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Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Astronomia’ Category

PLANETARIO DI CASERTA

venerdì
ott 16,2009

[http://robertodiiorio.blogspot.com/]

pinwheel-galaxy-m101

Vincere la forza di gravità, viaggiare nel tempo e nello spazio,
vedere con i propri occhi ciò che finora si è solo immaginato
e restare comodamente seduti in un ambiente perfettamente
climatizzato, guidati dalla voce narrante e cullati da buona musica:
il Planetario di Caserta è il posto ideale per tutto questo!

È il primo planetario interamente digitale del centro sud Italia;
sotto la cupola da 7 metri è ospitata una platea da 41 posti e
la struttura non presenta barriere architettoniche.
Su prenotazione, due postazioni in sala possono essere riservate a disabili.

Spettacoli per il pubblico sono programmati per il sabato e la domenica pomeriggio.

Associazioni e gruppi possono prenotare spettacoli serali riservati e
periodicamente saranno organizzati eventi speciali e serate di osservazione del cielo in diretta.

Dal martedì al venerdì, mattina e primo pomeriggio, il planetario svolge, su prenotazione, attività didattica per le scuole di ogni ordine e grado.

Il Planetario di Caserta è una struttura del Comune di Caserta realizzata,
nell’ambito del programma URBAN II, con contributo della UE.

Caratteristiche tecniche del Planetario di Caserta

- Cupola di proiezione da 7 metri di diametro;

- Platea unidirezionale da 41 poltrone (2 possono essere rimosse rapidamente per permettere l’accesso di sedie a rotelle per disabili);

- Aria condizionata e forzata;

- 5 proiettori DLP della 3D Perception (risoluzione 1400×1050 pixel, 2500 lumen, rapporto di contrasto 2500:1) per la proiezione full-dome;

- Sistema audio Dolby Sorrounding 5.1;

- Cluster di 7 computer (5 dei quali sono riservati esclusivamente alla gestione e generazione delle immagini dei proiettori, uno per ogni proiettore);

- Software astronomico “In Space System” della RSACosmos, che permette la rappresentazione 3D dell’universo come visto da ogni possibile posto e tempo (Catalogo Tycho, 1 milione e 50 mila stelle con posizione, distanza, temperatura di colore e moto proprio; Sloan Digital Sky Survey (SDSS) per gli oggetti del cielo profondo);

Gli spettacoli e le lezioni sono dal “vivo” (il “narratore” guida gli spettatori durante la proiezione).

Indirizzo: P.co degli Aranci – Località Centurano
Piazza Ungaretti, 1 Caserta 81100

E-mail:
info@planetariodicaserta.it Questo indirizzo e-mail è protetto dal bot spam. Devi avere Javascript attivato per vederlo.

Telefono:
0823 – 344580

venerdì
set 18,2009

telescopio

Claudia Mignone*

Il telescopio spaziale Hubble rinnova la sua efficacia grazie ad una nuova strumentazione messa a punto dalla Nasa. Lanciato nel 1990, osserva le meraviglie del cosmo da una posizione privilegiata, in orbita intorno alla terra, da ormai quasi due decenni. Si tratta di un tempo considerevole per un prodotto di elevata tecnologia come questo: alcuni dei suoi strumenti avevano smesso di funzionare come una volta, altri semplicemente non potevano competere con i più moderni e sofisticati analoghi odierni.
Per questo motivo, la Nasa ha progettato una missione di servizio, operata con successo nel maggio scorso, per installare due nuovi strumenti sul telescopio e riparare due di quelli già presenti a bordo. I sette astronauti a bordo dello Shuttle Atlantis hanno portato a termine il delicato incarico grazie a cinque “camminate” nello spazio, ciascuna della durata di sei ore e mezza; durante queste camminate, due astronauti per volta possono lavorare sul telescopio, che è stato costruito appositamente in modo da facilitare simili operazioni di manutenzione.
Si è trattato della quinta ed ultima missione del genere, grazie alla quale il telescopio spaziale dovrebbe restare in funzione almeno fino al 2014.
Grazie alle recenti modifiche, Hubble torna sulla scena con risultati grandiosi: i nuovi strumenti sono più sensibili alla luce rispetto a quelli di precedente generazione, consentendo di riprendere immagini spettacolari con tempi di esposizione molto più brevi.
Dopo tre mesi di cauta calibrazione e attento monitoraggio della nuova strumentazione, dopo aver osservato sorgenti astronomiche note ed averne analizzato le immagini, il team del telescopio spaziale ha presentato al mondo il nuovo Hubble, ringiovanito e con più grinta di prima.
Le nuove fotografie scattate da Hubble, rese pubbliche mercoledì 9 settembre 2009, mostrano stelle, galassie e nebulose con un incredibile grado di dettaglio. Le prossime osservazioni avranno come oggetto, fra gli altri, il censimento dei corpi della fascia di Kuiper, asteroidi che popolano le regioni più remote del sistema solare, insieme alla ricerca di pianeti extra-solari e delle galassie più vecchie e lontane dell’universo.

*dottoranda di ricerca alla
Max-Planck Institute for Astronomy
di Heildemberg
arivederlestelle@gmail.com

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SCIE DI LUCE NEL CIELO DI AGOSTO

venerdì
set 4,2009

perseidi203

Gli scienziati le chiamano Perseidi, ma per tutti sono le stelle cadenti

Claudia Mignone *

C’è chi le chiama comunemente “stelle cadenti”, chi invece allude alla tradizione e parla delle “Lacrime di San Lorenzo”. Gli astronomi usano il termine tecnico, Perseidi.
Il fenomeno a cui tutti questi nomi si riferiscono è uno dei più spettacolari eventi astronomici fruibili ad occhio nudo: centinaia di scie luminose attraversano il cielo estivo, in particolare nella seconda settimana di Agosto, lasciando a bocca aperta milioni di osservatori che sperano di esprimere qualche desiderio, di ottenere qualche fotografia fuori dal comune o, più semplicemente, si godono lo spettacolo di luce.
Il termine “stelle cadenti” è leggermente fuorviante, in quanto lascia pensare che si tratti di stelle che si muovono nel cielo. Al contrario, si tratta di oggetti estremamente più piccoli di una stella e molto più vicini: i frammenti lasciati da una cometa. Quando la terra passa nelle vicinanze dell’orbita di una cometa, le particelle che ne compongono la scia impattano l’atmosfera del nostro pianeta e, disintegrandosi, producono le tanto affascinanti strisce nel cielo.
Pare che le prime osservazioni di questi sciami meteorici siano state compiute dagli astronomi cinesi nel primo secolo d.C. ma la comprensione fisica del fenomeno risale soltanto all’Ottocento.
Fu un astronomo italiano, Giovanni Virginio Schiaparelli, a riconoscere, nel 1866, il legame con i frammenti delle comete: in particolare, comprese che a causare le Perseidi è la cometa Swift-Tuttle, che era stata avvistata pochi anni prima, nel luglio del 1862, e che porta i nomi dei suoi due scopritori, Lewis Swift e Horace Parnell Tuttle.
Il nome Perseidi è dovuto al fatto che le scie sembrano tutte provenire da un punto, detto radiante, che si trova in prossimità della costellazione di Perseo, come mostra l’immagine. Un altro famoso sciame meteorico, le Leonidi, ha invece il radiante nella costellazione del Leone; particolarmente spettacolari, le Leonidi sono visibili ogni anno verso la metà di Novembre, quando la Terra passa attraverso l’orbita di un’altra cometa, la Tempel-Tutte.

* arivederlestelle2009@gmail.com

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BUONA SERATA

lunedì
lug 20,2009

tempesta20cosmica2050x45

(TEMPESTA COSMICA)

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BUONA NOTTE

venerdì
lug 17,2009

via20lattea30x40

(LA VIA LATTEA)

La Via Lattea (dal latino Via Lactea) è la galassia alla quale appartiene il sistema solare; è la Galassia per antonomasia, poiché il nome deriva dal greco Γαλάξια (Galaxia), che significa “latteo”, utilizzato in epoca greca per designarla. In base agli studi più recenti, pare che la Galassia sia, da un punto di vista strettamente morfologico, una galassia spirale barrata, ovvero una galassia composta da un nucleo attraversato da una struttura a forma di barra, dalla quale si dipartono i bracci di spirale, che seguono un andamento logaritmico; è il membro principale, insieme alla Galassia di Andromeda, del Gruppo Locale, un insieme di galassie comprendente, oltre alle due precedentemente citate, la Galassia del Triangolo ed una cinquantina di galassie minori, principalmente nane.

In astronomia osservativa, il termine designa la debole banda luminosa biancastra dall’aspetto lattiginoso che attraversa diagonalmente la sfera celeste, formata dalle stelle e dalle nebulosità situate nel disco galattico stesso. La Via Lattea è più brillante in direzione della costellazione del Sagittario, dove si trova il centro galattico, il quale non è però visibile a causa dell’assorbimento della luce da parte delle dense polveri presenti in quella direzione.

Nel corso della storia molti miti e leggende sono sorti per spiegare l’origine della Via Lattea: dal latte di Era che allatta Eracle nella mitologia greca al Gange etereo dell’India; immaginata da Democrito e dagli astronomi arabi come una scia di stelle lontane,fu in seguito riconosciuta come tale da studiosi e filosofi come Immanuel Kant, William Herschel e Lord Rosse.

Secondo alcune fonti, il termine Via Lattea sarebbe da riferirsi esclusivamente alla scia luminosa osservabile nel cielo notturno, mentre in campo scientifico, secondo una consuetudine radicata principalmente nei Paesi anglosassoni, sarebbe preferibile utilizzare, per indicare la galassia nel complesso, il termine Galassia Via Lattea (in inglese Milky Way Galaxy), o anche la Galassia, con l’iniziale maiuscola. Tuttavia, anche nelle pubblicazioni scientifiche, la locuzione Via Lattea resta comunque la più diffusa in tutti i contesti, anche per indicare la galassia nel suo complesso


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BUONA NOTTE

lunedì
giu 29,2009

tempesta20cosmica2050x45

(TEMPESTA COSMICA)

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BUONA NOTTE

mercoledì
giu 24,2009

viaggio20stellare2050x60

(Viaggio Stellare)

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BUONA NOTTE

lunedì
giu 22,2009

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ESPLOSIONE DI UNA STELLA

ORIGINE DELL’UNIVERSO

(FOTO DAL COSMO DI LESCHIERA FERNANDO)

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BUONA NOTTE

giovedì
giu 11,2009

pioggia20di20asteroidi2050x70

(PIOGGIA DI METEORITI)

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UNA SUPERNOVA

giovedì
giu 11,2009

183761

Se non ci fossero le supernove l’universo sarebbe molto più noioso. Invece di tanto in tanto queste esplosioni stellari illuminano il cosmo con il loro bagliore improvviso, un miliardo di volte superiore a quello del Sole.
Ma i residui di questi cataclismi sono altrettanto spettacolari. Questi sono i resti di Cassiopea A, esplosa 340 anni fa e fotografata dal telescopio Chandra. I filamenti blu mostrano le onde d’urto generate dall’esplosione, le aree rosse e verdi invece sono formate dai resti della stella ormai distrutta riscaldati a temperature di milioni di gradi.
Fino a poco tempo fa, Cassiopea A era considerata la supernova più giovane della nostra galassia. Ma poi questo primato le è stato rubato.

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