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 (Colonnello Ornello Baron con il papà Sebastiano reduce di Takrouna)

di Nunzio De Pinto

CASERTA
– Quando si dice: “Figlio di cotanto padre”. Il Colonnello Ornello Baron è figlio di un paracadutista della “Divisione Folgore” che combatte con eroismo e coraggio ad El Alamein e non si è mai dichiarante cooperante con gli inglesi neppure nei campi di prigionia dove venne richiuso al termine dell’epica battaglia che segnò la fine dell’avanzata di Rommel in nord Africa. Anche il figlio, già comandante del 5° Reggimento Alpini di Vipiteno (dove oltre il 70 per cento era composto da giovani del Sud e molti della provincia di Caserta) nel corso di una missione di peacekeeping si è comportato come avrebbe voluto il suo papà e, con decreto 2 giugno 2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nr. 166 del 17 luglio scorso, al colonnello Ornello Baron è stata concessa la “Croce di Bronzo al Merito  dell’Esercito”, con la conseguente motivazione: “Ufficiale superiore in  possesso di indiscusse doti morali e professionali, ha assolto l’impegnativo incarico di comandante della Task Force “Aquila”" nel corso dell’operazione “Joint Enterprise” in Kosovo con eccezionale slancio, encomiabile spirito di sacrificio e preclara professionalità, prodigandosi con fermezza, intelligenza ed elevatissima competenza per il raggiungimento dei compiti ricevuti. In  particolare,  la  sua  brillante  azione  di comando e controllo, puntuale  ed  incisiva, sostenuta da eccellenti capacità concettuali ed  organizzative,  ha  assunto  uno  specifico  risalto  durante  le operazioni “Tiger Claw” 14-16 ottobre 2005), “Lightning” 21-24 ottobre 2005)e “2ND Surprise” 9-11 novembre 2005), condotte dalle unità della brigata multinazionale sud-ovest al fine di garantire la sicurezza e la libertà di movimento a tutti i gruppi etnici,  contrastare la criminalità organizzata e sostenere le Forze dell’ordine,  locali  e delle Nazioni unite, nella loro azione di controllo  del  territorio. Durante  tali attività, attraverso l’adozione di procedure pienamente rispondenti, organizzava un’efficiente rete informativa che gli consentiva, tra l’altro, di  coordinare magistralmente le Forze di polizia locali ricevute in concorso, permettendogli di conseguire brillanti risultati sfociati nella confisca di un’ingente quantità d’armi e munizioni e nell’arresto di pericolosi criminali locali. Magnifica figura di ufficiale superiore che, nel corso dell’intera  missione, si adoperava, con analoga determinazione e convinzione, anche per  mantenere rapporti di collaborazione cordiali e costruttivi sia con le  autorità internazionali che con le rifondate istituzioni kosovare, avviando e finalizzando numerose attività di cooperazione civile-militare che gli hanno  consentito di promuovere un’immagine positiva e dinamica del nostro  contingente, delle nostre Forze armate e del Paese”. Prizren (Kosovo), 19 luglio 2005-24 gennaio 2006.

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