Con la speranza di riuscire a farlo in modo interessante, o quantomeno decente, ogni settimana vorrei avviarmi insieme a voi alla scoperta di alcune delle curve più infuocate del mondo, in uno scorcio del lato violento del calcio.
L’idea mi è venuta guardando in tv “Curve infuocate” un documentario condotto da Danny Dyer. Guardandolo l’altra sera sono rimasto molto colpito dal programma e così ho deciso di farvelo “vedere” anche a voi. Spero che interessi a voi quanto ha interessato me l’altra sera.
Oggi parliamo di due Paesi che una volta erano uno: la Croazia e la Serbia.
Questi paesi hanno una grande e vecchia tradizione calcistica, e i loro tifosi sono fra i più fanatici al mondo.
Dopo essersi sfidati a lungo sulle gradinate degli stadi a suon di pugni, calci e pietre, si sono scontrati in guerra in un sanguinoso conflitto.
Solo pochi anni fa i membri di quattro di questi gruppi ultras combattevano per il loro Paese nella guerra civile che ha insanguinato i Balcani. Il mio racconto inizierà dalla Croazia, col gruppo di ultras più vecchio d’Europa: la Torcida, fondata nel 1950 dai supporters dell’Hajduk Spalato che si scontrano praticamente ad ogni partita, sia con la polizia che con i tifosi avversari; molte tifoserie hanno paura di andare a Spalato e quando loro vanno in trasferta accade sempre qualcosa. Visitando la città si può facilmente notare come la Torcida sia una parte intrinseca della città, “se avessi due vite, te le dedicherei entrambe”. I rivali storici dell’Hajduk sono i tifosi della Dinamo Zagabria. I membri della Torcida hanno una lunga lista di precedenti: nel 1961 aggrediscono l’arbitro perché ha annullato una rete all’Hajduk; nel 1974 si scontrano con l’esercito jugoslavo costringendolo ad evacuare il campo; nel 1988 vengono estromessi dall’Europa per tre anni dopo alcuni scontri a Marsiglia; nel 1990 invadono il campo cercando di aggredire i giocatori del Partizan; nel 2000 e nel 2001 altri problemi causati, manco a dirlo, nelle partite contro la Dinamo Zagabria; gli ultimi disordini si sono registarti poco tempo fa in occasione della partita Croazia–Inghilterra, anche se non sono avvenuti contro gli inglesi, ma contro i tifosi della Dinamo.
Gli unici in tutta la Croazia a non temere questi tifosi sono i membri dei Bad Blue Boys della Dinamo Zagabria, fondati nel 1986, nel cui sangue scorre un odio profondo contro la Torcida.
Nel 2000 si ebbero forti disordini e scontri violenti con la polizia italiana a Milano, il bilancio fu di oltre 50 arresti e più di 50 feriti da entrambi le parti. Quando sono scontenti con i giocatori della Dinamo, gli ultras non glielo mandano certo a dire, a volte gli distruggono le auto, gli danno qualche cazzotto, così per farli capire che devono impegnarsi. Un giorno una cinquantina di essi sono andati al campo della Dinamo Zagabria e hanno rubato magliette e pantaloncini perché secondo loro i calciatori non meritavano di indossare i colori sociali. E quando nel 1993 un ex patron del club decise di cambiare nome alla squadra, gli incendiarono il posto in tribuna.
Nel maggio del 1990 la ex Jugoslavia era sulla soglia della guerra civile per gli impulsi nazionalistici delle due maggiori repubbliche, la Croazia e la Serbia. Con la situazione politica ormai sul punto di degenerare si doveva giocare uno dei match più attesi del calcio jugoslavo fra Dinamo Zagabria (Croazia) e Stella Rossa di Belgrado (Serbia), e la violenza esplose come una bomba ad orologeria; non era più un incontro di calcio ma divenne lo scontro fra popoli che molti pensano sia stata la scintilla che diede inizio alla guerra civile. Emblematico fu l’assalto del capitano della Dinamo Zagabria Zvonimir Boban verso un poliziotto serbo che stava malmenando un tifoso croato a terra.
Spostiamoci ora a Belgrado, che ospita le due maggiori squadre serbe: la Stella Rossa e il Partizan.
Le sedi dei club sono situate l’una accanto all’altra, gli ultras del Partizan si chiamano “grobari”, becchini, mentre quelli della Stella Rossa sono i “delije”, gli eroi.
Anche questi tifosi sono passati dagli spalti al fronte; alcuni di loro erano sotto gli ordini del comandante Arkhan, ex dirigente della Stella Rossa e controllore dei delije.
Lui era un ultranazionalista serbo e durante la guerra civile costituì un gruppo para-militare noto come “le tigri”. Questo corpo venne istituito sotto gli auspici del governo serbo e Arkhan ne scelse gli uomini fra i membri della delije.
I vicini di casa sono i tifosi del Partizan, che vantano un’antica tradizione in fatto di violenze. La squadra è stata esclusa dall’edizione 2007/2008 della coppa UEFA per gli incidenti di Monster, ultimo capitolo di una serie di scontri che ha visto coinvolti i suoi spporters in ben 25 partite europee su 36.
Una volta al mese la “famiglia” si riunisce per una festa a base di grandi abbuffate di cibo, alcool e droga.
Nel 1999 durante il derby dal settore dei grobari partì un razzo che atterrò fra i delije e uccise un ragazzo, Alexander Radovic; nel 2000 si verificarono gravi incidenti sul campo della Stella Rossa, centinaia di ultras diedero vita ad una battaglia, nella confusione i grobari mandarono all’ospedale un dirigente della Stella Rossa, mentre i delije sfregiarono in volto il tecnico del Partizan.
Dunque queste sono le prime quattro tifoserie che abbiamo conosciuto insieme, spero solo di non avervi annoiato, e di avervi fatto pensare a come una partita di calcio può trasformarsi in una vera e propria guerra.
Luca Cacciapuoti
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