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DA UN’INTERVISTA AL PROF. VERONESI

Le donne sono le vere responsabili del futuro della Senologia. A Firenze il prof. Umberto Verones,i al Congresso AIS, invita le donne a farsi controllare: il tumore al seno è per la prima volta in frenata in Italia. Un fatto che segna un’inversione di tendenza nella storia di questa malattia che colpisce 37.000 donne ogni anno e rappresenta un quarto di tutti i tumori femminili. E si accompagna a una costante riduzione della mortalità.

Con questa notizia si è aperto il Quarto Congresso biennale Attualità in Senologia (AIS 2007), il più importante evento scientifico italiano in materia di tumore al seno che ha riunito 1500 specialisti. Alla conferenza stampa hanno partecipato Umberto Veronesi, direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, il direttore della Scuola Italiana di Senologia Claudio Andreoli in veste di organizzatore, e il presidente del congresso Luigi Cataliotti, chirurgo oncologico all’ospedale di Careggi. Cataliotti ha spiegato che le cure evolvono “La chirurgia conservativa della mammella” dice “rappresenta oggi lo standard nelle forme iniziali di carcinoma. Nelle unità operative all’avanguardia in Italia gli interventi conservativi sono oltre il 75% del totale e i 2/3 circa sono trattati dal chirurgo plastico. Per il 25% di interventi demolitivi la quasi totalità delle pazienti chiede la ricostruzione. Un approccio innovativo e multidisciplinare dovrebbe finalmente esorcizzare il terrore della mutilazione che fa perdere alle donne tempo prezioso. L’estetica non è un semplice accessorio bensì una parte fondamentale della cura”.

L’aspetto psicologico è infatti decisivo nel decretare il successo di una terapia e fa parte del processo di guarigione. “La senologia è diventata una nuova cultura in medicina”, ha commentato Veronesi. “Il tumore, una volta tolto dal seno, va tolto pure dal cervello della paziente”. Fornisce quindi indicazioni ai Medici sul modo di esprimersi per non terrorizzare inutilmente la donna. “Le terapie del futuro dovranno sempre più associare alla maggiore efficacia raggiunta il rispetto dei risvolti psicologici e umani”. Prosegue citando la nuovissima tecnologia Hi Fu che, utilizzando onde acustiche ad alta energia, permette l’ablazione termica dei tessuti, senza praticare alcuna incisione.

ALL’ISTITUTO EUROPEO DEI TUMORI - Un’onda cinese per battere il tumore. Se la mente corre alla potenza distruttiva dei maremoti si è sulla cattiva strada. Questa volta l’onda è sonora, o meglio un ultrasuono ad altissima frequenza generato da una macchina chiamata Hi-Fu. E che regolato e indirizzato sulla massa tumurale è in grado di distruggere solo le cellule cancerogene rendendo la neoplasia un tessuto umido in grado di essere smaltito dall’organismo senza interventi. Insomma una tecnica non invasiva creata da uno scienziato cinese, Zi-biao Wang, e che ora arriva in Europa, facendo la prima tappa in Italia. La macchina è stata testata negli ultimi mesi dallo staff dell’oncologo Umberto Veronesi, con risultati superiori alle attese. Troppo presto per parlare di una svolta nella lotta ai tumori ma, dai primi commenti, i risultati hanno lasciato stupefatto lo stesso Veronesi, che ha inviato a Milano 600 medici e scienziati da tutto il mondo che si sono incontrati all’Istituto Europeo di Oncologia per presentare alla comunità scientifica i risultati dei test. Secondo le prime anticipazioni gli effetti positivi, nel senso di una completa guarigione dopo l’uso degli ultrasuoni, sono stati riscontrati in sette tipi di tumore: mammella, fegato, pancreas, vescica, reni, pelle e ossa. In altri tipi, come in quello al colon, si stanno studiando tecniche per aumentarne l’efficacia. La prima macchina Hi-Fu operativa per ora presso l’Istituto europeo di oncologia di Milano ne seguiranno altre. Sono nell’area romana sono state ordinate da ospedali come il Gemelli, il Cristo re, il Bambin Gesù, il campus Biomedico e il nuovo Regina Elena. A gestire il brevetto del macchinario in Europa è una società italiana la Hiteco gooup, fondata ad hoc per consentire la distribuzione e la manutenzione delle Hi-Fu.

L’Hifu è la più recente tecnica di termoablazione (oltre alla crioterapia e alla ipertermia ottenuta con radio frequenza , laser e microonde) e si caratterizza per l’utilizzo di ultrasuoni focalizzati da una lente in un punto dove l’energia può superare i 10000 watts/cm2. Si determinano in quel punto, detto focus, fenomeni di tipo fisico che aumentano la temperatura in modo tale da causare la necrosi istantanea del bersaglio, per un volume circa 12 x 3 x 3mm per ogni colpo, con una netta demarcazione rispetto al tessuto circostante. La metodica non prevede l’utilizzo di aghi; la propagazione del fascio ultrasonoro focalizzato è infatti percutanea. Non si verificano pertanto le condizioni che possono portare ad emoraggie interne o alla contaminazione con cellule tumorali del tragitto bioptico, complicanza temibile, anche se rara, delle altre procedure termoablative ago-dipendenti. L’Hifu, pur essendo una procedura più lunga delle procedure ago-guidate, richiede una ospedalizzazione breve (un giorno), viene spesso eseguita in anestesia generle o sedazione profonda, ed è caratterizzata da un rapido recupero alle funzioni giornaliere e dell’attività lavorativa. Rare e solitamente minori le complicanze riportate nella letteratura. Gli effetti sistemici dell’Hifu sono infatti ridotti rispetto alle termoablazioni con radiofrequenza, non si osservano disordini ematologici, rare le febbri post-trattamento e le cadute dell’immunità. Un vantaggio indubbio dell’Hifu è rappresentato dalla precisione con cui colpisce il target e completa la sua necrosi: può infatti disegnare nello spazio volumi di lesione prevedibili, a margini netti e geomtrici, cosa tuttora impossibile con le altre metodiche.

Non tutti i pazienti con lesioni tumorali solide sono candidato all’Hifu; pertanto, in un centro di terapie mininvaive termoablative, l’offerta terapeutica deve essre ampia e variegata, e l’Hifu rappresenta una delle componenti anche se, per le sue caratteristihe, una delle più gradite al paziente. La macchina si presta ad utilizzo multidisciplinare che vede coinvolti ginecolofi, ortopedici, gastroenterologi, oncologi, radiologi e chirurghi. L’Hifu è stato ampiamente utilizzato in Cina e nei paesi dell’Est Asiatico (fra cui Korea, Giappone, Malesia). Più limitata è stata l’esperienza europea con un centro ad Oxford. In Cina la metodica è stata utilizzata nel trattamento di neoplaie mammarie, epatiche, renali, pancreatiche, osse, uterine, sottocutanee, espandendo pertanto le possibilità delle terapie mininvasive in numerosi distretti.

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