di Tilde Maisto

“Ed ora due parole ai giovani di Cancello ed Arnone, ma valido per tutti i giovani del mondo”

Si tratta di un “Decalogo comportamentale”, compilato dalla Federazione Nazionale dei Cavalieri del lavoro e dalla Federazione dei Maestri e degli Anziani di Azienda.

Cari giovani, mi permetto di consigliarvi di farne buon uso, perchè vi troverete sicuramente meglio nella vostra vita. E’ un documento che mi è stato regalato da un anziano molto saggio, tanti e tanti anni fa, quando io ero una 19enne che faceva i suoi primi passi nel mondo del lavoro. Ero giovane, inesperta, incerta, timida, ma ero molto educata e avevo tanta voglia di imparare, volevo che il “MONDO” fosse mio. Il Signor “Mario Silvano” che di professione era psicologo ed il cui lavoro era tenere corsi per la formazione della classe dirigenziale nelle varie attività aziendali, lesse tutto questo in me. Non vi nascondo che mi prese a benvolere, mi diede questo documento raccomandandomi di seguirne le regole, e non mi lasciò mai più sola finchè non divenni io stessa una dirigente, prima nella sua azienda ed in seguito in grandi ditte, di cui non faccio i nomi perchè sono molto note e potrei fare della pubblicità, anche non volendo. Comunque quanto vi ho raccontato è assolutamente documentabile, nel caso qualcuno volesse pensare che “vecchi e forestieri raccontano ciò che vogliono”.

RITORNANDO AL DECALOGO COMPORTAMENTALE:

Valutazione di sè. Nove giovani su dieci si affacciano alla vita del lavoro senza un piano definito, senza un purchè minimo programma. Essi mancano di senso di orientamento , pronti ad accettare la prima occupazione fortuitamente offertasi. Inoltre pochi fanno una valutazione preventiva delle proprie forze: alcuni si avviano con vaghe speranze per strade che poi dovranno abbandonare, altri rinunciano a priori alla possibilità di future conquiste, spaventati dalle difficoltà. Che un giovane voglia seguire le tradizioni della propria famiglia, e la via già tracciata dal padre, o che voglia avviarsi per una strada del tutto diversa rinunciando ad un avviamento di affari già impiantato, poco importa: l’importante è che abbia idee chiare fin dal principio e coscienza di sè.

Ambizione. Un giovane dotato di giuste ambizioni, di sano orgoglio e di notevole amor proprio ha molte probabilità di riuscire nella vita. Se impallidisce per un rimprovero o arrossisce per un elogio, saprà anche che le mortificazioni e gli stimoli dovranno sempre costituire per lui preziose lezioni per migliorare se stesso e non ricadere negli errori, oppure per confortare l’atteggiamento che gli ha valso i consensi.

Capacità di decisione. Ogni volta che a un giovane sia possibile discutere con se stesso qualche importante questione inerente il lavoro, o la sua posizione o la sua carriera, rifletta a fondo, magari lentamente, per scegliere la via migliore; ma poi decida, costi quel che costi. Se sarà fermo nel decidere, se non ondeggerà sulla ricerca di un meglio che, nove volte su dieci, è peggiore del buono, egli non solo acquisterà fiducia nelle proprie forze, ma ne otterrà proprio da coloro che gli stanno vicino e che possono influenzare benevolmente il corso della sua vita. Se così decidendo egli volesse anche sbagliare, avrà sempre tempo per correggersi e rimediare, ma sa in partenza che qualsiasi errore di decisione non annulla la bontà di un metodo che nella vita è sostanziale.

Larghezza di vedute. Abituarsi ad esaminare le cose della vita con un metro più lungo del normale rifuggendo dalle meschine valutazioni di ogni problema, armandosi di longanimità, di spirito aperto, di giudizio sereno su uomini e cose, significa spaziare in più larghi orizzonti. Di ogni problema il giovane sceglierà sempre la soluzione meno meschina e meno gretta, quella che gli può sembrare più feconda di risultati anche se più impegnativa, quella che gli dischiude più larghe strade anche se apparentemente una più modesta soluzione può sembrare sufficiente. Il concetto di scegliere sempre mezzi più generosi e più ampi per la risoluzione dei problemi, è un concetto che basta da sè a creare un nuovo costume di vita.

Spirito di iniziativa. Il giovane che vuole progredire non si lascia mai tentare dalla riflessione che alcuna cosa in questo mondo non debba essere suscettibile di perfezionamento. Dalle piccole alle grandi cose, ogni giorno qualcuna può essere modificata in meglio e lo sarà da colui che per primo avrà avuto l’idea della modifica e del miglioramento e avrà preso con immediatezza le decisioni conseguenti. Osare di fare quello che gli altri non osano, determina in colui che per primo compie l’atto di coraggio una serie di consensi e, da parte di coloro che gli stanno d’attorno, quella ammirazione che premia largamente il peso del sacrificio che una iniziativa può costare. Il giovane che vuol tentare qualcosa di eccezionale non penserà neanche un minuto al freno della critica, salvo che questa non dia sufficiente motivo alle sue riflessioni per riesaminare i suoi progetti di iniziativa. Comunque è meglio un errore che una esitazione o una rinuncia.

Tenacia. Tutti sono capaci di proporsi uno scopo, e magari di intuire i mezzi per raggiungerlo, ma non è di tutti insistere nell’azione mantenendo intatto il potenziale di slancio del primo momento. Le gioie del successo spettano solo a coloro che, con un appello alle più generose risorse della loro volontà, avranno saputo impostare l’opera loro sulle inscindibili coordinate dell’entusiasmo e della durata.

Idee. Il giovane che non ha idee potrà essere un buon esecutore, ma non sarà mai destinato ad essere un capo. Se colui che vuol diventarlo sarà invece continuamente attento all’ambiente che lo circonda, troverà sempre ragioni di soddisfazione per come vanno le cose e sarà quindi sempre teso ad un continuo miglioramento del lavoro proprio e di quello degli altri. Egli potrà così continuamente portare ai suoi capi delle idee, sicuro che se qualcuna di esse sarà sbagliata o irrealizzabile, ve ne sarà finalmente una buona. Un capo valuta molto bene i collaboratori che gli portano dei suggerimenti, mentre milioni di persone passano indifferenti davanti a molte possibilità e non se ne avvedono perchè la loro mente di abitudini è occupata ad esplorare un orizzonte ristretto.

Coraggio. Di ogni altra qualità morale e spirituale di un giovane, il coraggio è però il fondamento e la base. Il coraggio è voglia di agire, è generosità, è ardimento, è spirito di intraprendenza, è pazienza di attendere e forza di sopportare; è capacità di misurarsi in leale gara con gli altri, è desiderio di libertà e ribellione alle situazioni statiche, è fermento, è volontà di successo. In ogni giorno della loro vita, in ogni campo di attività, in ogni anche banale occasione i giovani possono mostrare di possedere o di non possedere questo supremo valore dello spirito. Ma se educano la propria volontà ad un costante esercizio di ardimento nelle piccole e nelle grandi contingenze della vita, sia in senso fisico che in senso morale, una grande strada e un certo avvenire saranno aperti ai giovani che avranno imparato a praticare questa grande disciplina.

Ottimismo. E’ atto di saggezza prevedere il risultato negativo di un’azione. Ma mentre il pessimista in questa previsione rinuncia all’azione, l’ottimista la svolge ugualmnte nella convizione di poter esercitare la propria influenza sugli avvenimenti o, in caso di insuccesso, di poter poi ripiegare su altra posizione o ritentare la prova. L’ottimismo è una virtù costruttiva per eccellenza, è il lievito della vita, è uno stato d’animo che pur non sfuggendo da una valutazione concreta della parte negativa di ogni problema, ne mette in particolare risalto gli aspetti positivi predisponendo lo spirito a svilupparsi a proprio favore e a cercare via via le soluzioni più convenienti.

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