In alcune nicchie del mio cervello si annidano storie, racconti, favole, che porto con me sin dalla mia fanciullezza: a volte sono favole che mi sono state raccontate dalla mia amata mamma, altre volte sono libri letti da me, oppure si tratta di stralci di film visti tanto tempo fa.

Comunque, tutte storie che mi hanno particolarmente colpita e che per qualche motivo particolare di umanità o di curiosità non ho mai completamento dimenticato.

Una storia che mi ha sempre incuriosita è quella di Anastasia Nicolaievna Romanov, ho desiderato con tutto il cuore che  Anna Anderson fosse effettivamente lei ed ho gioito enormemente quando nel film “Anastasia” di Anatole Litvak con Ingrid Bergman, la protagonista viene accettata dalla nonna.

E’ proprio per questo motivo che ora desidero fare un promemoria di questa storia, sperando che vi sia gradito.

ANASTASIA NICOLAIEVNA ROMANOV

Anastasia Nicolaievna Romanov (18 giugno 1901 – 17 luglio 1918), quartogenita dello zar Nicola II di Russia e dell’imperatrice Alessandra d’Assia, e’ nota anche come Granduchessa Anastasia di Russia.

Fu assassinata il 17 luglio 1918 ad Ekaterinburg insieme al padre, alla madre e alle sorelle Olga , Tatiana , Maria e al fratello Alessio.

Voci su una possibile sopravvivenza della duchessa sono continuate per decenni, fino all’effettuazione dei test del DNA nel 1994 sui corpi rinvenuti ad Ekaterinburg.

I risultati delle analisi hanno stabilito che si tratta effettivamente dei resti dei Romanov, sebbene due corpi, quello di Alessio e di una delle giovani, probabilmente quello di Anastasia, siano mancanti. I corpi non sono stati rinvenuti probabilmente a causa della cremazione.

Alcune donne, nei decenni successivi, hanno tentato di impersonarla, tra loro una certa Anna Anderson che affermava di essere la granduchessa sfuggita miracolosamente all’esecuzione.

ANNA ANDERSON


Berlino, 17 Febbraio 1920

Un poliziotto stava passeggiando sul ponte sopra la Sprea quando vide una giovane donna che stava per buttarsi nelle gelide acque del fiume. Riuscì a salvarla.

La sconosciuta, che versava in un grave stato confusionale ed era priva di documenti di identita’ e di denaro, venne trasportata in un ospedale.

Si risveglio’ dallo shock e disse a gran voce, con grande sgomento generale:
“Sono la granduchessa Anastasia, scampata all’eccidio di Ekaterinburg nel luglio 1918”!

Racconto’ particolari della sua clamorosa fuga, di come la baionetta che la voleva colpire si era spezzata, della confusione generale, della paura, del sangue.

Racconto’ i particolari della sua vita, delle sorelle, dello zar, suo padre Nicola II Romanov.

La somiglianza con la giovane Anastasia Romanov impressiono’ i piu’ deboli: un neo e un’imperfezione della falange di una mano. Tutto sembrava coincidere.
Tuttavia, venne presa per pazza e fu internata per due anni in un manicomio.

Ando’ a vivere in una baracca della Foresta Nera, adottando il nome di Anna Anderson. Ed inizio’ un’interminabile battaglia – che coinvolse magistrati, membri della famiglia Romanov in esilio, testimoni delle ultime vicende alla corte di Russia – affinché venisse ufficialmente riconosciuta la sua identita’ di Anastasia Romanov.

Alcuni, come il marito (lo storico John Manahan, sposato nel 1969), le credettero ciecamente; altri l’accusano di essere una volgare truffatrice.

Vero e’ che, dopo l’eccidio della famiglia dello zar, i corpi di Anastasia e di Alessio Romanov, non furono mai trovati… spariti nel nulla.

Anna Anderson morì a Charlottesville (Stati Uniti) nel Febbraio del 1984: chissa’ se con lei era morta anche Anastasia Romanov…

EPILOGO

In Siberia nel Giugno 1989 lo storico sovietico Gelij Rjabov affermo’ di aver ritrovato gli scheletri di tutti i componenti della famiglia imperiale russa, compreso quello di Anastasia e di Alessio Romanov, in una fossa comune ad una trentina di chilometri da Ekaterinburg.

I corpi dei Romanov, dopo la loro riesumazione nel 1991, riposano oggi nel cimitero di S. Pietroburgo, nella chiesa di Pietro e Paolo. Tuttavia all’appello, mancano ancora due corpi.

Solo nel 1994 fu possibile eseguire le stesse analisi del DNA su un reperto bioptico del 1979, che portarono definitivamente a concludere che Anna Anderson non poteva in alcun modo essere imparentata con la famiglia Romanov, ma si trattava presumibilmente di una certa Franziska Schwanzkowska, una malata di mente di origine polacca scomparsa da un ospedale psichiatrico di Berlino nel 1919.

Alcune strane coincidenze fisico-anatomiche tra la Anderson e Anastasia Romanova, la conoscenza di diversi particolari della vita di corte, il riconoscimento certo da parte di alcune persone vicine alla casa reale e qualche dubbio sull’autenticita’ del reperto oggetto delle analisi (stranamente conservato per 15 anni), non hanno comunque ancora dissipato tutte le incertezze sulla questione.

Nel 2000, Anastasia e la sua famiglia furono canonizzati dalla Chiesa Ortodossa.

CURIOSITA’


In realta’ sembra che il test del DNA sia fasullo e che Anna Anderson fosse veramente Anastasia!

Sembra inoltre che non sia mai esistita una certa Franziska Schwanzkowska. Senza contare che Franziska Schwanzkowska, se mai fosse esistita, era fuggita dalla Polonia due giorni dopo il ritrovamento di Anna Anderson!

Alcuni sostengono che la sopravvissuta sia Maria e non Anastasia!

La storia di Anna/Anastasia e’ stata oggetto anche della trama di alcuni film, il primo dei quali risale addirittura al 1928. Il piu’ famoso e’ probabilmente “Anastasia” del 1956 di Anatole Litvak con Ingrid Bergman (questo ruolo le valse il premio oscar), Yul Brynner ed Helen Hayes.


Prendendo spunto dall’omonimo film viene realizzata, nel 1997, la versione animata di “Anastasia” dalla 20TH CENTURY FOX con la regia di Don Bluth e Gary Goldman.

Dal dicembre 2005, con la prima mondiale presso il Teatro Nuova Opera di Mosca, e della prima nazionale del dicembre dello stesso anno presso il Teatro Comunale di Ferrara, la storia di Anastasia diviene un musical per mano del brillante compositore e produttore Bruno Contini, che attraverso composizioni coreografiche e arie liriche, fa rivivere le vicissitudini di una donna prigioniera dei suoi confusi ricordi regali in un manicomio di Berlino.