Politica champagne? No, concreta
da Parigi Gianluca Arrigoni
Quasi dodici milioni di telespettatori hanno seguito giovedì sera l’intervista televisiva del presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, trasmessa contemporaneamente sui due più importanti canali televisivi francesi, France 2 per la televisione pubblica e TF1 per quella privata. Si saprà nei prossimi giorni se il presidente francese è riuscito a convincere i suoi connazionali che, secondo gli ultimi sondaggi, sono solamente il 28% ad avere ancora fiducia nella politica di riforme del Governo. Per il momento è il titolo di apertura del quotidiano ’Le Monde’ a sintetizzare con efficacia la prima impressione: “Sarkozy cambia stile ma mantiene la sua politica’. Solitamente pronto all’attacco ed alla risposta sarcastica, quasi fosse in una perpetua campagna elettorale, giovedì sera Sarkozy è apparso invece più calmo del solito, riuscendo a dare l’impressione di un maggiore controllo sul suo carattere esuberante e riconoscendo più volte di avere commesso degli errori, anche se solamente di comunicazione. Sarkozy ha sostenuto per esempio che è a “un errore totale di comunicazione” che sono dovute le reazioni negative al pacchetto fiscale, approvato lo scorso agosto e che nelle stime previsionali costerà allo Stato 10 miliardi nel 2008 e 12 miliardi nel 2009. Anche se almeno i due terzi della spesa sono a favore delle classi medie il provvedimento, motivato principalmente dal desiderio di stimolare i consumi aumentando il potere d’acquisto, è stato invece percepito come un regalo ai più ricchi a causa soprattutto dell’alleggerimento dell’Imposta di solidarietà sulla Fortuna pagata dai più agiati. Sulle dichiarazioni contraddittorie di questo o quel ministro, che hanno finito con il dare l’impressione di una mancanza di strategia governativa, il presidente francese ha detto che a causa di ministri giovani da lui voluti nel Governo pensava che qualche stonatura fosse “inevitabile” e, implicitamente, senza grandi conseguenze. Ma, ha riconosciuto Sarkozy, “da questo punto di vista ho senza dubbio commesso un errore”, precisando poi che una tale cacofonia “non si riprodurrà più” senza essere sanzionata. Anche sulla sovraesposizione della sua vita privata, che secondo i sondaggi è piaciuta assai poco ai francesi, Sarkozy assume una parte di responsabiltà e ne tira le conseguenze facendosi più discreto, almeno nelle ultime settimane. Per il resto il presidente francese, rispondendo alle domande dei giornalisti, ha fatto una panoramica dell’azione di Governo sottolineando con forza che la politica di riforme strutturali da lui condotta sarà mantenuta, con lo stesso ritmo e se possibile accelerando perchè procedere con calma, con una riforma alla volta, come hanno fatto i governi precedenti, di destra e di sinistra, non ha permesso di ottenere dei risultati duraturi perchè, essendo tutto il sistema a non funzionare più correttamente, è tutto il sistema che va cambiato e le riforme potranno essere davvero efficaci solamente se avviate tutte nello stesso tempo ed è solamente avendo una visione d’insieme che sarà possibile vedere la coerenza della politica governativa, pur ammettendo che le riforme saranno ancora più difficile da realizzare in un contesto economico internazionale sfavorevole: crisi finanziaria dovuta ai subprimes americani; disparità del cambio tra dollaro ed euro che, tra le altre cose, rende più difficili le esportazioni; aumento vertiginoso dei prezzi del petrolio e di materie prime essenziali per l’alimentazione. Tra gli annunci di Sarkozy, nonostante l’opposizione dei sindacati e forse proprio per mostrare la sua determinazione, c’è il mantenimento del previsto passaggio da 40 a 41 anni di contributi, entro il 2012, per avere il diritto alla pensione; la diminuzione del numero d’insegnanti, contro il quale da alcune settimane sono organizzate in tutta la Francia delle manifestazioni; la graduale perdita dei diritti al sussidio di disoccupazione, se a certe condizioni non si accetta un posto di lavoro. In attesa che queste riforme si concretizzino, fin da ora si può dire che il Sarkozy demiurgo che tutto può sembra aver lasciato il posto ad un Sarkozy forse meno brillante ma più pragmatico. E non è detto che nel cambio il paese non ci guadagni.
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