A proposito dei telefonini, i rischi per chi guida parlando al telefono sono esattamente gli stessi di quelli di un ubriaco alla guida, poiché si riduce notevolmente il livello di attenzione e, di conseguenza, il tempo di
reazione. È quindi un errore per chi sta al volante pensare di poter fare entrambe le cose: “Parlare al cellulare mentre si guida – afferma Franco Taggi dell’Istituto Superiore di Sanità – compromette l’attenzione alla strada e determina un rischio di provocare un incidente grave o mortale pari a quello che corre un conducente con alcolemia di un grammo/litro, il doppio del limite legale. In pratica è come guidare ubriachi”. E la situazione non
migliora nemmeno se si usano gli auricolari; parlare al telefono, anche se non impegna le mani può essere comunque una notevole fonte di distrazione se chi parla è molto preso dal suo interlocutore e poco dalla strada.
Ma non finisce qua! Gli apparecchi cellulari emettono delle radiazioni, o microonde radio, che si espandono in orizzontale dal telefono verso tutto quello che c’è attorno. Più si è vicini all’apparecchio, ovviamente, maggiore è l’intensità di queste onde. Queste radiazioni sono dette non ionizzanti, cioè sono al di sotto del milione di GHz (Giga Hertz, cioè un miliardo di Hertz). Inoltre, si tratta di radiazioni ad alta frequenza, come quelle delle antenne
della televisione e della radio. Il rischio maggiore legato a questo tipo di onde è quello dell’innalzamento della temperatura, che può arrecare danno ai tessuti circostanti. La batteria, invece, emana onde di bassa frequenza e la
sua pericolosità dipende strettamente dall’intensità di queste onde. Le stesse onde vengono emanate soprattutto dalla rete di distribuzione dell’energia elettrica; chi abita nei pressi di installazioni di questo tipo rischia parecchio.
C’è, infatti, una maggiore incidenza di malattie tipo sclerosi multipla, morbo di Alzheimer, tumore al seno, leucemia, tumore al cervello.
In pratica, pare che queste microonde riescano a neutralizzare la barriera emato-encefalica, lasciando passare tossine verso il cervello. Si possono distinguere gli effetti delle radiazioni sull’uomo in conseguenze a breve e
lungo termine. Quelle a breve termine sono essenzialmente legate allo sviluppo di calore (riscontrabile anche telefonando: infatti, restando parecchio tempo a telefono si può notare un riscaldamento dell’orecchio e della parte del cranio corrispondente), che, se il cellulare viene utilizzato per brevi periodi e non troppo spesso, potrebbe effettivamente essere innocuo. Le conseguenze a lungo termine, invece, non sono state ancora accertate in forma scientifica, poiché non esiste una casistica su cui basare gli assunti. Pare, comunque, che le parti più esposte siano, a parte il cervello, gli occhi, con lo sviluppo del melanoma uveale, ed il nervo acustico, sollecitato troppo a lungo.
Sono davvero pericolosi? Intanto, ci sono occasioni e condizioni in cui il cellulare effettivamente interferisce o danneggia l’uomo. Per esempio, i portatori di pacemaker non possono assolutamente sostare in prossimità di
cellulari poiché la loro attività interferisce con quella dei pacemaker. È stata anche osservata una maggiore elettricità cerebrale durante l’uso del cellulare: l’elettroencefalogramma registra picchi e curve che duravano fino
a 24 ore successive allo spegnimento dello stesso. Altro danno probabile: l’effetto del calore sviluppato dal cellulare potrebbe alterare i tessuti oculari favorendo il glaucoma. In automobile, poi, oltre a provocare incidenti a
causa della distrazione per parlare o per comporre il numero, pare che possa anche interferire con la strumentazione digitale, provocando l’inserimento di ABS o l’apertura di airbag improvvisamente e quando non è
necessario.
Cosa fare? Innanzitutto, teneteli alla larga da bambini ed adolescenti; non solo la minore estensione corporea facilita la penetrazione delle onde, ma sono persone in pieno sviluppo e, quindi, potrebbero averne i danni
maggiori. Quando utilizzate il cellulare, fatelo per un periodo breve e preferite sempre l’utilizzo dell’auricolare, in modo da tenere il telefono lontano dal corpo e, soprattutto, non vicinissimo alla testa. Quando potete farne a meno, non accendetelo proprio. Evitate di portarlo nella giacca, soprattutto nella tasca interna sinistra, perché può provocare interferenze con il ritmo cardiaco. Per correttezza, spegnetelo in presenza di portatori di pacemaker, ma anche nei ristoranti, nei teatri e cinema e, in generale, nei locali pubblici, dove il cellulare emette più potenza per essere in grado di collegarsi alla rete. Un’ultima accortezza: fate attenzione anche ai telefoni cordless che avete in casa; anche quelli emettono onde magnetiche ed accrescono l’elettrosmog presente nelle vostre case. Il nostro cervello viene continuamente bombardato da onde elettromagnetiche provenienti da dispositivi senza fili: dal telefono cellulare al cordless, fino all’I-Phone che la Apple si appresta a lanciare sul mercato e che è già oggetto di allarme da parte di Greenpeace per il suo contenuto di sostanze tossiche. La scienza continua a osservare, sotto la lente di ingrandimento, i più comuni strumenti senza fili per verificare se il loro utilizzo possa causare danni al
cervello. Fino a qualche tempo fa i risultati delle ricerche erano confortanti: l’uso del cellulare non sembrava collegato ad un aumento del rischio di tumore al cervello. A smuovere le acque è stato, nei giorni scorsi, uno
studio svedese condotto da due ricercatori dell’Università di Orebro e Umea che hanno riesaminato undici ricerche condotte negli anni scorsi per verificare se l’uso decennale di cellulari e cordless potesse aumentare il rischio ditumore al cervello.
Il risultato è stato davvero impressionante e ha suscitato un vortice di opinioni e critiche da tutto il mondo scientifico e non solo. Secondo la ricerca, infatti, utilizzare il telefono cellulare un’ora al giorno per dieci anni
aumenta il rischio di sviluppare il glioma del 30% e il neuroma acustico del 20%. Gli scienziati svedesi ne sono certi: non si tratta di un allarme ingiustificato ma di una realtà, visto che il tempo minimo perché si possa studiare lo sviluppo di un tumore è proprio dieci anni e le ricerche condotte prima di quest’anniversario sarebbero da considerarsi incomplete. In altre parole, l’uso del cellulare si è diffuso circa dieci anni fa e in questo decennio il cellulare è diventato uno strumento utilizzato da milioni di persone ogni giorno: per questo motivo uno studio serio che indagasse sui rischi dell’utilizzo del cellulare poteva essere condotto solo adesso. Lennart Hardell e Kjell Hansson non avrebbero dubbi, quindi: basterebbe un’ora al giorno di uso del cellulare per dieci anni per veder salire significativamente il rischio di sviluppare un tumore e sarebbe sufficiente anche meno di un’ora se si poggia il telefono sempre sullo stesso orecchio.
Come fare a utilizzare il cellulare limitando al massimo i rischi per la salute? Hardell consiglia di utilizzare poco il cellulare e in ogni caso sempre con l’auricolare, di evitare di parlare per ore al telefono cellulare e di preferire l’apparecchio fisso e di impedire l’utilizzo del cellulare ai bambini. I risultati di questo studio, che sono stati pubblicati sulla rivista Occupational Environmental Medicine, sono in netta contrapposizione con quelli
che aveva ottenuto un recente gruppo di ricerca promosso dal MTHR (Mobile Telecommunication and Health Research): per gli studiosi britannici l’uso di cellulari non era associabile ad alcun reale danno biologico anche se
Latrie Challis, presidente di MTHR, aveva spiegato che solo alcuni dei soggetti coinvolti nello studio utilizzavano i cellulari da dieci anni e che, quindi, anche le loro ricerche sarebbero proseguite per studiare realmente gli effetti del cellulare sul cervello dopo un utilizzo almeno decennale. Gettano acqua sul fuoco gli esperti riuniti a Roma nei giorni scorsi in occasione del convegno su campi elettromagnetici e salute organizzato dal consorzio Elettra 2000: secondo Anders Ahlbom del Karolinska Institutet di Stoccolma, migliaia di ricerche condotte in tutto il mondo negli ultimi anni e finanziate con 250 milioni di dollari non hanno dimostrato alcuna evidenza certa di rischio.
Anche gli italiani hanno analizzato gli effetti dell’uso del cellulare sul cervello: una ricerca, pubblicata sugli Annals of Neurology e condotta dagli studiosi dell’IRCCS Fatebenefratelli di Brescia, in collaborazione con
quelli dell’Ospedale S. Giovanni Calibita-Fatebenefratelli, della Facoltà di Psicologia della Sapienza e della Clinica Neurologica all’Università Campus Bio-Medico di Roma, ha dimostrato che le onde elettromagnetiche
emesse dai telefonini eccitano il cervello e in particolare la corteccia cerebrale. La problematica relativa al possibile rapporto tra utilizzo dei telefonini e aumentato rischio di tumori non ha una chiave di lettura univoca. Lo studio approfondito dei numerosi studi pubblicati non permette conclusioni inoppugnabili né da parte degli “innocentisti “ né da parte dei “colpevolisti“, anche perché, dal punto di vista strettamente statistico, non c’è alcun tipo di evidenza. C’è, innanzi tutto, un problema temporale: sono, relativamente, ancora pochi gli anni trascorsi dall’inizio diffuso ed intensivo dell’utilizzo dei cellulari e, quindi, non è possibile escludere danni in senso
oncologico che, per definizione, richiedono tempi biologici lunghi. L’altra variabile è quella legata al fatto che negli ultimi anni c’è stata, in contemporanea all’incrementato uso dei telefoni cellulari, una esplosione di fonti casalinghe e non di onde elettromagnetiche (forni, cordless, asciugacapelli…)Ultima considerazione: il peso ingombrante degli interessi economici rende in questi casi molto difficile la vita alla ricerca indipendente.
Conclusione: come in tanti campi della Medicina vale il consiglio della prudenza; usare con moderazione e raziocinio le fonti d’onde elettromagnetiche, conducendo una vita il più possibile… a misura d’uomo.
( paginemediche.it – MFL comunicazioni )
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