di Tilde Maisto
Dedicato a “Birillo” il Jack Russel di mio figlio Luca
I fan del Jack-gamba-corta hanno avuto un sussulto di orgoglio quando la Gran Bretagna ha ottenuto il riconoscimento del cugino gamba-lunga, il Parson Jack Russel Terrier. Selezionato dal reverendo anglicano John Russel alla fine del 1800, il Parson è un discendete diretto dei progenitori del Fox Terrier. Con il Jack non condivide solo il nome: il Jack venne selezionato a partire degli stessi antenati, terrier usati nella caccia della volpe a cavallo. Il Jack veniva però portato in sella fino alla tana della volpe, e qui lasciato ad affrontarla. Inoltre era utilizzato in una attività decisamente più popolare: la caccia ai topi e ai ratti.
COSA SIGNIFICA VIVERE CON UN JACK: il Jack Russel è un cane felice, coraggioso, energico. E’ estroverso, intelligente e con una certa tendenza a imporsi. La forte personalità di questo piccolo terrier cattura il cuore di molti, ma non è un cane per tutti.
Non significa che non si è abbastanza bravi per averne uno: solo potrebbe non essere il candidato ideale per una famiglia che vive secondo un certo stile di vita. Esso è vivace, giocherellone, sempre pronto a divertirsi, e spesso a manifestare questa esuberanza con un abbaio squillante. E’ molto curioso, attivo e reattivo. Tutta questa energia a volte è semplicemente troppo. Proprio le caratteristiche e l’abilità che lo rendono un eccellente cane da caccia (scavare, abbaiare, affrontare senza paura i pericoli, impulso a inseguire prede, afferrare con la bocca e scuotere con forza) possono essere interpretate come comportamenti sgradevoli, causando problemi più o meno seri nella convivenza.
Il Jack Russel può essere un compagno straordinario, ma richiede un impegno a lungo termine per l’educazione, l’attività fisica, il gioco o il lavoro (che gli permette di esercitare non solo il corpo, ma anche la mente). Sonnecchiare pacificamente sul divano per tutto il giorno non è cosa da Jack Russel. Neppure quando l’età avanzata dovrebbe calmare il “bollente” spirito.
PROBLEMI DI CONVIVENZA: la maggior parte dei problemi sono dovuti alla mancanza di compagnia, controllo, attività ed esercizio. Bisogna ricordare che i terrier tendono a rispondere alla violenza con la violenza, per cui è necessario non toccare mai la leva dell’aggressività, non bisogna istigarlo a inseguire e cacciare piccoli animali, non si deve giocare alla lotta e a contendere oggetti e va premiato quando riporta la pallina e quando obbedisce ai comandi.
E’ efficace usare toni gentili e modi fermi, stabilendo buone abitudini fin dal primo giorno, cercando di seguirle. Nell’obbedienza la parte più difficile non è fare obbedire il cane, ma essere coerenti! Bisogna premiare i comportamenti che si gradiscono con un boccone e un complimento, e soprattutto bisogna dargli affetto, compagnia e bisogna fargli fare tantissimo movimento.
Il nostro “birillo” è un cane simpaticissimo ed è il nostro portafortuna, nonostante, inizialmente, sia stato adottato solo da mio figlio Luca, ormai è il 5° membro della famiglia.
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