di Rocco De Rosa

 

VIGGIANO tra scuola e società

 

Il sindacato: più che logico un rapporto tra i due momenti

E’ possibile un rapporto costruttivo tra scuola e società? Un rapporto in grado di mettere la scuola nella condizione di diventare momento dinamico di proposta e di iniziativa. In teoria senz’altro. Ma nel quotidiano ciò accade con qualche difficoltà.

Dopo la rappresentazione a Viggiano, in Basilicata, del lavoro teatrale “La leggenda dell’arpista sull’oceano” è esplosa la polemica proprio su questo tema.

La scuola deve rimanere fuori dalla politica e dai temi del petrolio, tiene a precisare la dirigente dell’istituto comprensivo del centro della Val d’Agri, Maria Letizia Peluso. Le fa eco l’autrice del testo , Santina Scaldaferri, che teme di vedere la scuola, coinvolta nelle tante vicende legate alle trivelle del greggio che continuano a succhiare oro nero dal sottosuolo della val d’Agri, il più grande giacimento di petrolio in terra ferma d’Europa, mentre la crescita dell’area segna il passo.

Insomma, fuori la scuola dal dibattito sulle eterne questioni dello sviluppo, del lavoro, delle migrazioni. E dire che lo spettacolo parla proprio dei migranti lucani, della gente di Viggiano in cerca di lavoro all’estero. In America.

Tutto questo contribuisce a frenare il dibattito sul futuro di una terra ricca di risorse ma con altissimi livelli di disoccupazione e con una marginalità preoccupante. Impedisce alla scuola di essere punto di riferimento, momento critico. Forza propulsiva. Non solo. La scuola di Viggiano ha realizzato quest’anno una serie di progetti formativi grazie proprio alla sua consistente dotazione di risorse economiche derivanti dalle royalty del petrolio. Qualcosa come 180 mila euro l’anno.

Sull’argomento interviene ora il sindacato, contribuendo così a dar vita a un dibattito che si annuncia ricco di spunti e di proposte per riuscire a correggere il tiro. A modificare la rotta, almeno sul piano delle impostazioni. Il che è fondamentale per una scuola che voglia dirsi al passo con i tempi lasciando alle spalle vecchi modi di ragionare e logiche ormai superate.

“Il tema sempre centrale, legato al rapporto concreto esistente tra scuola e territorio, sollecita alcune riflessioni. Un rapporto non solo utile e necessario, direi, ma inevitabile”, afferma Luciano Liscio della CGIL scuola Basilicata. E prosegue: “La valorizzazione dell’autonomia scolastica in rapporto al territorio determina proprio un modello di scuola che offre un servizio rapportato ai bisogni di ciascuno. Una scuola determinata a vivere nella società e per la società. Magari accanto alla gente.”

 

Perché allora certe preoccupazioni che la scuola possa entrare nella sfera della politica?

“Francamente non saprei dire . Certo non ci sono pericoli di confusione quando i vari contesti svolgono ognuno il proprio compito, ma non c’è neanche anarchia se famiglia, comunità locale e Scuola si muovono in sinergia. Certo, io ritengo che lo spettacolo abbia il suo valore sotto il profilo delle cose concrete, del giorno per giorno. Non comprendo appunto certe chiusure.”

Gli fa eco Luigi Errico, responsabile della Cisl scuola lucana.

 

E’ possibile, dunque, fare in modo che la scuola riesca a superare antiche incrostazioni?

Certo ci siamo sempre battuti per questo. Mi sembra anacronistico non farlo soprattutto ora, nel momento in cui la scuola vive momenti difficili con i tagli della finanziaria e con tanti altri problemi, spesso poco conosciuti. E ciò riguarda anche e soprattutto la scuola in val d’Agri.”

Se i fondi del petrolio ci sono tanto vale utilizzarli, per giunta ai fini della cultura e della conoscenza. Per dare sostegno a un comparto che ha bisogno di ossigeno e di ritrovare il suo peso sociale.

Non ho mai avuto dubbi. Bisogna aiutare la scuola a rapportarsi alla società, ed in questo il sindacato ha un ruolo di sicura importanza. Per la scuola di Viggiano abbiamo fatto grandi battaglie, anche a Roma, proprio per evitare che subisse la scure dei tagli.

E’ in fondo la società che costruisce la scuola, in base agli orientamenti della popolazione, al bisogno di cultura e a tanti altri fattori che man mano si delineano. Credo che la “Leggenda dell’arpista sull’oceano” possa contribuire ad aprire un dibattito, a sviluppare la capacità critica dei docenti di Viggiano nei confronti della società e dei ritmi del suo sviluppo. Altrimenti che senso avrebbe dar vita a un bel lavoro teatrale per poi rischiare di vanificarne gli effetti?”

Dunque, decolla finalmente il dibattito sulla scuola di Viggiano, aperto a nuovi contributi che certo non mancheranno. Nessuna volontà di contrapposizione con il mondo della politica e con quello del petrolio. Ma soltanto il tentativo di cancellare vecchie e inspiegabili chiusure. Francamente anacronistiche.

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