo Santulli, dal past president Agostino G. Natale.
In apertura dei lavori era stato approvato il bilancio consuntivo delle attività, dopo la apprezzata relazione del presidente sulla attività svolta, che ha visto il Panathlon presente  in numerose attività promozionali e culturali, in sinergia con il Coni, le Federazioni Sportive e gli Enti locali. Il prof. Bonacci ha ricordato in particolare l’assegnazione dei Premi Coni-Panathlon durante la cerimonia alla Provincia con la consegna di riconoscimenti a 167 atleti meritevoli, i festeggiamenti per i “Cento anni di calcio a Caserta” culminati nella affollata manifestazione al Teatro Comunale, la premiazione delle tricolori del Softball Caserta, il premio “Fair Play” per i campionati studenteschi, il Trofeo Aci Neve a Bocca della Selva e tanti altri appuntamenti.
L’assemblea, dopo aver manifestato unanime consenso al bilancio consuntivo illustrato anche dal punto di vista finanziario dal tesoriere Enzo De Lucia,  si è soffermata sulle iniziative annunciate per il 2010 dal presidente Bonacci, che prevedono anche attività da svolgersi fuori sede in occasione di gemellaggi con altri club, presenza a importanti eventi
agonistici e visite ad impianti sportivi e socioculturali.

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lunedì
feb 8,2010

Città di Caserta
Ufficio Stampa

(Antonio Ciontoli Ass. alla Mobilità Comune di Caserta)

E’ entrata in vigore questa mattina l’ordinanza 25/10 che ha modificato la circolazione veicolare nel primo tratto di via Acquaviva. In dettaglio, è stata rimossa l’isola spartitraffico preesistente nell’angolo con via Trento ed è stato invertito il senso unico di circolazione tra via Trento e viale Lincoln. Il nuovo dispositivo permette, dunque, agli utenti che provengono da via Vivaldi di raggiungere più agilmente e velocemente l’autostrada o altre importanti destinazioni fuori città, evitando di dover effettuare un lungo giro che, precedentemente, li portava a percorrere interamente viale Lincoln. Contestualmente, il dispositivo, chiesto in particolare dai residenti e dai commercianti della zona, ha alleggerito notevolmente il flusso dei veicoli in circolazione su viale Lincoln, con effetti positivi sul traffico e sull’inquinamento atmosferico dell’importante arteria del rione Acquaviva.
“Con il piccolo intervento di oggi – spiega l’assessore alla Mobilità Antonio Ciontoli che ha effettuato un sopralluogo sul posto – abbiamo ottenuto un duplice effetto: quello più evidente riguarda gli effetti benefici sulla circolazione veicolare che si percepiscono immediatamente in viale Lincoln; ma l’obiettivo più importante raggiunto, seppur simbolico, è l’eliminazione dell’ isola spartitraffico che rappresentava una ulteriore barriera verso il centro città, unita a quella ormai storica dei passaggi a livello. Anticipo – aggiunge l’assessore Ciontoli – che il quartiere Acquaviva sarà presto interessato dal nuovo piano parcheggi che qui prevede una importante razionalizzazione dei posti auto, con sosta gratuita e organizzata. Previsto anche il rifacimento del manto stradale in gran parte del quartiere, dove le condizioni dell’asfalto sono spesso pessime”.

Caserta, 8  Febbraio 2010
L’Ufficio Stampa

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lunedì
feb 8,2010

(Maria Pia Raimondi)

(Fabio Russo con Di Pietro a Castelvoturno)

La dottoressa Maria Pia Raimondi aderisce all’Idv e si candida alle prossime elezioni insieme al candidato sindaco Fabio Russo, per poter dare un contributo principalmente alle problematiche rappresentate dai giovani .


Castelvolturno.

Mi presento. Sono la dott.ssa Maria Pia Raimondi candidata a consigliere comunale della lista elettorale dell’Idv. Sebbene nata a Napoli, vivo qui da ben 25 anni, tanti per conoscere a fondo un territorio che soffre e vive ormai quasi nell’impotenza di fronte a molteplici problematiche che lo vanno via via sempre piu’ svuotando e impoverendo. Sono una psicologa e da anni lavoro nel sociale. Ho lavorato nel campo delle tossicodipendenze e lavoro ancora oggi nelle case famiglie a contatto con quella fascia evolutiva tanto difficile che e’ l’adolescenza. Ma l’adolescenza non e’ solo un’eta’ difficile e’ anche un’eta’ ricca di risorse e potenzialità creative. Il mondo dell’adolescente ha una dimensione eroica e onnipotente che lo vede protagonista spesse volte di esperienze al limite dove vengono provate, l’identità’, il coraggio, le proprie capacità, ed ha in se’ una dimensione quasi divina. Molto spesso l’uso di droghe o la carriera delinquenziale offre il fianco ai nostri giovani che trovano li’, l’illusione di un’identità’ mancata e spesso le famiglie non sanno che fare, sono spaventate e perdono il controllo della situazione. Ma ci sono aree sacre e sane verso cui il giovane puo’ incanalare il proprio mondo scoprendosi “essere capace” se glielo lasciamo fare. L’arte, il cinema, lo sport, la politica, il teatro, il giornalismo sono campi creativi che stimolano in modo sano un giovane adolescente che sente dentro di se’ la vita e l’energia. La mia attenzione e’ rivolta in modo prevalente, dunque, alle  problematiche dei minori a rischio che preveda un impegno serio di contrasto alle droghe e alla delinquenza giovanile, e al sostegno della famiglia che inerme, spesso, perde contatto con i propri ragazzi, e dunque alla creazione di strutture adeguate per minori a rischio con problemi di tossicodipendenze; alla promozione di un centro ascolto per le famiglie con minori a rischio; alla creazione di un programma di sensibilizzazione e prevenzione delle droghe su tutto il territorio; alla nascita di un associazione culturale gestita da giovani che possa promuovere attività non solo culturale ma anche di impegno sociale, e’ dunque un’attenzione tutta rivolta al sostegno e alla promozione di una immensa risorsa sociale che sono i nostri adolescenti , il seme vero di un futuro migliore.

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feb 8,2010

Il Mediocasa Basket Club Giugliano viene sconfitto ad Airola di un solo punto, e perde momentaneamente la vetta del girone F di serie C dilettanti.
Si confermano indigeste le trasferte nel beneventano per i gialloblu, che interrompono ad 8 la serie di vittorie consecutive, arrivate proprio dopo lo stop accusato a Benevento contro la Coim.
Un derby che sin dalla vigilia si prospettava caldo e delicato, e che ha avuto la giusta cornice di pubblico grazie alla commutazione in multa, da parte dei sanniti, della squalifica del palazzetto.
Avvio equilibrato, le triple di Di Marzo e Petrucci permettono ai padroni di casa di ottenere un primo vantaggio, ridotto dal buon lavoro sotto canestro di Longo e Rusciano. Sul +8 è Cusitore a segnarne 4 consecutivi e a dimezzare le distanze in chiusura di primo quarto: 19-15.
La seconda frazione vede Airola ancora avanti, grazie ad un parziale di 10-0 che tramortisce gli ospiti, bravi a rifarsi sotto con la triple di Caiazzo e Chiavazzo. Ancora Canzano da 3, e l’ultimo canestro di Bonanno fissa il punteggio sul 39-27 per la Pinauto.
Nell’intervallo Lamberti scuote i suoi e li carica a dovere, e la riscossa è guidata da un Ferrante strepitoso, che bomba su bomba riduce lo svantaggio, riportandolo ad un solo punto, con Chiavazzo che segna l’ultimo canestro del quarto e porta Giugliano per la prima volta avanti: 58-59.
Ci si aspetta un ultimo quarto teso ed equilibrato, e le previsioni vengono puntualmente rispettate: parte meglio Airola, che va di nuovo avanti di 7, Rusciano e Longo accorciano, con sessanta secondi sul tabellone si arriva ad un solo possesso di distanza, padroni di casa in vantaggio di 3, Di Marzo sbaglia dall’arco, rimbalzo di Longo e palla che finisce tra le mani di Ferrante, che mette la sua quinta bomba e firma il pari a quota 74. Airola sembra in confusione, Chiavazzo ruba palla e serve in contropiede Bonanno, che segna e riporta il Mediocasa avanti. Giugliano ha gestito bene i falli e non è ancora in bonus: la soluzione è quella di non concedere tiri facili, fermando l’azione con il fallo, in modo da far scorrere ancora il cronometro. Ma a 9 secondi dalla fine, la coppia arbitrale completa la propria serata di gloria andando a pescare dal cilindro un antisportivo a Chiavazzo, che regala virtualmente ad Airola le chiavi della partita. Proteste vibrate per i gialloblu, che però nulla possono tranne che accettare l’incredibile decisione, e Canzano va in lunetta per i due tiri che possono valere il pari. Ma fa solo 1 su 2, e con la palla in possesso di Airola c’è ancora una speranza per il Mediocasa, affidata alla propria difesa, che però nulla può sulla magia di Del Vecchio, che riesce a trovare la coordinazione nonostante il fallo subito, e a segnare per il vantaggio dei padroni di casa. Il tiro libero supplementare è sbagliato, ma per Giugliano non c’è più tempo.
Vince Airola di una sola lunghezza, 77-66, con lo stesso minimo divario con cui si imposero i gialloblu a via Casacelle, a dimostrazione del valore della squadra sannita, cui vanno i complimenti per la bella gara disputata e per l’impeccabile accoglienza, in un palazzetto pieno di tifosi caldi ma corretti.
Il rammarico forte è invece per una direzione di gara tutt’altro che soddisfacente, con la speranza di poter assistere a partite decise dai valori in campo, piuttosto che da chiamate arbitrali che, definire dubbie, è autentico eufemismo.
Prossimo impegno per il Mediocasa è domenica contro l’Olimpia Trony Cagliari in un orario inconsueto: si giocherà infatti alle 15:30 a via Casacelle, per venire incontro ad esigenze logistiche degli isolani. La società invita tutti gli sportivi giuglianesi ad essere presenti al palazzetto per sostenere una squadra che ha bisogno di ritrovare subito la vittoria, per continuare ad inseguire il sogno promozione.

Pinauto Airola 77
Santoro, Confessore 10, Petrucci 19, Canzano 14, Smorra 6, Auriemma 5, Loncarevic, De Sisto, Di Marzo 9, Del Vecchio 14.
All. Parrillo, Vice All. Pepe

Mediocasa Basket Club Giugliano 76
Bonanno 9, Caloia, Longo 10, Morra, Cusitore 6, Caiazzo 3, Ferrante 17, Rusciano 14, Riccio, Chiavazzo 17.
All. Lamberti, Vice All. Caprio

Parziali: 19-15, 39-27; 58-59, 77-76

Arbitri: Santella di Latina, Zaccarelli di Latina

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lunedì
feb 8,2010

Alife(Ce)- Il seguente appello perviene dalla testimonial della Pace Agnese Ginocchio, su segnalazione degli amici dell’ Ass. in difesa degli animali gruppo Mascherina onlus di Piedimonte Matese (presidente Pierangelo Fontana). Di seguito riportiamo l’appello della Testimonial della Pace: “Per favore aiutate due tranquilli e pacifici cani abbandonati! Attualmente le due bestiole si trovano presso una campagna della zona periferica di Alife, ma bisogna necessariamente sistemarli in qualche residenza o campagna.  I due animali sono stati sterilizzati, attualmente i membri dell’ass. animalista di Piedimonte Matese Gruppo Mascherina di Pierangelo Fontana, si stanno prendendo cura di loro, ma le bestiole hanno bisogno di trovare un padrone, poiché l’amministrazione comunale a breve provvederà a fare pulizia nel territorio e a destinare i cani randagi nei canili della zona. La maggior parte di questi luoghi che ospitano gli animali(canili) sono delle prigioni, dei veri e propri lager. I cani per natura non possono essere rinchiusi, ne morrebbero prima del tempo, é la peggiore tortura per loro quella di restare soli o di essere rinchiusi in un luogo dove non c’é possibilità di passeggiare. Per favore diffondete voce, passate parola e aiutate l’ass. animalista in difesa degli animali “Gruppo Mascherina” enormemente preoccupata per la sorte dei due piccoli cani a sistemare queste due pacifiche bestiole. Se questa situazione andrà a buon fine da parte mia vi assicurerò un pubblico ‘Elogio’ (riconoscimento)di Pace! Gli animali sono parte integrante del creato, sono i migliori amici dell’uomo, ci salvano da tante situazioni, abbiamo il dovere di prenderci cura di loro, giammai di abbandonarli ad un triste destino! Chi tratta male gli animali non é degno di chiamarsi uomo! Grazie per quello che potrete fare nel nome della Pace”. Per maggiori info contattare Pierangelo Fontana al nm: 3391283928.

(Da: Agnese Ginocchio – “Movimento per la Pace e la Salvaguardia del Creato”)

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