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di Tilde Maisto 

CANCELLO ED ARNONE - Il Lunedì di Pasqua, detto anche Pasquetta, è una giornata tradizionalmente legata alla scampagnata, alla gita fuori porta, ma per Cancello ed Arnone, prevalentemente nella contrada di Arnone è il giorno della Madonna dell’Arco e dei “battenti”.

E’ molto bella e coinvolgente la leggenda che ci ricorda la storia della Madonna dell’Arco, che dice così:
Il lunedì di Pasqua del 1450, celebrandosi come ogni anno dagli abitanti della contrada una festa in onore della Vergine Maria, avvenne un prodigio che richiamò su quell’immagine l’attenzione di tutti i fedeli delle terre circonvicine. Presso l’edicola tra le altre cose si giocava a palla-maglio; il gioco consisteva nel colpire una palla di legno con un maglio, e vinceva colui che faceva andare più lontano la propria palla. Tirò il suo colpo il primo giocatore, poi l’altro tirò il suo con più energia e abilità tanto da poter esser certo della vittoria se questo tiro non fosse stato fermato dal tronco di un albero di tiglio, che era sulla direzione e vicino all’edicola della sacra immagine. Indispettito e fuor di sé dalla collera, questi bestemmiò più volte la Santa Vergine, poi, raccolta la palla, al colmo dell’ira, la scagliò contro l’effige, colpendola alla guancia sinistra, che subito, quasi fosse stata carne viva, rosseggiò e diede copioso sangue. Gli astanti che, attratti dal gioco, si erano fatti intorno ai due giocatori, ebbero un grido di orrore. Riavutisi dallo stupore, i presenti presero il disgraziato, e gridando ad un tempo miracolo e giustizia, ne avrebbero fatto scempio, se non fosse giunto opportuno a liberarlo dalle loro mani il conte di Sarno, gran giustiziere del Regno di Napoli, comandante la compagnia contro i banditi. Questi, trovandosi nella contrada, richiamato dal tumulto, accorse con i suoi uomini e s’impadronì del reo, cercando di calmare e trattenere la folla eccitata che chiedeva giustizia. Sparsasi intorno la fama dell’accaduto, fu un accorrere quotidiano di fedeli. Per venire incontro a questi fedeli, proteggere la sacra immagine e celebrare la liturgia, fu costruito prima un tempietto, con un altare dinanzi, poi, più tardi, una chiesetta e due stanzette, una a pianterreno e una superiore, per ospitare un custode. L’unico custode di cui si ha memoria fu Sebastiano da Aversa, terziario domenicano, che dovette curare con solerzia e devozione la chiesetta affidatagli, perché nel 1544 fece fondere una campana di buone dimensioni, recante la scritta: «Io fra Sabba, Terziario dell’Ordine Domenicano, ho fatto fare questa campana di elemosine l’anno del Signore 1544». I fedeli accorsi nei primi tempi dopo il miracolo della guancia insanguinata, dovettero essere numerosi, e molti i voti e le elemosine, perché troviamo che la chiesetta, quantunque piccolissima, fu dichiarata rettoria e beneficio canonico, senza cura pastorale, e i rettori erano nominati dalla Sede Apostolica. Infatti la confraternita di Santa Maria delle Grazie eretta in Sant’Anastasia nella chiesa di Santa Maria la Nova era tenuta ad intervenire alle processioni delle domeniche di Quaresima stabilite nella chiesa di Santa Maria dell’Arco; e il rettore aveva l’impegno di pagare ogni anno, nel giorno di sant’Andrea apostolo, un carlino al vescovo di Nola. A incrementare la devozione a questa immagine della Beata Vergine Maria fu una tal Eleonora, già moglie di Marcantonio di Sarno, del comune di Sant’Anastasia. Apparsale in sogno la stessa Madonna dell’Arco, l’avvisò del pericolo che correva l’edicola di precipitare al suolo, e le comandò di provvedere. Al mattino Eleonora si recò alla chiesetta, guardò attentamente l’edicola e trovò esatto quanto in sogno Maria le aveva indicato. Piena di zelo, si mise all’opera; ma, povera di mezzi, non poté fare altro che innalzare una rozza scarpata di pietra dietro il muro che minacciava di crollare. Venuto a sapere di questa esigenza il cavaliere napoletano Scipione De Rubeis Capece Scondito, proprio perché devotissimo della Vergine dell’Arco e riconoscente per una grazia ricevuta, provvide a migliorare non solo la statica, ma l’ornamento e decorazione di tutto il tempietto che munì di un robusto cancello di ferro; poi per evitare che l’immagine fosse guastata dall’intemperante devozione dei fedeli, ne coprì il volto con un grosso cristallo fino al busto e il rimanente con un cancello di legno dorato. Conosciamo con esattezza la posizione e la forma di questa chiesetta e dell’edicola della Vergine, sia per i documenti trovati nell’archivio di Nola, sia per una tavoletta votiva del 1590 ritrovata nel santuario, la quale riproduce la chiesetta come era in quel tempo. Apprendiamo infatti dai registri delle visite pastorali dei vescovi di Nola che i fedeli nel costruire la chiesetta non vollero per nulla togliere ai passanti la vista della benedetta immagine. Intorno ad essa’perciò costruirono un tempietto, davanti un altare e dietro la chiesetta, in modo che l’immagine si trovasse come incastonata nella facciata della chiesetta verso il lato sinistro. Non propriamente al centro della facciata, ma spostata a destra, era la porta d’ingresso. All’interno della chiesetta vi erano tre altari anche se poco utilizzati. A destra, guardando la chiesa dall’esterno, c’erano due stanzette: una a pianterreno e una al piano superiore per il custode; dietro un piccolo cortile con cisterna, confinante con la proprietà degli eredi di un certo Domenico Castiello.

La festività che ha luogo in Arnone, invece, vede la sfilata dei “battenti” per le strade del paese nella prima mattinata, mentre nelle prime ore del pomeriggio c’è la processione religiosa della Madonna dell’Arco.
I “Battenti” sono pellegrini, vestiti di bianco con fasce e sciarpe colorate, che avanzano a passo di corsa e che partecipano generalmente per un voto o per tradizione di famiglia.
“I battenti” che in dialetto sono “’e vattiente”, detti anche “fujente” proprio per il voto che fanno di correre sempre, oggi appartengono a due tendenze, l’una a carattere più semplicemente per compiere a piedi scalzi il pellegrinaggio all’immagine…., mentre all’altra tendenza appartengono quei gruppi che portano in processione l’immagine della Madonna dell’Arco su baldacchini di varie forme e dimensioni chiamati “toselli”..
Nel pellegrinaggio dei “battenti” è facile individuare episodi di una cultura contadina arcaica, vecchie tradizioni miste a riti religiosi.
Ad Arnone, per volontà dell’ex Sindaco Avvocato Raffaele Ambrosca, (attuale candidato a Sindaco della lista n. 2 “Patto per Cancello ed Arnone”) è stata realizzata un edicola devozionale nell’area del “vecchio cimitero”. All’epoca si ritenne opportuno realizzare l’edicola in questione anche perchè gli agenti atmosfrici avevano ridotto il vecchio ossario ad una condizione di obsolescenza tale da presentare un pericolo per la sicurezza e l’incolumità delle persone. La copertura fu realizzata a forma di piramide a base rettangolare, così come la base dell’ossario stesso. L’architetto che ha realizzato la struttura ritenne che il motivo della “piramide”, impianto funerario Egizio, oltre che una scelta architettonica sia stata il simbolo dell’immortalità che investe l’area.

Bellissima festa, dunque, a chiusura delle festività Pasquali in località Arnone, un connubuio perfetto tra: fede, religione, tradizioni e folklore.

Saluti e buona giornata a tutti!

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