di Luigi Antonio PEZONE

A Cancùn non è stata  stabilita  nessuna misura vincolante sui problemi climatici, rimandando di un anno,  al prossimo vertice di Durban, eventuali decisioni. D’altra parte su quali basi si poteva fondare  un accordo se non esistono delle soluzioni universalmente riconosciute, approvate e sperimentate per i problemi più importanti, che sono l’ aumento delle concentrazioni di CO2 nell’atmosfera e dell’ acidità oceanica? Questa volta, se non altro, le nostre delegazioni  hanno evitato di sottoscrivere delle sciocchezze. Era  ingannevole accordarsi su una percentuale di  riduzione del  CO2 di origine antropica perché non si comprende  quanta ne sia effettivamente. Solo quello fossile è  identificabile con certezza. Le quote antropiche non fossili, dovute alle deforestazioni, all’inquinamento  delle acque e dei suoli, certamente superiori alle fossili,  non sono distinguibili da quelle naturali. Se è vero che sarebbe auspicabile contenere il CO2 entro la quota di 350 ppm, che abbiamo già ampiamente superato (essendo attualmente 380 ppm), per evitare equivoci, non è meglio riferirsi  all’incremento totale annuo di CO2 nell’ambiente che è di circa 15 G.T. e riconoscere che è impossibile azzerare queste emissioni con i sistemi che finora  ha ipotizzato l’I.P.C.C.? Anche bloccando completamente tutte le attività umane. Se vogliamo  proporci almeno di  mantenere il livello attuale di CO2,  fermo restando che le aziende inquinatrici devono utilizzare sistemi di depurazione dell’aria e dell’acqua, la gran parte la  dobbiamo sottrarre all’ambiente  dove è più facile ed economica la cattura e la  neutralizzazione, a prescindere dalle origini antropiche o non antropiche.  Se è vero che  negli ultimi 250 anni oltre all’incremento di 100 ppm di CO2 atmosferico   si è verificato anche l’abbassamento del PH di 0,11 unità e l’incremento della produzione di plancton oceanico del 40% che ha contenuto per il momento sia l’incremento del CO2 sia l’abbassamento del PH, dico che non occorre essere degli scienziati e non occorrono tanti vertici  per comprendere che contenendo l’acidificazione oceanica conterremo anche  l’incremento di CO2 atmosferico  e conseguentemente anche i problemi climatici.  Non a caso parlo da qualche anno  di sistemi depurativi alternativi e da circa 5 mesi della necessità di una  “depurazione globale”, che  attraverso il trattamento delle acque potrebbe risanare e alcalinizzare le acque costiere riducendo le emissioni di CO2 della quantità necessaria a  compensare l’incremento di CO2 annuo.  Ma i preconcetti sono tanti e  sono costretto dalla mia pagina di Facebook a  sfidare  chiunque voglia confrontarsi su questi argomenti, dagli scienziati di fama mondiale ai progettisti che parlano di impianti sostenibili, agli assessori all’ambiente, comunali, regionali, provinciali, ai ricercatori a qualsiasi livello, alle associazioni ambientali. In Italia, non ho trovato un solo interlocutore. Nel frattempo, la totalità degli addetti ai lavori continua  a discutere dei problemi climatici come se le mie  proposte non esistessero, senza  degnarle  nemmeno di  un commento. Gli esperti? Passano da un convegno all’altro contribuendo, non metaforicamente, all’incremento delle emissioni e a consumare risorse che potrebbero essere utilizzate per l’effettivo risanamento ambientale; le  ingenti opere necessarie per questo risanamento  crescono ogni giorno esponenzialmente come i processi di acidificazione oceanici. Con gli attuali sistemi depurativi, si può dire che abbiamo globalizzato l’inquinamento, anziché globalizzare le depurazioni.  Abbiamo  escluso dalla depurazione gran parte dei territori; realizzato reti fognarie che si sviluppano per migliaia di km che aggravano il degrado delle acque da depurare; abbiamo concentrato le depurazioni nei soli depuratori che dovrebbero resuscitare liquami settici, maleodoranti, di origine diversa (urbani, industriali, piovani, agricoli, zootecnici) che per varie strade vi giungono, in gran parte privi di qualsiasi forma di pretrattamento e ulteriormente degenerati dai lunghi percorsi fognari. Solo un miracolo potrebbe far funzionare con una certa continuità questi depuratori che, nella maggioranza dei casi, sono costretti a scaricare acque non depurate, prima dell’ingresso al depuratore, in condizioni assai peggiori di quando siano state accolte dal sistema fognario per evitare guai peggiori che bloccherebbero i depuratori per mesi. Come spesso avviene. Ma non basta. Quando riusciamo nella grande impresa di depurare, le acque depurate non tengono conto dell’alcalinità dei corpi idrici riceventi e, se non alterano eccessivamente l’ecosistema, quanto meno ne  abbassano il PH e producono altre emissioni di CO2; inoltre, gli stessi depuratori sono grandi produttori di gas serra non essendosi mai posto l’obiettivo di evitare le proprie emissioni, né di  trattare insieme all’acqua anche l’aria coinvolta nel processo. Non parliamo poi  delle altre possibilità depurative trascurate dai depuratori d’acqua come la frazione umida dei rifiuti solidi costituita per l’80% di acqua, di cui anche con la raccolta differenziata, buona parte, finisce negli inceneritori aggravando i problemi atmosferici e i consumi energetici; non parliamo nemmeno della possibilità trascurata di  convogliare  nel trattamento delle acque anche  i fumi inquinati degli scarichi  dei mezzi di trasporto dei centri urbani, centrali termiche, inceneritori, che potrebbero rilasciare nei fanghi alcune sostanze nocive e altre neutralizzate attraverso la nitrificazione e la fotosintesi, tra cui il CO2. Se i depuratori, che dovrebbero proteggere l’ambiente provocano tanti problemi  al riscaldamento globale, quali speranze abbiamo di migliorare la situazione tenendo in vita questo sistema, aggiungendone un altro che si propone addirittura di nascondere il CO2 nel sottosuolo. Inoltre,  senza proporre nulla di concreto e immediato per fermare l’acidificazione oceanica. La depurazione globale, sarebbe l’unica soluzione perché terrebbe conto degli errori del passato, della crescita futura, dell’ inquinamento  atmosferico, nonché della velocità dei processi degenerativi in atto negli oceani, agendo sulla stessa curva di acidificazione. A livello urbano, si basa sulla suddivisione del processo depurativo  in varie fasi distribuite   lungo il percorso  delle acque di scarico. Basti pensare che i pretrattamenti domestici e fognari potrebbero arrivare ad abbattere oltre  il 50% del carico organico, chiarificando le acque nello stesso percorso fognario, in molti casi sovrapponendo parzialmente i trattamenti, ma con sistemi statici, privi di consumi energetici.  I nuovi depuratori, o una parte importante del processo, sarebbe  utile che stessero  in pieno centro, nelle zone di maggiore traffico  per utilizzare l’aria inquinata dal traffico automobilistico, come aria di ossidazione, che sottratta all’ambiente si depurerebbe depurando anche l’acqua.  Questo sarebbe possibile  perché  la depurazione, anziché contare sui processi a fanghi attivi che vanno facilmente in crisi con picchi di carichi idraulici e organici, si baserebbe principalmente sulla combinazione di più processi aerobici contemporanei, resi  possibili  grazie alla chiarificazione fatta a monte e alla copertura delle vasche che consentirebbe di introdurre la fotosintesi clorofilliana intensiva  nei bacini di ossidazione che, insieme al processo di nitrificazione, potrebbe neutralizzare una notevole quantità di  CO2,  gli ossidi di combustione CO, NOx, SOx, HC, polveri sottili e nutrienti come il fosforo, azoto,   presenti nei detergenti o nei concimi agricoli. Lo stesso intervallarsi nel percorso dei liquami di fasi aerobiche e anaerobiche potrebbe favorire processi depurativi come la denitrificazione e la precipitazione del fosforo. Il trattamento potrebbe essere completamente interrato e completamente inodore, grazie all’utilizzo della calce per l’immediata stabilizzazione dei fanghi estratti verticalmente dal sottosuolo (senza questa soluzione, che risolverebbe problemi di ingombro e tecnici, ignorata dal Ghota italiano dell’ambiente non si potrebbe parlare  di depurazione fognaria né globale e nemmeno del coinvolgimento dell’aria nei trattamenti depurativi dell’acqua). In assenza di carichi organici sarà lo stesso ciclo di vita del plancton coltivato con i nutrienti indesiderati  e la relativa materia organica prodotta  a tenere in vita i batteri necessari al processo di  respirazione endogena. Grazie alla   stabilizzazione con calce insita nel processo stesso di disidratazione, i fanghi potranno essere conservati per diversi mesi senza sviluppare germi patogeni e cattivi odori in attesa delle lavorazioni o della termodistruzione. I dettagli del sistema si possono trovare in altri articoli disponibili nella mia pagina di F.B. e negli articoli in dottrina  del portale www.Lexambiente.it. Il sistema di depurazione globale (dell’aria e dell’acqua insieme), trova la sua naturale applicazione  nel trattamento di grandi portate con bassissimi carichi inquinanti come  acque fluviali, portuali, marine che, guarda caso, raccolgono tutte le acque non trattate o mal trattate precedentemente, offrendo una nuova protezione ambientale.  Queste acque, per quanto possano essere inquinate, sono  sempre sufficientemente chiare per utilizzare la fotosintesi, la nitrificazione, l’alcalinizzazione e addirittura la carbonatazione, come descritto in altri appositi articoli. Se si pensa che il semplice impatto  tra acque fluviali dolci e acide,  e le acque marine salate e alcaline, lungo le coste,  diluendo la soluzione tampone oceanica e riducendo l’alcalinità, libera moltissimi miliardi di  tonnellate di CO2 all’anno  e acidificherebbe i mari anche in assenza di un vero e proprio inquinamento, sia pure molto lentamente rispetto alla velocità attuale, sembra evidente che la soluzione migliore per ridurre le emissioni di CO2 e, contemporaneamente,  l’acidificazione oceanica è quella di aumentare l’alcalinità delle acque costiere realizzando una quantità di impianti depuratori e alcalinizzatori, fluviali e marini sufficienti a raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo. D’altra parte  questo sistema è utilizzato dalla stessa natura che, tramite i fiumi non inquinati, procede alla eliminazione dell’inquinamento compatibile   mediante l’ossidazione causata dai regimi turbolenti  dei flussi  e trasporta carbonati agli  oceani.  Oggi i fiumi sono inquinati e il sistema non funziona come dovrebbe: consuma i carbonati lungo il percorso e produce fanghi non rimovibili, data l’impossibilità da parte della natura di potenziare  da sola i sistemi auto-deputativi e la portata di carbonati.  Noi possiamo potenziare sia  i sistemi auto-depurativi; sia le portate di carbonati; sia consumare i nutrienti indesiderati; sia consumare i fanghi nei processi di ossidazione; sia estrarre i fanghi in eccesso;  sia neutralizzare  il CO2 e altri gas serra prodotti dal processo; sia depurare l’aria inquinata, immessa appositamente come aria di ossidazione nell’impianto al posto dell’aria pulita.  Quindi, perché  cambiare strada nella lotta al riscaldamento globale con soluzioni come l’interramento del CO2, invece di potenziare il sistema che usa la natura? Anzi facendo meglio della natura, a cui va il merito di averci insegnato la strada. Oggi le concentrazioni di CO2 nell’atmosfera aumentano soltanto (per modo di dire) di 15 G.T. annue perché gran parte di questa è assorbita dagli oceani  che hanno incrementato la produzione di plancton. Ma cosa succederà quando questa produzione sarà tale da compromettere definitivamente i fondali oceanici, i quali, per  decomporre i microrganismi ricchi di CO2 precipitati, richiederanno  un maggiore consumo di ossigeno,  che  sarà  sottratto  alle altre specie marine comportando  l’acidificazione degli strati più profondi, che diventeranno  inospitali per specie vegetali e animali? Gli oceani restituiranno con velocità multiple  tutto il CO2 assorbito. I 15 G.T. di oggi si moltiplicheranno esponenzialmente rendendo impossibile la vita anche sulla terra.    La fotosintesi, la nitrificazione, l’alcalinizzazione  delle acque  sono gli unici processi depurativi noti che possono  neutralizzate il CO2 in modo ecocompatibile e frenare l’acidificazione oceanica. Bisogna mettere insieme questi processi su larga scala.  Per trattare 1m3/s in un impianto coperto con pannelli solari  completo di ossidazione, nitrificazione, fotosintesi e alcalinizzazione fluviale o marina, nel quale le precipitazioni del plancton  sarebbero consumate dall’ossidazione endogena e quelle in eccesso estratte nei fanghi stabilizzati con calce,   occorrerebbero circa 6.000 m2. Proviamo a immaginare  impianti depuratori alcalinizzatori  lungo le coste del mondo, soprattutto dove si immettono acque dolci con fiumi  piccoli e grandi  per consumare e prevenire la  formazione di CO2, fino a ridurne la quantità in eccesso (15G.T.).  Ipotizzando di alcalinizzare  1 m3/sec di acqua fluviale per tutto l’anno, consumando mediamente  0.3 kg di CaO/sec, occorreranno circa  9.460.800 kg di Cao/anno*m3/sec (considerando che il rapporto in peso del CaO/CO2 = 56/44 = 1,27 e  considerando che la calce serve anche per stabilizzare i fanghi e contemporaneamente i processi di  fotosintesi e nitrificazione consumano CO2 con minori consumi di calce, assumiamo il rendimento complessivo  CAO/CO2 pari a 1,5,  corrisponderebbero a 6.307.000 kg di CO2/anno*m3/sec (9.460.800/1,5). Considerando che attualmente la concentrazione di CO2 atmosferica cresce di circa 15 G.T./anno (miliardi di tonnellate), per mantenere l’attuale equilibrio dovremmo alcalinizzare  circa 2.378.310 m3/s*anno  di acqua (15.000.000.000 / 6.307)  in tutto il mondo, consumando  circa 22.500.000.000. Ton di CAO /anno (15.000.000.000. *1,5), occupando una superficie di 14.270 Km2  (2.378.310 *6000*0.000001). Se consideriamo che nel mondo intero, attualmente, vengono depurate soltanto le acque domestiche e industriali, che assommano complessivamente a circa 1.050 km3/anno, che corrispondono a 33.295 m3/s, le quali non  sempre vengono depurare e quasi mai alcalinizzate se non scendono a valori inferiori al PH 5,5 (fermandosi a tale valore consentito dalla leggi quando l’alcalinizzazione viene effettuata), si può comprendere quale sia il deficit depurativo mondiale che richiederebbe, attualmente, un trattamento di quantitativi di acqua 71,5 volte superiori (2.378.310/33.295), sia pure con cicli di trattamento meno spinti, ma completi di  alcalinizzazione. Tale quantità aumenterà esponenzialmente se non interverremo. Probabilmente, a Cancùn, nessuno  si è preoccupato di fare  questi semplici calcoli altrimenti, almeno i partecipanti di media cultura, si sarebbero resi conto che era impossibile rimandare di un altro anno le decisioni da prendere. Questi calcoli che spero qualcuno smentisca autorevolmente, servono soltanto a dare un’idea della grandiosità delle opere necessarie, che cresceranno con gli stessi criteri delle acidificazioni, con i relativi consumi fino a diventare impossibili da realizzare. A che cosa serve la  capacità degli scienziati di entrare nei complessi meccanismi che governano l’ambiente e la natura per  fare previsioni catastrofiche, se non riescono a  vedere una  soluzione  a portata di mano, basata  soltanto sulla razionalizzazione e il potenziamento dei sistemi depurativi? Certamente, le opere necessarie sono ingenti, ma comporterebbero anche moltissime opportunità di lavoro, almeno proporzionali al grande divario depurativo evidenziato. Ne beneficerebbero tutti i settori occupazionali, dall’edile, all’elettromeccanico, al gestionale. Gli scienziati non sono degli economisti, non si preoccupano degli aspetti socio economici, ma devono essere i primi a chiarire la loro posizione nei confronti della  “depurazione globale” dal punto di vista scientifico. Bisogna appurare se tacciono perché sono contrari e per quali ragioni; oppure tacciono perché non la conoscono per colpa dei mezzi di informazione? Il parere degli scienziati è indispensabile. Non hanno il diritto di tacere su questo argomento. Se saranno d’accordo su questa soluzione, potrebbero contribuire a trovare nuove soluzioni per recuperare dalla natura  la grande quantità di carbonato di calcio senza deturpare  eccessivamente il territorio. Di certo, a Cancùn non si è parlato di depurazione globale.  Fino ad ora i vari vertici hanno espresso soltanto soluzioni palliative. Cosa  rappresentano le attuali  proposte di riduzione delle emissioni attraverso il nucleare, l’interramento del CO2, la commercializzazione delle quote virtuali delle emissioni di  CO2 se non soluzioni  che  propongono soltanto la riduzione di una effimera percentuale di  CO2 nel modo più costoso possibile,  non utilizzano sistemi ecocompatibili e dimenticano completamente il problema oceanico? Queste soluzioni  ritardano i tempi di attuazione del vero risanamento globale  eco compatibile che riguarda tutti i territori, tutte le acque, tutta l’atmosfera.  A Cancùn non si è parlato di depurazione globale perché i nostri delegati ufficiali (governativi) e ufficiosi (associazioni ambientali) non ne hanno voluto parlare. Non hanno voluto nemmeno gettare il seme di una politica ambientale globale, non basata sui soliti slogan ambientalisti, ma su progetti che, fino  a prova contraria, sono l’unica soluzione ecocompatibile che potrebbe salvarci dall’incremento del CO2 e  dall’acidificazione oceanica, senza frenare lo sviluppo economico e industriale, anzi diventando  l’attività industriale più importante del mondo, per l’importanza delle opere e il numero degli  occupati. L’unica soluzione che potrebbe rendere possibili anche gli slogan ambientalistici di risanamento ambientale, oggi impossibili a causa dei fenomeni degenerativi innescati dall’inquinamento già depositato nell’ambiente, più veloci di qualsiasi tardiva sana politica ambientale, a cui va sommata la futura crescita  della popolazione mondiale e  la crescita industriale, incurante dei problemi ambientali, dei paesi emergenti.

(Luigi Antonio Pezone con la sua nipotina)