di Nunzio De Pinto
SANT’ANDREA DEL PIZZONE – “Fin da piccolo la divisa mi ha sempre particolarmente attratto. Inizialmente volevo far parte della polizia stradale, poi convinto dalle parole di mio cugino (già militare professionista da diversi anni) che mi ha spiegato le nuove prospettive dell’impiego nell’Esercito (ormai proiettato al professionismo con tante possibilità di carriera, l’ impegno in teatri operativi esteri ed il conseguimento di numerosi brevetti) ho deciso di intraprendere questo lungo, faticoso ma entusiasmante percorso umano e professionale”. Inizia così l’intervista con il Caporal Maggiore Scelto Tommaso LAURITANO, nato a Sant’Andrea del Pizzone trentadue anni fa, dal 1995 nell’Esercito Italiano dove ha accumulato una vasta esperienza internazionale di “peacekeeper”. Attualmente è in servizio presso il Reparto Mezzi Mobili Campali della Scuola di Amministrazione e Commissariato di Maddaloni, dove è giunto da poco per essere più vicino alla sua famiglia. “La conoscenza di nuovi popoli” – ha sottolineato l’esperto professionista dell’Esercito – “nuove usanze e costumi ha elevato sia il mio personale bagaglio culturale che quello professionale; inoltre, il rispetto per la vita degli altri, l’umiltà e la capacità di saper ascoltare sono fra gli insegnamenti che maggiormente ho tratto da tutte queste esperienze”. Da quando nel 2005 il Governo ha deciso di sospendere la leva obbligatoria per passare ad un sistema di professionalizzazione del servizio militare, i nostri uomini e donne con le stellette hanno superato alla grande il “gap” che li divideva dai militari professionisti degli altri Paesi europei e mondiali. Tommaso Lauritano è stato due volte in Bosnia (1995 e 1997), in Albania nel 1997, tre volte in Kosovo (1999, 2001 e 2002), in Afghanistan (Kabul) ad inizio 2002, in Iraq nel 2004 e nuovamente in Afghanistan (Kabul) nel 2007 con il Reparto Mezzi Mobili Campali. Con quest’ultimo reparto, in forza alla S.A.C. di Maddaloni, guidato con mano sicura ed esperta dal Generale Antonino AGRICOLA, Lauritano è tornato a gennaio 2008 dall’Afghanistan. “Nelle mie prime otto missioni” – ha proseguito – “ogni giornata era diversa l’una dall’altra e si svolgeva, prevalentemente fra turni di pattugliamento, check point, lavori specifici del genio militare (interventi su strade, ponti etc.). Con l’ultima missione, invece, sono stato impiegato nel settore lisciviatura ed ho potuto constatare che il personale fa un lavoro oscuro ed intenso ma che riscuote ampi consensi da parte della collettività”. Interoperabilità, flessibilità, professionalità, ma tanto tanto cuore, ecco perché la via italiana al “peacekeeping” ha tanto successo e nessuno è in grado di copiarci.
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