Il documento di protesta sottoscritto da oltre 72 giudici
di Nunzio De Pinto
SAN NICOLA LA STRADA – “Le norme del decreto legge nr. 90 del 23 maggio scorso non sembrano assecondare e sostenere lo sforzo che, sino ad ora, é stato profuso dal nostro ufficio e da altri uffici inquirenti campani”. Così scrivono i pm della procura di Napoli che, al termine di una assemblea per discutere sulle nuove norme in materia di reati ambientali, hanno inviato un documento al Csm firmato da 72 sostituti e tre procuratori aggiunti. I magistrati Denunciano il rischio di una lesione alla autonomia dei sostituti i magistrati della procura di Napoli che hanno espresso, in un documento al Csm, perplessità sul decreto del governo in materia di rifiuti e reati ambientali. Riserve vengono avanzate anche nei confronti delle nuove attribuzioni affidate al procuratore della Repubblica. “In questo modo” - sottolineano i pm – “viene ad essere dilatato il potere di gestione del Procuratore capo, in ordine alle indagini e all’azione penale. Il rischio che si prospetta” - aggiungono i magistrati – “è quello di vedere cancellata l’indipendenza interna e l’autonomia professionale dei sostituti, prerogativa, questa, - ribadita più volte dal Consiglio Superiore della Magistratura. Inoltre, viene ad essere individuata, infatti, una nuova figura di giudice, il Tribunale in composizione collegiale che si occupa delle misure cautelari personali e reali relative a reati in tema di rifiuti, che, da una parte, è straordinario, poiché temporalmente e territorialmente limitato, dall’altra speciale, avendo cognizione di una specifica e limitata materia. Per di più tale modifica riguarda anche i procedimenti già avviati, con un mutamento delle regole nel corso del procedimento, che non può non rilevare anche in relazione all’art. 3 della Costituzione”. I magistrati sollevano perplessità sia sotto il profilo della legittimità costituzionale sia per quanto riguarda l’efficacia dell’azione di contrasto alle violazioni delle norme ambientali e sui rifiuti. In particolare” - osservano i pm – “la competenza territoriale affidata al Procuratore di Napoli per i procedimenti penali relativi a reati compiuti nella regione Campania, “solleva non poche perplessità di conformità al modello costituzionale di giurisdizione disegnato dagli art. 25 e 102 della Costituzione” e “altrettante ne suscita quanto alla previsione della efficacia futura della azione giudiziaria”. I magistrati affermano che è egualmente preoccupante e costituzionalmente illegittima per violazione dell’art. 3 della Costituzione è anche la introduzione di requisiti ulteriori (necessità della gravità indiziaria e dell’incontenibilità altrimenti del pregiudizio alla salute ed all’ambiente) per la adozione di misure cautelari reali di aree destinate a discariche e siti di stoccaggio, nonché quelle ulteriori individuate dal sottosegretario di Stato”. Infatti “il divieto di operare il sequestro preventivo urgente consentirà, da una parte, solo il ricorso al sequestro probatorio che, come noto, presenta spazi di operatività non sovrapponibili al sequestro preventivo, dall’altra, in ultima analisi, si tradurrà in un fattore di rilevante depotenziamento dell’azione di contrasto alle attività illegali posti in essere da tutti gli inquinatori del territorio e delle acque marine ed interne della regione e, quindi, anche della azione di contrasto della stessa criminalità organizzata camorristica che, in particolare nelle province di Napoli e Caserta, opera illegalmente in questo settore sin dalla fine degli anni ‘80”. Sotto il profilo investigativo inoltre “inciderà non poco sulla efficacia dell’azione il divieto per il pm per la polizia giudiziaria di ricorrere al sequestro preventivo di urgenza, uno dei pochi strumenti validi per la lotta contro gli inquinatori, avendo esso sempre assicurato una risposta rapida ed efficace contro i reati ambientali”.
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