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“Alla cerimonia d’apertura ci sarò e vinco la medaglia d’oro

di Nunzio De Pinto

CASERTA
– “Certi politici, anche se sono vicini alle mie idee, sono incompetenti: non capiscono certe cose al di fuori del loro mondo. Non vedo perché disertare la cerimonia di apertura, allora tanto valeva boicottare i Giochi. E poi alla ministro Meloni chiedo, ma lei diserterebbe l’occasione della vita?”. All’appello del ministro della Gioventù di non partecipare all’apertura di Pechino 2008 arriva un montante portato dal peso massimo campione del mondo di pugilato, Clemente Russo da Marcianise. “I politici devono fare i politici, e io sono qui per fare sport” - ha detto ancora Russo commentando le parole del ministro Meloni – “quindi non ci penso proprio a disertare la cerimonia d’apertura dei Giochi. Tra l’altro storicamente per i Giochi si sospendono le guerre. Persino nel pugilato, che viene erroneamente considerato sport violento, c’é una fratellanza difficile da riscontrare in altri settori. E poi” - ha aggiunto l’azzurro – “come posso dare giudizi sulla Cina se non la conosco? E’ la prima volta che vengo a Pechino, ma quando non mi alleno sto sempre dentro il villaggio atleti, quindi non ho visto niente. Voglio sfilare per l’Italia e per la mia Campania - dice ancora il campione del mondo dei pesi massimi dilettanti - per dare un segnale anche dopo quel pezzo su di me che ha fatto sull’Espresso lo scrittore Roberto Saviano. Mi ha attribuito frasi che in realtà non gli ho detto, ma l’articolo era bellissimo lo stesso”. È scatenato Clemente Russo. Dopo essersi preparato duramente per quattro anni, un ministro pretende dagli atleti un gesto che è di esclusiva competenza dei politici. Ci doveva pensare il Governo: o non si andava ai Giochi, oppure alla cerimonia d’apertura non partecipa alcun componente del Governo e dell’opposizione. Ma chiedere agli atleti, dopo innumerevoli sacrifici personali, di non prendere parte alla cerimonia d’apertura dei Giochi Olimpici che solo per alcuni si ripetono negli anni a seguire, è pura fantascienza e ipocrisia. Sulla stessa falsariga di Clemente Russo, c’è un altro atleta azzurro con speranze di medaglia: Roberto CAMMERELLE. “Disertare la cerimonia d’apertura? Non ci penso proprio”. È stato il secco commento del campione del mondo dei supermassimi, e grande favorito per l’oro di Pechino. Cammarelle respinge al mittente l’appello del ministro Giorgia Meloni di disertare l’apertura delle Olimpiadi. “Non sono qui solo per tentare di vincere” - dice ancora il poliziotto che l’anno scorso vinse il titolo iridato a Chicago – “ma anche per partecipare alla cerimonia d’apertura. Alle Olimpiadi è un momento molto importante, e io voglio assolutamente esserci”. Passando all’aspetto puramente agonistico, Clemente Russo si dice pronto a vincere la medaglia dal colore più bello: l’oro. “Scrivetelo in grassetto: a Pechino vincerò l’oro dei pesi massimi, perché sono il più bello ed il più forte della mia categoria. Conquisterò la Grande Muraglia, Gengis Khan non è riuscito ad oltrepassarla, io ce la farò”. A livello dialettico Clemente Russo è il “Cassius Clay” del pugilato italiano, e potrebbe essere tranquillamente soprannominato il “Labbro di Marcianise”, così come l’immenso Ali lo era di Louisville. In attesa di eguagliarlo in fatto di vittorie a tutti i livelli, il 26enne peso massimo marcianisano ha già fatto un pezzo di strada: l’anno scorso a Chicago ha vinto il titolo mondiale dilettanti della sua categoria, e ora spera di fare come “Il Più Grande”, nel senso di vincere un’Olimpiade (per Clay fu quella di Roma 1960, quando aveva appena 18 anni e combatteva nei mediomassimi). In coppia con l’altro gigante azzurro Roberto Cammarelle, iridato dei supermassimi e favorito di Pechino, Russo è l’uomo che potrebbe scrivere un’altra pagina di storia della boxe italiana, lo sa e non si nasconde. “Il cubano Acosta e il russo Chakhiev sono forti, poi ci sono un bielorusso, argento ad Atene, e l’ucraino Usyk, ma il campione del mondo sono io” - dice l’azzurro – “quindi sono loro che devono temermi”. Russo è sicuro di vincere anche dal punto di vista dell’estetica, “perché nell’Australia c’é un peso massimo che si chiama Brad Pitt, ma sono più bello, e sicuramente più bravo, anche di lui”. Quasi superato l’impatto con il fuso orario (“certe volte mi sento ancora rallentato, ma passerà tutto in un paio di giorni”), inesistente il problema di caldo e umidità (“qui ci sono condizionatori dappertutto, a casa mia no e infatti ogni volta che mi alleno a Marcianise consumo quattro magliette”), per Russo rimane un’unica incognita, quella del fattore campo. Infatti nella categoria fino a 91 chili la Cina schiererà uno dei suoi pugili migliori, quello Yushan Nijiati che potrebbe essere favorito da arbitri e giudici. “L’ho già battuto due volte” - fa subito presente Russo – “una delle quali in casa sua qui in Cina, e affrontarlo di nuovo non mi spaventa. Certo stavolta sarebbe l’Olimpiade e allora per batterlo, e non permettere certi trucchi dei giudici, non c’é che un modo, toccarlo e muovere molto le gambe per scappargli via danzando sul ring, in modo da non farsi mai toccare. Yushan non mi deve proprio vedere: se mi sfiorasse anche solo un braccio, i giudici gli assegnerebbero il colpo con la macchinetta”. Insomma, vola come una farfalla e pungi come un’ape, la formula che in passato ha portato fortuna a uno molto più famoso di lui, ma il modo di combattere è un pò lo stesso e forse non è un caso che a Russo siano già arrivate interessanti proposte dagli Usa per passare professionista dopo le Olimpiadi. “Ma prima” - sottolinea lui – “devo conquistare l’oro dei Giochi, la Campania non lo vince dai tempi di Patrizio Oliva e sarò io ad interrompere il digiuno”.

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