Cristina Bove dice:

“… Il poeta riesce a guardare il mondo che lo circonda, trascendendo ciò che gli occhi vedono…”

La poesia è: “… traslazione di pensiero che porta dal pathos individuale a quello universale…” (dalla prefazione di Renzo Montagnoli al libro di Cristina Bove “fiori e fulmini”).

AD UN FILO

Ad un filo di seta, aggrappato con pochi respiri, alla vita, il mio cuore aquilone si batte, per spazi di cielo, volteggia nel sogno d’azzurro, con piccolo slancio, proteso, in libera uscita sospeso. Un flutto improvviso l’assale che poi si fa lieve a tracciare la pagina nera di stanco pulsare… E’ allora che sembra distante, la casa l’amore ogni cosa, non resta null’altro da fare , che attendere un vento d’aprile, che insieme alle rose trasporti nel prossimo maggio, l’attesa, quel filo che ancora , sorregge il mio cuore…

INVENTERO’

Inventerò dei fiori, come una dea degli incantesimi, pronuncerò il tuo nome, ti condurrò lungo la strada che porta a sovrumane follie e poi dipingerò di questi fiori quadri immortali

Si fermeranno tutti i sognatori, tra colori d’incenso, a rimirare, le cornici e i disegni, oro cobalto e fiamma, ali di plenilunio, una dimora, per eterno sostare.

Avrai le mani colme di carezze, il respiro di viola, e baci impressi come lievi impronte, nella sabbia del tempo.

E tutto condurrà dove l’andare, di sè non lascia traccia, dove basta una nota in sospensione, per tingere di musica la notte, quando languido sale, il desiderio di inoltrarsi ancora…

SEMBRA

Sembra che non abbia più nulla da dire, e poi, nel guizzo di un folle cappellaio, come conigli appaiono, parole

non le avevo cercate, ero distratta dalle minutaglie, del mio lento sfumare verso sera

quindi mi sfoglio, strato dopo strato in attesa che giunga il trucco estremo, alla ribalta di un incantatore, forse un prestigiatore, che a replica finita, cambi la scena per un’altra uscita.

AMO LA NOTTE

Amo la notte, quando il mondo tace, e di soppiatto l’abbaiar di un cane, rompe il silenzio, ma soltanto un poco, e in lontananza l’ovattato nero, fischiar di un treno.

Luogo di me, son io, di costruzioni erette a copertura, di memoria indifesa, a nudo cuore, che fibrilla improvviso senza voce.

Prove d’uscita, ormai le riconosco, e già mi adatto al prossimo saluto, che sarà certo, come lo è la vita.

Spero che sia, clemente la mia sorte, che mi sia data con anestesia, e che s’apra nel sonno, con amore, anche l’ultima porta.

Come avrete notato adoro le poesie di Cristina Bove, trovo che esse siano di una dolcezza ineguagliabile. Pur affrontando tematiche molto forti, che a tratti ci fanno immaginare la fine dei nostri giorni, ci si sente sereni, perchè si arriva al punto cruciale, con delicatezza, come se un essere soave e grazioso ti conducesse per mano con amabile tenerezza verso il tuo destino.

Consiglio a tutti di regalarsi per Natale il suo ultimo libro “Fiori e fulmini”, poi di mettersi comodi in poltrona, magari vicino al camino, e di leggere le sue poesie, per dimenticare quello che, invece, di brutto la vita ci costringe a sopportare quotidianamente.

Tilde Maisto

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