Seconda parte

A cura di Gaetano Barbella

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GLI EXTRATERRESTRI TORNERANNO

Una visione della preistoria verso il futuro
in un libro del 1969 sempre attuale

«Gli dèi della tenebrosa preistoria hanno lasciato tracce innumerevoli, che solo oggi possiamo leggere e decifrare poiché il problema della navigazione spaziale, ai nostri giorni così attuale, per i terrestri già non si poneva più da migliaia d’anni.
Noi infatti affermiamo decisamente che nella più remota antichità i nostri antenati ricevettero visite dal cosmo. E anche se oggi non sappiamo quali fossero queste forze intelligenti extraterrestri, e da quale lontana stella scendessero, affermiamo tuttavia che questi “stranieri” distrussero una parte dell’umanità di allora e procurarono un nuovo, e forse il primo, homo sapiens.
Quest’affermazione è sconvolgente:
distrugge la base stessa su cui è stato costruito il nostro mondo del pensiero, che ci sembra così perfetto.
Ebbene: questo libro ha il compito di fornire le prove atte a dimostrarla.».

Così concludeva Erich von Däniken, l’introduzione del suo libro del 1969 “Gli extraterrestri torneranno” della “Ferro Edizioni” Milano. Egli racconta in forma suggestiva di «“Dei” e uomini che si accoppiano volentieri»; di «visioni di strani veicoli»; di «uno primo rapporto sulla terra vista da un’astronave». Insomma sorgono in lui imperiose domande come queste: «i cronisti di simili cose avevano tutti la stessa fantasia stravagante?», «come si scoprivano i pianeti celesti senza telescopio?».
Ma sono basilari le domande: «vi sono nel cosmo esseri viventi simili all’uomo?», «è possibile lo sviluppo della vita in assenza di ossigeno?», infine «esiste la vita in ambiente mortale?».
In quanto ai cronisti suddetti – rileva l’autore – è davvero difficile sostenere che fossero disposti a fantasie stravaganti. «Come sapeva, per esempio, il cronista del Mahabbarata che può esistere un’arma capace di condannare un paese a dodici anni di sterilità? Che è così potente da uccidere i nascituri nel grembo delle loro madri?
L’antico poema epico indiano, che va sotto il nome di Mahabbarata, è più vasto della Bibbia, e, anche con una valutazione molto prudente, il suo nucleo centrale risale ad almeno 5.000 anni fa. Vale la pena di leggerne qualche pagina con nuovi occhi.
Non possiamo meravigliarci quando leggiamo nel Ramayana che le vimana, ossia macchine alate, navigavano a grandi altezza con l’aiuto di argento vivo e di un grande vento propulsore. Le vimana potevano percorrere infinite distanze e navigare dal basso verso l’alto, dall’alto verso il basso e orizzontalmente da un punto all’altro. Invidiabile manovrabilità di quelle astronavi!»…
«Nel Mahabbarata si trovano dei dati numeri così precisi da dare l’impressione che l’autore sapesse esattamente quello che diceva. Descrive con orrore un’arma che poteva uccidere qualsiasi guerriero portasse sul suo corpo del metallo: se i guerrieri venivano informati in tempo dell’uso di quest’arma, si strappavano dal corpo ogni pezzo di metallo che portavano, balzavano in un fiume e lavavano a fondo se stessi e tutto ciò che avevano toccato. E non a torto, come ben sa l’autore, perché l’arma aveva l’effetto di far cadere tutti i capelli e le unghie delle mani e dei piedi. Ogni vivente, egli si lagna, diveniva pallido e debole.»…

Ma l’elenco di racconti del genere è davvero nutrito, così ricco di avvincenti esposizioni corredate da prove inoppugnabili e poi, ad un certo punto, Erich von Däniken si occupa del presente per portarsi verso il futuro, per rispondere alla domanda posta col titolo del libro. Quasi a profetizzare, e non tanto domandare, se «Gli extraterrestri torneranno».
Si domanda: «Ci sono stati nella più remota antichità esseri extraterrestri che dalla profondità del cosmo hanno visitato la Terra? Vi sono in qualche parte dell’Universo esseri intelligenti che cercano di porsi in contatto con noi? La nostra era, con le sue invenzioni che aprono vertiginose prospettive per il futuro, è dunque così terribile? Si dovrebbero tener segreti i più audaci risultati delle ricerche?».
Ma altre domande incalzano fino a giungere all’idea di una necessità ineluttabile. «È per l’uomo una necessità ineluttabile impegnarsi con tutte le forze a prevedere ed esplorare il futuro. Senza questo studio del futuro non avremmo forse alcuna possibilità di risolvere gli enigmi del nostro passato. Chi sa se nei campi di scavi archeologici non giacciono ai nostri piedi le chiavi per decifrare il nostro passato? e forse noi le calpestiamo senza accorgercene perché non sappiamo riconoscerle…
Per questo appunto abbiamo proposto l’istituzione di un “anno utopistico-archeologico”. Come non possiamo credete a occhi chiusi ai dogmi dei vecchi schemi mentali, così non pretendiamo che il mondo “creda” alle nostre ipotesi. Tuttavia aspettiamo e speriamo che presto sia maturo il tempo in cui si possano affrontare senza preconcetti gli enigmi del passato, col sussidio della più raffinata tecnologia.
Non è colpa nostra, se nell’Universo esistono milioni di altri pianeti…
Non è colpa nostra, se l’antica statua giapponese di Tokomai, che risale a parecchie migliaia di anni fa, presenta nell’elmo cerniere e feritoie moderne…
Non è colpa nostra, se il rilievo in pietra di Palenque esiste…
Non è colpa nostra, se l’ammiraglio Piri Reis non ha bruciato le sue antiche carte…
Non è colpa nostra, se gli antichi testi e le antiche tradizioni della storia umana contengono tante assurdità…
Ma è colpa nostra se, pur sapendo tutto ciò, non ci facciamo caso e non lo prendiamo troppo sul serio.
L’uomo ha davanti a sé un grandioso futuro, che supererà ancora il suo grandioso passato. Noi abbiamo bisogno della ricerca spaziale e della ricerca del futuro, e del coraggio di affrontare progetti che sembrano impossibili.
Ad esempio il progetto di un’esplorazione concertata del nostro passato, che può offrirci preziosi ricordi del nostro futuro. Ricordi che allora saranno dimostrati e, senza la necessità d’un appello a un atto di fede, illumineranno la storia dell’umanità. Per il bene delle future generazioni.».

Note aggiuntive di commento

Forse ci sarà consenso nei lettori con la mia idea, secondo la quale la tremenda narrazione del Mahabbarata si possa riferire ad una vera e propria persecuzione di un primordiale popolo terrestre che tanto porta a pensare che si tratti del “Piccolo Popolo”. Per capire bene lo stato di queste cose dei primordi della popolazione terrestre, credo che lo si possa paragonare a quello della persecuzione sistematica degli ebrei e non solo, da parte dei nazisti durante il passato conflitto mondiale. Si tratta in entrambi i casi di una pulizia etnica, come pure lo fu per i dalmati istriani con le “foibe” assassine subito dopo lo stesso conflitto.
Prego di riflettere sulla descrizione del presunto eccidio descritto nel Mahabbarata, fatto che ritengo utile ripetere di seguito: «…Descrive con orrore un’arma che poteva uccidere qualsiasi guerriero portasse sul suo corpo del metallo: se i guerrieri venivano informati in tempo dell’uso di quest’arma, si strappavano dal corpo ogni pezzo di metallo che portavano, balzavano in un fiume e lavavano a fondo se stessi e tutto ciò che avevano toccato. E non a torto, come ben sa l’autore, perché l’arma aveva l’effetto di far cadere tutti i capelli e le unghie delle mani e dei piedi. Ogni vivente, egli si lagna, diveniva pallido e debole.»…
Il “metallo” – secondo me – va interpretato in modo esoterico in base alle concezioni yoga della costituzione occulta umana con i “sette centri eterici” e parallelamente, in base alla concezione alchemica, dei “sette metalli” appunto. Perciò ogni «vivente» dovendosene privare “diveniva pallido e debole”, come viene raccontato dal cronista del Mahabbarata. Di qui la conseguente caduta edenica sul piano della dimensione eterica e l’inizio inevitabile di un vivere prigionieri nella materia infera privi di capacità tali da farsi “notare”, almeno, dai corpi umani che ne “ospitavano” una certa parte. Si tratta chiaramente del “Piccolo Popolo” frammentato e diviso dalla parte “vivente” attraverso i quattro stati della materia, ridotto così allo stato di esseri “elementali”, come descritto all’inizio, nella prima parte di questo saggio a puntate. Ma tutto ciò è anche una comprensibile concezione che fu necessaria per la creazione terrestre, così come ci viene narrato dai testi sacri delle varie religioni terrestri.
E degli extraterrestri cosa c’è da dire, al punto da porli in stretta relazione con i terrestri, ossia noi, e di conseguenza col il frammentato “Piccolo Popolo” ignoto quasi del tutto? Da un dialogo di un Forum con alcune note introduttive, che sarà trattato nella prossima terza parte, se ne parla con molto raziocinio, giusto in relazione ai noti fenomeni dei “Crop Circle”. I convenuti nel Forum sono concordi nell’attribuire tali fenomeni, come si vedrà, al “Piccolo Popolo”, ma qualcuno valuta anche la possibilità che siano invece gli extraterrestri a produrli…

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