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Le donne di Tagore


hanno caviglie leggere

e un tremito fugace

nelle pupille cerbiatte.

Le donne di Tagore si cingono i fianchi

con fiori di mango e di ibisco

e adornano i loro lobi rosati

con la luce di fuggenti mattini

Camminano lungo i sentieri

con le palpebre socchiuse

celando il loro cristallino

più nero delle nubi in tempesta.

Non lasciano mai il loro mantello

sulle rive di fiumi sconosciuti,

o il loro velo ai bordi della notte misteriosa.

Camminano come sospese,

facendo tintinnare i loro monili,

ma non fanno troppo caso

alla rosa che si schiude sopra il seno.

Sono avvezze alla luce della lampada,

riparano il loro incarnato d’avorio

dal sole dei meriggi.

Ma, alla fine del giorno

non hanno vergogna a mostrare

l’incantato giardino

al loro giardiniere

che gentilmente

l’uscio bramato sospinge

con nocche di dita leggere…

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LE MANI DELLE DONNE SANNO D’AGO E DI FILO

Le mani delle donne
intrecciano conchiglie di sorprese
e s’appuntano asterischi di luna
sulle brume dei capelli arrotolati.
Sciolgono silenzi di vetro
al crogiolo sempre acceso delle loro bocche,
intessendo arazzi d’accoglienza.
Le mani delle donne
sanno d’ago e di filo
e cuciono stupori d’aquiloni
da annodare tra le mani dei bambini.

Quelle mani hanno ore da sbucciare
nei riflessi dei mattini
e intingono le attese
in anfore sempre piene di speranza.

Sigillano pulviscolo di solitudini
in teche di madreperla, che ,
fatate, sanno mutare in sorriso la malcelata pena.

Custodiscono battiti cadenzati come torchi
per spremiture di uvaspina
per propiziare vaghezze di sospiri,

Col punto d’erba e festoni
arredano tristezze di solitudini…
e schiudono segreti scrigni di sole
nei giorni di una pioggia inopportuna.

Affastellano desideri segreti

tra le pieghe di lenzuola di percalle

Che profumano di mirto e di lavanda.

Se giovani, quelle mani,
sanno avere levità di ali
e sulle spalle incurvate dei vecchi
si chinano amorose,
per sollevare il duolo di ogni pena.

Le mani delle donne
spalmano carezze di nutella
su fette d’anima fragrante

Chiudono pietose
le palpebre dell’ultimo respiro
col tocco lieve delle loro dita

schiudendo tepori di placente.
aprendo varchi ad una nuova vita.


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