NAPOLI – Arte e cultura in Cina prima dell’anno Mille, e Marco Polo, una mostra con opere provenienti dalle collezioni di Ernesto e Claudio Esposito e Primo Marella. Essa si configura come un’imperdibile occasione per osservare, capire e farsi coinvolgere da un ambito culturale sociale “altro”, sostanzialmente estraneo, ma entrato nello stesso tempo a far parte prepotentemente dell’immaginario comune. Il percorso espositivo, attraverso 70 opere dei più importanti artisti cinesi, intende proporre un mosaico delle esperienze e delle emozioni attraverso cui i protagonisti sono passati nell’affrontare, nella loro realtà quotidiana, le profonde e stressanti trasformazioni dell’evoluzione dinamica cinese. Il luogo della Mostra è il PAN – Palazzo delle Arti Napoli, in via dei mille 60, Napoli – tel.081 7958605/fax 081 7958608 – info@palazzoartinapoli.net – www.palazzoartinapoli.net –

Con l’occasione riportiamo brevemente la storia di Marco Polo:

Marco Polo nacque a Venezia nel 1254. Era figlio di Niccolò Polo, appartenente a una famiglia di Patrizi originari di Sebenico in Dalmazia. I Polo avevano una compagnia commerciale a Costantinopoli, con una succursale a Soldaia, sulla costa sud-orientale della Crimea, allora centro importante di traffici e scalo marittimo molto frequentato.

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Nel 1260 Niccolò e il fratello minore Matteo partirono per una spedizione diretta verso l’Oriente, spedizione che costituisce il precedente e la premessa del viaggio fatto in seguito da Marco, e che Marco stesso racconterà nella pagine del “Milione”.

I fratelli Polo partirono da Costantinopoli per un viaggio che li avrebbe portati nelle terre lungo il basso Volga, là dove si stendeva lo stato mongolico dell’Orda d’Oro: avevano con sè un assortimento di pietre preziose lavorate in Europa, destinate ai ricchi signori asiatici.

I due fratelli si fermarono a Sarai, non lontano dall’attuale Astrachan, poi a Bolgara, capitale dell’Orda d’Oro; poi, attraverso le steppe chirghise, si spinsero fino a Buchara, ove si trattennero tre anni.

Da qui, giunsero, con un viaggio attraverso l’Asia Centrale, fino al Catai, cioè la Cina Settentrionale, e a Cambuc (l’odierna Pechino) furono ammessi alla presenza di Kublai Kan, signore dei Tartari e imperatore della Cina.

A Niccolò e Matteo Polo, Kublai consegnò, per affrentare il viaggio di ritorno, le “tavole di comandamento”, le piastre d’oro che li rendevano inviolabili in tutte le terre dell’impero mongolo; inoltre affidò ai due veneziani delle lettere per il papa, al quale chiedeva di inviargli cento ecclesiastici per l’evangelizzazione dei suoi sudditi.

Infine chiese che gli fosse portata, al ritorno dei Polo in Cina, qualche goccia dell’olio della lampada che ardeva sul sepolcro di Cristo a Gerusalemme. Il viaggio di ritorno dei fratelli Polo durò tre anni, e nel 1269 approdarono di nuovo nella loro città, dopo un viaggio durato in tutto nove anni.

In quell’anno Marco aveva quindici anni, non aveva mai visto il padre Niccolò, era orfano di madre. Quando Niccolò e Matteo ripartirono da Venezia, dopo una sosta di due anni, trascorsi in un’inutile attesa dell’elezione del papa, Marco aveva diciassette anni, aveva preso familiarità con il padre e lo zio, aveva ascoltato i loro racconti, era pieno di curiosità per i luoghi che si accingeva a percorrere.

A viaggio già cominciato, la notizia dell’elezione di papa Gregorio X raggiunse i Polo e li costrinse a tornare ad Acri, per avere altre direttive: qui furono affiancati da due frati carmelitani, Niccolò da Vicenza e Guglielmo da Tripoli, che poi, alla notizia di un assalto musulmano, abbandonarono i Polo e la spedizione.

Dopo questo incidente un lungo viaggio li porterà ad attraversare l’Armenia, l’Altopiano Iranico, il deserto di Gobi, fino a Ciandu, l’odierna Shang-tu, residenza estiva del Kan.

Con un viaggio durato circa quattro ani, Marco e i suoi parenti giunsero infine al cospetto di Kublai Kan, che li accolse con “onore, lieta e festosa accoglienza”. Quando Kublai notò il giovane Marco domandò chi fosse quel ragazzo, Niccolò rispose: “Signore, è mio figlio e vostro servitore”.

Si può dire che cominci da quel momento, dall’incontro tra il giovane veneziano e l’imperatore, l’esperienza centrale della vita di Marco, che entra in contatto con un mondo nuovo, una nuova lingua ed una nuova cultura, e riesce a diventare uomo di fiducia di Kublai.

Partito come ragazzo inesperto, Marco divenne così funzionario alla corte del Kan, viaggiando nelle più lontane province dell’Impero e svolgendo ambascerie e missioni.

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I Polo, partiti come mercanti, trasformarono un’iniziativa commerciale in un’ambasceria tra il Gran Kahn e il papa, stabilendo un ulteriore collegamento tra il mondo orientale e quello occidentale. Rimasero al servizio di Kublai, “che per nulla al mondo li avrebbe lasciati partire”, quasi diciassette anni, ma evidentemente era ancora forte in loro il richiamo della patria se, dopo tanto tempo, ottennero di potersi rimettere in viaggio, approfittando dell’occasione di fare da accompagnatori alla principessa Cocacin, chiesta in sposa da Argon, re di Persia.

Nel 1291 cominciò dunque il viaggio di ritorno, tre anni di avventure (delle siecento persone partite solo diciotto arrivarono in Persia) che daranno modo a Marco di dscrivere cose viste o sentite raccontare.

Quando approdò a Venezia, Marco aveva quarantun anni, e poco dopo venne fatto prigioniero, forse in uno scontro con navi mercantili genovesi. Nelle carceri di Palazzo S. Giorgio a Genova, l’esploratore veneziano detterà al suo compagno di prigionia, lo scrittore Rustichello da Pisa, le memorie dei suoi viaggi, che daranno vita all’opera il “Milione”.

Nel 1299 Marco viene liberato e torna a Venezia, dove continua a dedicarsi al commercio; si sposerà ed avrà tre figlie: Fantina, Bellela e Moreta. Morirà nel 1324 a settant’anni. Di lui ci rimane un libro in cui non sono solo descritte, con lucida oggettività, le “merveilles du monde”; dopo ventiquattro anni passati in Asia, Marco è ancora, al suo ritorno in Patria, un veneziano di formazione occidentale cristiana, ma è soprattutto un uomo che ha imparato a guardare un mondo nuovo e diverso senza pregiudizi.

Consapevole dell’eccezionalità dell’esperienza vissuta, Marco ha affidato ai posteri, attraverso il “Milione”, un messaggio di tolleranza, di ottimismo, di fiducia nell’uomo, messaggio che dopo sette secoli conserva intatto il suo valore e la sua attualità.

250px-marco_polo_il_milione_chapter_cxxiii_and_cxxiv.jpg Una pagina del “Milione”