La ragazza con la pistola, di Mario Monicelli (1968) Sceneggiatura di Rodolfo Sonego, Luigi Magni, Ronald Harwood Con Monica Vitti, Stanley Baker, Carlo Giuffré, Corin Redgrave, Anthony Booth, Aldo Puglisi, Tiberio Murgia, Dominic Allan, Deborah Standorf, Catherine Feller, Helen Downing, Janet Brandes, Natasha Harwood, Stefano Satta Flores Musica: Peppino De Luca Fotografia: Carlo Di Palma Costumi: Giorgio Desideri (100 minuti) Rating IMDb: 7.4
Solimano
La moda o il modo? Nel film La ragazza con la pistola (1968) di Mario Monicelli, il modo di essere di Assunta Patanè (Monica Vitti) si modifica, di conseguenza si modifica il modo di vestirsi e di truccarsi, per cui è una moda in divenire, che tiene conto sia dei tempi che degli stati d’animo.
L’immagine sopra sembrerebbe quella di un abbraccio fra donne, Assunta ed una sua cugina che è riuscita a nascondermi il suo nome, ma nel film la chiamano spesso la chiatta. Non è un amore illecito nella Sicilia del 1968, è che le due ragazze stanno ballando insieme: c’è un ballo fra donne in casa loro, e queste due guardano al di fuori delle persiane perché, su un terrazzo, c’è un ballo fra uomini. Concupiscono entrambe Vincenzo Maccaluso (Carlo Giuffrè). La bibbia dei cinefili, IMDb, lo chiama Macaluso con una “c” sola, ma è un grave errore, potrei produrre l’immagine della lapide in caso di contenzioso. Le due ragazze sono vestite entrambe del sempiterno nero molto accollato, come ha da essere.

Ma anche Vincenzo concupisce. Ha organizzato un rapimento che due suoi scherani effettuano mediante macchina automobile, portando Assunta in una casa di campagna dove Vincenzo è in attesa, seduto su uno spazioso letto d’ottone. Solo che non voleva Assunta, voleva la chiatta, non s’è inteso bene con gli scherani: il guaio è fatto, non si può riportare indietro la ragazza come se niente fosse, finisce che Vincenzo se la piglia, Assunta in fondo consenziente, anche se finge di non esserlo. Si noti la possessività del gesto dell’uomo, e il fatto che il vestito nero non è più così accollato, perché c’è qualche strappo derivante dal rapimento. Si noti anche la mosca sulla camicia di Vincenzo.

Quando Assunta si risveglia, nel letto Vincenzo non c’è più: è partito per l’Inghilterra perché vuole sfuggire al matrimonio riparatore. Nella famiglia di Assunta non ci sono uomini -salvo un fidanzato molto alto, grosso e che si tira indietro- quindi tocca ad Assunta partire per l’Inghilterra, per sparare a Vincenzo e farsi poi in Italia i due anni di prigione che le ridaranno l’onore ed un fidanzato (speriamo meglio dell’attuale).
Però in Inghilterra Vincenzo riesce a sottrarsi alle ricerche. Assunta per campare fa la cameriera: il vestito è cambiato, ma l’aspetto no, caratterizzato da una lunga treccia che nell’immagine non si vede, ma vi assicuro che c’è ancora, come prima in Sicilia. Sulla destra, dietro ad Assunta, si intravede un ospite scozzese col gonnellino: Assunta nelle sue fantasie vedrà il suo seduttore sempre col gonnellino ed un lungo strascico rosso. La telefonata è importante, le stanno dicendo che il seduttore è a Sheffield. Naturalmente Assunta parte subito per Sheffield.

Qui conosce un simpatico e biondo giocatore di rugby (Anthony Blooth), che di mestiere fa il meccanico. Assunta veste sempre di nero, ma sul davanti il vestito non è più accollato. Resiste per il momento alle profferte del biondo, va con lui a ballare, lo segue in una trasferta sportiva, e casualmente scopre che Vincenzo è portantino nell’ospedale del posto. Assunta riesce ad infiltrarsi nell’ospedale , ma per una serie di concause, finisce per donare sangue ad un tentato suicida (Corin Redgrave). Il dottor Osborne (Stanley Baker) assiste entrambi. Il tentato suicida è molto ricco e vorrebbe sposarla. Ad Assunta pare di toccare il cielo con un dito, solo che incontra il dottor Osborne, che le spiega che il tentato suicida era innamorato di un altro uomo. Quindi, niente matrimonio. Come si vede, Assunta ha cominciato a truccarsi, veste di scuro, ma è lo scuro di un impermeabile lucidissimo.


Osborne fa in modo che Assunta lavori nell’ospedale, e la vediamo vestita da infermiera, però con una bella cintura rossa: tutte le colleghe sanno della simpatia che prova per Osborne.

Assunta comincia a trovarsi bene in Inghilterra, anche se le hanno detto che Vincenzo è morto e l’hanno portata a vedere la tomba. Assunta piange e si dispera, nel contempo partecipa a corsi di inglese e si compra una parrucca rossa. Sul nero abituale, spicca il bell’arancione del giubbino ed una cintura ancora più grande di quella che porta sul lavoro. Attraverso il vetro di una caffetteria ha appena intravisto il redivivo Vincenzo che si fa sotto con la moglie di un collega di Osborne.

A quel punto c’è un regresso subitaneo, via il giubbino arancione, si infila un paio di occhialoni e segue i due nel grande prato di Bath, tira fuori la pistola e spara.
Al commissariato, dove vuole costituirsi -si è tolta pure la parrucca rossa- sarà Osborne a convincerla ad andarsene: Vincenzo è incolume e la moglie del collega medico, leggermente ferita, non vuole scandali.

Osborne incontrerà Assunta tempo dopo a Londra, nel corso di una manifestazione pacifista (Assunta inalbera un grande cartello con scritto PEACE). Assunta è ormai un’altra donna, che fa diverse cose tutte interessanti: una è di fare pose fotografiche, e mostra ad Osborne un grande cartello pubblicitario dicendogli che quelle gambe sono le sue.

Poi vanno insieme in un locale, che non è il solito locale all’italiana, ma un posto di moda nella Londra del Sessantotto: Assunta canta nu cardillo accompagnandosi col mandolino (o col banjo?) . Capelli rossi, camicia a fiori, trucco fine e vivace, collane sul davanti. La giacca è nera ma non è il nero di prima, mischiato con quei colori e con quel sorriso.

La possibilità del regresso c’è sempre perchè il problema iniziale è ancora irrisolto (così mi ha spiegato un amico psicologo). Difatti Assunta, che ormai è innamorata di Osborne, va a spiare l’uscita dal tribunale dopo il suo divorzio dalla moglie e ci rimane male, quando si accorge che i due resteranno in buoni rapporti, e osserva anche con ammirazione invida l’eleganza della ex moglie di Osborne. Però anche Assunta non è male, l’azzurro fa fino e vi assicuro che gira in pantaloni dello stesso azzurro. Non si veste più da ragazza, ma da donna, vuol piacere ad Osborne mettendosi al suo livello.

Finché, previo una telefonata ironica, maliziosa e coinvolgente, Assunta ed Osborne si mettono d’accordo per un week-end insieme in un’isola non lontana da Brighton. Assunta è sempre più una donna elegante, sono spariti i boccoli ed i riccioli, capelli lunghi e lisci sul bel vestito vellutato fra il rosso ed il viola, un colore che non si nota per notarsi meglio.

Per ragioni logistiche Assunta deve dormire a Brighton, il traghetto per l’isola parte la mattina dopo. Quella sera ricompare Maccaluso Vincenzo, scarparo di relativo successo, che gira con la macchina che fa pubblicità alla ditta. L’amico psicologo mi ha detto che Assunta doveva chiudere la storia iniziale rimasta interrotta. Credo invece che Assunta, da sempre attratta dal fisico di Vincenzo, volesse prenderselo, esattamente come aveva fatto lui all’inizio della storia, si noti il gesto di Assunta e lo si confronti con quello iniziale di Vincenzo. Ma io non sono uno psicologo.

Al mattino, Vincenzo troverà il letto vuoto e si precipiterà per recuperare Assunta a cui ha promesso il matrimonio, a patto che tornino in Sicilia e lei stia sempre in casa e altre robe del genere. Non c’è niente da fare, il traghetto è partito, Vincenzo strilla inutilmente e passa ad epiteti che non riferisco. Ma nessuno l’ascolta. Assunta, seduta sul ponte del bastimento, è vestita da signora sportiva in viaggio e sorride vivace e tranquilla, lievemente ironica. Pensa che è stato bello prendersi Vincenzo e chiuderla lì, e che sarà ancor meglio il prendersi e darsi con Osborne nel week end che sta per cominciare.

 

Dal Blog: Abbracci e poc corn