DAL VANGELO SECONDO MATTEO
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: “Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna, la circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei pimi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!” Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?”. Gli risposero: “Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo”. E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”.
CONTESTO
Gesù si rivolge a persone autorevoli per conoscenza e per esperienza di vita. Non sono ignari delle Scritture e della storia sacra, hanno la possibilità di intendere i significati nascosti della Parola di Dio. Perché Gesù non parla allora apertamente, dal momento che avrebbero potuto capire bene i riferimenti alle profezie e alla storia di Dio con il suo popolo? La risposta è molto semplice. Quando si pretende di sapere, il dialogo diventa invece che confronto… conflitto. Per dialogare è necessaria la disponibilità a ricevere prima che a dare. Gesù sapeva che ogni parola poteva essere occasione di scontro e allora, per consentire la semina del significato, va oltre l’ostacolo! Gioca di anticipo… la parabola infatti è una modalità di linguaggio capace di entrare per l’immediatezza dell’immagine e quindi di lasciare dietro di sé germi di verità da applicare poi personalmente alla vita, ognuno secondo la sua misura. La vigna è una figura nota ai sacerdoti e agli anziani di Israele, simbolo dell’amore di Dio che cura con attenzione il popolo eletto. Una vigna non esposta, ma circondata dall’abbraccio di una siepe speciale: l’amore di predilezione del suo Creatore. Questo amore che inizialmente viene dato a larghe mani direttamente da Dio poi viene elargito per le persone deputate alla cura della vigna. Ed è qui che l’uomo è chiamato ad acquistare uno sguardo nuovo. Noi vorremmo essere sempre dei privilegiati, vale a dire: è il Signore che deve prendersi cura di noi, sempre, personalmente, non altri… le persone che egli manda spesso non ci soddisfano, al punto da non dare frutto, anzi questo fatto ci scatena la violenza, perché la vigna è diventata nostra, compresi i frutti. Ognuno che arriva e pretende da parte di Dio, riceve da noi bastonate. E quando egli manda il figlio, non si ragiona più. La sete dell’eredità oscura la vista e l’unico criterio di esistenza beata per noi resta l’eliminazione. Fatto fuori il figlio, non ci sono più concorrenti: tutto diventa nostro. Ma Qualcuno attende per chiedere conto. E quella vigna che è un dono gratuito viene tolta per essere data ad altri. La vita umana è tutta una questione di pietre: scelte e usate per la costruzione di sé, oppure scartate e lanciate contro chiunque si presenta a noi. Il regno di Dio è una cosa seria. Quando la smetteremo di giocare a buoni e cattivi? Lasciamo cadere i muri della presunzione se vogliamo raccogliere frutti di gratuità.
PREGARE IL TESTO
Signore, concedimi di entrare in punta di piedi nella tua vigna.
Tu mi hai insegnato a rispettare ogni tua creatura, perché immagine tua, ma ogni volta io preferisco specchiarmi nel desiderio del possesso. Tutto mio! Come se questo potesse rendermi felice.
Un cantico d’amore all’insegna del dono, questo è il solco della beatitudine.
Perché continuo a zappettare i cigli dei burroni, a sradicare le piante della misericordia, ad attendere che germoglino le spine del tormento?
La gioia dell’abbandonarmi a te, quanto vorrei farne esperienza, mio Dio!
Torna, Signore, a mandarmi i servi della tua volontà finché imparerò a riconoscerli come alleati e non come nemici.
Questa vigna che insieme coltiviamo possa diventare per me sapore di incontro, vino delizioso della tua predilezione per noi.
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