AMBROSINO ANTONO da Mariglianella NA-Vittima a Balvano PZ 3.3.1944

ESPOSITO DOMENICO da Mariglianella NA-Vittima a Balvano PZ 3.3.1944

SAGGESE ROMUALDO Vittima a Balvano 3.3.1944

I. E. S. U. S.
IESUS ISTITUTO EUROPEO di SCIENZE UMANE e SOCIALI   
Mariglianella e Brusciano ricordano un luttuoso evento rimosso dalla storia ufficiale. In Italia 68 anni fa la più grave tragedia ferroviaria d’Europa a Balvano 3 marzo 1944-2012.
Antonio Castaldo- IESUS- Istituto Europeo di Scienze Umane e Sociali – Aprile 2012
Lo scorso 3 marzo ricorreva il 68esimo anniversario della tragedia di  Balvano, in provincia di Potenza, quella del treno 8017 nella  Galleria delle Armi. Ma di tutto ciò, in tutti questi anni, non ci sono stati segni pubblici, manifestazioni nazionali, eventi commemorativi istituzionali, monumenti o altro. Ad Agerola domenica 4 marzo è stata scoperta una targa con dedicazione di Largo “Vittime di Balvano”. Per quei circa 600 morti nessuna responsabilità accertata. Non esiste ad oggi alcuna verità ufficiale. Si tratta di un lutto comunitario rimosso dalla storia. La memoria è portata avanti da privati cittadini, alcuni giornalisti, studiosi di storia locale, parenti sopravvissuti e qualche amministratore locale. Si ricorda qui il primo libro dedicato a questo fatto, quello di Mario Restaino, “Un treno, un’epoca: storia dell’8017”, edito da Arti Grafiche Vultur, Melfi 1994. Mentre l’ultima iniziativa in programmazione che segnaliamo è l’appuntamento nella Città di Tito, in provincia di Potenza, a cura dell’Associazione “Donne 99” per “Le Giornate della Cultura in Biblioteca”, martedì 19 aprile alle ore 18,30 avverrà la presentazione del libro “Balvano 1944” dell’avvocato Gianluca Barneschi. In quarta di copertina dell’opera leggiamo: “Questa tragedia che ha avuto molti responsabili è stata ignorata dalla memoria collettiva. Indagini sbrigative, censura militare e ragion di Stato congiurarono per una quasi completa rimozione dell’accaduto”.
Mentre  occorre tendere l’orecchio all’America per sentire la voce di un cantautore texano, Terry Allen, raccontare in musica tale tragedia con la ballata  “Galleria delle Armi” pubblicata nel cd “Human Remains” del 1996 Sugar Hill Records (http://www.youtube.com/watch?v=AQoSIbfhNUY) .
Si tratta della più grave tragedia ferroviaria della storia in Europa accaduta nel 1944, avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale quando l’Italia risultava essere divisa in due parti. Al Nord vi sopravviveva l’esperienza fascista con la Repubblica Sociale di Mussolini sotto l’influsso di Adolf Hitler. Il primo marzo del ’44 si era svolto lo Sciopero Generale in tutta l’Italia occupata.  In quella parte la Resistenza contro gli occupanti tedeschi venne assicurata dai partigiani sotto la guida del Consiglio Nazionale di Liberazione, dall’8 settembre, giorno dell’Armistizio, al 25 aprile, giorno della Liberazione.
A Sud, l’Italia, liberata dalle truppe angloamericane, aveva il Regno di Vittorio Emanuele II con a Capo del Governo il settantaduenne, Maresciallo d’Italia, Pietro Badoglio. La sede governativa era Salerno dall’11 febbraio 1944. La città di Napoli si era liberata da sola degli occupanti tedeschi, con l’insurrezione popolare delle “Quattro Giornate”, dal 27 al 30 settembre 1943.
In questa parte d’Italia dunque non vi era più guerra, né dittatore a comandare. Imperterrita, una sola sofferenza sovrastava le popolazioni, in particolare a Napoli e provincia: la fame.
Rispetto all’immiserita Campania, vi erano la Calabria, la Puglia e la Basilicata che potevano ancora offrire prodotti alimentari per la necessaria sopravvivenza. Flussi di pendolari percorrevano quelle direzioni e brulicavano i contatti per gli approvvigionamenti sia privati, familiari e sia per di rifornimento del mercato nero napoletano.
In seguito alla militarizzazione della linea ferroviaria Napoli-Potenza i civili potevano usufruire di un solo treno settimanale che non bastava alla bisogna.
Per questo motivo anche i treni merci venivano presi d’assalto dalla popolazione mentre gli addetti sospendevano, per empatia umanitaria o per qualche interesse, l’attenzione sui rischi del sovraccarico.
Il giorno due marzo alle ore 19.00 partiva da Napoli il Treno Merci n. 8017, 47 vagoni e due locomotive, con tantissimi cercatori di cibo verso la campagna di Potenza. Uomini, donne, ragazzi, per la maggior parte delle province di Napoli e Salerno.
Nella notte fra il 2 ed il 3 marzo quel treno merci con 600 persone a bordo si fermava nella galleria delle Armi presso la stazione di Balvano. Dopo qualche ora la tentata ripartenza non produsse alcun movimento tranne che fumo intriso della silenziosa impercettibile e mortale sostanza velenosa del biossido di carbonio. Gli sfortunati, ignari, poveri viaggiatori passarono così dal sonno alla morte.
La mattina i soccorsi giunti sul luogo poterono solo recuperare i morti e trasferirli in fosse comuni all’esterno dell’insufficiente cimitero di Balvano, in un campo confinante donato dal proprietario.
“Il Corriere”, Salerno 23 marzo 1944, riportava il “Risultato dell’inchiesta sul disastro ferroviario del 3 marzo” dovuto ad “una combinazione di cause materiali, quali densa foschia atmosferica, mancanza completa di vento,mancanza completa di vento che non ha mantenuto la naturale ventilazione della galleria, rotaie umide, ecc., cause che malauguratamente si sono presentate tutte insieme e in rapida successione”.
Mentre secondo il verbale della Seduta del Consiglio dei Ministri, delle ore 16.00 del 9 marzo 1944 nel Palazzo Municipale di Salerno, presieduto dal Maresciallo Badoglio, il Ministro delle Comunicazioni, Tommaso Siciliani, il sinistro ferroviario della linea di Potenza “ è da attribuirsi alla pessima qualità di carbone fornito dagli alleati. I morti sono 517. Tutto il personale ferroviario addetto al treno è deceduto, all’infuori di un fuochista. Tutti gli altri erano viaggiatori di frodo”.
Nessuna tomba, nome o croce ha ricordato per circa tre decenni quei morti. Nel 1972 Salvatore Avventurato da Torre del Greco, che in quella tragedia aveva perso il padre Agostino di 49 anni ed il fratello Vincenzo di 17 anni, volle costruire una cappella nel Cimitero di Balvano per ricordare tutte le vittime del disastro del 3 marzo 1944.
Una visione interna di questa cappella è possibile affacciandosi ancora una volta sul web: http://www.youtube.com/watch?v=LnrIKtfp3j0&feature=related.
In quella cappella trovano riposo, fra gli altri, Saggese Romualdo, 33 anni, di San Giorgio a Cremano. Una delle figlie rimaste orfane del padre, Colomba, vive a Brusciano a partire dalla sua quasi immediata adozione da parte della famiglia Romano-Di Napoli impegnata nel commercio di alimentari ancora oggi brillantemente portato avanti dai discendenti. Sposata con Lorenzo Esposito, originario di Scisciano che per amore rinunciava alla carriera di marinaio, con cui ha avuto quattro figli il cui primogenito, avvocato Matteo Esposito,  sta preparando un memoriale di famiglia.
Di Mariglianella invece  erano originari Esposito Domenico di anni 28 e Antonio Ambrosino di anni 17. Insieme andarono incontro allo stesso mortale destino.
Il sociologo e giornalista Antonio Castaldo ha rintracciato alcuni dei familiari di questi civili sacrificati e nei giorni intorno al 68esimo anniversario di quella immane tragedia, 3 marzo 1944-2012, ha scambiato visite, incontri, rammemorazioni, racconti ed emozioni volendo evocare alla coscienza pubblica  con la forza della parola, un evento dimenticato.
Vincenzo Esposito da Mariglianella in tutti questi anni ha avuto a riferimento per le sue preghiere in suffragio dell’anima del padre Domenico una fotografia posta sul loculo di famiglia e lo stesso hanno fatto i familiari di Antonio Ambrosino presso il Cimitero Comunale di Mariglianella. In questi giorni, l’omonimo nipote, di anni 67 ha dichiarato al ricercatore sociale: “ogni anno vado in visita al cimitero di Balvano. Quando ero ragazzo ricordo la nonna che me parlava spesso di questo dramma faniliare, mentre mio padre Pasquale non ne parlava mai. Chiuso nel suo dolore per la perdita del fratello Antonio, appena ne sentiva il nome gli si inumidivano gli occhi ed un groppo alla gola lo bloccava ogni volta nella rinnovata sofferenza. Allora, quando si ebbe la notizia, da Mariglianella partirono, in bicicletta per Balvano, lui e Sebastiano Egizio. Dopo due giorni giunsero sul luogo, ma mio padre per la forte emozione non riuscì a percorrere l’ultimo tratto del percorso e si fermò poco prima senza mai raggiungere la fossa della comune inumazione”.
Ancora oggi a Mariglianella, i familiari si tramandano il racconto di quel giovane padre e di quel ragazzo, di due diverse famiglie ma con lo stesso destino che si compiva lontano. Erano andati a cercare qualcosa da mangiare da portare a casa in tempo di guerra. Non fecero più ritorno. Entrambi riposano tra i morti di Balvano.
Il Sindaco di Mariglianella, Felice Di Maiolo, ha dichiarato che nella “tremenda e funesta esperienza della guerra, per la tragedia di Balvano si serbava un ricordo solo nelle famiglie delle vittime e nelle ricerche di storia locale, io stesso grazie alle informazioni del giornalista Antonio Castaldo ne sono venuto a conoscenza in questi giorni. Colgo perciò l’occasione per esprimere a nome personale, dell’Amministrazione Comunale e dell’intera Comunità locale la vicinanza ai familiari delle vittime della tragedia di Balvano, in particolare alle famiglie Esposito e Ambrosino di Mariglianella”.
Il 3 marzo del 2004, giorno del 60esimo anniversario del disastro di Balvano è stata inaugurata una cyberassociazione intitolata “Treno di Luce 8017”, con “il compito di riunire i familiari ed amici delle circa 600 vittime del treno che si fermò nella Galleria delle Armi (poi rinominata Galleria della morte) nella notte tra il 2 e il 3 marzo 1944, uccidendo i suoi occupanti con l’ossido di carbonio”.
E solidarizzando con Gennaro Francione, nipote della vittima Giulietta Brancaccio, 44 anni da Boscotrecase, vogliamo condividere gli intenti di questa associazione “per ricordare  tutti quei morti, vittime di un olocausto inutile, frutto della guerra e della cosiddetta vita civile che sopraffà i poveri”.

Antonio Castaldo, Brusciano 17 Aprile 2012