di Tilde Maisto

Non ho parole! Una persona è morta, mentre era nella sua auto nell’area di servizio di Badia al Pino sulla A1, nel territorio di Arezzo, dove erano scoppiati tafferugli tra tifosi dell’Inter e della Lazio. Il ragazzo, tifoso della Lazio, si stava recando a Milano per assistere alla partita Inter-Lazio. Secondo gli accertamenti, nell’area di servizio al momento degli sconti tra tifosi c’era una pattuglia della Polstrada, non è ancora chiara la dinamica di quanto accaduto e le responsabilità sulla morte del tifoso. Sembra, comunque, che la vittima sia stata raggiunta da un colpo di pistola.

Intanto è stata resa nota l’identità della vittima: si chiamava Gabriele Sandri, aveva 26 anni ed era di Roma. Era un DJ e aveva un negozio di abbigliamento nella capitale. “Pronto per domani? Qual’è l’orario dell’appuntamento? E’ questo uno degli ultimi messaggi lasciati nella pagina MySpyce di Gabriele “Gabbo” Sandri, da un suo ‘compagno di curva’. Il ragazzo ucciso era un DJ molto stimato nella capitale e attivo anche in alcuni locali della Costa Smeralda. Il suo prossimo spettacolo era in programma per venerdì 16, nella discoteca romana “La Cabala”. “Amo la musica in tutte le sue sfaccettature”, diceva spesso Gabriele, sempre dalle pagine di My Space.

Ora la vita di Gabriele è stata bruscamente spezzata e noi apprendiamo che questo triste avvenimento di cronaca sportiva ha portato ad un rinvio della partita Inter-Lazio, a data da destinarsi. La difficile decisione è arrivata al termine di un vertice tra il presidente della Federazione, Giancarlo Abete, quello della Lega, Antonio Matarrese, ed il ministro dell’Interno, Giuliano Amato. Le altre partite hanno iniziato a giocare con 10 minuti di ritardo e giocatori ed arbitri sono scesi in campo con il lutto al braccio.

Ora per qualche giorno si continuerà a parlare di quanto è accaduto, si cercheranno spiegazioni, bla, bla, bla….poi il tutto cadrà nel dimenticatoio e a distanza di qualche lasso di tempo, più o meno breve, leggeremo o sentiremo ancora una volta di qualche violento fatto di cronaca sportiva.

Gente, ma mi spiegate: come si fa a morire di sport? Purtroppo, a mio avviso, nella società contemporanea lo sport, oltre a produrre spettacolo con azioni sportive esaltanti, manifesta esso stesso violenza ed aggressività. Tali fenomeni, sui quali, talvolta, si sorvola, sono proprio la miccia che infiammano i tifosi sino a renderli BESTIE UMANE! Ebbene ci chiediamo: ma allora che cosa si dovrebbe fare? Vi ricordare cosa accadde a Pompei nel 59 d.C.? Ebbene accaddero degli incidenti tra i tifosi della città locale e quelli di un città vicina durante i giochi dei gladiatori, incidenti che indussero il Senato a bandire i giochi da Pompei per dieci lunghi anni. Sembra assurdo vero? Ma solo con punizioni veramente drastiche forse (e dico forse) si potrebbero diminuire le violenze negli stadi.

Da uno studio approfondito sembrerebbe che i tifosi abbiano un eccessivo “bisogno di sfogo”, secondo una teoria, detta “catartica” che attribuirebbe al tifoso il bisogno di uno sfogo di emozioni, possibile grazie all’identificazione con gli atleti e mediante un conflitto simbolico o ritualizzato coi tifosi avversari (“devi morire!!”). Quando questa forma di elaborazione dei vissuti aggressivi risulta inadeguata alla pressione istintiva, allora si avrebbe il passaggio all’atto vandalico; lo sport in questo caso consentirebbe un’occasione di sfogo dell’eccesso di carica aggressiva accumulati nella realtà lavorativa o familiare: fustrazioni quotidiane represse.

Alcuni estremizzano questa teoria nel senso che l’attivazione di condotte aggressive pur essendo apparentemente occasionate dalle manifestazioni sportive o da passione tifosa, in realtà sono l’esplosione di profonde frustrazioni sociali; gli stadi sarebbero parafulmini per scaricarle servendo quindi gli interessi della classe politica dominante, per spostare la scarica emotiva dal terreno degli scontri politici e sociali al terreno degli stadi. Sicchè le manifestazioni sportive sarebbero “bersagli sostitutivi” per frustrazioni motivate da problemi economico-sociali, molto più grandi della frustrazione derivante da unaa sconfitta sportiva.

Secondo un’altra teoria il tifoso sarebbe la conseguenza degenaritiva di una società che evidenzia “il male di vivere”, esaltando e premiando solo colui che vince o che ottiene succeso, a prescindere dai mezzi impiegati per raggiungerlo, adottando il principio discutibile secondo cui “il fine giustifica i mezzi”. Occorre quindi vaccinarsi contro i germi della violenza sociale educando ai valori di pace, di convivenza civile, di cooperazione più che di competizione ( la competizione è anche giusta, ma va ben dosata e tenuta sotto controllo).

Segnalalo, Salvalo e Divertiti:
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Segnalo
  • BarraPunto
  • del.icio.us
  • Digg
  • Live
  • Facebook
  • Sphinn
  • Mixx
  • blogtercimlap
  • Reddit
  • MySpace
  • NewsVine
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks