Terza parte

A cura di Gaetano Barbella

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(Disegno tratto dalla mappa di Brescia centro - detto ring - Curiose maschere che inquadrano al centro dei politici del momento. A destra una mesta vecchia Italia della “fiamma tricolore”, e…)

IL MISTERO DI TELLUS LA TERRA CHE VIVE
(di Dario Spada – Giornale dei Misteri del marzo 1996 – Ed. Corrado Tedeschi – Firenze)

Vita e posizione astrale nelle città.
L’originale teoria di uno studioso bresciano.
Riferimenti biblici e presagi nostradamici.

Secondo una concezione che si rifà ad antiche cosmogonie l’individuo o, meglio, ciascun essere vivente, fa parte di un unico corpo senziente, gigantesco rispetto alle dimensioni umane, ma in effetti piccolissimo se considerato in termini astronomici. Questo corpo vivente è la Terra, o Tellus, dal nome della dea romana della terra. Gli esseri umani rivestono una funzione molto importante all’interno di Tellus, poiché ne sono le cellule più evolute, quelle del cervello. Ragionando secondo questa ottica, e una volta preso coscienza di questo, si comprenderà come l’ordinaria vita di ogni giorno altro non sia che sogno (maya) e ci si accorgerà che ogni cosa, anche la più insignificante costruita dall’uomo che pensavamo essere priva di vita, in effetti non è tale. Si imparerà così a vedere che le costruzioni umane, i fabbricati, le strade e le grandi vie di comunicazione sono forze che nascono, crescono e muoiono. Si vedrà che le città e gli agglomerati urbani sono come foreste e intricati “disegni” della madre terra, ciascuno vibrante di una propria forma di vita.
Questa ipotesi è tenacemente sostenuta da un geniale «ricercatore solitario» (come egli stesso ama definirsi) che ha avuto modo di intravedere fra le confuse pieghe della pelle terrestre tante mute figure allegoriche, solchi emblematici di vomeri nelle mani di misteriose volontà.

Questo eclettico personaggio, che risponde al nome di Gaetano Barbella, che vive e lavora a Brescia, ha condotto ricerche estremamente precise e profonde sulle topografie di numerose città e metropoli di tutto il mondo, studiando fin nei minimi dettagli le piantine topografiche delle stesse alla ricerca di questi misteriosi disegni che, a suo dire, si possono rintracciare creando quelli che lui stesso chiama «gli zodiaci», l’anima nascosta delle città.
Ammettiamolo, l’ipotesi è affascinante e, se permettete, un tantino inquietante. Ma ci è sembrato doveroso parlarne sul nostro GdM poiché, ne siamo certi, questo argomento costituirà un sicuro interesse per i nostri lettori.
Per approfondire il tutto ci siamo direttamente rivolti al signor Barbella che ci ha gentilmente concesso un’intervista.

D. Come ha scoperto questi disegni celati nella topografia delle città ?
R. Per rispondere con precisione dovrei parlare di me e di ciò che mi aspetto dalla vita in relazione a questi disegni, ai quali ho dato il nome di zodiaci in relazione a quelli noti nell’astronomia e nell’astrologia.
Per brevità elencherò le componenti che mi hanno condotto a produrli: a) l’interesse per le cose al di fuori della norma; b) una tenace curiosità investigativa; c) un’ idealità, forse esagerata, mirante a conciliare lo spirito con la materia. Ed ecco che circa un paio di anni fa la sorte mi pone davanti carta geografica dell’America del Nord ove intravedo i quattro esseri viventi citati nell’Apocalisse: il vitello col Canada meridionale, l’aquila con Canada settentrionale, la Groenlandia con il simile all’uomo e il leone con l’Alaska.
D. Qualche lettore potrebbe sostenere che essendo numerose le vie che compongono una città è anche possibile, con un po’ di fantasia, creare figure seguendone certe invece di altre. Come risponde a questa domanda?
R. Potenzialmente questa possibilità è presente in via di principio e naturalmente la probabilità di ottenere un maggior numero di configurazioni che risultino coerenti la si può riscontrare in agglomerati urbani considerevoli. Tuttavia di solito se ne delinea una sola che domina la scena e la caratterizza.
Per dissipare perplessità cercherò di spiegare il metodo da me seguito. La condizione essenziale si basa sul fatto che la figura cercata deve essere considerata come vera e propria «incarnazione» di una certa realtà, o allegoria, il cui contorno deve poter trovare sul posto il giusto suo materiale genetico, ossia la «componentistica» urbana.
D. Nel corso degli anni si sarà fatto una idea di quale può essere una spiegazione possibile del fatto, perché queste figure?
D. Immaginate che tutto il creato, e non solo animali e vegetali, sia sostanzialmente vivente e se ne trovi il «segno». Ossia che tutto, dall’infinitamente piccolo all’immensamente grande, sia correlato ad una certa intelligenza e che se ne trovi la «traccia» del corrispondente agire e interagire in rapporto all’uomo, significherebbe aver finalmente trovato un appiglio a tutte le influenze, a volte inspiegabili di tanti fenomeni insoliti, classificati, in certi casi, paranormali. Questi disegni io li considero alla stregua di orme caratteriali di quel misterioso mondo di infiniti campi di forze delle più svariate energie, alcune delle quali, la scienza ufficiale sta sfiorando. Sta di fatto che molte risposte che suffragano le mie idee emergono indagando i testi della sacra Bibbia e le profezie del veggente francese Michel Nostradamus. Ma il discorso ci porterebbe molto lontano…

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(Disegno tratto dalla mappa di Washington)

Note aggiuntive di commento

Seguono altre domande ma, per ciò che ora ci interessa, credo sia superfluo parlarne poiché le mie esperienze successive mi hanno permesso di aggiornare quanto suddetto. Sono cose che si sono palesate fino ad oggi in relazione alla produzione di numerosi altri “zodiaci” (che poi ho chiamato surrealtà terrestri), ed altre interessanti concezioni di un tutto presente sul mio sito internet “Il geometra pensiero in rete”.

Le due porte di Pechino:
realtà crudeli.

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(Disegno tratta dalla mappa di Pechino orientata con il Nord in allto)

Scenari di una mente turbinosa…
Un incipriato vanesio cavaliere:
lo tradiscono due vezzi sul viso.
Con la realtà virtuale
or si diletta: che portento..
Gli sembra sano l’arto leso
e rinnovato, il calor del corpo.
A coronar le sue delizie,
una regal dormiente
il suo bacio attende.

Ma ei non sembra dare ascolto…
Vaghi ricordi d’innocenza mestizia.
Trasognate incerte gioie d’un giocar.
Costruir giunche con fragili legni,
e poi…sospinger mollemente.
Parea d’esser in lontano mar, felice,
e pesci qua e là, ma il tempo…
il tempo, non era in me.

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E così siamo giunti alla conclusione e si è capito finalmente come sia possibile rintracciare l’appropriato “territorio” plasmato dal misterioso e introvabile “Piccolo Popolo” o “Elementali”.
Ma è solo la mia opinione per quel che vale, potendo considerare le mie cartografie terrestri al limite di opere di un singolare artista che attinge dalla sua fantasia immagini, e li disegna usando questa o quella griglia topografica che più vi si armonizza.
La verità è che il buon artista non può fare in questo modo, semmai sarà la griglia mappale a suggerirgli l’immagine che per strane e inesplicabili ragioni sorge nella sua mente. Ed è, poi, un tutt’uno a correre dietro a questo o quel segno della mappa per trarre la figura che è presente, dapprima, vagamente in lui.
Il vero artista non copia – mettiamo – un paesaggio, ma trae da esso l’anima secondo la sua capacità di farlo. E per questo può anche scegliere una tecnica espressiva diversa dal consueto. Un’opera d’arte non è una fotografia.

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