Conosciamo tutti le vicende di quel povero marine a cui la mogliettina tranciò il pene con un coltello.
Non tutti sanno, invece, che il nome del Grande Amputato è entrato nel vocabolario USA come sinonimo di pene, da cui Bobbittectomy (bobbittectomia), To bobbittize (bobittizzare), To do a Mrs. Bobbitt (fare la signora Bobbitt) e Bobbit syndrome (sidrome
di Bobbitt).
Non c’è che dire, gli Americani sono maestri nell’ enfatizzare qualsiasi avvenimento e nel farne subito un business. Dopo aver tenuto il mondo intero davanti ai televisori per segui-re il processo si son messi a vendere mutande di sicurezza e dare -sempre a noi
uomini - consigli di dormire a pancia in giù o con un occhio alla volta.
L’altra metà del cielo, invece, ha organizzato corsi di solo taglio.
Non mi soffermo su considerazioni psicoanalitiche, quali l’invidia del pene, la castrazione, né sulla caduta del dio Priapo e della società fallocratica; non posso però trascurare la notizia secondo la quale noi Italiani, pardon Italiane, anche in fatto di tagli non vogliamo
essere secondi a nessuno, e così con sette colpi, sette andati a segno in meno di un anno, conduciamo una particolare classifica stilata in seguito ad uno studio effettuato dalla Italmedia (1).
E’ noto anche un tentativo, per fortuna quasi a vuoto, di una donna casertana che cercò – la perfida - di evirare il marito con un morso (2).
Vorrei, infine, ricordare quell’ episodio che si verificò tanti anni fa a Napoli, ma rimasto del tutto sconosciuto se non lo richiamasse ogni tanto alla memoria una canzone appositamente composta,
‘O rasulo (II rasoio), e se non si ricordasse il fatto che il povero evirato non riusciva a trovare un avvocato che lo difendesse, perché nessuno, principe del foro o paglietta, voleva – data l’indole dei napoletani - che gli appioppassero l’appellativo devastante di
“Chillu?…E’ l’avvocato du c.”.
Renato Nicodemo
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