Antonio Gerardo (G.) D’Errico, è uno scrittore che si muove in un orizzonte ampio di argomenti e di percorsi. Campano di nascita, Monteverde (Av), vive a Milano.
Noi de I Fatti del nuovo Molise lo abbiamo incontrato.
Domanda: Antonio, abbiamo detto nella tua presentazione che ti muovi nell’ambito letterario all’interno di un ampio orizzonte. Vuoi spiegarci con le tue parole qual è l’ambito della tua ricerca?
D’Errico - (Sorride) Immagino tu abbia voluto riferirti alla biografia scritta da me su e con Eugenio Finardi: Spostare l’orizzonte (Rizzoli, n.d.r). In quel caso, però, l’orizzonte viene spostato, nel mio caso l’orizzonte letterario viene semplicemente aperto, espanso. Allargare gli orizzonti, per uno scrittore, è doveroso perché si accoglie un gran numero di esperienze significative. La letteratura vive anche di esperienze, che sperimentano e riconoscono un nesso tra le cose dell’esistenza che rendono bellezza, oppure commuovono, esortano ad esprimere desideri, propositi: umanità, in una sola parola. Penso che la scrittura fuori da questi canoni serva a scrivere lettere personali, diari, pensieri segreti da custodire gelosamente, normalmente di nessun interesse collettivo.
Domanda: So che hai praticato altre collaborazioni con artisti di grande sensibilità e valore, una tra tutte quella con Donato Placido, attore e scrittore: memorabile la sua interpretazione nel film L’Ora di religione, di Marco Bellocchio, e le sue intense partecipazioni nei film del fratello Michele Placido.
D’Errico: Lavorare con Donato, per me, è stato di grande stimolo, poiché il suo modo di essere e rappresentarsi non sempre viene capito fino in fondo. Viene, anzi, sottoposto a forzature quando veste i panni dell’attore per rendere nei ruoli di personaggi che non sente come suoi. Se gli dessero più fiducia e occasioni avrebbero in cambio un ritorno di grande suggestione e bravura, dal mio punto di vista. Il senso dell’arte o dello spettacolo è sempre nel ritorno di un sentimento sottile che rende bellezza al mondo: a chi crea e a chi fruisce di questa generosità. Per me, ogni incontro è ricerca di valore; diversamente, quando questo non c’è, si lavora da soli: è meglio ai fini di ogni ricerca e gentilezza ipotizzabile. Gentile e disponibile è stato il mio confronto con Eugenio Finardi, lo stesso con Donato Placido, e l’ultimo con Mimmo Cavallo, la cui biografia l’ho appena finita di scrivere e affidata a un editore sensibile, Luca Leone, romano, dell’editrice Infinito edizioni.
I Fatti del nuovo Molise: Certo, però! Mimmo Cavallo! Cantautore meridionale, pugliese della provincia di Taranto, per la precisione, trapiantato al Nord, se non sbaglio: Il suo cavallo di battaglia è stato quell’inno corale e ironico in voga negli anni ottanta: Siamo meridionali.
D’Errico: (Sorride) “Cavallo di battaglia”? E’ un gioco o un’allusione?
I Fatti del nuovo Molise: No, no! E’ del tutto casuale, non voluto…
D’Errico: A parte Siamo meridionali, certamente momento di massimo riconoscimento e notorietà, la sua produzione è stata molto più vasta. Pensa che anche Mimmo è un artista di collaborazioni importanti: da Gianni Morandi a Fiorella Mannoia, Caffè nero bollente l’ha scritta lui. Ha composto musiche per brani con testi di Enzo Biagi. L’Ultima collaborazione è stata con Zucchero, Vedo Nero, il grande successo dell’estate scorsa, è un testo scritto da Mimmo e lo stesso Zucchero.
Domanda: So che sei anche autore di importanti romanzi e non disdegni il genere noir. Vuoi parlare di questa tua scrittura di genere?
D’Errico: Sì, la scrittura di genere in realtà non è tanto di genere quanto di opportunità e di scelta espressiva. Parlare di male subìto, di desiderio di vendetta e di senso della giustizia portato all’estremo rientra in una letteratura che può essere appartenente a un certo modo di rappresentare la realtà, di genere per l’appunto. Ma il genere è solo un contenitore, la realtà stessa è genere delle diverse espressioni di chi esiste e agisce a modo suo. La scrittura noir è solo un modo di descrivere la realtà quando questa si macchia di morte o si affolla di delitti, in cui l’animo umano si scoraggia o si sconforta. E’ sempre la tensione tra bene e male che rende equilibrio alle azioni dell’agire quotidiano, anche di chi nel bilancio fa prevalere l’una o l’altra volontà. I fatti violenti di cronaca nera feriscono e mettono a rischio profondamente la società, e per questo si imprimono di più nelle coscienze. Descrivere la violenza attraverso la letteratura è sublimazione del male, nel senso di superamento. Ho pubblicato il mio primo noir nel 2008, Il Discepolo, in cui ho affrontato l’argomento delle sette sataniche. Ho scritto un romanzo, sia chiaro, con atmosfere e un linguaggio propri da novel. Ho messo in bocca ai personaggi fatti e proiezioni della mente che avrebbero dovuto far meditare e temere coloro che si fossero trovati tra le mani quel libro. Credo che certi argomenti affrontati con lo stile della narrazione letteraria riescano a generare la giusta tensione per creare allarme e far intravvedere in anticipo le conseguenze di scelte sbagliate che si possono commettere.
Domanda: Lo scopo che ti prefiggi è alto certamente, ma può essere criticato da parte di chi cerca nel genere una amena lettura di evasione.
D’Errico: L’evasione c’è anche nella mia scrittura. (Sorride) D’altra parte il genere contempla la fuga ma anche la caccia. Il mio ultimo noir si fonda proprio su questo aspetto…
I Fatti del nuovo Molise: Il tuo ultimo noir era la prossima domanda che volevo farti…
D’Errico: Quindi devo immaginare che siamo arrivati al termine di questo nostro incontro?
I Fatti del nuovo Molise: Dipende dalla risposta, (dico con ironia), se è esauriente…
D’Errico: (Fa cenno di sì con la testa, abbozzando delicatamente il suo sorrisetto) Rispondo, allora…
I Fatti del nuovo Molise: Va bene.
D’Errico: Dicevo, il mio ultimo noir, il cui titolo è La governante Tilde, pubblicato dalle esigenti e attente edizioni toscane Il Foglio, di Gordiano Lupi… Lo dico in tutta franchezza, per stima, sinceramente… Porta in copertina un commento di Eugenio Finardi, che ha voluto rendermi omaggio con questo suo spunto critico… Nel noir ci sono fuga e arresto, ce ne sono più di uno, ma l’esito finale mette in crisi i ruoli di chi insegue e di chi è inseguito… La trama trascina la vicenda non verso un finale atteso ma ad un certo punto il filo sottile dei sentimenti rompe ogni protagonismo e i ruoli perdono di significato, interviene una pietà, che non è perdono, ma neanche condanna… Ci si trova animo contro animo più che omicida contro poliziotto…
I Fatti del nuovo Molise: Il tuo trasporto per i personaggi è sottile quanto la tua descrizione, mi sembra di capire… Vorrei che dicessi, per concludere, di che cosa parla La Governante Tilde, se si può dire naturalmente.
D’Errico: – Sì, si può dire. Parla di scuola, di una scuola sbagliata, che molto spesso rende rovina alla vita di chi la frequenta… E’ un altro modo, letterario, per parlare della scuola, per approfondire certi risvolti non sempre lineari e chiari: come può essere il rapporto tra allievi e insegnanti, tra insegnanti e insegnanti, tra allievi e allievi… Tilde è un’anima candida che resta invischiata nello scandalo e nel pettegolezzo creato da un ambiente che non si fa carico propriamente della sua crescita e della sua formazione… Ci rimette la vita e l’amore, perde la libertà e l’onore… Alla fine le resta come unica possibilità di riscatto la vendetta e il delirio della violenza che non le dà soddisfazione ma le fa orrore…
I Fatti del nuovo Molise: Un altro orizzonte allargato dell’occhio dello scrittore sulla realtà?
D’Errico: – Sì, un altro sguardo su un mondo che coinvolge quotidianamente più di qualche milione di famiglie, con le loro speranze e i loro fallimenti… I successi, naturalmente, anche loro ci sono, si può ragionevolmente ipotizzare, ma sempre di meno visti i fatti di cronaca che riguardano più frequentemente i giovani e la loro educazione… Forse bisognerebbe vedere meglio anche nell’educazione dei grandi per fare previsioni sulla società del futuro.
I Fatti del nuovo Molise: La governante Tilde è già acquistabile in libreria?
D’Errico: Nelle maggiori città, certamente sì. Ma su Ibs e sui maggiori siti di vendita di libri online si può facilmente prenotare e ricevere nel giro di qualche giorno.
N.B. SEGNALIAMO CHE L’AUTORE SARA’ PRESENTE AL SALONE DEL LIBRO DI MODENA IL 4\2\2012, PER LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO
5 Commenti for "I FATTI DEL MOLISE INTERVISTANO LO SCRITTORE ANTONIO GERARDO D’ERRICO"
E’ davvero sorprendente leggere su questo sito di un Grande autore contemporaneo, come Antonio G. D’Errico che dopo il best seller spostare l’Orizzonte biografia di Finardi, ci regala questo nuovo giallo LA GOVERNANTE TILDE, edizioni Il foglio di Gordiano Lupi al momento acquistabile da ibs e feltrinelli on line……
UN NOIR DI GROSSO SPESSORE DOVE C’E'UN CONTINUO COLPO DI SCENA E UNO STILE DAVVERO UNICO ED ECCEZIONALE.
AMICI NON PERDIAMO QUESTO GRANDE GIALLO …
Volevo segnalare che l’autore e’presente al Salone del libro di Modena il 4\2\2012 per la presentazione del libro se vuole puo’anche inserirlo nella notizia…
Ufficio STampa autore Antonio G. D’Errico
Lo farò con piacere. Ancora complimenti all’autore Antonio G. D’Errico.
Cordiali saluti, Tilde Maisto
Ecco il pezzo fresco di stampa
Antonio Gerardo D’Errico, quando la scrittura riesce a contagiare
27 gennaio 2012
Antonio Gerardo (G.) D’Errico, è uno scrittore che si muove in un orizzonte ampio di argomenti e di percorsi. Campano di nascita, è nato infatti a Monteverde in provincia di Avellino, ma vive a Milano. D’Errico si è ritagliato uno spazio nel complesso panorama letterario italiano facendo grande fatica e potendo contare solo sulle sue forze e sulla facilità di penetrazione del suo scrivere mai banale, ma di grande impatto emotivo.
Lo scrittore Antonio Gerardo D’Errico
Antonio, lei si muove nell’ambito letterario all’interno di un ampio orizzonte. Vuole spiegarci con qual è l’ambito della sua ricerca? Prima ancora di rispondere D’Errico si lascia scappare un sorriso maligno.
«Immagino che abbia voluto riferirsi alla biografia scritta da me su e con Eugenio Finardi Spostare l’orizzonte edito dalla Rizzoli. In quel caso, però, l’orizzonte viene spostato, nel mio caso l’orizzonte letterario viene semplicemente aperto, espanso. Allargare gli orizzonti, per uno scrittore, è doveroso perché si accoglie un gran numero di esperienze significative. La letteratura vive anche di esperienze, che sperimentano e riconoscono un nesso tra le cose dell’esistenza che rendono bellezza, oppure commuovono, esortano ad esprimere desideri, propositi: umanità, in una sola parola. Penso che la scrittura fuori da questi canoni serva a scrivere lettere personali, diari, pensieri segreti da custodire gelosamente, normalmente di nessun interesse collettivo».
Lei ha avuto altre collaborazioni con artisti di grande sensibilità e valore, una tra tutte quella con Donato Placido, attore e scrittore: memorabile la sua interpretazione nel film L’Ora di religione di Marco Bellocchio e le sue intense partecipazioni nei film del fratello Michele Placido.
«Lavorare con Donato, per me, è stato di grande stimolo, poiché il suo modo di essere e rappresentarsi non sempre viene capito fino in fondo. Viene, anzi, sottoposto a forzature quando veste i panni dell’attore per rendere nei ruoli di personaggi che non sente come suoi. Se gli dessero più fiducia e occasioni avrebbero in cambio un ritorno di grande suggestione e bravura, dal mio punto di vista. Il senso dell’arte o dello spettacolo è sempre nel ritorno di un sentimento sottile che rende bellezza al mondo: a chi crea e a chi fruisce di questa generosità. Per me, ogni incontro è ricerca di valore; diversamente, quando questo non c’è, si lavora da soli: è meglio ai fini di ogni ricerca e gentilezza ipotizzabile. Gentile e disponibile è stato il mio confronto con Eugenio Finardi, lo stesso con Donato Placido, e l’ultimo con Mimmo Cavallo, la cui biografia l’ho appena finita di scrivere e affidata a un editore sensibile, Luca Leone, romano, dell’editrice Infinito edizioni».
Anche con Mimmo Cavallo! Cantautore meridionale, pugliese della provincia di Taranto, per la precisione, trapiantato al Nord. Il suo cavallo di battaglia è stato quell’inno corale e ironico in voga negli anni Ottanta Siamo meridionali. D’Errico sorride di nuovo.
«Cavallo di battaglia? E’ un gioco o un’allusione?».
No, no! E’ del tutto casuale, non voluto.
«A parte Siamo meridionali, certamente momento di massimo riconoscimento e notorietà, la sua produzione è stata molto più vasta. Pensi che anche Mimmo è un artista di collaborazioni importanti: da Gianni Morandi a Fiorella Mannoia, Caffè nero bollente l’ha scritta lui. Ha composto musiche per brani con testi di Enzo Biagi. L’Ultima collaborazione è stata con Zucchero, Vedo Nero, il grande successo dell’estate scorsa, è un testo scritto da Mimmo e lo stesso Zucchero».
Sappiamo che lei è anche autore di importanti romanzi e non disdegni il genere noir. Vuol parlare di questa tua scrittura di genere?
«Sì, la scrittura di genere in realtà non è tanto di genere quanto di opportunità e di scelta espressiva. Parlare di male subìto, di desiderio di vendetta e di senso della giustizia portato all’estremo rientra in una letteratura che può essere appartenente a un certo modo di rappresentare la realtà, di genere per l’appunto. Ma il genere è solo un contenitore, la realtà stessa è genere delle diverse espressioni di chi esiste e agisce a modo suo. La scrittura noir è solo un modo di descrivere la realtà quando questa si macchia di morte o si affolla di delitti, in cui l’animo umano si scoraggia o si sconforta. E’ sempre la tensione tra bene e male che rende equilibrio alle azioni dell’agire quotidiano, anche di chi nel bilancio fa prevalere l’una o l’altra volontà. I fatti violenti di cronaca nera feriscono e mettono a rischio profondamente la società, e per questo si imprimono di più nelle coscienze. Descrivere la violenza attraverso la letteratura è sublimazione del male, nel senso di superamento. Ho pubblicato il mio primo noir nel 2008 Il Discepolo in cui ho affrontato l’argomento delle sette sataniche. Ho scritto un romanzo, sia chiaro, con atmosfere e un linguaggio propri da novel. Ho messo in bocca ai personaggi fatti e proiezioni della mente che avrebbero dovuto far meditare e temere coloro che si fossero trovati tra le mani quel libro. Credo che certi argomenti affrontati con lo stile della narrazione letteraria riescano a generare la giusta tensione per creare allarme e far intravvedere in anticipo le conseguenze di scelte sbagliate che si possono commettere».
Lo scopo che si prefigge è alto certamente, ma può essere criticato da parte di chi cerca nel genere una amena lettura di evasione.
«L’evasione c’è anche nella mia scrittura – dice D’Errico sorridendo ancora – e d’altra parte il genere contempla la fuga ma anche la caccia. Il mio ultimo noir si fonda proprio su questo aspetto».
Il suo ultimo noir era la prossima domanda che volevo farle. «Quindi devo immaginare che siamo arrivati al termine di questo nostro incontro?».
Dipende dalla risposta, se è esauriente…
«Rispondo, allora…».
Va bene.
«Dicevo, il mio ultimo noir, il cui titolo è La governante Tilde, pubblicato dalle esigenti e attente edizioni toscane Il Foglio di Gordiano Lupi… Lo dico in tutta franchezza, per stima, sinceramente… Porta in copertina un commento di Eugenio Finardi, che ha voluto rendermi omaggio con questo suo spunto critico… Nel noir ci sono fuga e arresto, ce ne sono più di uno, ma l’esito finale mette in crisi i ruoli di chi insegue e di chi è inseguito… La trama trascina la vicenda non verso un finale atteso ma ad un certo punto il filo sottile dei sentimenti rompe ogni protagonismo e i ruoli perdono di significato, interviene una pietà, che non è perdono, ma neanche condanna… Ci si trova animo contro animo più che omicida contro poliziotto».
La governante Tilde di Antonio D’Errico
Il suo trasporto per i personaggi è sottile quanto la sua descrizione, mi sembra di capire… Vorrei che dicesse, per concludere, di che cosa parla La Governante Tilde, se si può dire naturalmente.
«Sì, si può dire. Parla di scuola, di una scuola sbagliata, che molto spesso rende rovina alla vita di chi la frequenta. E’ un altro modo, letterario, per parlare della scuola, per approfondire certi risvolti non sempre lineari e chiari: come può essere il rapporto tra allievi e insegnanti, tra insegnanti e insegnanti, tra allievi e allievi. Tilde è un’anima candida che resta invischiata nello scandalo e nel pettegolezzo creato da un ambiente che non si fa carico propriamente della sua crescita e della sua formazione. Ci rimette la vita e l’amore, perde la libertà e l’onore. Alla fine le resta come unica possibilità di riscatto la vendetta e il delirio della violenza che non le dà soddisfazione ma le fa orrore».
Un altro orizzonte allargato dell’occhio dello scrittore sulla realtà?
«Sì, un altro sguardo su un mondo che coinvolge quotidianamente più di qualche milione di famiglie, con le loro speranze e i loro fallimenti. I successi, naturalmente, anche loro ci sono, si può ragionevolmente ipotizzare, ma sempre di meno visti i fatti di cronaca che riguardano più frequentemente i giovani e la loro educazione. Forse bisognerebbe vedere meglio anche nell’educazione dei grandi per fare previsioni sulla società del futuro».
La governante Tilde è già acquistabile in libreria?
«Nelle maggiori città, certamente sì. Ma su Ibs e sui maggiori siti di vendita di libri online si può facilmente prenotare e ricevere nel giro di qualche giorno».
Finisce qui la incalzante confessione di Antonio G.D’Errico che sarà presente allo stand “Il Foglio Letterario” con il direttore Gordiano Lupi il prossimo 4 febbraio nell’ambito del BUK 2012, Fiera della piccola e media editoria, a Modena dove presenterà La governante Tilde. Una ghiotta occasione per conoscerlo di persona e per scoprire la sua ultima fatica letteraria.
5 Commenti per “Antonio Gerardo D’Errico, quando la scrittura riesce a contagiare”
Gianni
27 gennaio 2012 – 11:39
E’ davvero originale e, unica questa intervista all’autore Antonio G. D’Errico, che merita particolare attenzione visto le tematiche e il grande impatto emotivo, per il nutrito gruppo di lettori e fans del grande autore D’Errico.
Pluripremiato al Cesare Pavese 2001 ed io ha assistito a Novello nell’ambito di Collisioni alla presentazione del libro Spostare l’Orizzonte assieme ad Eugenio Finardi. Una esperienza davvero toccante ed emotiva.
Grazie al prestigioso quotidiano I Fatti del Molise per aver dato voce e spazio ad uno scrittore davvero sorprendente e capace per i contenuti e lo stile di scrittura.
Rispondi
Tullio
27 gennaio 2012 – 14:52
Bene,
ho appena appreso di questo eccellente risultato grazie al direttore Gordiano Lupi e le importantissime edizioni IL FOGLIO di Livorno, che hanno saputo apprezzare le qualità e l’unicità di scrittura dell’autore Antonio G.D’Errico.
Grazie mille all’editore IL Foglio e, al Direttore Gordiano LUPI.
La Governante Tilde un libro da non perdere e tenere come una reliquia nella biblioteca personale da consigliare, all’acquisto al momento on line su ibs e feltrinelli; a tutti i ns. amici e lettori del Grande Maestro D’Errico.
Grazie ai Fatti del Nuovo Molise.
TULLIO
Rispondi
alessandra
27 gennaio 2012 – 21:20
E’ una strepitosa segnalazione io sono di Montenero di Bisaccia e, posso dire che davvero non conoscevo uno scrittore di questa portata a 360° e su feltrinelli provvedo a comprarlo oppure lo chiedo direttamente all’editore…
Rispondi
alessandra
29 gennaio 2012 – 11:43
Anche io sono di Isernia e compro La Governante tilde del grande scrittore, che ha avuto una grossa risonanza con il ns.magnifico quotidiano… Naturalmente l’acquisto lo faro’su feltrinelli on line…
Se c’è ancora spazio diro’la mia sensazione della lettura che di sicuro saràentusiasmante ed avvincente.
Rispondi
andrea
29 gennaio 2012 – 18:02
Antonio G. D’Errico lo stile e’simile al Grande Giacomo Leopardi
Che dire io ho letto il discepolo edizione frilli e subito corro e segnalo ai miei amici di facebook circa 3000 di comprare on line la governante tilde che di sicuro, consocendo lo stile dello scrittore Antonio G.D’Errico, mi soddisferà a pieno…Grazie all’autore, all’editore Il Foglio e a I fatti del Nuovo Molise per aver attenzionato un autore alla pari di Giacomo Leopardi… Io sono di Recanati e trovo una certa affinità di stile tra D’Errico e Leopardi e similitudine in particolare nei seguenti punti:
Il Leopardi e D’Errico anche,
respinge la retorica, l’imitazione, la mitologia, perché le ritiene contrarie all’espressione del sentimento.
La poesia nasce dai motivi del ricordo e dell’infinito ed è espressa in immagini. Respinge le forme epiche, drammatiche, storiche-narrative, accettando solo quelle liriche, che sgorgano direttamente dal cuore, che esprimono le sue ansie, i suoi dolori, le sue aspirazioni, le sue gioie. Perciò nel Leopardi e D’Errico la poesia è “canto”e “musica”.
Il linguaggio deve adattarsi a un tal genere di poesia, perciò è semplice, sobrio, quasi discorsivo, senza i vincoli della struttura metrica. Vicino ai temi del quotidiano, sia pure in clima non realistico. I versi preferiti dal Leopardi sono l’endecasillabo e il settenario, mentre i generi preferiti sono:
L’idillio, che è contemplazione di un quadretto campestre. L’autore in questione ha tratto in ispirazione e modello dagli antichi poeti greci, ma non si è limitato a contemplare il paesaggio, bensì ha preso argomento da esso per meditare e riflettere;
La canzone, di derivazione petrarchesca è molto usata dal Leopardi con l’utilizzo di versi endecasillabi e settenari, ma a partire dalla canzone “A Silvia” le strofe sono disuguali e costituite con la massima libertà. Tuttavia sono rare le onomatopee ritenute troppo semplici imitazioni degli eventi e per questo poco poetiche.
Grazie 1000 Gent.ma Tilde
per l’annotazione sul sito della presentazione al festival ebook di modena del 4.2.2011 e, che sia di buon auspicio per dare la giusta forza alla critica e, sopratutto alla vendita cosa importante per l’editore e dell’autore…
Aspettiamo riscontro in merito alla successiva intervista, come da accordi e se da goggle si scrive I Fatti del Nuovo Molise d’errico in prima pagina on line c’è la recensione che puo’essere integrata con altro commenti…
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