Le mie donne
sono i gigli delle serre d’inverno
e sbocciano se fuori c’è la neve
nascono a volte come luci
d’un attimo e dileguano
eppure il loro esistere fugace
mi rischiara la via
ci sono quelle dagli sguardi fieri
non li abbassano mai
quegli occhi d’ansia
e quelle che nascondono il dolore
perché non sia di troppo
le mie donne hanno tracce
di pensieri tradotti in gesti scarni
le dita tra i capelli
i sorrisi stremati delle attese
i singulti improvvisi
le ginocchia serrate per difesa
le braccia spalancate
benchè il raccolto non sia mai concluso
ci sono quelle dalle spalle erette
quelle piegate mai
se le incontro di notte nei miei sogni
mi raccontano storie inconfessate
si spogliano di rughe e di malanni
danzano sulle punte
ed io con loro mi traduco in canto.
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