Sono una studentessa al quinto anno del liceo scientifico e per l’esattezza compio diciotto anni il prossimo 20 ottobre, per cui, di concerto con la mia famiglia, stiamo preparando una bella festa inneggiante alla mia maggiore età.

Ma, tra un’idea e l’altra, devo dedicarmi allo studio. In questi giorni sto studiando Kant, un filosofo che mi ha particolarmente colpita per la semplicità della sua esistenza e per la sua grandissima intelligenza.

Immanuel Kant nacque a Konigsberg, nella Prussia Orientale, nel 1724, da una famiglia di modeste condizioni. Studiò la dottrina newtoniana  e l’opera di Wolf. Insegnò per molti anni presso l’università di Konigsberg, dove tenne corsi liberi finchè non gli venne assegnata la cattedra ufficiale di filosofia. Morì sempre nella città di Konisberg nel 1804.

Le opere di Kant si possono dividere in due gruppi principali: quelle apaartenenti alla prima fase della sua produzione letteraria, che sono dette precritiche; e quelle appartenenti alla seconda fase della sua produzionedette critiche. 

Il periodo precritico della produzione di Kant è caratterizzato dall’interesse verso le scienze e la filosofia naturale. Nella Storia universale della natura e teoria del cielo, sotto l’influsso di Newton, Kant applica le forze di attrazione e repulsione per elaborare una teoria meccanicistica riguardante la formazione dell’universo.

Alle opere di argomento scientifico, seguono una serie di scritti tesi a tentare una riorganizzazione della filosofia, in questo caso Kant si propone di cercare un metodo filosofico rigoroso per approdare ad una certezza metafisica, paragonabile a quella raggiunta nell’ambito delle scienze sperimentali. Kant critica la metafisica tradizionale, contrapponendole una metafisica intesa come scienza dei limiti della ragione.

Nella Critica della ragion pura Kant si propone di sottoporre a giudizio la ragione umana. Per critica della ragion pura si intende l’indagine rigorosa “della facoltà della ragione riguardo a tutte le conoscenze a cui può aspirare indipendentemente da ogni esperienza” al fine di poter stabilire la possibilità di una metafisica come scienza.

Invece scopo della Critica della ragion pratica è la ricerca delle condizioni della morale. Secondo Kant nell’uomo è presente una legge morale (un fatto della ragione) che comanda quale imperativo categorico. Questa legge del dovere è come una norma che prescrive di obbedire alla ragione, un principio oggettivo, quindi, valido per tutti; esso indica come fine il rispetto della persona umana e afferma l’indipendenza della volontà come pure l’autonomia della ragione. I postulati della legge sono innanzitutto la libertà (se l’uomo non fosse libero non ci sarebbe moralità), l’immortalità dell’anima (poichè nel nostro mondo non si realizza mai la piena concordanza della volontà alla legge che rende degni del sommo bene) e l’esistenza di Dio (che fa corrispondere la felicità al merito acquisito). Così le idee della ragione (anima e Dio), solo pensabili nella Critica della ragion pura, ora si presentano come postulati della moralità.

  La  Critica del giudizio deve scorgere il riflesso del regno dei fini sul mondo fenomenico e lo può fare in due modi: quale giudizio determinante o quale giudizio riflettente. Il caso del giudizio determinante è quello del giuizio gnoseologico e morale, in cui è già data una norma universale che permette all’intelletto e alla volontà di determinare il particolare, ossia il dato della scienza o l’azione della morale. L’esigenza del giudizio riflettente consiste nel fatto che è necessario trovare il suo principio unitario, la finalità della natura, formulato dalla facoltà di giudizio riflettendo su se medesima e sulla propria esigenza di unità.

Kant è un filosofo affascinante, ma bisogna leggerlo e studiarlo con attenzione ed impegno ed io spero proprio di averlo fatto bene, perchè all’interrogazione ho propio voglia di prendere un bel voto (Per esempio un bell’otto, non sarebbe niente male!) Speriamo bene!

Ciao a tutti Elisa Cacciapuoti

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