Una molto libera traduzione in vernacolo di Franco Pastore
LEONE ED IL TOPOLINO
‘Nu topolino ardito,
In cerca ‘e guai,
passeggiava sopra un leone
gruosso assai.
Svegliandosi ‘a bestia,
che durmeva,
lo trattenne per la coda
con l’intenzione,
di fare, lì per lì, colazione.
- Che cazzo stai facènn(e)
disse quello,
‘nu iuòrno, ti sarò di grande aiuto!,
Ma, si me fùtte mo’,
sei un cornuto!-
Sorrise, allora, ’o re degli animali
e lo lasciò scappare il topolino,
continuando a fare il pisolino.
Ma un giorno,
ca fu fatto prigioniér(e)
da cacciatori fetenti
e scriteriati,
il topolino corse e lo salvò:
tagliando con i denti quella fune,
che all’albero lo teneva imprigionato,
il debito,che aveva, fu saldato.
- Pure uno, peccerìlle cùmm’a me,
può essere un grande amico,
pe’ ‘nu rre! -
Gridò il topolino al re leone
che, pa’ paura,
s’era fatto ‘ndò cazòne.
‘O pregio non consiste nell’altezza,
ma è dìnt’ò còre
‘a forza e la grandezza.
F. Pastore: “FEDRO ED ESOPO in napoletano”
(Trad. dal greco). Mentre un leone dormiva in un bosco, topi di campagna facevano baldoria. Uno di loro, senza accorgersene, nel correre si buttò su quel corpo sdraiato. Povero disgraziato! Il leone con un rapido balzo lo afferrò, deciso a sbranarlo. Il topo supplicò clemenza: in cambio della libertà, gli sarebbe stato riconoscente per tutta la vita. Il re della foresta scoppiò a ridere e lo lasciò andare. Passarono pochi giorni ed egli ebbe salva la vita proprio per la riconoscenza del piccolo topo. Cadde, infatti, nella trappola dei cacciatori e fu legato al tronco di un albero. Il topo udì i suoi ruggiti di lamento, accorse in suo aiuto e, da esperto, si mise a rodere la corda. Dopo averlo restituito alla libertà, gli disse: - Tempo fa hai riso di me perché credevi di non poter ricevere la ricompensa del bene che mi hai fatto . Ora sai che anche noi, piccoli e deboli topi, possiamo essere utili ai grandi.
Esopo visse nel VI secolo a.C., nell’epoca di Creso e Pisistrato. La sua opera ebbe una grandissima influenza sulla cultura occidentale: le sue favole sono tutt’oggi estremamente popolari e note. Della sua vita si conosce pochissimo, e alcuni studiosi hanno persino messo in dubbio che il corpus di favole, che gli è attribuito, sia opera di un unico autore. La tradizione vuole che Esopo sia giunto in Grecia come schiavo di un certo Xanthos (Ξανθος), dell’isola di Samo. In seguito, lo si vuole alla corte di Creso, dove avrebbe
conosciuto Solone. Secondo Erodoto, Esopo morì di morte violenta, ucciso dalla popolazione di Delfi. Si dice che fosse di aspetto orribile e la sua statua, nella Villa Albani, a Roma lo confermerebbe.
Lascia un Commento