Tutti gli usignoli nascono per cantare, vivono studiando musica e muoiono trillando.
Ma una volta venne al mondo
una bambina anormale.
Si chiamava Bel Canto e il suo primo vagito fu un gorgheggio acutissimo, ma stonato.
I genitori del piccolo mostro si sentirono trafiggere il cuore.
< Cosa facciamo? >, chiese lui sperduto.
< Corro a chiamare il dottore>,
rispose lei trattenendo le lacrime.
Bel Canto li guardava alternativamente coi grandi occhi neri. Era bellissima.
< Se mi guarite la bambina >, disse mamma usignolo al medico chirurgo del bosco,
< Vi darò la collana d’oro che mi ha regalato mio marito il mattino del matrimonio>.
Il vecchio fece un movimento storto e sentì il solito reumatismo nelle ali.
< E’ stonata al cento per cento, signora >, rispose con tono professionale, < non c’è alcuna speranza >.
Il suo destino era l’immediata eutanasia, legalmente imposta dallo stato a queste orride e rarissime creature, oppure poteva essere allevata dai genitori fino alla maggiore età , ma a diciotto anni e un giorno sarebbe stata ricoverata per sempre alla clinica degli Irrecuperabili.
Il giorno del battesimo tutti i parenti avevano una faccia che sembrava piuttosto un funerale.
Crebbe bella e buona, anche se isolata da tutti perché gli usignoli, per legge, non possono ascoltare stonature.
Era una bambina quieta, che poteva stare per delle ore da sola a giocare con la bambola,
ma quando in estate andavano in villeggiatura al mare, si scatenava in voli lunghissimi fra la schiuma delle onde.
Studiava volentieri e suo maestro privato fu il gatto Mustafà, visto che nessun usignolo, mai, per nessuna somma al mondo, avrebbe accettato di dare lezioni ad una persona stonata.
Egli era molto religioso e pretese che l’usignola conoscesse a memoria i Sacri Testi.
< Molte migliaia di anni fa >, raccontava lisciandosi i baffi, < la prima coppia di usignoli cantava in maniera divina, spontaneamente, senza studio alcuno, ma ormai il dono del canto celeste è perduto per sempre >.
< E lei sa, signor maestro, cos’era che li faceva cantare così? >, chiedeva l’usignola, che si struggeva per il desiderio di gorgheggiare e non poteva.
< Cantavano perché si amavano >, rispondeva Mustafà affilandosi il minaccioso artiglio che portava al mignolo.
<Che cos’è l’amore, Mamma? >, domandò quella sera l’usignola, che era molto giovane e ignorante.
< L’amore è fare del bene a tutti senza avere niente in cambio >.
< Anche a quelli che mi pigliano in giro perché sono stonata? >.
< Soprattutto a loro, è quello il vero amore.
E fra cent’anni, quando morirai, potrai cantare per sempre con me, i fratelli e le sorelle, nel Paradiso degli usignoli, e non stonerai mai più >.
Fu così che quella notte Bel Canto sognò il Paradiso.
2 Commenti for "“L’USIGNOLA STONATA” UNA SPLENDIDA FAVOLA PER GRANDI E PICCINI DI DOMENICA LUISE"
E una favola talmente bella, che puoteva essere scritta solo da una persona molto buona. Non èfacile essere buoni con chi ti beffa.Alle volte mi viene la voglia di vendetta, ma poi desisto, secondo la tua favola poso imparare anche se sono molto grande? Sono usignolo stonato, perche non so scrivere bene i’italiano, devo asppetare di andare in paradiso per essere accettata?
Sei bravissima, leo snche le tue poesie e i commenti.
Un saluto affettuoso Olga
Grazie Olga, tu devi essere già una persona buonissima, dal momento che ti colpisce questa favola che esprime il perdono e l’altruismo. Sì anch’io trovo che sia una favola dolcissima e bellissima, è stata scritta ed illustrata da una mia carissima amica che si chiama Domenica Luise, Mimma per gli amici,è stata veramente molto brava.
Grazie per il contatto, sei stata gentile.
Con l’occasione ti invio tantissimi auguri per un felice 2009
Ciao, Tilde Maisto
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