Da Studenti.it
Abbiamo incontrato a Roma, dove si trovava in occasione del Festival del Cinema, L’Aura, la cantante autrice di hit quali “Radio Star”, “Irragiungibile” e “Non è una favola”.
Prendendo spunto dalle sue ultime fatiche artistiche, il duetto con Gianluca Grignani nel brano “Vuoi vedere che ti amo” e la composizione della canzone “Nell’Aria” per la colonna sonora del film “Un gioco da ragazze”, abbiamo passato insieme a lei un’ora buona, discutendo ovviamente di musica ma anche di politica, scuola, sogni artistici e percorsi spirituali, in una chiacchierata a 360 gradi che ci ha permesso di conoscerla meglio, come artista e come donna.
Una donna che ha tanto da dire, e che siamo stati veramente felici di ascoltare.
“Un gioco da ragazze”, film per il quale hai composto la canzone “Nell’Aria”, è stato presentato al Festival del Cinema di Roma. Ti va di raccontarci com’è nata questa collaborazione tra la tua musica e il cinema del regista Matteo Rovere?
E’ stato lo stesso Matteo a cercarmi per propormi di comporre e interpretare un brano per il suo film. Sia perché, come mi ha spiegato poi, voleva un’artista con la mia “faccia” e della mia “età”, sia perché già in passato, come nel mio singolo “Non è una favola”, avevo cantato dei temi che venivano affrontati in “Un gioco da ragazze”: la noia autodistruttiva delle ricche rampolle di buona famiglia, le famose “ereditiere”.
Attraverso una conoscenza in comune, Marco Salom che è il regista “storico” dei miei videoclip, si è messo in contatto con me, e io ho accettato con convinzione e gioia.
Sicuramente il mio “duplice” modo di essere è stato fondamentale per essere cercata da Matteo: eterea e sognante da un lato e politica, anche se non politicizzata, dall’altro.
Ho infatti una testa surrealista, sopra la realtà ma sempre consapevole di quello che è la realtà.
Hai avuto difficoltà a scrivere ispirandoti a un’idea creativa d’altri? Non l’hai sentito un po’ come scrivere su commissione?
In realtà si scrive sempre su commissione: a meno che tu non sia John Lennon c’è sempre una casa discografica che ti dice “scrivi quello che vuoi ma entro questi limiti e con questi parametri”.
E io, devo confessare, sono ben contenta che ci sia qualcuno che mi dia questi parametri, se non li avessi non credo che scriverei cose poi così belle: perché le cose belle non sono quelle per pochi, ma quelle trasversali, che riescono a trovare quel quid che riesce a farti parlare a tanti e non solo a te stesso.
Non è stato quindi difficile mettermi a comporre con questa “commissione”.
Insieme ad Andrea Farri, che è l’autore della colonna sonora di “Un gioco da ragazze”, ci siamo messi al pianoforte a suonare e cantare, ed è venuto tutto da sé.
In questi giorni ci sono state molte manifestazioni da parte degli studenti contro la riforma della scuola, e queste proteste sono arrivate pure al Festival del Cinema.
Se ti trovassi di fronte uno di questi studenti che cosa ti sentiresti di dirgli, che consigli gli daresti per rendere più efficace la sua protesta?
Per la mia esperienza penso che, più delle manifestazioni e degli scioperi, la strada da percorrere sia un’altra.
Innanzitutto rompere le palle al governo inondandolo di milioni di lettere, chiedendo come priorità insegnanti migliori, più preparati e motivati, perché senza questo punto di partenza è inutile proprio parlare di scuola.
C’è bisogno di insegnanti che siano dei punti di riferimento, senza questi i ragazzi la scuola la abbandonano, e anche se ci restano rischiano di sprecare solo tempo, e tutta la società di sprecare energie e potenzialità.
Come seconda cosa gli direi di muoversi su un piano di dissidenza sempre più propositivo, di mettersi loro stessi a fare gli insegnanti e far vedere concretamente cioè che secondo loro deve essere la scuola e l’università, facendo una provocazione che dica “in classe non imparo niente”, “ecco invece come dovrebbe essere organizzata l’istruzione pubblica!”
Penso che tutti gli studenti si debbano mettere in gioco e propongano con atti concreti quale modello di scuola vogliono.
E poi credo che debbano battersi su un punto fondamentale, che è quello di una riduzione degli alunni presenti per ogni classe: perché anche un buon insegnante non può umanamente trasmettere cultura e passione se ha davanti a sé trenta teste, una diversa dall’altra.
E infine gli consiglierei di chiedere che ci sia un orientamento serio nelle scuole, per fare in modo che ogni ragazzo scopra ciò che vuole realmente fare nella vita, e si prepari al meglio su ciò che può dare di innovativo e utile alla società.
Da pochissimo è anche uscito il singolo di “Vuoi vedere che ti amo”, canzone di Gianluca Grignani che ha voluto riproporre in una nuova versione, nella quale duetta proprio con te.
Sì, e sono molto contenta di questa collaborazione: un giorno Gianluca mi ha chiamata per dirmi che voleva fare questo duetto con me.
Era il suo primo duetto e voleva una persona come me, così diversa da lui, e quindi così complementare: io sono ariosa e sognante, lui invece così terreno e pratico, lui così rock e uomo, io molto femminile nella mia musica.
Queste differenze sono state la nostra forza: io ho dato alla sua musica un aspetto molto etereo, e lui invece mi ha fatto apparire più umana, più concreta.
In quei giorni di lavoro e di vita insieme ho visto grazie a lui cosa significa tirare fuori l’istinto, senza troppe mediazioni di testa, come tendo sempre a fare io.
Finite queste collaborazioni con Gianluca Grignani e Matteo Rovere in cosa sei impegnata adesso?
Sto componendo le nuove canzoni per il mio prossimo album, e questo mi sta prendendo molta energia creativa.
Vorrei che questo nuovo disco avesse un filo conduttore ben preciso, e sto quindi lavorando in maniera diversa rispetto ai miei primi dischi, dove mischiavo tantissimi generi diversi.
In questo album vorrei dedicarmi a due generi musicali ben precisi, uno più romantico/ballad italiano e un altro più soul americano anni ‘60, un genere questo che è abbastanza nuovo per me e che voglio esplorare, anche perché mi diverto a fare cose sempre diverse.
In questi tuoi primi anni di carriera puoi vantare un numero e una qualità straordinaria di collaborazioni, duettando con Baglioni e Grignani, aprendo i concerti di Alanis Morissette e R.E.M.: per il futuro, se potessi scegliere, con chi vorresti collaborare?
Per esempio, quale artista vorresti che scrivesse un brano per te?
Se fosse ancora tra noi ti risponderei senza dubbio John Lennon, ma restringendo il campo della scelta ai vivi ti potrei rispondere Bob Dylan, ma più di tutti David Bowie… ok, lo so… sto sognando!
E continuando a sognare, con quale grande artista vorresti dividere il palco per il live dei tuoi sogni?
Tra gli italiani sicuramente Subsonica e Bluvertigo, e la PFM.
Per gli stranieri mi piacerebbe poter cantare live insieme a qualche grande band, Coldplay e U2 su tutti.
E se proprio vogliamo continuare a sognare voglio confessare il mio grande sogno nel cassetto: poter collaborare con Arvo Part, che è uno straordinario compositore estone di musica classica contemporanea: ancora non mi sono fatta avanti, ma un giorno andrò lì a propormi dicendogli “Ti prego fammi fare qualcosa con te”!
E chi vorresti più di tutti che interpretasse una canzone scritta da te?
Ho un modo di scrivere che non so se possa essere adatto a qualcun altro, e allo stesso tempo probabilmente potrei scrivere canzoni per tutti, perché mi piace tutta la musica e cimentarmi con i vari generi.
Non ho un’idea precisa però di chi potrebbe essere: quasi sicuramente dovrebbe essere un uomo, perché mi piace la diversità e l’idea che gli uomini scrivano per le donne e viceversa, così come darei volentieri una mia canzone a un giovane emergente.
Però devo dire che penso che ognuno dovrebbe cantare le canzoni che scrive, fare l’interprete è bello ma non come imparare a scrivere le proprie canzoni.
Mi piacerebbe di più produrre qualcuno, cercare di guidarlo e aiutarlo a tirare fuori quello che ha dentro.
Ma per riuscire a fare questo ci vuole molta esperienza, quindi ci ripenserò tra un bel po’ di anni.
Per concludere vorremmo fare riferimento all’autobiografia che hai scritto per il tuo sito, e che si conclude con un “comincio a sentirmi molto ottimista”.
Cosa ti fa essere ottimista?
Il fatto che stiamo toccando il fondo: basta guardarsi intorno per vedere come un mondo sta crollando, e questo mi fa essere ottimista, perché almeno non siamo più in una fase di stallo e le cose si stanno muovendo velocissimamente.
Le borse crollano, un modo intero di affrontare la vita sta crollando, la gente è sempre più stressata, ma dopo che hai toccato il fondo non puoi che risalire.
Dove trovi la forza di essere ottimista di fronte a questa situazione, e invece non ti butti giù restando in balia delle crisi e degli eventi come fanno tanti altri?
Innanzitutto l’ottimismo l’ho trovato attraverso un percorso spirituale, e questa è qualcosa che tutti possono intraprendere.
Non parlo però di un percorso esclusivamente religioso, ma filosofico-spirituale, o anche psicanalitico.
Capirsi è la cosa più importante. Io ho passato dei momenti in passato veramente neri, nei quali avevo toccato il fondo, però lì ho capito che non avevo voglia di tornare a stare così male.
La mia catena di manie e di malesseri sono riuscita a interromperla, e tutti possono interromperla, basta guardarsi dentro.
Non puoi continuare solo a cercare fuori di te qualcosa che ti faccia stare bene. Certo un fidanzato, gli amici e la famiglia sono importanti, ma devi essere tu in prima persona a fare qualcosa per conoscerti e stare bene.
L’ottimismo deriva dalla consapevolezza. L’ottimismo cieco è dei pazzi e dei bambini: si tratta di un ottimismo meraviglioso, ma che non è pratico.
Fare figli per me è ottimismo, qualcosa che se sei pronto ti fa essere ancora più ottimista: quando educhi in maniera “sana” un figlio puoi pensare che quello che è il futuro, che stai mettendo una goccia di futuro dentro il tuo bambino.
E’ ottimismo perché devi essere bravo, devi dare senso alle tue azioni quotidiane, non ti perdi più nella voglia “megalomane” di “voler cambiare il mondo”, ma hai la possibilità di cambiare “il tuo piccolo mondo” ogni giorno
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