Un bizzarro incontro con Luis Bunuel; un dialogo tra Buster Keaton, un gufo, un gallo e un negro; un’impietosa riflessione sulla morte della madre di Charlot; alcune descrizioni di appartati e inquietanti giardini … e, ultima ma non meno importante, una conferenza sulla ninnananna. Questi testi di Lorca, quasi tutti inediti in Italia, offrono l’immagine ammaliante di un prosatore, inventivo e arrischiato, sempre geniale.

“Lasciamoli sulla superficie i nostri occhi, come i fiori acquatici, e noi, rannicchiamoci dietro di loro, mentre in un mondo oscuro galleggia la nostra palpitante fisiologia”.

Così il grande poeta andaluso in uno dei suoi testi in prosa qui riuniti: immagini fortemente inventive, a volte arrischiate ma sempre geniali.

“Propagandista del sentimento poetico” come lui stesso si definisce, Lorca aderisce alle cose trasmigrando in esse, vivendole liricamente, associando e dissociando idee, forme e colori in modo totalmente libero.

Sulla ninnananna:

Dormi mio bel bambino,

dormi, che io ti guardo;

Dio t’ha dato molta fortuna

in questo mondo bugiardo.

 

O mora tra le more,

la Virgen del Castanar

nell’ora della morte

ci proteggerà.

 

Federico del Sagrado Corazón de Jesús García Lorca, pronuncia IPA: [feðeˈɾiko ɣarˈθi.a ˈlorka] (Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 19 agosto 1936), è stato un poeta e drammaturgo spagnolo appartenente alla cosiddetta generazione del ’27, un gruppo di scrittori che affrontò le Avanguardie europee con risultati eccellenti, tanto che la prima metà del Novecento viene definita la Edad de Plata della letteratura spagnola.
Apertamente a favore delle forze repubblicane e dichiaratamente omosessuale, scoppiata la Guerra civile spagnola viene per questo ucciso da ignoti, probabilmente legati al movimento nazionalista.
Nato in una famiglia di piccoli proprietari terrieri nel paesino di Fuente Vaqueros, García Lorca è per vari aspetti un ragazzo prodigio, sebbene non raggiunga mai l’eccellenza – non per incapacità, ma per le pieghe del suo complesso carattere – in ambito scolastico. Nel 1909, si trasferisce assieme alla famiglia a Granada, vicina città dell’Andalusia, dove ben presto rimane profondamente coinvolto nelle attività dei circoli artistici del luogo. La sua prima opera letteraria, Impresiones y paisajes, viene pubblicata nel 1918, ma non ha particolare successo, se non in ambito locale.
Nel 1919, giunge, per proseguire gli studi, a Madrid, dimorando presso la famosa Residencia de Estudiantes. All’Università stringe amicizia con Luis Buñuel e Salvador Dalí, così come con molti altri personaggi che oggi annoveriamo tra i più importanti della storia spagnola. Tra questi, Gregorio Martínez Sierra, il Direttore del Teatro Eslava, dietro invito del quale García Lorca scrive e mette in scena, nel 1919-20, la sua opera d’esordio, El maleficio de la mariposa, che però non viene accolta bene dal pubblico.
Nel giro di pochissimi anni, García Lorca sa però ribaltare questi iniziali insuccessi, divenendo membro di spicco dell’avanguardia artistica del proprio Paese: pubblica ulteriori raccolte di poesie, tra le quali Canciones e Romancero Gitano, forse il suo libro più conosciuto. Sul fronte teatrale, Mariana Pineda, con fondali disegnati da Dalí, debutta con clamoroso trionfo a Barcellona.
Tuttavia, verso la fine del 1929, García Lorca cade vittima di una depressione sempre più profonda, esacerbato frutto dei sensi di colpa per una omosessualità che comunque sempre meno riesce a mascherare con amici e parenti, e tutto questo mentre al contrario la fama del suo Romancero Gitano cresce enormemente. Vedendo peggiorare le condizioni psicologiche di Federico, anche se forse ne ignoravano la causa, la famiglia di García Lorca organizza per lui – con la complicità di Fernando de los Ríos, amico attraverso il quale riesce ad ottenere una borsa di studio – un viaggio negli Stati Uniti d’America.
Questo viaggio, ed in particolare il soggiorno a New York, dove Federico frequenta per un breve lasso la Columbia University, assume una importanza fondamentale nella produzione poetica di García Lorca, che difatti compone quello che molti giudicano il suo capolavoro, ovverosia Poeta en Nueva York, incentrato sull’alienazione dell’uomo nella società moderna e sui meccanismi che permettono ai pochi di dominare sui molti. Un’opera, come si comprende, molto avanti sul resto del panorama artistico coevo, così come lo sono le pièces teatrali che realizza in questo periodo, Así que pasen cinco años e El público, tanto che quest’ultima verrà pubblicata solo al termine degli anni Settanta del secolo scorso, e mai integralmente.
Dopo un breve ma importante e intenso soggiorno a Cuba, il suo ritorno in Spagna nel 1930 coincide con la caduta della dittatura di Primo de Rivera ed il ristabilirsi della democrazia. Nel 1931, García Lorca viene nominato direttore della compagnia Teatro Universitario la Barraca. Questa compagnia, fondata dal Ministro dell’Educazione, riceve l’incarico di portare in giro la propria produzione nelle più remote aeree rurali del Paese. García Lorca non si limita a dirigere, ma ne è anche attore. È durante questo tour con La Barraca, che García Lorca scrive le sue opere di teatro più note, e denominate ‘trilogia rurale’: Bodas de sangre, Yerma e La casa de Bernarda Alba.
Scoppia la Guerra civile spagnola: García Lorca lascia Madrid per Granada, nonostante debba essere conscio del fatto che si sta praticamente votando alla morte andando a raggiungere una città con la fama di essere abitata dalla oligarchia più conservatrice d’Andalusia. García Lorca e suo cognato, che era anche sindaco socialista di Granada, sono effettivamente arrestati. García Lorca viene fucilato da militanti del movimento politico CEDA il 19 agosto 1936 perché di sinistra e omosessuale e gettato in una tomba senza nome a Fuentegrande de Alfacar nei dintorni di Víznar, vicino Granada