di Tilde Maisto

CANCELLO ED ARNONE - A questo punto della situazione - dice Ambrosca – ci sembra opportuno qualche riflessione: a sentire il Sindaco, il comune batte cassa, ma nella nostra lunga navigazione amministrativa non ci siamo mai permessi di lamentarci, attraverso la stampa, della situazione economica del Comune, ed in silenzio, senza strumentalizzazioni e senza secondi fini (chi deve intendere, intenda), abbiamo intrapreso sempre la strada migliore per Cancello ed Arnone. Eravamo un paesino che negli ultimi anni ha fatto sentire la sua positività e volitiva impostazione.

Eravamo, dico, poiché, da qualche tempo, purtroppo, si registrano segnali completamente opposti: l’Immobilismo, la confusione, le dicerie, il chiacchiericcio di femminucce si sono impadronite di questo paese e sembra che tutto ciò sia destinato a non smettere tanto presto.

Eppure di dissesto finanziario si è sentito parlare, per la prima volta, dall’allora Sindaco Mattia Branco (era il 1988), grande e fervente propugnatore del dissesto che, appena qualche anno prima, una legge dello Stato lo aveva previsto per i comuni in particolari difficoltà economiche. Per fortuna l’improvvido Sindaco fu ridotto alla ragione da tutti, e si evitò così il tracollo finanziario del nostro Comune.

A noi, però, di tutto questo interessa solo una cosa: se vi era la intenzione di dichiarare il dissesto (nel 1988) è evidente che, già all’epoca, vi era la constatazione di un forte indebitamente. E non è che vi siano state da allora al 1997, epoca in cui il sottoscritto si insediò al Comune, amministrazioni che avessero brillato per capacità, risultati o, anche solo, risanamento economico.

Le amministrazioni che si sono succedute, se escludiamo quell’annata maledetta di cui s’è detto, furono del Sindaco D’Aniello (quattro anni) e siamo al 1993 quando arrivò il sindaco De Lucia, che franò rovinosamente, lasciando al commissario prefettizio il compito di condurre il paese alle elezioni. Si giunse, così, al 1997, quando iniziò il percorso delle due sindacatore Ambrosca. Possiamo, cioè, dire che se questo comune non è stato baciato dalla Dea della cornucopia, è già così da oltre vent’anni. E allora?

Non per questo il Sindaco è tenuto a piagnucolare per giustificare la sua “sterilità” di risultati di fronte all’intera cittadinanza e tentare di lasciarsi commiserare perché la crisi politica in cui versa quest’amministrazione, lo distoglie dal suo lavoro.

La gente ancora aspetta di avere un Sindaco giovane sì, ma uomo capace di garantire ciò che promette, di tenere fede con lealtà, agli impegni che assume, “dotato” di affidabilità sufficiente per essere il sindaco di tutti.

Per parte nostra siamo convinti di doverci tenere ben stretti gli amici che a prezzi delle dimissioni (che per un assessore significano anche la perdita di 834 euro al mese) hanno mostrato una coerenza assolutamente in linea col mandato elettorale. Essi certamente non rischiano di essere bollati come “abusivi”, consapevoli che il consenso è stato conferito ad una squadra, per una continuità e in una logica di contrapposizione a certa gente che oggi cinge il Sindaco in una morsa, che vedrete, lo soffocherà.”

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