di Gaetano Barbella

Questa poi su un burattino che ha divertito piccoli e grandi che non si contano! E sia pure, visto che è tutta una messa in scena teatrale, abbastanza divertente, quella presentata su Cancello ed Arnone News, cui plaudo compiaciuto! Ma siccome Pinocchio è sinonimo di somarità, non basterebbero i tribunali – questa volta dei veri tribunali , per giudicare oggi tantissimi altri Pinocchi in carne ed ossa.

Sentite questa voce:

«Scuola, gli studenti italiani sono i più somari in Europa». Riecheggia ancora questo titolo

diffuso il 4 dicembre dell’anno scorso dai media. Lo ha rilevato il rapporto OCSE-Pisa.

Piazzamenti allarmanti in matematica, scienze e lettura.

In particolare viene detto per la cultura matematica:

«Italia al 38/mo posto (con 462 punti) della classifica che vede ai primi cinque posti Taiwan, Finlandia, Hong Kong, Corea e Olanda. Peggio dell’Italia, tra i paesi dell’Unione europea soltanto la Grecia che si posiziona al 39/mo posto e Bulgaria e Romania. Anche per la cultura matematica, come per la capacità di lettura, almeno un quarto degli studenti che hanno partecipato al progetto non ha raggiunto la “sufficienza” del secondo livello di conoscenza, classifica in cui siamo superati anche dalla Grecia. L’Italia, infatti, è fuori anche dalla “classifica” che vede almeno il 70% degli studenti raggiungere il secondo livello. Come per le altre due rilevazioni Ocse-Pisa, anche per quella matematica i risultati ottenuti nel 2006 sono peggiori di quelli del 2003. A differenza della classifica per capacità di lettura, per la matematica i ragazzi si sono comportati meglio delle loro colleghe studentesse».

Comunque incoraggia sapere che qualcosa si sta muovendo in Italia per fronteggiare lo stato carente della Pubblica Istruzione. Perciò lasciando da parte questo lato di Pinocchio incarnato nei giovanissimi scolari italiani d’oggi con un avvenire non tanto rassicurante, mi viene da pensare prepotentemente ad un altro Pinocchio incarnato che ha fatto molto discutere l’anno scorso. Si tratta dei bambini psicopatologici. Su questo tema riporto di seguito un articolo che ho tratto dal giornale on line TellusFolio che più volte ha ospitato miei articoli. Seguirà un commento che feci per l’occasione e poi lascio al lettore fare le sue riflessioni.

Verso la conclusione pongo in risalto il fatto curioso che veramente è stato istituito un processo in piena regola dalla giustizia italiana. Sul banco degli accusati non c’era Pinocchio, bensì Cappuccetto Rosso, pensate.

Intanto ecco l’articolo suddetto a cominciare dal titolo:

Screening psicopatologici bambini.

Proposta di legge bipartisan in Senato e iniziative legislative di Piemonte e Veneto

Immagine di Bruno Bozzetto e testo, tratti da TellusFolio

brunobozzetto.jpg

29 Marzo 2007

Ieri, presso la sala stampa del Senato, i senatori Marcello De Angelis (AN) e Loredana De Petris (Verdi - Comunisti italiani), hanno presentato una proposta di legge bipartisan sul tema degli screening psico-patologici nelle scuole e sulla somministrazione di psicofarmaci ai bambini.

Due medesime iniziative legislative di carattere regionale per la Regione Piemonte e la Regione Veneto, sono state presentate rispettivamente dal Consigliere regionale piemontese Gianluca Vignale e dall’Assessore all’Istruzione della Regione Veneto Stefania Donazzon.

Per quanto attiene all’eventuale trattamento di minori con psicofarmaci, i politici presenti hanno ribadito l’assoluta necessità del consenso informato, scritto ed inequivocabile.

Attenzione particolare è stata riservata alla questione degli screening. Di fatto, anche dopo la conclusione dei progetti di ricerca, prosegue nelle scuole italiane, con una distribuzione a macchia di leopardo, la somministrazione di test di valutazione psico-patologica dei bambini. Spesso vengono compilati dagli insegnanti, a volte dopo “opportuno” corso di formazione con tanto di crediti formativi, a volte sono i bambini che devono rispondere, a volte i genitori, e ogni tanto i genitori non vengono nemmeno informati.

A testimonianza di questi fatti un genitore al cui figlio sono stati fatti fare due test psico-patologici negli ultimi mesi, senza che egli ne fosse minimamente informato, era presente alla conferenza stampa.

Si prospetta una mobilitazione nazionale “anti-screening”, contro l’invasione dello stato nella famiglia e nella vita dei cittadini: un grave rischio per la democrazia.

La campagna “Perché NON Accada, rappresentata in conferenza stampa dal dott. Roberto Cestari, ha annunciato l’attivazione di comitati regionali per diffondere ulteriormente l’informazione ai cittadini italiani su questi temi.

«Impedendo gli screening e con un chiaro consenso informato, tuteliamo la libertà di tutti i cittadini italiani», hanno ribadito congiuntamente i senatori Marcello De Angelis e Loredana De Petris.

La proposta di legge nazionale si avvia ora a raccogliere ulteriori firmatari al Senato, indipendentemente da partiti e schieramenti.

Nel frattempo sembra che anche altre regioni italiane si stiano muovendo nella stessa direzione e preparando simili strumenti legislativi.

Firma: Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani

Ed ecco il mio commento:

Ho l’impressione di vivere in un mondo capovolto, tale che il detto antico, «talis pater, talis filius» non valga più se non invertito. Ossia sono i “figli”, che nel caso a commento sono quelli ritenuti ADHD, ovvero affetti di “disturbo da deficit di attenzione ed iperattività”, a creare il problema per i cosiddetti “padri”, da riferirsi al contesto della società in cui essi sono inseriti – mettiamo la scuola. E visto che se occupa il fior fiore della psichiatria, ad essi non importa un fico secco quale siano i “padri” dei bambini ADHD che li ha “contaminati”, perché a loro occorrerebbe fare gli screening psicopatologici. Ma non è tanto difficile scovare questi “padri” sciagurati che però agli psichiatri in questione non interessano affatto. Oggi ne vediamo uno di questi “padri” all’opera, l’inciucio nazionale di “Vallettopoli” preso dall’orda dei morbosi del gossip, grazie alla incessante opera dei media della comunicazione, in linea con i reality show e le fictions. E così con la compiacenza della politica del raggiro si dà al popolo ciò che che si ritiene il popolo voglia. Ma fra quelli del popolo ci sono anche tanti “bambini” - e sono tutti facilmente plasmabili - per cui non è escluso che si generi in alcuni il disturbo ADHD in questione. A dire il vero è lo stesso popolo, un peculiare “bambino” anch’esso, a subire i danni della comunicazione mediatica.

Mi sovviene, sulla questione degli “screening psicopatologici” dei bambini in seno alla scuola, un curioso processo celebrato a Torino nel 2003, in cui venivano giudicati gli attori della famosa favola di Cappuccetto Rosso che, nel nostro caso in discussione, si accosta al bambino ADHD e i giuristi ai propositori della legge bipartisan. Il fatto venne riportato sul Giornale di Brescia del 30 nov. 2003 con l’articolo, dal titolo «Cappuccetto Rosso è un pusher, il Lupo è assolto», ed è questo: «Torino – Cappuccetto Rosso viene celebrato con una mostra a Lumezzane e messo sotto processo a Torino. Secondo i giuristi torinesi, Cappuccetto era un pusher (uno spacciatore di droga), la nonna era una spacciatrice e il lupo non era poi così cattivo, visto che un tribunale lo ha assolto dall’accusa di duplice tentato omicidio: ecco quanto emerso a Torino, in un “processo simulato” per iniziativa della Camera Penale subalpina. È stato un processo in piena regola, nella maxi-aula del palazzo di Giustizia, con tanto di indagini preliminari, arringhe di avvocati in toga e persino l’interrogatorio dell’imputato, il Lupo, impersonato da Sandra Casacci (un giudice) per un’iniziativa con finalità didattiche e formative seguita da moltissimi studenti. “Abbiamo riletto la favola di Cappuccetto Rosso – spiega il presidente della camera Penale, Cosimo Palumbo, che ha preparato il fascicolo dell’inchiesta col collega Mauro Anetrini – nell’ambito di un progetto di formazione per i futuri penalisti”. L’avv. Oreste Verazzo, presidente del collegio che ha assolto il Lupo dopo una regolare camera che “è un modo di avvicinare il pubblico ai processi”. Difensore del Lupo era l’avv. Alessandro Bocchi, che agli atti della manifestazione risulta essere bresciano: ha smontato il castello di indizi costruito dall’accusa, sottolineando la mancanza di perizie e accertamenti su dettagli come i tabulati telefonici. Ottenendo ragione, visto che il collegio ha assolto l’imputato “perché il fatto non sussiste”. A Lumezzane Pieve, in Torre Avogadro, prosegue intanto fino al 14 dicembre l’installazione in 12 stanze “Cappuccetti Rossi nella Torre delle Favole” di Sara Poli e Gabriella Goffi (giovedì, venerdì, sabato orario 15-20; info: 030-8929251); ingresso libero.».

 

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