TELERADIO NEWS
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Caiazzo, -9 novembre 2008.
Oggetto: Invio comunicati, notizie e foto con cortese preghiera di pubblicazione.
B I S
Castel Volturno. Tangenti per il concerto pro Saviano.
Ci hanno pensato le Forze dell’Ordine, che opportunamente avevano predisposto un vasto spiegamento, a consentire il regolare svolgimento del concerto pro Saviano, cioè a sostegno del giornalista finito nel mirino della camorra per il suo famosissimo libro - denuncia del sistema campano del malaffare. Il concerto, al quale domenica hanno partecipato numerosi artisti, con in testa la star internazionale Myriam Makeba, che in serata ha avvertito un malore, è stato in forse perché, a quanto trapelato, per consentirne lo svolgimento, la camorra avrebbe chiesto una cospicua tangente, che, naturalmente, gli organizzatori si sono ben guardati dal corrispondere, ma, anzi hanno denunciato il tutto alle forze di polizia. Primo round, quindi, in favore della Giustizia giusta, ma, secondo attenti osservatori, ora c’è in forte timore di un nuovo rigurgito del malaffare, che sembra restio a qualunque ravvedimento.
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Castel Volturno. Morta Miriam Makeba.
La famosa artista internazionale, accasciatasi al termine del concerto per la legalità tenuto a Castel Volturno, non ha retto all’emozione conseguita alle richieste estorsive fatte da akcui camorristi agli istallatori del palco. Camera ardente allestita presso la sala mortuaria della clinica “Pineta Grande”, dove la vedette era stata ricoverata dall’ambulanza accorsa per cercare di salvarle la vita, ma purtroppo non c’è stato niente da fare.
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Castel Volturno. IDV: “Corteo disorganizzato”.
Il partito Italia dei Valori, come preannunciato, in persona dell’on. Americo Porfidia, di Tommaso Morlando responsabile regionale per le politiche contro la criminalità organizzata, ed il direttivo cittadino dipietrista, ovvero il segretario cittadino Fabio Russo, il responsabile giovani Valerio Desiderio, Salvatore Traino ed una rappresentanza di ragazzi dell’Associazione Officina Volturno, è intervenuto alla manifestazione contro la camorra e l’illegalità organizzata dal Comune di Castel Volturno, la quale doveva svolgersi in data 8/11/2008 presso il Cinema Bristol in località Pinetamare. Ebbene, già durante le prime ore della mattinata, attraverso vie non ufficiali, apprendiamo che il corteo sarebbe stato dirottato all’Holiday Inn, dove si stavano svolgendo gli Stati Generali della Scuola, facendo poi ritorno al Cinema Bristol come previsto dal programma.
Giungiamo, dunque, nei pressi del Cinema Bristol intorno alle ore 11. Qui vi sono già altre persone, tra cittadini, politici, tra i quali alcuni esponenti dell’Amministrazione Comunale, rappresentanti delle associazioni, i quali attendono l’arrivo del sindaco e delle altre autorità per poi accomodarsi all’interno del cinema dove si sarebbe svolto il convegno. Pochissimi cittadini e molti addetti ai lavori, a dire il vero, ma comunque lì ad aspettare come da programma. Del resto questo era quanto prevedeva l’annuncio pubblicato sul sito del Comune di Castel Volturno nella sezione “calendario manifestazioni di Novembre” e successivamente reso pubblico dai quotidiani locali. Poco dopo, tuttavia, comincia a diffondersi come un tam tam la notizia che la manifestazione si sarebbe conclusa proprio all’Holiday Inn. Tra la perplessità generale delle persone ivi presenti ad aspettare il corteo che ribadiamo doveva giungere nei pressi del cinema Bristol, molti, compreso la delegazione del partito IDV ivi presente, cominciano ad allontanarsi. In quel momento, poco prima di andare via, incrociamo il Sindaco giungere al Cinema Bristol. Ci è stato riferito che poco dopo ha deciso comunque di fare un suo intervento dal palco del cinema, per accontentare le persone che lo avevano atteso inutilmente. Non troviamo parole per manifestare il nostro profondo dissenso dinanzi ad un comportamento che definire assurdo è un eufemismo. Prima si pubblicizza una manifestazione che deve svolgersi nei pressi del cinema Bristol, dopo un breve corteo che sarebbe partito dalla vicinissima piazza del Gabbiano. Poi si improvvisa una variazione del programma senza avvisare quanti avevano deciso di partecipare direttamente intervenendo al convegno al cinema Bristol. Infine, quasi come un contentino, il Sindaco decide di intervenire comunque nel luogo dove doveva svolgersi il tutto, e prende la parola motivando il perché si fosse deciso di far svolgere la manifestazione presso l’Holiday Inn. Forse il Sindaco rendendosi conto, nelle prime ore della mattinata, che la partecipazione al corteo che avrebbe dovuto marciare da Piazza del Gabbiano per poi approdare al cinema Bristol sarebbe stata totalmente deficitaria, ha ritenuto di mutuare il pubblico di un’altra manifestazione concomitante per gettare un po’ di fumo negli occhi a giornalisti “amici”? Probabilmente il Sindaco, avvisato telefonicamente da qualcuno che al Cinema Bristol lo stavano attendendo uno sparuto gruppo di persone, ha deciso di far concludere in “bellezza” la giornata della legalità presso l’Holiday Inn, non avendo il coraggio di ratificare un altro fallimento. Quando poi qualcuno gli avrà fatto notare che era quanto meno inappropriato lasciare attendere delle persone fuori al Cinema Bristol, che benché in numero esiguo, stavano lì come poveri sciocchi ad attendere, ha deciso di rispettare il programma canonico, ed intervenire con due parole di circostanza. L’unica conclusione che possiamo trarre da questa giornata è che i cittadini non sono vicini a questa amministrazione, oppure è la stessa a non saper “leggere” ciò che i cittadini chiedono… tutto sommato, considerando il modo approssimativo di agire… fanno senz’altro bene. (Italia dei Valori, sezione di Castel Volturno, il Direttivo Cittadino)
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Caserta come Superga?
Quattro morti e numerosi feriti a Buccino, nei pressi di Cosenza, in seguito allo scontro frontale fra due veicoli. Sarebbero tutti dell’Eldo Basket - Juve Caserta junior (pare tre dirigenti e un giocatore) i viaggiatori del bus coinvolto in un gravissimo incidente stradale in Lucania, dove la squadra giovanile casertana di basket era attesa per l’incontro del campionato dilettanti contro la formazione locale. Secondo le prime voci quattro morti e vari feriti, uno dei quali in condizioni disperate, a causa di un tremendo schianto, a quanto è trapelato provocato da un furgone, distributore di giornali, che viaggiava in direzione opposta e per cause in fase di accertamento sarebbe uscito di strada finendo la corsa contro il veicolo (monovolume) proveniente da Caserta con a bordo componenti, dirigenti e accompagnatori della squadra di pallacanestro giovanile. Al momento in cui scriviamo sono ancora in corso le indagini e gli accertamenti per individuare responsabilità e cause del grave sinistro e soprattutto l’esatta identità dei deceduti e dei feriti, anche per evitare inutili allarmismi conseguiti alla rapida divulgazione della ferale notizia. Che ad alcune persone più anziane ha riportato alla mente l’episodio, per la verità molto più grave, di Superga, nei pressi di Torino, dove, a causa della forte nebbia, nella prima metà del secolo scorso morirono tutti i componenti della squadra di calcio del grande Superga in seguito allo schianto dell’aereo sul quale viaggiava la comitiva contro la guglia del duomo della città piemontese. In segno di lutto e costernazione i responsabili della squadra basket Eldo - Juve Caserta senior hanno chiesto ed ottenuto il rinvio dell’incontro programmato nel pomeriggio domenicale presso il Palamaggiò, dove nessuno si sarebbe sentito di scendere in campo con la necessaria serenità.
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Caserta. UGL: ”Facciamo nostro il lutto della Eldo Basket”
A seguito dell’incidente occorso domenica mattina sul raccordo autostradale Sicignano-Potenza la segreteria provinciale della Ugl Caserta, attraverso una nota diramata agli organi di stampa dal Segretario Provinciale Sergio D’Angelo e dal Vice Segretario Ferdinando Palumbo, formula le sue più sentite condoglianze alle famiglie dei dirigenti e del giocatore della Eldo Juvecaserta tragicamente deceduti. “Conosco personalmente il presidente Rosario Caputo” ha dichiarato Palumbo “e sono certo che vorrà partecipare alle famiglie colpite dal lutto ed a tutta la squadra il dolore della nostra struttura. Sentiamo come nostri questi lutti “continua Palumbo “e per questo motivo proponiamo al sindaco Petteruti ed il presidente della provincia De Franciscis di rendere pubblici i funerali dichiarando una giornata di lutto provinciale”. La Ugl Caserta invita cittadini e tifosi a scrivere frasi di condoglianze all’indirizzo di posta elettronica info@uglcaserta.eu e promette di raccoglierle e di consegnare appena possibile al Presidente Caputo.
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Durazzano, pesticida killer?
Beve dalla bottiglia del pesticida liquido e muore, è mistero. Suicidio o tragica fatalità, sembra essere questo il mistero da risolvere per quello che è accaduto a Durazzano, in provincia di Benevento, ma a due passi da Caserta. Giuseppe Iadevaia, questo è il nome della vittima, nato a Durazzano, in provincia di Benevento, il 25 gennaio 1948 e residente in via Sant’Angelo al civico 6 è morto per un presunto suicidio o per fatalità. La tragedia, che è avvenuta nella prima mattinata, ha sconvolto la famiglia, che si chiede ancora cosa sia veramente successo l’attimo prima che le loro vite fossero state irrimediabilmente sconvolte. Quello che fino ad ora si sa è la quello che è emerso dall’interrogatorio dei parenti della vittima. Erano le cinque del mattino quando la moglie di Giuseppe si è svegliata di soprassalto, per i lamenti del marito. L’uomo non si sentiva affatto bene e la donna si era preoccupata. La signora si è alzata e si è precipitata nella stanza del figlio Alessandro per chiedere il suo aiuto. Il giovane è accorso nella camera da letto dei genitori dove l’uomo si trovava in preda ad atroci sofferenze ed in pessime condizioni. Con un fil di voce Giuseppe ha dichiarato alla famiglia che poco prima si era alzato dal letto ed aveva ingerito il pesticida che serviva per gli insetti, dalla bottiglia. Appena il liquido è entrato in circolazione nel suo organismo, il poveretto si è sentito male ma si è rimesso a letto normalmente. Poco dopo, sono iniziati gli atroci dolori addominali che non lo lasciavano riposare. Il giovane ha afferrato la bottiglia, dove effettivamente mancava il liquido, il contenitore era proprio della sostanza, aveva anche l’etichetta, come mai l’uomo l’aveva bevuta? Subito il giovane ha compreso l’emergenza, il padre era straziato dal malessere, il terrore di perderlo in quel modo era troppo grande. Senza indugiare e senza aspettare i soccorsi, Alessandro ha sollevato di peso il padre e lo ha trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di Maddaloni che era il più vicino logisticamente, portando con sé la bottiglia. All’arrivo al pronto soccorso però, nonostante gli interventi dei sanitari per pulire l’organismo dalla micidiale sostanza, l’uomo non è riuscito a farcela, è deceduto durante i trattamenti adeguati. Come da prassi, i medici del nosocomio hanno allertato i militari dell’Arma di Maddaloni per denunciare l’accaduto mentre i carabinieri di Sant’Agata de’ Goti, si sono recati nella sua abitazione per interrogare i parenti. La povera moglie di Giuseppe era sotto schok, non riusciva a capire cosa era successo, non poteva essere stato un incidente, una fatalità, il micidiale liquido non era stato travasato in un’altra bottiglia, si trovava proprio nel suo contenitore. Secondo gli inquirenti sembra che si possa escludere la fatalità e pensare che si fosse trattato di suicidio. Resta da capire il movente, il perché dell’insano gesto. Non ci sono episodi precedenti che potevano lasciar prevedere un gesto tanto disperato. Giuseppe è morto tra atroci dolori, insieme a lui, soffriva anche il figlio Alessandro. Un mistero che il poveretto porterà con sé, il motivo non si conosce, il povero Iadevaia era un uomo tranquillo, cosa poteva averlo spinto a desiderare la morte ed in quel modo brutale. Alla sua famiglia resta il ricordo di una giornata terribile e della perdita, assurda, della persona amata. Il corpo senza vita del 60enne è stato trasferito nel reparto di medicina legale dell’ospedale San Sebastiano e Sant’Anna di Caserta, su disposizione del Magistrato di turno alla Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, il dott. Ricci, che ne ha chiesto la visita autoptica che ci sarà probabilmente domani, che dovrà chiarire almeno la dinamica del decesso . Il movente resta un mistero. (fonte: comunicato ECO CE)
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Durazzano. Operazione antidroga, due arresti.
I militari del nucleo operativo e radiomobile di Montesarchio, nel corso di un servizio mirato alla repressione del traffico di sostanze stupefacenti, con l’accusa di spaccio e detenzione di sostanze stupefacenti, hanno tratto in arresto, Sandro Abbatiello, 42 enne di Durazzano, e la propria convivente Rosa Rivetti, 40 enne di Caserta, casalinga, residenti a Durazzano. I militari, venerdì sera a Durazzano, dopo aver controllato un 18 enne di Sant’Agata dei Goti (BN), trovato in possesso di due dosi di “cocaina” ed una stecca di “hashish”, acquistati poco prima presso l’abitazione di Abbatiello e della Rivetti per una somma 70,00 euro, hanno proceduto, con l’ausilio dei carabinieri di Sant’Agata dei Goti, ad una perquisizione nei confronti della coppia, rinvenendo altre 6 stecche di “hashish”, occultate in un pacchetto di sigarette e tre dosi di “cocaina” occultate in un porta rullino per macchina fotografica. La sostanza stupefacente, per quasi 11 grammi, è stata sottoposta a sequestro insieme alla somma contante di 150,00 euro, probabile provento dello spaccio. il diciottenne è stato segnalato alla prefettura di Benevento quale assuntore sostanze stupefacenti, mentre l’Abbatiello e la rivetti sono stati associati al carcere di Benevento. (Fonte: Comunicato Stampa)
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Castelvenere. il Vescovo De Rosa incontra i giovani
‘L’etica cristiana e il bene comune’: L’incontro, promosso dal Centro Studi ‘Aldo Moro’, si svolgerà mercoledi prossimo, 12 novembre (ore 18,30), presso la sala cerimonie dell’Istituto Statale per i Servizi Alberghieri ‘Le Streghe’. “L’etica cristiana e il bene comune” è il tema dell’incontro dibattito che monsignor Michele De Rosa, Vescovo della Diocesi di Cerreto Sannita – Telese – S: Agata dei Goti, terrà a Castelvenere con i giovani. L’incontro, promosso dal Centro Studi “Aldo Moro”, si svolgerà mercoledi prossimo, 12 novembre (ore 18,30), presso la sala cerimonie dell’Istituto Statale per i Servizi Alberghieri “Le Streghe”.
Il dibattito sarà preceduto dai saluti del Sindaco di Castelvenere, Mario Scetta, e dal presidente del Centro Studi, Paolo Malatesta. “Scopo dell’incontro-dibattito – anticipa Paolo Malatesta – è quello di scuotere le coscienze dei giovani, confrontarsi con loro attraverso il dialogo su tematiche e sui principi morali ed etici che hanno caratterizzato la generazione dei loro genitori”. (Fonte: 82%)
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Sanità nel Sannio, Situazione da consolidare.
Mario Pepe e Del Basso De Caro: “Bisogna mantenere quello che è stato programmato, anzi rafforzarlo”.
I due esponenti del Pd: ‘Non è possibile annullare con un atto autoritario l’ospedale di Cerreto Sannita, esso va integrato e interconnesso con quello di Sant’ Agata Dei Goti’. In riferimento alla questione sanitaria ospedaliera della Provincia, insieme con il Segretario Provinciale, Umberto del Basso De Caro, siamo impegnati a difendere i presidi ospedalieri di Cerreto Sannita e Sant’ Agata Dei Goti: le due strutture ospedaliere si possono integrare, qualificare, avere un bacino concreto di utenza; non è possibile annullare con un atto autoritario l’ospedale di Cerreto Sannita, esso va integrato e interconnesso con quello di Sant’ Agata Dei Goti. Inoltre dobbiamo rafforzare il multizonale ‘Rummo’ per le sue potenziali eccellenze perché ha tutte le condizioni per essere un ospedale di avanguardia nell’organizzazione ospedaliera regionale; l’ospedale di San Bartolomeo in Galdo, che ha tanto subito e pagato, deve essere una priorità fondamentale dell’organizzazione ospedaliera. Bisogna mantenere quello che è stato programmato anzi rafforzarlo. Per quanto riguarda gli spostamenti delle guardie mediche non condivido l‘osservazione che pure è stata fatta di uno spostamento meramente tecnico: non ci credo, non possiamo privare Telese Terme e Guardia Sanframondi dei presidi territoriali che questi comuni avevano, preparando fin d’ora gli emendamenti al piano ospedaliero da presentare nel Consiglio Regionale che dovrà approvare definitivamente la delibera della Giunta Regionale. Mi auguro che la partita si possa riaprire definitivamente e chiudere positivamente nel Consiglio Regionale. L’incontro con l’Assessore alla Sanità a Napoli, ci consente di avere una chiarificazione su tutti questi argomenti. Comunque Noi manterremo fino in fondo le nostre posizioni.
(Mario Pepe)
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Napoli. Sinergia Alilauro –Alimar.
Con un accordo rimasto riservato il gruppo Alilauro (vola via mare) e la società Alimar che operano nel settore del trasporto marittimo passeggeri, il primo in particolare in Campania e la seconda in Liguria, hanno concluso una trattativa di cooperazione e di progressiva integrazione delle rispettive attività aziendali. In particolare Alilauro sottoscriverà in Alimar un aumento di capitale sociale ed apporterà mezzi innovativi per permettere servizi di trasporto marittimo ad alta velocità in Liguria e fino a Monte Carlo e alla costa azzurra. La notizia è trapelata a margine del convegno tenuto sabato a Palazzo Tursi organizzato dalla associazione
“Mediterraneo”, al quale hanno partecipato, tra le altre istituzioni intervenute, il sindaco di Genova Marta Vincenzi e il sindaco di Reggio Calabria Giuseppe Scopelliti. Alilauro è già stata presente nel porto di Genova con la m/n Celestina, pioniere del servizio “Navebus”, che ha riscosso tanto successo presso la cittadinanza. Alimar è in particolare titolare di importanti concessioni a Portofino, ad Alassio, a Camogli e all’isola Gallinara. (Info giornalisti 347/6925046 - 349/5208140)
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Napoli. Da Sanità a Santità
Dalla giornalista Marina Salvadore riceviamo e pubblichiamo: “Ringraziamo la redazione de Il Golfo per aver amplificato dalle sue pagine la campagna per la riabilitazione pubblica dell’immagine di don Giuseppe Rassello, parroco martire della Sanità. Ribadiamo la singolare circostanza che ha visto lievitare, nello spazio di poche ore, il numero dei contatti e dei sostenitori di don Giuseppe Rassello, dando luogo ad una catena infoernegetica d’amore, sviluppatasi sull’onda della memoria, che ha coinvolto - quasi esotericamente - tantissimi testimoni dell’opera di Giuseppe, sconosciuti tra loro e - quel ch’è più bello - lontani tra loro
per fatto generazionale. I suoi ragazzi, cresciuti e padri di figli, del quartiere Sanità, i suoi allievi della III A del Liceo Genovesi, i suoi amici della natìa Procida, il gruppo “Amici di don Rassello” su Facebook, sorto dal niente, i parrocchiani della Basilica di Santa Maria e quelli di S.Severo del quartiere ch’è - dicesi - il più malfamato di Napoli. Tutti, di ogni censo e d’ogni categoria sociale. chi ha avuto una buona vita e chi se
la fatica ancora. si sono magicamente incontrati nello stesso luogo ideale, alla stessa ora, per ricordare i tanti miracoli ch’Egli ha compiuto in vita, distraendo dalla cultura della morte - che impera nei quartieri cosiddetti “degradati” della nostra bellissima città - molti giovani, per riportarli sul sentiero invitante della vita. C’è chi, grazie a Lui, già figlio di un destino preordinato è, oggi, un luminare, un uomo importante in società. Ce ne sono tanti altri. che hanno imboccato la strada giusta e - proprio nel medesimo quartiere - operano attraverso strutture, organismi forse un po’ naif (stante i mezzi) ma incisivi per la collettività: giovani che hanno il merito di aver trasformato una “terra di nessuno” nel quartiere più palpitante di Santità della. Sanità. Sì, è vero quanto il cardinale Ursi pronosticava, nel vedere all’opera quel giovane “prete in jeans”: da Sanità a Santità! Ed è proprio la santità di Giuseppe Rassello che desideriamo svetti come un vessillo su tutta Napoli, avendo ferma l’idea - e non solo la mistica suggestione - ch’Egli è Santo e che merita, da martire, l’onore degli altari di Partenope! Per il suo sacrificio, per il suo forte spirito identitario, per la verità fatta bandiera, per il dono di se’. Per la sua personale Vandea, laddove le assenze, le mancanze, i tradimenti della politica locale, della società dei vampiri, degli assassini della Tradizione, imperversavano. maciullavano sotto gli zoccoli del tempo l’anima mundi di Partenope, la vergine. Con Lui noi perdoniamo cristianamente il suo accusatore,Tonino Borgo, ch’è stato strumento del disegno Divino: se non ci fosse stata l’opera di Giuda, Gesù Cristo non avrebbe potuto adempiere al suo Destino. Ma non perdoniamo il “Sinedrio”, quella cafonissima setta metropolitana impastata di spicciola massoneria - anche diocesana – e ruspante politica locale. La Camorra, sì. anche quella c’entra, come in ogni cosa napoletana. ma è da ridimensionare a braccio armato, cane da guardia. Garante del Sinedrio napoletano degli anni ‘90. Passano gli anni, siamo in
un nuovp secolo, in un altro millennio ma Napoli, con le sue storie da Piccolo Mondo Antico è ferma, come l’acqua stagnante, come il percolato delle discariche abusive! (Vogliamo la canonizzazione di don Giuseppe Rassello. Scriveteci per aderire! Marina Salvadore, email: info@vocedimegaride.it - http://blog.libero.it/lavocedimegaride.it)
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Genova. Si scrive Acqua, si legge democrazia.
La quantità e la qualità dell’acqua determinano la quantità e qualità della vita. Nel mondo l’acqua diventa sempre più scarsa, anche per il riscaldamento globale, e si scatenano le guerre dell’acqua, l’oro blu del XIX secolo. Come ex Medico ospedaliero di lungo corso sono rimasto stupefatto nel leggere che nel 1910 la vita media in Italia era di circa 25 anni ( da Gian Antonio Stella “l’Orda”). Se oggi in Italia si vive in media 78 anni dipende principalmente da aver fatto gli acquedotti e i servizi igienici. Dove questi mancano la vita media è attorno ai 40 anni. Bisogna conoscere la propria storia e non dare per scontati i successi del passato, non essere sicuri che continueremo ad avere questa disponibilità, anche per l’acqua. Ce lo ricorda il genovese Ivano Fossati nella sua ultima canzone “la guerra dell’Acqua” quando dice : “ la guerra dell’acqua è già incominciata, in qualche modo e in qualche parte, e poi tocca a noi…”. La legge Galli 36/1994, ha istituito il Servizio Idrico Integrato, una cosa molto buona, riunificando acquedotti, fognature, e depurazioni. Era una una legge post Tangentopoli, dopo le grandi ruberie, e ha stabilito che il SII (Servizio Idrico Integrato) doveva venire finanziato solo con le tariffe, compreso la manutenzione e i nuovi investimenti. Questo sistema non ha retto alla prova dei fatti, si sono bloccati gli investimenti, soprattutto nelle fognature e depurazioni. La legge Galli ha spinto verso la privatizzazione, ma non tutti gli Enti locali l’hanno fatto, molti di loro hanno ancora una gestione in house, ad esempio la città di Milano. Il Comune di Genova si è buttato per primo in Italia sulla via dell’acqua-merce, e già nel 1996 ha quotato in borsa AMGA SPA, esponendola così al mercato. Nella Provincia di Genova, come in tutta Italia, l’applicazione della Galli ha richiesto molti anni, con l’istituzione dell’AATO, un’Assemblea dei rappresentanti dei 67 Comuni della provincia, e l’affidamento della Gestione ad AMGA, società che diventava garante anche della gestione delle altre società operanti nel territorio, salvaguardate e che godevano di convenzioni più lunghe. Un bel pasticcio già in partenza. Come vanno ora le cose? Cosa dicono i cittadini? Anche altri ne parleranno. Io mi limito a parlare dei nervi più scoperti: le tariffe e i depuratori, ricordando solo il problema dell’inquinamento da Piombo dell’acqua che esce dai rubinetti delle case vecchie e l’iperconsumo di acque in bottiglia, di dubbia qualità: 1-Le tariffe sono aumentate del 14,5%, creando forti malumori nei cittadini, anche per l’incomprensione delle modalità di riscossione, i continui acconti e conguagli. Nella maggior parte dei casi le bollette sono condominiali, non arrivano al singolo cittadino, che così non si responsabilizza nel controllo e neppure tende a un minor consumo. D’altronde con la legge Galli, se diminuiscono i consumi e gli sprechi (ora la media dei consumi è di oltre 250 litri al giorno per abitante), i Gestori o vanno in bancarotta o devono aumentare le tariffe! Orribile, ma vero; 2-I depuratori della provincia di Genova: Anche dall’ultima Relazione 2008 dell’ARPAL, i depuratori ne escono male. Alcuni di quelli del Tigullio (Rapallo, S.Margherita L. e Sestri L.) ad oggi è come se non ci fossero : nel complesso i depuratori del Tigullio (dati ARPAL) fanno passare il 70% senza depurarlo, dato che diventa dell’80% in estate, per l’apporto dei turisti! Gli altri (Genova città) hanno spesso qualche problema e sono tutti molto vecchi, anni 70, a breve da rifare (revamping in termini tecnici). Una recente sentenza della Corte Costituzionale dice che se i depuratori sono temporaneamente inattivi i cittadini non devono pagare la quota di depurazione. E se sono sempre inattivi perchè depurano poco o niente? Il mare e il Turismo: L’Assessore Perfigli ha detto: il mare non sarà inquinato ma è troppo spesso sporco. É indubbio, si può continuare a giocare con le Bandiere blu, ma se i depuratori funzionano male e la sporcizia galleggia, bisogna mettere mano contestualmente e subito a tutto il sistema aperto. Fare un nuovo depuratore ogni 10 anni non ha senso! Il mio oculista mi ha raccontato che molti turisi, dopo 3 giorni di bagni, arrivano da lui con gli occhi gonfi… e il turismo continua a calare. Programma attuativo regione Liguria (PAR) FAS 2007-2013. In esso si legge che per fare i nuovi depuratori necessari in Liguria ci vogliono 100 milioni euro. Forse ne arriveranno 35 milione dai FAS (Fondi Aiuto allo Sviluppo), ma questo solo se si rispetterà il patto di Stabilità, cosa assai difficile. Alla Provincia di Genova dei contributi FAS ne arriverebbero 12 milioni di Euro, che sono il costo di mezzo depuratore ( un depuratore costa 25-30 milioni di euro). La tabella allegata al PAR indica che sono 3 i nuovi depuratori da costruire. Nel PAR c’è scritto che gli altri 70 milioni ( 50 milioni per la provincia di Genova) devono arrivare da un aumento delle tariffe entro il 2013. Teniamo presenti che le entrate annuali dalle tariffe sono di 20-22 milioni di Euro. E allora che si riuscirà a fare? Probabilmente nulla, se i cittadini non si muovono e incalzano i loro sindaci inerti e muti
Nel 2015 scade anche la deroga concessa dall’Europa, per poter emettere in mare, cioè inquinare, oltre i limiti consentiti. Dopo il 2015 dopo fioccheranno le multe UE. Di fronte a questo “bel orizzonte” non è noto il piano industriale della prossima aggregazione Iride Enia, non si parla di acqua, fogne, depuratori e tariffe.
Si sa solo che anche l’acqua, il business minore per Iride, solo il 6% dei suoi ricavi, si allontanerà dai cittadini, la sede legale della nuova aggregazione va Reggio Emilia. Prima di votare e approvare l’aggregazione si parlerà approfonditamente e si chiarirà tutto questo nel Consiglio Comunale di Genova?
Ne parleranno i consigli comunali del Tigullio, dove opera Idrotigullio-Gruppo Iride? I media vorrano e potranno parlare finalmente di queste cose? Lo speriamo. A Parigi si ha il coraggio di ripubblicizzare l’acqua, anche se le cose non vanno male, visto che hanno trovato un salmone di 7 metri che nuotava nella Senna
E a Genova? Dobbiamo consegnare l’acqua Bene Comune a un calderone finanziario, in cui il business principale è chiaramente l’Energia, i rigassificatori e le nuove Centrali Nucleari, da costruire e proteggere con i militari? Il Pasticciaccio legislativo è in aggravamento continuo. La legge Galli voleva introdurre efficienza e competività nel SII, ma intanto ha garantito il 7% fisso di utile ai gestori. Nel contempo la Galli ha permesso che i Comuni presenti negli AATO, che sono organi con funzione di pianificazione, controllo e adeguamento tariffario, potessero avere azioni, anche la maggioranza, nelle società SPA di gestione, a cui veniva affidato il SII, ricavandone utili e dividendi, una situazione di conflitto di interessi. Non sono giudizi miei, così è scritto nella Relazione del Comitato per la vigilanza sull’uso delle risorse idriche (COVIRI) al Parlamento, sullo stato dei servizi idrici Anno 2007, pubblicata nel Maggio 2008. A pagina 29 difatti si legge: “4.2.5 I Comuni: partecipanti delle Autorità d’ambito e azionisti delle società di gestione. Per il modo in cui si è data attuazione alla legge 36/94 e anche per effetto delle leggi successivamente intervenute in materia di affidamenti e forme di gestione del SII, i Comuni si trovano spesso nella situazione di avere un duplice ruolo: quello di “regolatori”, in quanto componenti e partecipi delle Autorità d’ambito; quello di “azionisti” delle società che gestiscono il servizio, ricavando da queste partecipazioni proventi per i propri bilanci. Tale situazione configura “un conflitto di interessi” fra le due posizioni e i due ruoli. D’altra parte – come si è ricordato – l’attenzione e l’interesse dei Comuni si sono rivolti principalmente verso le aziende, complice una condizione finanziaria in cui i proventi derivanti dagli utili delle società partecipate costituiscono, sempre più, una quota consistente delle risorse necessarie a far quadrare i bilanci. Tutto questo ha portato ad effetti rilevanti per l’organizzazione del SII. L’effetto di questo doppio ruolo dei Comuni e del modo in cui lo hanno interpretato, è stato che le “scelte di governo” del SII sono spesso state dettate o subordinate agli assetti e agli interessi della gestione, piuttosto che a quelli dei cittadini, delle comunità locali e dell’ambiente”. Secondo me fotografa bene quello che è avvenuto e avviene a Genova! Nella provincia di Genova il conflitto di interesse riguarda principalmente il Comune di Genova ( ma anche quelli di Chiavari e Lavagna, che possiedono azioni di Idrotigullio SPA). Una recentissima legge della Regione Liguria ha ridefinito l’AATO, unificando la gestione di acqua e rifiuti, creando un Consorzio di cui fanno parte Comuni e Provincia, che deve eleggere un Consiglio di Amministrazione (a costo 0!). Si spera che il Gestore, fino a poco tempo fa un po’ troppo autonomo, venga meglio controllato. A fine 2008 scade l’affidamento dell’AATO della provincia di Genova a Iride Cosa si intende fare? Perchè non se ne parla? Per l’Europa non andava bene l’affidamento diretto alle società miste come Iride SPA (dove i privati hanno il 48,5% delle azioni), ci voleva una gara pubblica per l’azionista privato, ma così non è stato fatto. Anche in Mediterranea SPA, la società del gruppo Iride che gestisce l’acqua a Genova città, sono presenti azionisti privati, del calibro di Veolia e Impresilo. Berlusconi (con la gioia della Lanzillotta), con l’art. 23 bis della legge 133/08, che riforma i servizi pubblici locali, vuole privatizzare anche l’acqua, entro fine 2010: Un grande casino. Intanto continuano le speculazioni, crollano i valori delle azioni di Iride, diminuiti del 45% negli ultimi 6 mesi, si sono dati dividendi anche agli azionisti privati, con la benedizione di molti, e il silenzio di parecchi che si definiscono ancora di sinistra. Noi desideriamo e crediamo sia possibile, anche per la UE, affidare il SII ad Aziende Speciali, senza fini di lucro, con obbligo di pareggio, che ricevano anche una parte di finanziamento dallo Stato. É il senso della proposta di legge del Movimento italiano dell’Acqua. Chiediamo e lottiamo perchè negli Statuti dei Consigli Comunali si scriva che l’acqua è un bene e che il Servizio Idrico è un servizio di interesse generale, privo di rilevanza economica. I sapientoni della finanza e i loro lacchè politici, contemporaneamente e sempre in nome del libero mercato, rinazionalizzano le banche e privatizzano i beni comuni! In questa tremenda crisi mondiale, salviamo l’acqua pubblica, ripubblicizziamola. No all’aggregazione Iride Enia! L’associazione che rappresento è un movimento di partecipazione civica che dal 1978 promuove e tutela i diritti dei cittadini e dei consumatori. L’attenzione ai diritti è dunque per noi prioritaria e per questo motivo, ma anche perché è consuetudine iniziare le relazioni con una citazione, per non essere dunque da meno, ho voluto iniziare questa mia, riportando un enunciato dell’Ufficio dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani del settembre 2007: É ormai tempo di considerare l’accesso all’acqua potabile e ai servizi sanitari nel novero dei diritti umani, definito come il diritto uguale per tutti, senza discriminazioni, all’accesso ad una sufficiente quantità di acqua potabile per uso personale e domestico - per bere, lavarsi, lavare i vestiti, cucinare e pulire se stessi e la casa – perché solo così si può migliorare la qualità della vita e la salute. Gli Stati nazionali dovrebbero dare priorità all’uso personale e domestico dell’acqua al di sopra di ogni altro uso e dovrebbero fare i passi necessari per assicurare che questo quantità sufficiente di acqua sia di buona qualità, accessibile economicamente a tutti e che ciascuno la possa raccogliere ad una distanza ragionevole dalla propria casa. In base a questo enunciato, ogni individuo nasce titolare di questo diritto, ma ciò, ovviamente, non è sufficiente a far si che questo diritto, come tanti altri, sia di fatto patrimonio di ciascuno, non è automatico. Perché questo succeda è necessario che si concretizzi un passaggio molto importante: il passaggio da individuo a cittadino, attivo e responsabile, capace di far rispettare questo suo diritto esercitando e condividendo le responsabilità politiche con lo stato e con le amministrazioni locali. Ecco quindi l’importanza di essere qui oggi come associazioni, movimenti, comitati rappresentativi dei cittadini, insieme alle istituzioni che ci governano, per provare ad essere un po’ meno governati e un po’ più rappresentati ed ascoltati anche perché, a 14 anni dalla legge Galli, il bilancio sulla gestione del bene acqua non sembra davvero essere positivo. Gli sportelli di Cittadinanzattiva, ma anche quelli di tutte le altre associazioni dei consumatori, e qui in sala vedo presenti molti volontari, evidenziano un gran numero di segnalazioni effettuate dai cittadini per tariffe incomprensibili, bollette errate, segnalazioni per depuratori che non funzionano dando origine ad odori non proprio piacevoli e non depurando un bel niente, e così via, tutto ciò crea come minimo a malumori e contestazioni, ma anche numerosi contenziosi. Dall’indagine effettuata da Cittadinanzattiva a livello nazionale è risultato che le tariffe dell’acqua sono aumentate mediamente sul territorio nazionale del 4,6%; in Liguria Genova è risultata la città in cui l’acqua costa di più (294 euro annui), Savona quella in cui costa meno (175 euro). Ma nella regione spetta a La Spezia l’aumento più elevato (+23%) per le famiglie nella spesa media annua del 2007 rispetto al 2006. Questi dati che vi ho citato sono stati elaborati dall’Osservatorio Prezzi e Tariffe della sede nazionale di Cittadinanzattiva, che ha preso in esame, per tutti i capoluoghi di provincia italiani, il servizio idrico integrato (acquedotto, canone di fognatura, canone di depurazione, e quota fissa o ex nolo contatori). Il riferimento è dato dal costo annuo sopportato da una famiglia di tre persone che consuma all’anno 192 metri cubi di acqua, come calcolato dal Comitato di vigilanza sull’uso delle risorse idriche. Come vediamo emerge una vera e propria giungla che penalizza almeno tre diritti fondamentali dei consumatori: quello all’accessibilità, alla continuità del servizio e alla comprensibilità dei contratti e delle bollette. É perciò indispensabile che il Comune e la Regione facciano la loro parte visto che i servizi come quello idrico, determinano da soli un tasso d’inflazione di circa il 7%, rispetto al tasso medio nazionale che è di circa il 4%. E non è certo consegnando la gestione ed il controllo dell’acqua a privati , a multinazionali che hanno solo la logica del profitto, che si potranno fare passi avanti e migliorare le cose per i cittadini; mi preoccupa non poco l’aggregazione dei due colossi Iride-Enia perché, sono certa, noi cittadini riusciremo sempre meno ad esercitare il nostro diritto di cittadinanza e di sussidiarietà orizzontale sul bene acqua che ci appartiene, che è ”nostro”. Voglio citarvi una riflessione di Gregorio Arena, prof. Ordinario di diritto amministrativo presso l’Università di Trento, che è stato per 3 anni presidente di Cittadinanzattiva, che mi aveva particolarmente colpito e fatto riflettere quando l’avevo letta e che mi è tornata in mente quando il nostro Parlamento ha votato l’articolo 23bis del decreto legge 112 del ministro Tremonti che afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica e quindi apre e anzi, dispone la privatizzazione. Vi recito la frase del Prof. Arena: Ciò che è nostro non è pubblico, è comune, e come tale non è privatizzabile, perché lo Stato può decidere di privatizzare ciò che è “pubblico”, dello Stato, non ciò che è “comune”, di tutti. Quindi presa coscienza di questo concetto, come cittadini, tutti insieme, dobbiamo impegnarci per evitare la privatizzazione dell’acqua, nostro bene comune. Dobbiamo impegnarci per evitare che ci siano troppi intermediari tra il bene acqua e noi cittadini, per poter esercitare uno stretto controllo sulle tariffe, sulla qualità, sugli sprechi potere di controllo previsto dal comma 461 dell’art.2 della legge finanziaria 2008. Dobbiamo tutti insieme, cittadini e amministrazioni prenderci cura del bene acqua mediante scelte e modi di vita più ragionevoli, equi e responsabili necessari per assicurare la sostenibilità ambientale, economica e sociale. Non credo che sia possibile realizzare questo se l’acqua sarà in mano a dei privati. L’idea che propongo è quella di un piano comune di cura e manutenzione del bene acqua, visto nella sua accezione etimologica, come “porre la mano sopra”, come protezione, cura, sentire proprio.
In particolare io credo che noi associazioni dobbiamo impegnarci, tutte insieme, per realizzare una vera sussidiarietà orizzontale, colloquiando, aiutando ed incalzando le amministrazioni per far accettare il nostro punto di vista, coinvolgendo le scuole, mobilitando i cittadini facendo capire loro che è una scelta che conviene, che non è solo idealismo. Si può obiettare che le iniziative di sussidiarietà orizzontale sono cose di piccola entità, che sono localizzate, ma io credo invece che sia importante e necessario iniziare con un esercizio che si prenda cura dei beni comuni più vicini per capire, per crescere e una volta cresciuti affiancarsi alle migliaia di iniziative già esistenti sul territorio nazionale che, singolarmente, rappresentano una goccia, ma messe insieme sono un grande fiume, un fenomeno politico e sociale importante.
Concludo dunque con un invito ufficiale, che mi sento di fare a nome di Cittadinanzattiva, ma credo anche a nome delle altre associazioni qui presenti e quindi a nome dei cittadini Dobbiamo impegnarci per evitare che ci siano troppi intermediari tra il bene acqua e noi cittadini, per poter esercitare uno stretto controllo sulle tariffe, sulla qualità, sugli sprechi potere di controllo previsto dal comma 461 dell’art.2 della legge finanziaria 2008. Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli ed associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà e il c.461 art.2 della finanziaria 2008 che prevede la consultazione obbligatoria delle associazioni dei consumatori per la tutela dei beni pubblici locali).
Sono certa che le nostre amministrazioni locali, tradizionalmente democratiche, vorranno accogliere il mio invito per la costituzione di questo tavolo che non ci deve vedere contrapposti ma alleati nella gestione del bene acqua: non possiamo far quadrare il bilancio mercificando l’acqua, ce ne pentiremmo in un futuro anche molto prossimo, cerchiamo invece di essere lungimiranti perchè tutti insieme, cittadini ed amministrazioni abbiamo il dovere morale di salvaguardare questo nostro bene per noi, per le generazioni future e per quei cittadini del mondo che non possono godere di questo diritto. (Antonio Lupo, Comitato Acqua Pubblica della Provincia di Genova)
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Abruzzo sul Quotidiano della Calabria.
Il Quotidiano della Calabria di domenica 9 novembre 2008 focalizza il personaggio Franco Abruzzo, ex cronista ed esperto di diritto. Si definisce un «calabrese tosto». Ha avviato grandi battaglie per il rinnovo della professione. Di lui hanno scritto: «Le sue delibere: inno alla Costituzione». L’oracolo dei Giornalisti.
Gli editori reclamano 700 prepensionamenti, pur in assenza di crisi aziendali. Ma chi paga? Risposta: «Non lo fate, altrimenti l’Istituto previdenziale salta in aria». La proposta di nuovo contratto per i giornalisti include il taglio degli scatti d’anzianità. Che fare? Risposta: «Il Contratto dei giornalisti 1959/1960 è legge, perciò impedisce agli editori di tagliare gli scatti». Interrogativi e dubbi. Complessità, generate da leggi che s’intrecciano con norme contrattuali, acuite dalle trasformazioni che da anni squassano i media. Come uscirne, dunque, se non ricorrendo all’oracolo di Delfi? Non è una battuta. Perché per fortuna l’oracolo c’è. Ed ogni giorno dà il suo responso. Senza tradire la fama di Cavaliere senza macchia e paura che l’ha contraddistinto per 18 anni. Prima come cronista giudiziario negli anni cupi del terrorismo e poi alla guida dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. Ieri ha ricevuto il premio “Vita da cronista” da una Giuria presieduta da Ferruccio De Bortoli, direttore de “Il Sole 24 Ore”. Non è Apollo e non l’Olimpo l’ispira, ma uno sgualcito testo della Costituzione sempre aperto sulla sua scrivania. Di lui, quando ha lasciato la Presidenza dell’Ordine, hanno scritto: «Le sue delibere erano un inno ai diritti sanciti dalla Costituzione». Tutti i giornalisti italiani sanno chi è l’oracolo di Sesto San Giovanni. Franco Abruzzo vive in un appartamento nell’ex Stalingrado d’Italia. (Romano Picaro, segue in: http://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2861)
Nota: l’intervista riassume 50 anni di impegnodi Franco Abruzzo nella professione e nelle nostre istituzioni. Ma anche la passione civile di un italiano del Mezzogiorno, sbarcato a Milano per realizzare i suoi sogni. Ci è riuscito; giusto quindi che Matteo Cosenza e Romano Pitaro, rispettivamente direttore e articolista del “Quotidiano della Calabria” si siano occupati di cotanto personaggio, luminare nel mondo del giornalismo)
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Mai in agenda lo sviluppo del Meridione.
Investimenti pubblici e provvedimenti vari nel Sud quasi sempre hanno avuto il risultato programmato, cioè gradito assistenzialismo e basso o nessuno sviluppo. Nel pubblico e nel privato dunque non si è mai deciso e mirato al progresso. Ai Meridionali basso reddito, bassi altri livelli e futuro tutt’altro che roseo. Non ci vuole grande scienza per distinguere beneficenze da investimenti produttivi promozionali: le prime si danno e basta, addirittura senza che la sinistra sappia della destra, i secondi invece si decidono e si fanno seguendoli, dal lavoro preparatorio che suggerisce dove, come ed a chi affidare gli investimenti, fino a propagandare, istruire e guidare al successo gli interessati, che impareranno sul campo ad utilizzare mezzi e professionalità fino a non avere più bisogno di guida e di aiuto. La fiumana di miliardi che inondò l’Irpinia e le regioni confinanti, che sperimentarono una solidarietà nazionale e straniera senza pari, rivolta a sanare le ferite del terremoto del 1980 e ad avviare a definizione il secolare problema meridionale almeno in una consistente parte del Sud, è più che illuminante. Quella fiumana di miliardi produsse grandiosi fuochi di paglia, alimentò speranze, realizzò fortune di locali e di non locali, ma non riuscì ad avviare alcun autentico generale processo di sviluppo e di progresso, perché sviluppo e progresso non erano e non sono ancora nell’agenda e forse nella testa di nessuno. Politica come servizio concede, solidarietà voluta dall’articolo 2 della Costituzione, contributi, facilitazioni ed agevolazioni per trasformare i bisognosi in contribuenti; per cancellare i lavoratori dalle liste dei disoccupati ed iscriverli nei ruoli delle imposte e per consolidare la unità nazionale nella omogeneità economica e sociale. La storia ha lasciato ai Meridionali il concetto di governante meno affidabile: che risulti, nessuno ha fatto niente per cambiarlo. Sicché gli interventi finanziari di cui si parla sono divenuti per i Meridionali, ma non solo, una delle tante occasioni di distribuzione di fondi da arraffare, non essendo preventivabile la successiva occasione, nella misura maggiore possibile, districandosi tra leggi e burocrazia, tra segreterie politiche ed uffici pubblici. Comunque occasioni di far soldi e quasi mai di far promozione: alla popolazione la pagnotta ed ai politici l’elezione, tutti felici, contenti ed in festa fino a quando il denaro non comincerà a scarseggiare ed a rivedersi il solito Mezzogiorno: disgrazia, fortuna o prassi? O tutte e tre insieme? Sicuro è che tutte le occasioni sono buone per gridare ai miracoli ed ai risorgimenti, che regolarmente poi si dimostrano essere frutto di creatività e niente più: vanterie che non sai se sono più penose o più ridicole. Non “Bocconi” e vivai di imprenditori e di dirigenti, ma signorie e tanto fumo per i Meridionali, che così ricordano antichi e meno antichi dominatori. I potenti, che non menano vita da lavoratori, sanno come mantenere la conservazione, che fa dire gente comune popolo sovrano afflitto non a caso pure da povertà! (Nunziante Minichiello, www.minichiello.it)
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