Un luogo senza tempo. Un’anziana contessa russa. Una famiglia dal passato misterioso. L’invito a trascorrere l’estate nel castello di Roquenval, nel cuore della Francia, è per il giovane Boris l’inizio del viaggio. I ricordi d’infanzia, le amate letture, le amicizie, tutto diventa parte di una riflessione profonda sul tempo e sugli affetti, una sorta di prova generale dell’esistenza per prepararsi ad affrontare il futuro.

Roquenval è un luogo incantato e fuori dal tempo, dove il giovane Boris viene invitato a trascorrere l’estate da un amico. Qui, Boris, emigrato in Francia con i suoi genitori dalla Russia, ritrova il ricordo remoto della casa del nonno e inizia un’ansiosa ricerca delle proprie origini. La parabola struggente di Roquenval e dei suoi abitanti sembra indicare un’assorta riflessione sul ciclo inesorabile del tempo, che nemmeno il potere fantasmatico dell’immaginazione può sperare di interrompere. Breve parentesi nella vita di un giovane, l’estate a Roquenval è una sorta di prova generale dell’esistenza, che autorizza Boris, quando il momento è giunto, a tirare il sipario sulla scena del vecchio castello, per pensare alla propria vita.

A Roquenval, misteriosa e decadente dimora nobiliare dell’Ile-de-France, Boris viene invitato a passare l’estate dall’amico di liceo Jean-Paul e in questo luogo incantato e fuori del tempo, Boris ritrova il ricordo remoto della casa del nonno, in Russia, trasfigurato dalla suggestione di qualche pagina di Tolstoj, o di Turgenev, o di Cechov. Perché Boris è emigrato in Francia con i suoi genitori dalla Russia, come tanti personaggi della Berberova, e sangue rosso scorre anche nelle vene di Jean-Paul e della sua famiglia. Così, la frequentazione di Boris con la vecchia nonna del compagno si traduce nella ricerca ansiosa delle proprie origini. Ma oltre i confini di una specifica civiltà, la parabola struggente di Roquenval e dei suoi abitanti sembra indicare un’assorta riflessione sul tempo e sul suo ciclo inesorabile, che nemmeno il potere fantasmatico dell’immaginazione può sperare di interrompere e di fissare. Breve parentesi nella vita di un giovane, l’estate a Roquenval costituisce nondimeno una sorta di prova generale all’esistenza: l’esperienza dell’amore e dell’amicizia sembrano autorizzare Boris, quando il momento è giunto, a tirare il sipario sulla scena del vecchio castello, per pensare al proprio futuro. A questo sottile e amabile intrigo estivo, l’arte allusiva e insinuante della Berberova ha conferito i tratti di un piccolo capolavoro.

Nina Nikolaevna Berberova in russo: Нина Николаевна Берберова (San Pietroburgo, 8 agosto 1901 – Filadelfia, 26 settembre 1993) è stata una scrittrice russa.
Nacque l’8 agosto 1901 a San Pietroburgo, allora capitale dell’Impero Russo, figlia unica di Nikolaj Ivanovič Berberov, funzionario del Ministero delle Finanze e di Natal’ja Ivanovna Berberova, nata Karaulova.
Lasciata la Russia nel giugno del 1922 sull’onda della persecuzione operata dalla rivoluzione dei Soviet contro gli intellettuali, dopo alterne peregrinazioni si stabilì a Parigi nel 1925 dove rimase fino al 1950, anno in cui si trasferì negli Stati Uniti.
Degli anni francesi è la produzione letteraria più intensa dell’autrice tra cui “Bijankurskie prazdniki” (Биянкурские праздники, “Chroniques de Billancourt”, in edizione italiana “le feste di Billancourt”).
Negli Stati Uniti la scrittrice iniziò la sua carriera accademica dapprima alla Yale University e in seguito dal 1963 alla Princeton University, dove lavorò fino al 1971.
La storia di Berberova come scrittrice emigrée a Berlino prima, poi Parigi e negli Stati Uniti è da lei stessa descritta nell’autobiografia dal titolo “Kursiv moj”, (Курсив мой, “Il corsivo è mio”) pubblicata nel 1957. Degli anni berlinesi è la biografia di Čajkovskij (Il ragazzo di vetro, 1936) forse il più interessante approfondimento psicologico della complessa personalità dell’artista.
La Berberova è da molti considerata il cantore della melanconica vita degli emigrés russi, transfughi dalla rivoluzione, incapaci di adattarsi alla dura realtà di una nuova vita lontani dalla madre patria e perduti nel sogno di un passato incantato, in una Russia spesso più immaginata che reale.
Tornò una sola volta in Russia, per un soggiorno di alcune settimane, nel 1989, pochi anni prima di morire.
Morì il 27 settembre 1993 a Filadelfia in seguito alle complicazioni di una caduta.