«Nella nostra commedia, Burn after reading, tutti vanno a letto con tutti»
Pitt & Clooney: «Noi belli e idioti
prendiamo in giro i potenti Usa»
I due divi hollywoodiani mattatori alla Mostra: «Dietro le risate la stupidità di Bush»
VENEZIA — George Clooney, Brad Pitt, i registi Ethan e Joel Coen, Tilda Swinton e Frances McDormand (mancavano i co-protagonisti John Malkovich e Richard Jenkins) se fossero stati in concorso — invece di essere fuori competizione con Burn after reading e scelti da star acchiappa pubblico per l’inaugurazione della Mostra del cinema — si sarebbero portati a casa il Leone d’oro della commedia degli equivoci. Avrebbero vinto diversi premi, da consumati e astuti attori e anche uomini d’affari e filantropi come sono in realtà, perché, prestandosi al gioco di una irridente commedia brillante — dove i maschi interpretano ruoli da belli e stupidi e le donne da mogli o amanti che non sono aquile — in realtà hanno minimizzato la carica politicamente scorretta e di denuncia nei confronti di un’America disastrata. «Dove tutti vanno a letto con tutti — ha ammesso il golden boy non più giovincello Clooney utilizzando alcune battute del copione — e cercano partner su Internet e hanno a che fare con un potere ottuso come loro e come i centralini automatizzati, che non capiscono le vere domande poste dai cittadini ». Occorre un passo indietro, che spiega diversi retroscena della serata inaugurale e dei festeggiamenti ai divi prestatisi anche al perverso gioco di domande surreali. Esempi: «George, quando deciderà di sposarsi?».
E lui: «Sono già sposato o lo sarò presto». Pitt, alla questione della sua pluri- paternità, ha ribattuto, tra il serio e il faceto: «Entro il prossimo anno avrò altri due figli e poi dividerò e accudirò la prole con George». Non è tutto: da abile doppiogiochista, come ha dimostrato di essere durante lo sciopero degli attori, George ha risposto a chi gli chiedeva se non avrebbe preferito essere a Denver alla Convention democratica: «Amo l’Italia e il Festival. Per me era corretto sostenere il film. Sono altri a dover fare le loro parti per le prossime elezioni». Il film portato al Lido (e poi al Festival di Deauville e di Toronto per ridurre le spese delle trasferte) è un prodotto indipendente, prevenduto nel mondo a compagnie diverse (Medusa in Italia) e che mira a bissare il successo di prodotti brillanti e i in realtà politicamente scorretti, tipo Tropic Thunder in testa agli incassi. Però, alla domanda seria «che cosa capirà l’America di questa feroce parabola di un Paese in crisi di valori e di istituzioni, popolato da persone sole e guidato da poteri pericolosi?», George, Brad, Ethan e Joel, pur continuando a strizzare l’occhio alla commedia che stavano interpretando, hanno ammesso: «Sì, è un film sostanzialmente amaro, disincantato, che suggerisce al Paese un cambiamento, che parla anche della stupidità di Bush e di chi è alla guida della Cia. Occorre un cambiamento in Usa, il film lo suggerisce e infatti potrebbe anche avere un seguito».
Ora i Coen dirigeranno una nuova pellicola su una comunità «molto ebrea». Pitt, che per i Coen è diventato un guru da cartoon della forma fisica, si dedicherà tra due mesi al lancio di un suo atteso film della Paramount, Benjamin Button, pronto e visto da molti, ma negato a tutti i Festival perché gli studios mirano agli incassi di fine anno.
Giovanna Grassi: Corrire della Sera.it
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