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Una pagina di storia vera, raccontata da un mio carissimo amico Giuseppe Mistretta.

A chi potrà mai interessare questa storia, una storia di uomini, una storia di giovani soldati, una storia di guerra, l’eterna storia dell’uomo. Nulla di nuovo sotto il sole, canterebbe il vecchio e saggio Koelet: una generazione va, una generazione viene, ma la guerra rimane sempre la stessa, l’eterna lotta contro se stessi, contro il demone che ruggisce e sparisce, appare e scompare, ingoia e divora, distrugge per sempre. Mi sembra una vita fa, un ricordo degno dei racconti di mio nonno sulla “prima guerra mondiale”. Forse sono io mio nonno. Faceva caldo quella mattina a Mogadiscio, una normale giornata, tranquilla. L’alba era appena arrivata e la luce si stagliava tra le sabbie e il cielo, colorandoci di pace. Parlavo, con voce tremante con il mio compagno di pattuglia; più indietro c’erano tutti gli altri: avanzavamo verso il pastificio. – Questo strano silenzio non mi piace – gli dissi. Non preoccuparti, – mi rispose – stamattina è tutto ok! Dai che ritorneremo a casa presto.
Non tornò più a casa. Un proiettile preciso lo colpì al petto, cadde stupito e incosciente di morire. Lo guardai con occhi sbarrati; la paura mi colse in pieno. Mi guardai smarrito e mi sentii perduto anch’io. Proiettili e traccianti assordavano l’aria, donne gridavano, uomini imbracciavano fucili e ci davano la caccia. Fu l’inferno. Mi rifugiai dietro un vecchio carro, mentre arrivavano gli altri che gridavano: – Hanno ucciso il sergente, hanno ucciso il sergente!
Videro il mio compagno a terra. E fu la guerra. Cominciammo anche noi a sparare, a puntare ogni bersaglio. Eravamo ormai preda del demone, di quello spirito che ti cattura e ti esalta nella battaglia. Fucili, mitragliatrici, carri pesanti, elicotteri che svolazzavano alla ricerca del bersaglio. Un elicottero mangusta lanciò un missile verso una jeep in mano ai miliziani somali. Avevano ucciso uno dei nostri per impossessarsene. In un istante sparì dalla vista con tutti i suoi undici uomini, volatilizzata nell’inferno. Corri e spara, corri e spara, corri e spara, non c’è scelta, non c’è nessuna scelta, combatti, uccidi o muori…..in quella battaglia morimmo tutti: uccidemmo il nostro futuro. Eravamo giovani e soldati, allora….cinque ore dopo la battaglia, eravamo vecchi e stanchi….adesso mi rimane un antico torpore…sempre…

Ma a chi potrà mai interessare questa storia?
– ogni riferimento a fatti ed eventi è puramente casuale. E’ solo un piccolo e umile racconto che vuole ricordare i caduti italiani nella missione Ibis del 1993 in Somalia –