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Molta gente mi aveva parlato male di questo film: troppo lungo, troppo violento, troppo scurrile. Ad un certo punto ho pensato: “ma come fai a guardare un film di Quentin Tarantino e a non dire che è violento e scurrile?”
Così ho deciso di vederlo e devo dire che in effetti è proprio come mi aspettavo.
Per una bellissima dj di Austin in Texas, Jungle Julia,( Sydney Tamiia Poitier) l’ora che si avvicina al tramonto costituisce il momento migliore per cercare un po’ di relax insieme alle sue due migliori amiche Shanna (Jordan Ladd) e Arlene (Vanessa Ferlito). Le tre ragazze non passano inosservate quando si lanciano alla conquista della notte da Guero’s al Texas Chili Parlor. Non tutti però si limitano a guardarle e magari a desiderarle piu’ o meno a distanza. Tra chi le osserva c’è anche Stuntman Mike (Kurt Russell), un ormai non più giovanissimo ribelle carico di cicatrici e dallo sguardo ammiccante. Mike è seduto al volante della sua possente auto da stuntman e attende solo di poterle attirare nella propria trappola fatta di lamiere contorte e sangue schizzato in pieno stile Tarantino. Molti mesi dopo lo ritroveremo ancora in azione, come sempre in cerca di giovani vittime.
Le quattro donne questa volta sono Kim (Tracie Thoms) e Zoe (Zoe Bell) entrambe stuntman, Lee (Mary Elizabeth Winstead) e Abernathy (Rosario Dawson). Le quattro dopo una corsa spericolata, riusciranno a conciare per le feste il pover Mike.
Grindhouse - A prova di morte è nato dalla separazione artistica di Tarantino e Robert Rodriguez, che hannno dovuto separare il film originale in due sequel. L’altro film, che poi sarebbe il primo dei due, è Planet Terror.
Il Tarantino cinefilo appassionato dei B-movie si regala la possibilità di girare un film in cui si utilizzano i-pod e cellulari ma i colori, le rigature, gli stessi salti di fotogramma sembrano quelli di un film del 1977 non troppo ben conservato. Ricco di esplosioni di violenza e linguaggio scurrile, tipiche caratteristiche dei film del maestro Quentin.
La coreografia tarantiniana qui si differenzia obbligatoriamente da quella divenuta ormai classica di Kill Bill (che viene ironicamente citato con la suoneria del cellulare di Abernathy), trovando come sempre iperboli visive assolutamente geniali. Solo che per giungere a ciò si devono sorbire lunghe chiacchierate che, per quanto messe in scena da apprezzabili fanciulle, restano sempre tanto, troppo lunghe. Anche in questo caso nulla da ridire sulle citazioni colte che infarciscono i dialoghi di giovani donne destinate ad acquisire finalmente un ruolo non più solo passivo di vittime predestinate, ma il diluvio di parole a volte è veramente scocciante. Si tratta senza dubbio dell’ennesima provocazione del lucifero Quentin.
Sicuramnete non un film adatto ai bambini, ma a me personalmente è molto piaciuto (forse perchè sono un grande fan di Tarantino), consigliatissimo.

Luca Cacciapuoti

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