“Il ritorno” apparve nella raccolta Tales of Unrest (“Racconti inquieti” o “Racconti dell’inquietudine” nelle edizioni in lingua italiana) assieme ad altri quattro racconti: Karain, un ricordo (Karain: A Memory), Gli idioti (The Idiots), Un avamposto del progresso (An Outpost of Progress) e La laguna (The Lagoon). Il ritorno è l’unico dei cinque racconti a non essere apparso precedentemente in riviste letterarie. Si pensa, tuttavia, che sia stato scritto, come gli altri, nel 1897, un periodo nel quale Conrad frequentava Henry James.
La morale del racconto è il fallimento del matrimonio, inteso come istituzione. Sono state viste ne Il ritorno influenze soprattutto da James, da Il ventaglio di Lady Windermere di Oscar Wilde e da Bel Ami di Maupassant. Il racconto lasciò sconcertati numerosi lettori, fu definito dall’editore e studioso di Conrad Ugo Mursia «uno dei più trascurati e insieme maltrattati dalla critica». Più tardi lo stesso Conrad, scrisse che aveva la sensazione che Il ritorno fosse «opera della mano sinistra», gli era costato «fatica, rabbia e delusione» e che detestava questo racconto («I hate it».)
Gi abissi di una crisi coniugale, nell’intenso racconto di un maestro della prosa moderna: un uomo, una donna il tradimento e l’abbandono. In poche ore tutto accade tra gli impassibili duellanti, sotto la superficie esplode la rabbia e dietro l’apparenza rispettabile si compie ls crudeltà dell’amore.
Da “Il ritorno” Patrice chéreau ha tratto nel 2005 il film “Gabrielle” con Isabelle Huppert e Pascal Greggory.
Nella Parigi primo Novecento i coniugi Hervey aprono ogni giovedì il loro salotto alla buona società. Formano una coppia agiata e, in apparenza, sperimentata. Monsieur Hervey si vede rispecchiato nella moglie Gabrielle: un uomo solido, rispettato, socialmente invidiato e ammirato. Un pomeriggio, però, tornando a casa, trova un biglietto con cui lei gli annuncia di averlo abbandonato per un altro, ma, mentre è ancora in preda allo choc, lei ritorna: «Ho avuto paura» confessa. Non ce l’ha fatta ad andarsene e tuttavia non accetta più che tutto possa essere come prima.  “Il ritorno”, è costruito con impianto teatrale e un’alternanza cinematografica di bianco e nero e colore, Gabrielle ha il suo punto di forza in una superba ricostruzione di ambienti e, soprattutto, in Isabelle Huppert, bravissima nel disegnare il ritratto di una donna che scopre per la prima volta i suoi sentimenti e quindi se stessa e così facendo si accorge di non aver mai saputo niente del marito, un concentrato di convenzioni più che un essere umano. Nello scontro fra i due, sarà lui ad andare in pezzi e saranno di Gabrielle le parole più crudeli e illuminanti sull’amore, la sua mancanza, la sua ricerca.

 

Joseph Conrad, nato Józef Teodor Nałęcz Konrad Korzeniowski (Berdicev, 3 dicembre 1857 – Bishopsbourne, 3 agosto 1924), è stato uno scrittore polacco naturalizzato britannico.
Considerato uno dei maggiori scrittori moderni, è stato capace – grazie a un ricchissimo linguaggio (e nonostante la lingua inglese fosse la sua terza lingua, dopo quella polacca e quella francese) – di ricreare in maniera magistrale atmosfere esotiche e riflettere i dubbi dell’animo umano nel confronto con terre selvagge.
È universalmente riconosciuto come uno dei grandi maestri della prosa. Molti dei suoi lavori sono pervasi di romanticismo ma è considerato soprattutto come un importante precursore del modernismo. Il suo stile narrativo e i suoi personaggi anti-eroici hanno influenzato molti scrittori, tra cui Ernest Hemingway, David Herbert Lawrence, Graham Greene, William S. Burroughs, Joseph Heller, V.S. Naipaul e John Maxwell Coetzee. Ha ispirato inoltre diversi film, tra cui Lord Jim e Apocalypse Now (tratto dal suo Cuore di tenebra).
Monumento a Conrad in Polonia a Gdynia, sulla costa del Mar Baltico
Mentre l’Impero Britannico raggiungeva il suo apice, Conrad sfruttò la sua esperienza prima nella marina francese e, successivamente, in quella britannica per scrivere romanzi e racconti che riflettono aspetti di un impero “globale” e, allo stesso tempo, esplorano gli abissi della mente umana.