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Vangelo di Matteo (16, 21-27)

XXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno ASe qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno. Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!». Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà. Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita? Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Ventiduesima domenica del tempo ordinario (A)

Il discepolo condivide tutto con Gesù: la croce e la gloria!

“Commento di don Franco Galeone”

(francescogaleone@libero.it)

Beato te, Pietro … Lontano da me, Pietro …

E’ davvero simpatico Pietro, per questa sua alternanza di eroismo e di paura. Naufraga nell’acqua perché “uomo di poca fede”, ma poi Gesù lo mette a fondamento della sua Chiesa. Oggi, si sente un terribile rimprovero: “Lungi da me, satana!”. Come mai? Forse Pietro si era illuso della sua bravura, si sentiva ormai una persona di prestigio, capace persino di dare consigli a Dio; forse, ascoltata la profezia della persecuzione che toccava Gesù e i suoi discepoli, ha voluto sottrarsi a quella prospettiva; forse Pietro non aveva ben compreso che, chi vuole seguire Gesù, deve prendere ogni giorno la croce e seguirlo. Ma non è solo questo. Gesù ha appena fondato la sua Chiesa, ha appena scelto Pietro come suo capo, ha appena trasmesso agli apostoli immensi poteri. Ma Gesù conosce bene i suoi alunni: la Pentecoste, che farà capire loro tutta la verità, è ancora lontana. Allo stato attuale, sarebbero capaci solo di montarsi la testa, di immaginare la Chiesa come un impero glorioso. Perciò, dopo averli prima entusiasmati con le parole a Cesarea, ora li raffredda con previsioni di morte. E’ chiaro che le persecuzioni non riusciranno ad abbattere la Chiesa (“Non praevalebunt”), ma è anche chiaro che si deve prendere ogni giorno la croce e seguire Gesù.  Pietro, al solito, non si controlla, e rimprovera Gesù: “Questo non ti accadrà mai!”. Si crede perfino un profeta migliore di Gesù! La risposta di Gesù è severa, buffa addirittura se confrontata con il precedente elogio di Cesarea. Prima: “Beato te, Pietro!”, adesso invece: “Lontano da me, satana!”.

E’davvero difficile essere sempre in sintonia con Gesù, anche per Pietro. Figuriamoci per noi! Ma cosa Pietro aveva detto di tanto scandaloso da meritare il rimprovero di Gesù? Egli aveva semplicemente espresso affetto per Gesù, l’augurio che alla persona amata non accada nulla di male. E’ umano temere per le persone amate la sofferenza, e cercare di opporsi al destino di morte. Pietro voleva davvero bene a Gesù; e poi, sapeva di essersi compromesso in tutto con Gesù; un fallimento di Gesù avrebbe provocato anche il suo fallimento. Affetto, quindi, ma anche interesse! Ma Gesù vedeva più lontano e più profondo: in Pietro c’era un diavolo ben più forte di quello affrontato nel deserto; c’erano tutti quei pensatori scettici e benpensanti che volevano eliminare la croce dalla vita terrena. Precludendosi così l’ingresso nella vita eterna!

Quante volte abbiamo ascoltato e ripetuto quelle decisive e incisive parole di Cristo, così, senza battere ciglio. Sono parole che pesano tonnellate, e noi le edulcoriamo a slogan innocui; sono virus, e noi le riduciamo a vaccino. Ecco, allora, nelle nostre comunità e nella nostra vita lo scandalo del compromesso, perché facciamo prevalere la politica sul Vangelo, la previdenza sulla provvidenza, la ragion di Chiesa sulla logica divina. E’ difficile da eliminare quell’astuto Ulisse “fabbricator di inganni”, cioè quella furbizia tutta greca da cui è affetta la cultura occidentale. Ci ritroviamo così un po’ tutti mercenari mediocri; la nostra bandiera è diventata un foulard; una comoda preghiera ci tranquillizza; Dio ce lo siamo costruito a nostra somiglianza. Per fortuna, le sue parole sono anche un indice pietoso che a noi, tutti più o meno sbandati e confusi, indica la strada giusta da seguire; non è una comoda autostrada confortata da motel o autogrill: si tratta di un sentiero, tutto in salita, fra rovi e spine, che conduce alla croce e si conclude con la risurrezione. Che possiamo percorrerlo tutti questo sentiero, fino in fondo! Il Signore ci liberi dalla tentazione di rimpicciolire queste grandiose parole di Gesù. Soprattutto, ci aiuti a viverle, sine glossa!

Essere “del” mondo significa avere la mentalità “del” mondo. Se siamo amici del mondo, questo ci accetta e ci premia anche con il successo e la carriera. Se siamo preoccupati di non disturbare, di recitare le paroline funzionali all’establishment, siamo in peccato! I nostri peccati, sovente, prendono sostanza nel silenzio. Il peccato della maggioranza silenziosa! E il silenzio viene remunerato bene in questo mondo. Un uomo “prudente” piace, può anche fare molta carriera. Convertirsi vuol dire scegliere i valori del Vangelo, e su questi scommettere tutta la vita. Proviamo a dare alla parola “mondo” un contenuto concreto: i familiari, i superiori, i confratelli, gli amici. Bene, se decidiamo di entrare nella logica nuova del Vangelo, tutte queste persone si cambieranno in nemici. Quando incontreremo rifiuti e persecuzioni per fedeltà al Vangelo, in quel momento dobbiamo dare segno di serenità e di pace, perché “era necessario che questo avvenisse”. Con fiducia: per ora siamo solo un po’ di sale, un pugno di lievito, un piccolo seme … niente di più. La storia andrà avanti con i suoi conflitti e i suoi successi. Le promesse del Signore riguardano non i nostri tempi umani, ma l’esito finale. E la risurrezione è al termine del viaggio!