di Nunzio De Pinto

CASERTA – La tragica ma eroica morte del Maresciallo Capo Daniele Paladini, che, conscio del pericolo a cui andava incontro, si è lanciato sul kamikaze pakistano per salvare quante più vite umane possibili, ha riacceso i riflettori sui nostri militari e su quanto di buono essi stanno facendo in quelle terre lontane.

La gente vuole sapere, conoscere chi sono i nostri uomini e le nostre donne che offrono se stessi per il Paese e non vuole conoscerli solo in occasione di qualche incidente. Uno di questi è il Capitano casertano Giovanni Diomajuta che si trova in missione, l’ennesima. Proprio in Afghanistan. Nato nel 1973, a diciannove anni vince il concorso per allievo ufficiale di complemento e viene assegnato alla Scuola di Fanteria. A novembre 1992 vince il concorso all’Accademia militare di Modena e frequenta il 174° corso. Sposato e con un figlio, Diomajuta, nel 1996 entra negli Alpini Paracadutisti di Bolzano, quelli che sono ora i “Ranger”. È una specialità ardita, che richiede doti fisiche e psichiche non indifferenti, ma, anche e soprattutto, molto coraggio. Non è un caso che il Comandante delle Truppe Alpine, il Generale di Corpo d’Armata Novelli è stato per molti anni a capo dei ranger e tutt’ora continua a lanciarsi.

D. “Capitano Diomajuta, quali sono stati i motivi che l’hanno spinto ad entrare nella grande famiglia dell’Esercito ed in particolare ad entrare negli alpini paracadutisti?”

R. “Anche se può sembrare banale l’ambiente militare, l’uniforme la disciplina l’addestramento mi hanno sempre attratto fin da giovane. Il mio sogno nel cassetto era quello di diventare pilota ma purtroppo non si è potuto realizzare, però con il senno di poi penso di aver avuto una grande fortuna di far parte e far parte tutt’ora della grande famiglia dell’esercito. Per quanto concerne la famiglia degli alpini e quella degli alpini paracadutisti è una storia un pò particolare in quanto al momento di scegliere la specialità le mie aspettative erano rivolte alle avio truppe, poi per vicissitudini varie mi sono ritrovato catapultato o meglio aviolanciato nella realtà alpina una volta in questa realtà il passo verso gli alpini paracadutisti è stato molto breve e da quel momento ho capito la grande fortuna che avevo avuto e che ho tutt’ora”.

D. “I suoi familiari l’hanno agevolato in questa sua scelta o hanno tentato di dissuaderla?”

R. “I miei genitori mi hanno agevolato in questa scelta e mi hanno sempre dato tutto il supporto morale ed affettivo che potevano”.

D. “Cosa ricorda di più delle sue missioni: l’azione o l’essere stato di aiuto a chi ne aveva bisogno?

R. “I ricordi che ho nella mia mente e nel mio cuore sono l’azione nell’addestramento e lo sguardo di gratitudine della gente quando passavi per le strade di Sarajevo”.

D. “Quali sono i suoi obiettivi prossimi futuri?”

R. “Il mio obiettivo e la mia speranza è quella di poter prestar servizio ancora per lungo tempo presso il 4°Reggimento Alpini Paracadutisti, unità d’elite dell’esercito italiano”.

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