Egr. Sig. Guerri,
ci sia consentita una replica al suo articolo pubblicato il 7 luglio da “Il Giornale”, nel quale lei attacca pesantemente Casa Savoia. Il pezzo è stato pubblicato nella pagina dedicata alla bella figura di Otto d’Asburgo. Del tutto fuori tema, dunque, ed allo scopo evidente di attaccare la dinastia vivente più antica del mondo, dopo quella giapponese. Si fanno affermazioni fuorvianti, soprattutto per il modo in cui sono proposte al lettore. Ecco qualche esempio. Sottolineare il fatto che, nell’anno in cui Otto d’Asburgo (da dove si trovava) si opponeva all’annessione nazista dell’Austria, in Italia venivano sanzionate le leggi razziali è proporre, di fatto, un paragone illogico ed insostenibile, perché ben diverse erano le situazioni. La famosa frase “del carciofo”, che lei strumentalizza senza pudore, non aveva nulla a che fare con il reale amore della Dinastia per l’Italia e gli italiani, bensì con la situazione geopolitica italiana del momento, caratterizzata dalla presenza di tanti stati divisi. Parimenti, far riferimento ai fatti del 1978 sull’isola di Cavallo, quando sono ormai 20 anni che la Corte d’Assise di Parigi ha sancito la completa innocenza del Principe di Napoli, è scelta furbesca per screditare un innocente. E si potrebbe continuare. Il fatto è che la storia dimostra una cosa che a lei evidentemente non va giù: Casa Savoia può vantare luci che vanno molto al di là delle ombre. Ombre che, ben meno scure di quello che vorrebbero i detrattori, sono inevitabili per ogni storia umana millenaria. Non occorre andare molto lontano per dimostrare quanto affermiamo. Basta pensare a figure come i tanti Beati e Venerabili (che lei “dimentica”nel suo articolo, ricordando però la beatificazione di Carlo I d’Asburgo…), come la Regina Elena e la Regina Maria Josè, come i Conti Amedeo VI e VII, come i Duchi Amedeo VIII ed Emanuele Filiberto “Testa di Ferro”, come Re Vittorio Amedeo II e tutti i Sovrani che, pur fra incertezze e pericoli, seppero realizzare, mettendo completamente e coraggiosamente in gioco lo stesso futuro della Dinastia, il plurisecolare sogno dell’unità italiana. Lei avrà senza dubbio avuto le sue personali ragioni nello scrivere quel pezzo. Ma un corretto approccio storico necessita di meno ideologia e più desiderio di verità.
Dr. Alberto Casirati
Presidente Istituto della Reale Casa di Savoia