Pietro Falco da Corrieredelmezzogiorno.it
A sentire i vecchi casari, <<la mozzarella si fa soprattutto col latte>>. Il che significa, che è la qualità della materia prima (oltre al tempo che intercorre dalla mungitura al processo di trasformazione) a determinare l’eccellenza del prodotto. Ma a guardare alle ultime vicende della cronaca, verrebbe piuttosto da dire che la mozzarella si può fare <<anche>> col latte. Il campionario delle sofisticazioni, infatti, diventa ogni giorno più vasto. E l’ultimo allarme arriva dalle principali organizzazioni di categoria di settore.
Nelle scorse settimane le federazioni provinciali di Caserta e Salerno della Coldiretti e dell’Unione agricoltori, e la Cia di Terra di Lavoro, hanno presentato ai ministeri della Salute e delle Politiche agricole, alla Regione, alle Asl, all’Ispettorato centrale repressioni frodi e ai Nas, un esposto per denunciare <<la pratica divenuta sempre più diffusa, da parte di molte aziende casearie delle province di Caserta e Salerno, di far ricorso all’uso del latte concentrato per produrre la mozzarella di bufala campana>>.
Non si tratta di voci: le fonti additate sono <<gli stessi servizi veterinari e i verbali di sequestro effettuati dai Nas>>. E le indagini sono già in corso. Anche perchè, a quanto pare, nonostante la penuria di materia prima provocata dalle misure interdittive adottate nei confronti di molti allevamenti colpiti dalla brucellosi, il prezzo del latte continua a scendere. <<Negli ultimi mesi - segnala il leader della Cia Salvatore Ciardiello - ai nostri allevatori viene concesso non più di un euro al litro. E in qualche caso anche 90 centesimi. Ma i conti non tornano, perchè secondo i dati ufficiali diffusi dal consorzio di tutela, di mozzarella dop se ne vende sempre di più.
L’ultimo accordo con i produttori risale al 2001: sei anni fa si pagavano 2028 lire al litro nei 4 mesi invernali e 2428 negli 8 rimanenti. E’ mai possibile che dopo sei anni siamo scesi addirittura al di sotto di quelle cifre>>.
A star dietro alla più elementare legge dell’economia, quella della domanda e dell’offerta, non dovrebbe esserlo. Ma se si ascoltano le indiscrezioni qualcosa in più si capisce. Si sussurra, infatti, di nuove tecnologie che consentirebbero di ottenere latte di bufala a bassissimo costo, partendo dal latte concentrato ed addizionando materia grassa (cioè burro) e siero. In qualche caso, anzi, questa procedura sarebbe stata già accertata dai Nas: e proprio a Caserta.
<<Ho sentito anch’io delle voci di grandi partite di latte concentrato in arrivo ogni mese dall’India al porto di Napoli - afferma Michele Pannullo, responsabile del settore zootecnia dell’Unione agricoltori di Caserta - ma non ho elementi per dire se siano fondate. Quello che è certo, invece, è che si assiste ad un progressivo fenomeno di “concentrazione” del latte: un prodotto ovviamente non utilizzato per la mozzarella dop>>.
Nei casi di cui sopra, l’imprenditore si sarebbe giustificato asserendo che quel latte non era destinato alla produzione col marchio di tutela. Anche perchè, eccezion fatta per il disciplinare, è difficile controllare la poduzione quando dallo stesso caseificio viene fabbricato sia la mozzarella che il fior di latte, non esiste una norma che ne impedisca l’utilizzo.
<<Ma il poblema - osserva Pannullo - si pone comunque quando la mozzarella dop ed il comune fior di latte escono dallo stesso impianto, visto che non esistono controlli possibili sul prodotto finito>>. La soluzione? <<Etichettatura sulla provenienza della materia prima, per il fior di latte; e caseifici dedicati esclusivamente alla dop>>.
Resta il fatto che anche l’aumento provvisorio del prezzo del latte riconosciuto dai trasformatori nel 2006, in attesa di un nuovo accordo, è stato lasciato cadere: <<è un anno ormai - rivela il direttore della Coldireti di Caserta, Michele De Simone, - che non riusciamo a sederci al tavolo: ogni pretesto è buono per interrompere il dialogo>>. La richiesta è che si <<riconoscano gli aumenti dei costi di gestione degli allevamenti, oltre al prezzo sempre più elevato con cui si paga la mozzarella al consumo>>. <<Su un punto bisogna intendersi - dice De Simone - con tutte le voci sulle sofisticazioni, la filiera è ormai a rischio. Per salvarla, occorre sempre maggiore trasparenza>>.
4 Commenti for "LATTE E BURRO DALL’INDIA PER LA MOZZARELLA DOP? LA DENUNCIA"
Ciao Tilde
Anche questa volta si continua però a parlare parlare parlare… la mozzarella ormai pare non sia più un prodotto DOP bensì un mix di DIOSSINA e latte extracomunitario (sottoposto a chissà quali controlli ammesso ve ne fossero).
Se ne è parlato l’altra sera a “Porta a Porta” e “la repubblica” trattò l’argomento già mesi fa sul proprio sito web (se ricordo bene mandai anche il link alla redazione).
Ma provvedimenti ce ne sono stati? qualche caseificio sottoposto ad analisi dei NAS ha chiuso? non mi risulta, e intanto si continua a beneficiare da anni dei fondi europei per debellare la brucellosi… si più che debellare la brucellosi pare siano serviti ad acquistare un gran numero di mercedes e bmw…
I consorzi per la tutela del marchio e della qualità nati negli ultimi anni non dovrebbero controllare anche questi aspetti oppure anche questi servono solo a fare BUSINESS????…
Anni fa questi consorzi non c’erano ma la mozzarella era fatta “come Dio comanda”…. paradossale vero?????????
Carissimo Fulvio,
innanzitutto lascia che ti saluti con tutto il mio affetto, perchè è parecchio tempo che non ti sento!.
Per quanto riguarda il problema della mozzarella dop, pnso che siano veramente problemi seri; non credo che ormai siamo giunti proprio ad un mix di DIOSSINA e latte extracomunitario perchè i NAS sono pesantemente intervenuti in alcuni aziende bufaline ed anche in alcuni caseifici.
Da parte mia posso dirti quanto segue:
- per quanto riguarda la mozzarella fatta con il latte di bufala i consumatori non corrono alcun pericolo, perchè i risultati effettuati da studiosi esperti del settore, hanno più volte ribadito che il latte ad una certa temperatura, (mi sembra già a 6o gradi) diventa altamente sterilizzato, per cui la mozzarella è buonissima e conserva tutte le sue qualità organolettiche.
- punto secondo, nonostante le evidenti problematiche, dobbiamo,
comunque, comprendere anche la protesta degli allevatori del comparto bufalino, relativamente alla brucellosi che, giorno dopo giorno va assumendo le connotazioni di emergenza sociale che, ormai, risultano evidenti ed innegabili. Le vibrate proteste degli allevatori, sono sintematiche della disperizione che ormai involge il settore, che rimane il volano dell’economia locale e dell’intera area dei Mazzoni, esse assumono sempre di più corresponsabilità di destabilizzazione dell’ordine e della sicurezza pubblica. Purtroppo gli allevatori stanno, da tempo, vivendo uno stato di disagio, foriero di presagi non confortanti, in quanto essi vedono vanificato il sacrificio di intere generazioni che hanno contribuito al progresso economico e sociale dell’intera area del basso Volturno. Naturalmente la crisi investe tutta la filiera e molte sono le persone che rischiano di perdere il posto di lavoro.
- Infine, quello che mi sento di affermare è che non tutti sono disonesti e si comportano seguendo il “DIO DENARO”, ma la conseguenza è che su tutti cade, inevitabilmente, la punizione ed il giudizio umano.
Ciao, Fulvio, grazie per avermi scritto, spero di rileggerti presto.
Un saluto ed un bacio affettuso
Tilde
Ciao Tilde,
non era assolutmente mia intenzione generalizzare, come sempre per colpa di alcuni “furbacchioni” pagano anche i tanti allevatori e/o produttori caseari onesti.
Spero di sintetizzare la mia risposta in pochi punti, anche perchè poi devo continuare a lavorare
- E’ vero con il latte “straniero” il consumatore non corre pericoli, magari la mozzarella è meno buona (e anche meno nutriente in quanto fatta con latte congelato e non fresco) ma sicuramente non è pericolosa per la salute (almeno spero).
Il fatto è che il consumatore compra però un prodotto DOP e se questo non è fatto con latte delle bufale locali la vendita del prodotto si tramuta in una TRUFFA.
-Brucellosi, mi è capitato di vedere alcune aziende agricole della zona di Battipaglia, sembrano tutte degli agriturismi, sono uno spettacolo da vedere: senza offesa la maggior parte delle nostre già a prima vista sembrano discariche a cielo aperto… potrebbe significare che alcuni allevatori hanno utilizzato correttamente i soldi dell’unione europea e altri no?
Scrivo questo anche per sottolineare il fatto che gli allevatori non sono tutti uguali (come tu stessa scrivi).
Sono dell’idea che se chi trasgredisce non viene punito guadagnerà sempre più margine su chi lavora onestamente e per di più risulta anche concorrenziale, se non si procede gli allevatori onesti saranno costretti ad adattarsi anche loro oppure a chiudere, non credi?
….è sempre un piacere leggerti!
un abbraccio
Carissimo Fulvio,
sulla differenza tra le aziende della nostra zona e su quelle del salernitano, devo proprio darti pienamente ragione, si capisce che gli ammodernamenti delle stalle e delle aziende bufaline non sono il forte degli allevatori del casertano.
Ma, in proposito, hai anche fatto un’altra giusta osservazione, non so come, non so perchè vanno tutti in giro con auto di grossissima cilindrata ed anche quando sono scesi in piazza per scioperare si sono visti trattori dell’ultima ora, aventi una tecnologia molto avanzata, che a mio avviso dovevano avere un costo molto elevato (però se devo essere onesta, devo dirti che non ho cognizioni in merito).
Non si può fare a meno di pensare, quindi, che il denaro circola facilmente nelle loro mani, ma speriamo che ne facciano buon uso, anche per gli operai di detti imprenditori che, comunque, percepiscono un semplice stipendio.
Ad oggi è quasi un uso comune utilzzare mano d’opera offerta nel mercato del lavoro da extra comunitari per governare le bufale e, già questo, potrebbe aprire un nuovo capitolo della vicenda!!!
Ora ti lascio lavorare Fulvio e ti auguro ogni bene.
Ciao, ti abbraccio con affetto
Tilde
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