di Valerio De Caprio
Da qualche tempo in questo paese, terra di Mazzoni e Mazzonari, nella sua verde e lussureggiante vegetazione, nelle immense distese dei campi, noi giovani ci stiamo avvicinando sempre più ad uno sport tanto antico quanto nobile, quello dell’ippica.
Non certo incoraggiati dai costi della manutenzione, ma ispirati da una forte passione, da qualche anno si fa sempre più viva fra di noi la voglia di allevare e “crescere” un cavallo. E così un giorno si crea un legame speciale che niente e nessuno riesce a spezzare e pian piano scopri che non solo il cane è il migliore amico dell’uomo, riuscendo a creare un feeling ed un linguaggio che appartiene solo agli interlocutori di questo rapporto.
Aumenta la voglia di competizione, l’ansia di far vedere a tutti che il tuo cavallo è il più veloce ed allo stesso tempo il più docile. In questo modo si capisce, che è vero, che questo sport, se fatto nel modo giusto, unisce amici e nemici. La domenica, giorno festivo per tutti, ci si incontra per la consueta ed immancabile passeggiata a cavallo; cascasse il mondo siamo tutti puntuali, il tempo di preparare il nostro caro amico e si parte! A mare, in montagna o nell’oasi di Cancello ed Arnone, siamo pronti per esplorare nuovi percorsi, scoprendo nuovi posti di cui non si conosceva neanche l’esistenza.
E allora la memoria corre lontano, a secoli e secoli fa, quando i Mazzonari si insediarono su queste terre. Camicia bianca, gilet nero, stivaloni di cuoio e mantello scuro tanto grande da coprire uomo e fido cavallo dalle gelate invernali; il Mazzonaro era un grande cavaliere e cavalcando seguiva il suo pascolo per intere giornate. Tanto è che per ovviare a lunghe ed estenuanti giornate passate sul cavallo, questi fattori cercarono un modo concreto che consentisse una giornata meno pesante, da qui la cosiddetta “monta mazzonara”, una monta poco faticosa, in grado di alleggerire il lavoro. E così anche noi, nelle nostre lunghe ed interminabili passeggiate ci sentiamo un po’ Mazzonari, anche perché in fondo queste sono le nostre radici.
E siamo fieri di aver ripreso questa tradizione equestre che stava andando perduta. Certo, vorremmo fare di più, ma tutto ciò sarebbe possibile con l’aiuto dell’Amministrazione locale, che dovrebbe incentivare ed invogliare i ragazzi a recuperare queste radici, questo sport che fa parte della nostra storia e della nostra cultura. Organizzando manifestazioni, anche perché tutto ciò sarebbe realizzabile grazie a tutto il verde che ci circonda. Un motivo in più per allontanare i ragazzi dalla strada ed avvicinarli a questa disciplina che è parte integrante della nostra storia e della nostra cultura.
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