Cancello ed Arnone News

Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Costume e Società’ Category

domenica
mar 21,2010

CAIAZZO. Siamo nel tempo dei «figli desiderati». I bambini vengono sempre più accuratamente programmati in base all’età dei genitori, la loro condizione economica, di lavoro, compreso, a volte, il segno astrologico del nascituro. «Figli del desiderio», e anche del calcolo. Voluti, cercati a volte con ossessione. Non tutti però si affidano a luminari, specialisti nella riproduzione umana. Con costi altissimi. In un paesino casertano spunta rigogliosamente un caratteristico cardo – che pare risolva a costo zero problemi di sterilità per coppie più o meno giovani. Non è tutto, perché la pianta erbacea che cresce spontanea nelle campa gne caiatine- avrebbe altre prodigiose proprietà. Permetterebbe di fare con certezza un figlio rigorosamente maschio, da queste parti colonna della famiglia. Basterebbe una scorpacciata di cardi caiatini, per avere il tanto desiderato figlio maschio, allontanando lo spettro dell’estinzione della stirpe. Lo racconta la leggenda – tramandata per secoli dai nonnini caiatini- arciconvinti delle proprietà eccezionali della pianta erbacea della famiglia delle “Composite”. Una bufala, una trovata pubblicitaria o semplicemente una boutade? Gli italiani la chiamerebbero palla. Niente di tutto questo per i paladini del cardo, pronti a celebrarlo prossimamente pure con una festa. Segreto svelato tra gli amici al bar. Si sa, al bar del paese- come in tutti i bar dello sport dello stivale- tra gli uomini quale l’argomento preferito. Le donne. Altro che Dante, Foscolo o Leopardi! Tra un tressette e più di una birra, si parla di eros, nuove e trasgressive conquiste, cilecche, terapeutici rimedi, fecondità- scivolando inavvertitamente su argomenti “culturali”, dissertazioni socio-antropologiche, questioni demografiche in un mondo pilotato dai maschi-ed abitato da una schiacciante presenza di donne- che paradossalmente, nei piccoli centri non soddisfa la domanda di presunti viveur- avvinghiati eternamente a Bacco e Tabacco. Le uniche- fedeli “bionde” disponibili fino a notte inoltrata. E dalla saggezza popolare-tra una birra e l’altra- spunta il Cardo, incoronato re dell’eros, che infiamma particolarmente la passione del “sesso forte”-, che- secondo alcuni residenti combatte l’infertilità e consente di fare figli maschi a colpo sicuro! Giovanni Albano– pensionato delle vecchie Ferrovie dello Stato-raccon ta <>. Gli fa eco Raffaele Rispoli- fama di grande seduttore, single per scelta-che testimonia indirettamente <>. Ma le virtù del cardo caiatino – non sono solo quelle menzionate. La medicina popolare-racconta la dottoressa Giovanna Rolli- ha sempre apprezzato le qualità di questa pianta, una pianta ricca di virtù terapeutiche che la rendono preziosa- nella cura delle disfunzioni epatiche tanto da essere ritenuto l’epatoprotettore per eccellenza. I nostri nonni per curare le infiammazioni, gli ingrossamenti del fegato e le malattie epatiche croniche, utilizzavano il nostro cardo sotto forma di decotto-verdura ricca di antiossidanti e di fibre- quindi ottimo rimedio anche contro la stipsi. Non rimane che fare un giro nelle campagne caiatine! A caccia di cardi. Auguri e figli maschi. Naturalmente! Provare per credere. Tanto non costa mulla.
IL CARDO IN PILLOLE
Il cardo caiatino(Cynara cardunculus) – è un ortaggio facilmente reperibile nei campi incolti, nei pascoli, lungo i margini dei pascoli-
Riconoscerlo è estremamente facile, è una pianta che si distingue tra le altre per il suo fusto eretto e vigoroso. Le foglie sono grandi e lobate, con un colore verde intenso e sono lucenti con delle striature biancastre con il bordo spinoso e ciliato.
I fiori, che possiamo vedere sbocciare tra aprile e agosto, si distinguono, nella massa verde dei campi incolti, per il loro bel colore giallo-violetto. Sono circondati da brattee spinose e riunite in grandi capolini. Del cardo caiatino si utilizzano le foglie più tenere mondate dalle spine, i boccioli e le coste più tenere. Oltre ad essere utilizzato nei minestroni i boccioli e le coste tenere del cardo , si possono gustare anche come suggeriscono queste semplici ricette.
Cardo Caiatino in umido con salsiccia
Ingredienti: cardi, salsiccia, succo di limone, aglio, cipolla, passata di pomodoro, olio – sale – pepe Pulire le foglie dei cardi levando i filamenti, tagliarli a pezzetti e farli bollire in acqua salata e acidulata con limone per circa 35 minuti. Soffriggere in una padella, con un filo di olio, uno spicchio di aglio e un po’ di cipolla (il tutto tritato), unire poi la passata di pomodoro e dopo una ventina di minuti unire il cardo e la salciccia a pezzetti, un po’ di sale e pepe.
Cuocere poi ancora per circa 30 minuti.

Cardo Caiatino con l’uovo
Togliete i fili lessateli in acqua salata e acidula con succo di limone, tagliateli a pezzetti infarinateli e rosolateli nel burro infine copriteli con un uovo frullato con qualche goccia di limone e sale; rimestate delicatamente fino ad amalgamare il tutto e … servite!!
Cardo Caiatino al formaggio
Lessate in acqua un cardo tagliato a pezzetti, scolatelo e disponetelo in una pirofila unta, ricoprite con mozzarella a fettine e latte, salate e mettete a forno caldo per quindici minuti e…servite!!

Preparazione del decotto:
porre 1 cucchiaio di cardo Caiatino essiccato (foglie e radici) in 250 ml di acqua portare ad ebollizione e trascorsi 2-3 minuti si filtra e se ne consumano un apio di tazze al giorno.
Prima dei pasti come eccellente colagogo (farmaco che favorisce le funzioni del fegato e l’espulsione della bile).
Lo stesso decotto consumato nelle medesime dosi, ha proprietà toniche e diuretiche.
20g di radici di cardo Caiatino poste in infusione per un paio di giorni previa frantumazione in 1 litro di vino bianco secco, conferiscono al liquore proprietà aperitive utili agli inappetenti, basta prenderne 2 bicchierini al g iorno prima dei pasti.
L’azione terapeutica in grado di stimolare la secrezione biliare è da attribuire ad una sostanza, la silimarina, che è in grado di svolgere un’azione favorevole nei confronti del fegato, rendendo più difficile l’assorbimento delle tossine e consentendo la rigenerazione del tessuto epatico.

Giuseppe Sangiovanni

Pubblicato da www.corrierematese.blogspot.com

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domenica
gen 31,2010

ANNI 60

ANNI 50

La  Cultura del Territorio

A seguito dello scorporamento di funzioni, da parte delle regioni agli Enti Locali, le competenze dei comuni sono aumentate oltremodo. Inoltre, hanno molteplici opportunità di sviluppo ma, talvolta, si alzano barriere di tipo culturale-economico, che non permettono al territorio di innescare reali circuiti di sviluppo. D’altra parte i processi di trasformazioni degli ultimi decenni hanno determinato profonde differenziazioni territoriali. Il 72% dei comuni italiani ha meno di 5000 abitanti e rappresenta una risorsa insediativa, che conosce da tempi remoti fenomeni di spopolamento, depauperamento e relativo invecchiamento della popolazione. Ciò implica per gli Enti preposti, difficoltà sia di tipo gestionale, che in termini di servizi e programmazione economica e sociale. Tali fenomeni si riscontrano altresì, in molte nazioni europee, i quali hanno già avviato da tempo, politiche d’intervento per arginare i fenomeni di spopolamento dei piccoli centri. In Italia, il governo ha approvato delle leggi, con lo scopo di sostenerne le attività economiche, sociali, ambientali e culturali. Vi è, infatti una crescente consapevolezza che, per poter pianificare il territorio bisogna avere conoscenza di tutte le sue caratteristiche e dei rapporti esistenti tra i diversi sistemi territoriali. Nel Sud come in Sicilia, infatti, sono state sperimentate sia politiche esogene (incentivazioni finanziarie e interventi infrastrutturali) sia politiche endogene. Secondo molti esperti, queste ultime sono state di due tipi: una di tipo particolaristico e clientelare, che spesso si è accompagnata alla politica esogena; L’altra derivante da un cambiamento della politica pubblica, che ha sostituito al modello dello sviluppo dall’alto, con quello dello sviluppo locale dal basso, negoziato.

Lo Spopolamento – Per quanto riguarda la distribuzione della popolazione sul territorio, la crisi dei piccoli comuni inizia agli albori degli anni ‘50, con riferimento ai piccoli centri interni. Da quegli anni, tale crisi diventa la nota dominante delle Regioni del Sud. Essa si riversa a valle, con l’utilizzo intensivo delle pianure e dei litorali: quei centri isolati adesso si toccano, ma si tratta di una contiguità solo edilizia, perché essi continuano ad essere sempre più piccoli e separati dal punto di vista economico e socio-culturale.

La Tradizione – L’intervento straordinario caratterizza la politica di sviluppo territoriale del Mezzogiorno nel dopoguerra. Si tratta di una politica settoriale, ideata da un ristretto gruppo di tecnocrati e gestita dalla famosa CASMEZ (Cassa per il Mezzogiorno), anche per la scarsa fiducia che si nutriva, nell’amministrazione ordinaria. La classe dirigente locale, estranea sia alla fase di programmazione sia a quella gestionale, diventa in quel periodo, mera mediatrice con la politica centrale, soprattutto in funzione delle risorse finanziarie da ridistribuire a livello locale, anche a scopi clientelari. La suindicata politica al sud è caratterizzata da interventi di tipo infrastrutturale e da una scarsa incentivazione dell’attività industriale. Con il “grande cantiere” si è voluto ridurre l’autonomia dei ceti produttivi nelle campagne, rallentare la formazione di nuove imprese ed incanalare forza lavoro, nei lavori pubblici in modo da rendere disponibile una massa fluttuante di popolazione o per il reimpiego in altri cantieri oppure ancora per l’emigrazione. Sono i centri interni che, subiscono le maggiori perdite in termini di riduzione delle attività economiche e di migrazione. In particolare, nei centri collinari s’interviene attraverso la legislazione speciale per la realizzazione d’opere di consolidamento, etc., che cercano di arginare situazioni d’emergenza. Il debole tessuto produttivo costituito da piccole imprese artigianali del settore che lavorano per il mercato locale, in assenza di un’adeguata politica d’incentivazione, non regge all’inserimento nel mercato nazionale. Al contrario, cresce a dismisura l’attività edilizia, sopratutto alle opere pubbliche. Negli anni ‘70 si attua la politica dei grossi poli industriali, proprio quando in altri territori fallisce a causa della crisi del modello “fordista” e da più parti si afferma la necessità di sostenere le piccole e/o medie imprese spesso integrate in “distretti industriali”. Lo sviluppo della piccola impresa fa emergere l’importanza della dimensione locale: “Il territorio come sistema particolare tra fattori economici, socio-culturali e politici che influenzano lo sviluppo”. Le nuove opportunità per le piccole imprese, hanno una portata generale ma non sono colte ovunque con la stessa intensità. Se si tiene conto che, la crescita di nuove iniziative e l’incremento della produzione industriale sono venuti negli ultimi anni soprattutto dall’economia della piccola impresa, si può ragionevolmente presupporre che la crisi delle piccole imprese degli anni ’60 che ha colpito soprattutto i piccoli centri e la limitata crescita nel  ventennio successivo, abbiano contribuito a frenarne le possibilità di sviluppo auto-propulsivo.

L’Innovazione – Dal punto di vista della programmazione dello sviluppo, agli inizi degli anni ’90 segna la fine definitiva della politica dell’intervento straordinario affidato ad istituzioni speciali, con lo scioglimento della CASMEZ. Alla fine degli anni ‘80, si assiste ad innovazioni istituzionali ispirate al “federalismo”, che trasferiscono poteri dal centro agli enti periferici. Ai comuni è attribuita competenza amministrativa generale salvo che, per assicurarne un esercizio unitario, essa sia conferita a livelli istituzionali superiori, secondo un riparto dei poteri pubblici dal basso verso l’alto. Il comune, che è l’ente più vicino ai cittadini, diventa così “Il primo mattone della Repubblica”.
Alla base del nuovo modello delle politiche e degli strumenti di sviluppo locale, vi è l’assunzione secondo cui una lunga pratica di interventi pubblici centrali, hanno provocato un deficit organizzativo e dinamismo a livello territoriale.
Per quanto riguarda la politica nazionale, gli anni ‘90 sono gli anni dei “Patti” e dei “Contratti d’Area”, che prevedono la “concertazione” degli interventi a livello territoriale;
Nel frattempo è riformata la politica regionale europea che viene, contestualmente, dotata anche di fondi più cospicui, seppure con regole stringenti di programmazione pluriennale, di partneriato (collaborazione) istituzionale e sociale, di monitoraggio e di valutazione degli interventi. Per quanto riguarda, invece, la legittimazione del partneriato sul territorio, la programmazione negoziata, ha visto il proliferare di diversi strumenti anche all’interno di uno stesso programma.
Così accade che all’interno di un medesimo territorio, coesistono diverse istituzioni e diversi programmi per lo sviluppo; Al contempo, si forma un compartecipazione diversa per ciascun programma. Non esiste, in altri termini, una continuità istituzionale nella politica di sviluppo locale. A migliore intelligenza, gli enti pubblici locali (i comuni) sono presenti nei consorzi a caccia di visibilità politica e di cospicui finanziamenti e particolare non trascurabile, non assumono impegni specifici riguardo lo sviluppo dell’area.

I piccoli comuni tra tradizione e innovazione – Da un primo screening, emerge una situazione molto composita, ma che comunque permette di formulare delle prime riflessioni sui possibili modelli di governance per i piccoli comuni.
E’ evidente che con la riforma della Costituzione, ha preso forma un sistema a rete in cui le diverse istituzioni si integrano secondo i principi della partecipazione, della sussidiarietà e dell’efficienza. In questo nuovo quadro i comuni assumono il ruolo di veri protagonisti dello sviluppo dei propri territori. La programmazione negoziata ha offerto politiche di sviluppo e strumenti innovativi basati sui principi dello sviluppo dal basso, integrato e concertato. I piccoli comuni hanno partecipato all’attuazione di questi nuovi strumenti. La partecipazione ai tavoli della concertazione, ha accresciuto la loro consapevolezza di poter contribuire alla determinazione del proprio sviluppo. Spesso, però, questa consapevolezza non si è tradotta in comportamenti concreti. Al nuovo schema socio-istituzionale non si è accompagnato cioè uno sviluppo territoriale. Una governance adeguata al quadro istituzionale e di politica pubblica che abbiamo definito innovativo richiede per i piccoli comuni due condizioni necessarie:una forte capacità di coordinamento e di proposta progettuale rispetto ai diversi livelli sovra-comunali della programmazione; una reale partecipazione dei cittadini alle scelte collettive locali. Storicamente, nelle comunità montane, infatti l’insediamento si è sviluppato soprattutto in collina mentre furono rifuggite le coste, insicure per le continue incursioni barbaresche. L’ascesa verso l’alto inoltre era diretta sempre là dove la presenza di più sicuri e forti presidi, sia fisici che morali (castelli, monasteri), situati sempre sulle sommità dei rilievi collinari e sub-montani, offriva alle spaurite ed inermi popolazioni almeno una parvenza di maggiore sicurezza e protezione. Nell’ultimo trentennio, si è assistito inermemente, ad un ingente spostamento della popolazione dal monte verso il mare, lungo le fasce costiere dell’intera penisola. Il generale spopolamento, non tocca di contro gli agglomerati costieri, soggetti a continui incrementi demografici. Lo spopolamento, senza ombra di dubbio crea emergenza sociale, ma anche tanti disagi per chi resta, per la chiusura delle scuole, per l’assenza di servizi essenziali per la qualità della vita. I pochi negozi chiudono per l’impossibilità di reggere il ritmo dei prezzi rispetto ai grandi centri e alla distribuzione. Lo spopolamento genera pigrizia, inerzia, paralisi, lenta morte. I cervelli, i pochi che rimangono, finiscono per arrugginire: sono nell’immobilità di eguali stagioni, in attesa di mutamenti chissà quali che, da sé non verranno a rifare il mondo. Come vivono i nostri anziani nei piccoli centri? Un dato su tutti, in moltissimi comuni la componente di persone anziane superiori ai sessantenni supera il 40% della popolazione residente, mentre la percentuale di individui inferiore ai 16 anni non supera il 15% degli abitanti residenti. L’Unità e la concentrazione producono forza contrattuale; la campagna ed ancor di più la montagna sono per loro natura “struttura debole” alla mercè delle strutture urbane. La città è il simbolo di tutto ciò che è appetibile: il luogo del lavoro, il luogo di incontri, di scambi, di conoscenza, il luogo del sapere, il “paese”, il mondo rurale invece è simbolo di isolamento, differenziazione, separatezza (separazione), dove la civiltà viene da fuori.

“La Città Territorio”- “Città”, come simbolo di unità, di identità, di equità territoriale, di qualità dei servizi, cioè l’assunzione di un concetto “urbanità” che vivifichi il ruolo delle aree marginali, da coinvolgere in un processo di crescita facendo “massa critica” e realizzando servizi di natura “urbana” utilizzabili dall’intera comunità; “Territorio”, inteso come spazio ecologico per la vita dell’uomo e delle attività da questo promosse, come ecosistema in cui l’ ambiente offre sempre più reali opportunità di sviluppo e benessere per le generazioni presenti, il territorio come nucleo e motore di uno sviluppo da ricercare attraverso la valorizzazione delle sue valenze ambientali, culturali e produttive.
Un territorio organizzato, con l’identificazione e la distribuzione degli elementi portanti e concentrati di una città, in un’estensione fondata sui processi ambientali che la strutturano in un’ottica di rete ecologica e di una piena integrazione amministrativa fra i comuni dell’area. Nei modi di vita, i due termini sono opposti: non lo sono nella quotidianità cittadina, ove quella rappresentazione manipolabile che abbiamo chiamato “cultura” ha sostituito entro l’immaginario collettivo, tramite tv e pubblicità ed anche tramite l’insegnamento scolastico, l’esperienza viva del territorio reale. Qualcosa di similare è avvenuto in tempi remoti, specificatamente nell’Alto Medioevo, con la memoria dell’Impero, con l’estinzione di molte varietà locali e tradizionali, e con la presenza di una specifica classe di “Colture in abbandono”, ed  è il tema dominante nella “Crisi TARDOMEDIEVALE”.

Milazzo lì 28 Gennaio 2010

Il Segretario Generale TAT
Antonino Cavatoi

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giovedì
gen 28,2010

di Lopreiato Antonella

Ecco che si è stilata una classifica dei lavori più pagati al mondo. Nonostante l’enorme crisi che investe oramai tutta la società mondiale, ci sono lavori che in veste dell’enorme peso dell’economia, non hanno subìto nessun tipo di crisi economica e che anzi l’uomo guadagna sempre più nello svolgere questo tipo di attività. Sebbene abbiano delle diverse posizioni in classifica, i lavoratori più pagati rimangono comunque tra i primi venti posti tra America e Inghilterra. Nel collasso dell’Europa in crisi sono finiti anche le compagnie e le grandi industrie ma l’ambiente americano ed inglese ci dimostra il contrario, vediamo perché. La classifica stilata da fonti britanniche e americane ha fatto si che l’istat inglese il “Government’s Office for National Statistics” e l’altra americana la “Forbes” ci ponessero le prime classifiche più importanti come questa. Da varie analisi risulta essere al decimo posto della classifica britannica “il marketing manager” con un reddito annuale di circa 72 mila euro. Colui che svolge questa attività ha la funzione di vendere ed organizzare eventi sempre nell’ambiente comunicativo dove le risorse disponibili sono legate alla comunicazione che a sua volta è molto vasta e può risultare complicata. Chi fa questo tipo di mestiere è abbastanza sciolto nel linguaggio, accattivante. La società si affida completamente a lui nell’utilizzo del marchio nella società. La classifica americana lo dispone nella posizione ventiduesima con circa 118.710 euro all’anno. Al nono posto segue l’“ufficiale di polizia” con 74 mila euro, in questa classifica non troviamo in elenco tra quelle della Forbis questa categoria ricoperta essenzialmente da medici e chirurghi. All’ottavo posto tra i lavori più pagati in base al reddito annuale ci sono gli “avvocati”. Ebbene si, anche se aumentano in numero esponenziale, gli avvocati hanno una media annuale per l’Istat britannica di circa 74 mila euro ma l’Istat americana include la categoria con una paga annuale di 124.750 dollari l’anno. Eppure la vasta rappresentanza di questa categoria spinge moltissimi italiani e non solo (anche quelli americani a fare una gavetta enorme), dopodichè la categoria migliore, che esercita quindi un ottimo lavoro, col tempo accumula un elevato guadagno. Al settimo posto troviamo il “consulente finanziario e gestionale” sono molto pagati per la fiducia che le società e gli enti pubblici gli danno, per tale ragione pagano profumatamente. Il loro guadagno annuale è di circa 75 mila euro. Nella classifica americana li troviamo addirittura al 23° posto con una media annuale di circa 110.640 euro. A scendere per il sesto posto incontriamo una categoria nuova e inaspettata il “pilota d’aereo” con 88 mila euro l’anno. Certo, in Italia non si può considerare una categoria gloriosa dopo i problemi economici interni alla società che ancora si riperquotono sui dipendenti, licenziati e mal pagati. Al quinto posto troviamo i “funzionari pubblici” con un guadagno di circa 103 mila euro. Non è così in Italia ma è comunque un lavoro sicuro stipendiato dallo Stato. A seguire c’è il “direttore di una società” che occupa il quarto posto con circa 114 mila euro l’anno. Si occupa dell’attività gestionale e conosce tutti i lati della società, da quello economico a quello gestionale. Sul podio delle prime tre troviamo in ordine dalla terza posizione alla prima “il broker” attività per pochi ma molto retribuita. Egli è un intermediario finanziario e cura i rapporti tra varie società e persona fisiche. All’anno incassa 115 mila euro. Il secondo posto è affidato al medico, e si! Se qualcuno in Italia pensa che il medico sia poco retribuito si sbaglia e se non trova di meglio, in altri Paesi è uno dei più retribuiti. In elenco tra i migliori ci sono i “chirurghi”, una paga annuale di 181.250 dollari all’anno. Seguono gli “anestesisti” e i “ginecologi”, gli “internisti”, gli “psichiatri”, gli “odontoiatri” e per finire, i “medici di famiglia”. In media in un paese occidentale un medico guadagna circa 118 mila euro l’anno.

In generale ha la meglio in tutto anche al pediatra, il “chirurgo” che anche se deve studiare molto per diventarlo si porta a casa un elevato reddito. Infine come posizione migliore del mondo in termini di guadagno c’è il “consigliere d’amministrazione”, e chi se lo sarebbe aspettato. Eppure i consiglieri sono preziosi per le amministrazioni in genere poiché danno consigli efficaci ed efficienti per un ottimo fine, il guadagno della società. Il suo credito annuale si aggira intorno ai 250 mila euro. Questa classifica stipulata dalle varie statistiche menzionate sopra, afferma che in genere quanto ne è apparso è stimolante per i nuovi mestieri mentre quelli nati subito dopo, sono i meglio pagati tra quelli migliori in elenco, come l’avvovato e i medici. Ebbene oggi bisogna avere creatività per essere migliori quasi come un gran manager deve fare con la sua spigliata dialettica e la sua irrinunciabile facoltà di comunicatore con un ottimo servizio. Infine dare i migliori consigli che può fornire solo un ottimo consigliere d’amministrazione.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

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martedì
gen 26,2010

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.

Periodicamente arrivano sulle prime pagine dei giornali le notizie delle piccole e grandi truffe che si consumano nel nostro Sud, ma quelle che colpiscono di più, l’immaginario collettivo, sono quelle che si scoprono a Napoli. Certo, siamo sempre stati famosi per la nostra fantasia, ma questa volta le truffe napoletane non fanno folklore, ma semplicemente tristezza. Non fanno ridere le notizie dei falsi invalidi: ciechi e pazzi che prolificano nel quartiere di Chiaia. Quanto è avvenuto, non è divertente, non rappresenta quella capacità di inventarsi la vita, l’arrangiarsi degli anni passati, che dimostravano una vitalità, una voglia di darsi da fare, magari in maniera sbagliata, ma che faceva sperare che se ci fossero state delle vere possibilità, delle occasioni vere di lavoro e sviluppo questo nostro popolo le avrebbe colte, facendo avanzare tutta la società. Ma adesso non è così, queste truffe sono miserabili e senza futuro. In questo modo abbiamo consumato anche l’ultima speranza.

Quando vengono scoperte le piccole e grandi malversazioni che si consumano dalle nostre parti, c’è sempre qualcuno che sente il bisogno di capire, di dare una spiegazione di quello che è successo. Si trova sempre a disposizione il moralista di turno e per converso l’antimoralista, quello che è più realista del re. Purtroppo, negli ultimi tempi va di moda l’intellettuale, il grande esperto che interviene dopo che tutti hanno detto la propria opinione. Nessuno si salva dalla sua spietata e lucida ricostruzione dei fatti ed alla fine ci dice quello che tutti sanno già: quello che succede a Napoli dipende dal fatto che non ci sono controlli, che le istituzioni non funzionano, che in fondo la colpa è della politica, che è alla guida delle nostre città e delle nostre Regioni.

“ ‘O pesc puzza d’’a capa”. Questo è uno dei più antichi proverbi napoletani, di cui si nutre da sempre la saggezza popolare. E’ fin troppo ovvio, che la mancanza di controlli, consente il proliferare di comportamenti illeciti se non illegali. Sono soprattutto i cittadini onesti e rispettosi delle regole che si sentono prima mortificati e poi derisi da una società che considera stupido comportarsi secondo le regole. In una società che considera importante l’immagine, l’apparire diverso da quello che si è, in cui tutti coloro che si comportano male, trovano il modo di esprimere le proprie ragioni, mentre una persona perbene non esiste, perché non fa notizia. Comportarsi in maniera illecita,allora, sembra quasi normale. Il mondo consumistico in cui viviamo ha costruito tanti e tali nuovi ed inutili bisogni, che per raggiungerli, chi non può arrivarci in vreve tempo, sceglie quasi sempre la scorciatoia della illegalità.

Dal comportamento scortese e maleducato, di camminare con i motorini sui marciapiedi, dando fastidio ai passanti, alle regole del traffico e del parcheggio che pochi cercano di osservare, si arriva a veri e propri comportamenti delinquenziali che vengono commessi senza nessun ombra di rimorso. La miseria umana, che sta dietro la truffa di Chiaia, è che ha consentito un reddito illegale a delle persone, senza dargli la prospettiva del futuro e facendogli perdere la loro dignità.

Le truffe sono disperate, perché sottolineano, ancora una volta, che nello scambio, per i pochi soldi presi ogni mese, i responsabili della truffa, intascavano denaro molto superiore a quello che percepivano i loro assistiti. Gli autori della truffa, trasformavano in soldi e consenso elettorale, le loro illegali attività , perché con il potere che derivava dal voto, quelle azioni truffaldine potessero continuare ed incrementarsi. La truffa è diventato un modo di fare politica ed assistenza ai cittadini sul territorio. Questo episodio dimostra quanto sia forte e radicata la concezione di usare la politica e le istituzioni per il proprio arricchimento personale.

Un’altra politica è possibile, esiste ed è in atto a Napoli e di cui non si parla. Per non fare del moralismo, o ancor peggio del falso moralismo, bisogna entrare nel merito degli avvenimenti e ricordarsi che le contraddizioni e le difficoltà della nostra città, si presentano sempre in maniera più esasperata, ma sicuramente, non sono diverse da quelle che avvengono in altri territori, in altre città..

Quello che colpisce nella vicenda dei falsi invalidi è il fatto che la stragrande maggioranza delle persone implicate sono donne. Molte di loro, sono mogli, spesso separate,e parenti di uomini coinvolti nel contrabbando e nei traffici illeciti. Alcuni di loro in carcere, altri in mare, altri ancora disoccupati o ammalati. Il Pallonetto non è un quartiere ricco. Nei vicoli e nei palazzi della zona abitano, anche, persone ai margini della città, non integrate in percorsi di crescita sociale e culturale. Molte di loro sono donne, vittime della violenza dei mariti, sono rimaste sole, con i figli a carico, senza lavoro, rientrate nelle case dei genitori anziani che vivono già con il poco assicurato da qualche pensione di anzianità. In questo contesto si inserisce la risposta del Consigliere di Circoscrizione Alaia, che garantiva la possibilità di incrementare il reddito familiare, con un’altra pensione. Non molto lontano dal Pallonetto, ci sono i vicoli e le strade dei Quartieri Spagnoli, una parte della città in cui la delinquenza organizzata è stata sempre forte, integrata al territorio, che ne era molto condizionato. Anche in quel quartiere, le donne erano le prime vittime di un degrado sociale innescato da una crescita distorta della società. Ma in quel contesto, sia con l’esperienza delle Mamme Coraggio e poi con il progetto “Nidi di Mamme” ed infine con la formazione professionale gestita dal Centro Donna, era stato messo in piedi un progetto, finanziato dalla Unione Europea e gestito con il sostegno del comune, per dare risposte alle donne dei Quartieri che potessero costruirsi da sole il proprio lavoro, il proprio futuro, utilizzando la cultura della solidarietà, della cooperazione e della crescita comune.

Il progetto prevedeva perfino che se alcune di loro avevano un lavoro e non sapevano a chi lasciare i figli, le altre se ne occupavano, in un rapporto di scambio e di sostegno reciproco.

Un percorso cominciato nella seconda parte degli anni ‘90 e durato per molti anni, di cui oggi non se ne sa più niente. In quegli anni, la politica sociale del Comune di Napoli, era indirizzata verso la valorizzazione delle persone tra esse i più deboli: i bambini, le donne, i disabili, gli extra comunitari, i senza fissa dimora, le giovani africane e dell’est che venivano fatte prostituire di notte nelle periferie. Queste categorie disagiate e discriminate, a rischio di devianza sociale, erano inserite in progetti e programmi di intervento che dovevano servire a ridare la dignità umana a tutti.

Esisteva in città un grande movimento di organizzazioni, di volontari, di progetti, di cooperative sociali. che sstavano riuscendo a scalfire il degrado secolare nel quale siamo sempre stati costretti a vivere. Quella spinta si è esaurita, l’impressione che tutti hanno che la città sia inaridita, piegata su se stessa . Come se la vicenda della spazzatura, avesse spento le speranze dei cittadini onesti, che non hanno più fiducia in se stessi come protagonisti del cambiamento. In questo contesto, dentro l’esaurirsi di una spinta culturale e sociale, si registrano le truffe, perché a Napoli c’è sempre qualcuno pronto a dare risposte sbagliate a domande giuste, soprattutto quando intravede la possibilità di arricchirsi a spese della collettività. Fuori dalla retorica, quando si esaurisce una spinta ideale, una cultura della vita sociale ed un modo di fare politica, ritornano a galla i disonesti di sempre che non riusciamo mai a sconfiggere.

E’ l’eterna lotte tra il bene ed il male, che a Napoli, più che altrove è immediatamente visibile. I comportamente scostumati ed illegittimi si corregono con la educazione nelle scuole e nelle famiglie, le truffe allo Stato, la corruzione, la concussione, lo sfruttamentoi selvaggio e le discriminazioni sociale, si combattono con la buona politica, con progetti utili ai cittadini.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline“www.notiziesindacali.com”

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sabato
gen 23,2010



PIEDIMONTE MATESE.
La filosofia di Slow Food parte dalla riscoperta del piacere attraverso la cultura materiale. Il piacere è quello alimentare, dotto, sensibile, condiviso e responsabile. Per avvicinarsi a questa conquista, che deve essere di tutti, bisogna innanzi tutto riflettere sulla lentezza, recuperare ritmi esistenziali compatibili con una qualità della vita che deve essere totale. A tale scopo la Condotta Slow Food Matese, in collaborazione con il ristorante “Giardino degli Ulivi”, presenta il primo Master of Food sul Vino di I livello che avr&ag rave; inizio a partire dalle ore 20.00 del 2 febbraio. Il corso verrà tenuto da docenti qualificati che in sei lezioni guideranno i partecipanti in un viaggio sensoriale attraverso la degustazione e la scoperta di 26 tra i migliori vini italiani. L’iscrizione è fissata al prezzo di €17,000 per i tesserati, per i non tesserati potranno frequentare il corso stesso sottoscrivendo la tessera di progetto al costo di € 25,00; la stessa avrà validità annuale per la partecipazione a tutte le attività sociali di slow food. Ai partecipanti verrà fornito un set consistente in sei calici da degustazione ed una guida, oltre all’attestato di conseguimento del Master. Il numero dei partecipanti varierà da un minimo di 18 ad un massimo di 30 e le lezioni avranno inizio il giorno 2 febbraio 2010. per informazioni ed iscrizioni basta rivolgersi al : ristorante “Giardino degli Ulivi” 0823 911208 – 3471470395.

Pietro Rossi

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venerdì
gen 22,2010

di Lopreiato Antonella

Gli opinionisti cercano di dare un senso alle innumerevoli vicende accadute a Rosarno. Gli ultimi casi successi hanno sconvolto l’intera Nazione. Come risolvere la questione “Ndrangheta” in Calabria. Il presidente della Repubblica Napolitano richiama l’ordine politico a favore di ordine e legalità che dovranno essere obiettivi primari non solo per la Calabria ma per l’intera Nazione. Il Presidente aggiunge – lavorare per un’effettiva integrazione degli immigrati – che è compito degli enti locali che a loro volta – lo Stato deve fornire e garantire risorse sufficienti, per fronteggiare questi fenomeni e quelli legati alla criminalità organizzata”.

A destare profonda preoccupazione anche il capo dello Stato che afferma – noi tutti rappresentanti dello Stato siamo responsabili di casi che dovevano essere previsti ed evitati. La collettività, non solo calabrese, ha bisogno dello Stato affinchè non si ripetano più situazioni simili che rischiano di portare pregiudizi su un fenomeno terribile come quello del fascismo. Il cittadino ha il diritto di essere rispettato. Gli africani emigrati che vivono in Calabria hanno, per la maggior parte il permesso di soggiorno e come tali necessitano di rispetto e hanno diritti come tutti noi. I cittadini del sud vivono in situazioni economiche imbarazzanti che lo portano all’esasperazione. Non bisogna dimenticare che la politica ha pieni doveri e questi casi successi sono gravi poiché la incessante richiesta di aiuto da parte del sud arriva da cittadini onesti e lavoratori ma purtroppo il problema è la ‘ndrangheta che ci mette le mani e i cittadini ne subiscono le conseguenze. “A Rosarno – afferma il Capo dello Stato – sono accadute cose brutte, pesanti. Uno scoppio di insofferenza che ha mostrato il peggio di ciò che si era accumulato nell’animo dei cittadini e degli immigrati”. L’importante ora è che non si ripeta più un caso simile. Le prevenzioni sono già partite dai rappresentanti della magistratura calabrese che ha il compito di eliminare quanto prima la “’ndrangheta per affermare la legalità”. La solidarietà del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano va al procuratore generale Salvatore Di Landro e ai procuratori di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, e di Palmi, Giuseppe Creazzo per lo sventato attentato alla Procura Generale. I casi esorbitanti successi a Rosarno hanno portato gli immigrati ad abbandonare la piana di Gioia Tauro. I soldi che dovrebbero essere investiti dalla Regione per la comunità finiscono nelle mani di politici corrotti, mafiosi e imprenditori agricoli. Sono motivi che portano la Calabria ad una situazione di pregiudizio errato nei confronti di chi con lealtà e amicalità offre lavoro e alloggio agli extracomunitari. Dal ministro dell’interno una “task force” per evitare che anche a Castel Volturno si ripetano i casi già avvenuti a Rosarno. C’è bisogno di tolleranza, integrazione e rispetto e dopo gli abusi agli extracomunitari il rammarico è grande e c’è chi se ne va con la speranza che il sud un giorno cambi la sua mentalità. E’ essenziale non generalizzare nelle vicende poiché i fatti successi hanno sconvolto l’intera comunità ed ora si cerca di evitare il peggio anche a Castel Volturno a Caserta. C’è bisogno che gli aiuti arrivino dallo Stato nel vero senso della parola.

“Basta rimpianti, basta intolleranza c’è bisogno di integrazione e rispetto”.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

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mercoledì
dic 23,2009

di Lopreiato Antonella

Ci riserviamo di sottolineare gli aspetti salienti che ci conducono ad una considerazione prettamente osservativa delle comunicazioni attraverso l’informazione sul soggetto. L’osservazione è l’aspetto più interessante per chi nel vedere un’immagine ne rimane colpito, attratto quasi come fosse quel desiderio a divenire realtà. L’attrazione è fonte del desiderio di chi nell’osservare desidererebbe quel gioiello, quel profumo e così via. Il riconoscimento permette di percepire le funzioni dell’oggetto e tale processo avviene già in età infantile dove i bambini nel riconoscerlo, formano degli schemi mentali che consentono di rappresentare oggetti ed eventi, l’unica differenza è che in questa età ancora si è incapaci di differenziare il proprio punto di vista da quello degli altri, essendo questa un’età molto piccola. Stiamo parlando di un’età compresa tra i due e i sette anni perciò in questa età è molto facile che si contaddicono le azioni e le modalità risultino limitate ad una capacità pecettiva adeguata e corretta perciò possiamo limitarci a confermare che nello stadio preoperatorio tutto ciò che viene elaborato dal bambino è interessante ai fini del riconoscimento dell’oggetto. Via via che il bambino assorbe azioni mentali sull’oggetto, ad esempio attraverso la proprietà del linguaggio come del gioco di finzione e del disegno, fa proprie le sue azioni strutturali che gli consentono di elaborare piano piano la realtà. Eppure più della metà della corteccia cerebrale è dedicata all’elaborazione delle informazioni visive dove si assorbono più informazioni possibili per riconoscere e rinterpretare in futuro lo stesso oggetto. Le regioni cerebrali che conducono alla scoperta di nuovi mezzi mediante questa sperimentazione attiva sono definite “via visiva dorsale” diretta nel lobo occipitale fino al lobo parietale e la cosa interessante è che da questa via si percepiscono le posizioni degli oggetti. Segue la “via visiva ventrale” che parte dal lobo occipitale fino a quello temporale dove si interpreta la forma, la dimensione e l’orientamento dell’oggetto. Interessante notare che il lobo occipitale è completamente dedicato alla visione e ai suoi meccanismi. Dopo una breve parentesi strutturale della corteccia cerebrale collegata all’età del soggetto (che assimila visivamente con le azioni le varie modalità interpretative) ci puntiamo ad osservare le caratteristiche che conducono l’osservatore al desiderio dell’oggetto. Non dimentichiamo che i cinque sensi rappresentano una finestra aperta sul mondo e raccolgono le informazioni che ci permettono di costruire una nostra idea degli oggetti e dell’ambiente che ci circonda. Il gusto, il tatto, la vista, l’udito e l’odorato hanno il compito di raccogliere e selezionare le informazioni che vengono rielaborate attraverso dei particolari recettori ossia cellule che hanno il compito di trasformarsi in impulsi elettrici da inviare al cervello attraverso delle complicate fibre nervose. Il legame che si viene ad instaurare con gli organi di senso è di tipo esterno verso l’interno ed esso avviene attraverso un punto di arrivo che è la corteccia cerebrale.

Partendo da un oggetto ben definito e dal target di rifertimento, consideriamo un esempio diverso dall’età in questione per capire in dettaglio, l’importanza della fanciullezza allo sviluppo percettivo e cognitivo degli oggetti (in questo caso prendiamo le donne con un’età media, che parte dalla maturità ai quarant’anni) e che vengono attratte da una pubblicità che li identifica non soltanto per il prodotto che serve ma soprattutto per i colori e il fascino di un particolare come l’ aspetto emotivo, caratteriale o addirittura atmosferico. Il contesto è importante per occultare il prezzo e valorizzare il desiderio delle donne. Quello che è interessante notare è come la pubblicità colpisca in modo particolare un vasto numero di donne e come essa utilizza il meccanismo della visione per colpire le persone. Ciò significa che la pubblicità ha funzionato, attraendo più persone possibili all’acquisto del prodotto. Se la pubblicità non ottiene risultati significherà aver utilizzato degli strumenti sbagliati, anche se ciò diventa quasi raro. Ormai il pubblicitario studia ogni forma di concetto e il target di riferimento diventa una creatura da identificare sotto tutti gli aspetti possibili, dall’età all’analisi psicologica dei soggetti. Ad oggi le tecniche utilizzate risultano essere troppe perciò è raro sbagliarsi nell’analisi. Tenendo in considerazione la capacità di assimilare le proprietà della visione possiamo concludere affermando che quello che il nostro cervello raccoglie come informazioni le analizza, le interpreta e le inserisce in quel vero e proprio magazzino di raccolta che è la memoria. L’importante fase di sviluppo del bambino è quella legata dall’infanzia alla maturità più il suo quoziente intellettivo verrà spronato più lo aiuterà a sviluppare la sua intelligenza.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

martedì
nov 10,2009

Comunicato stampa

Il vice presidente dell’Italia dei Diritti: “Tutti hanno il diritto di essere trattati con umanità”

Napoli, 10 novembre 2009 - “Il problema delle carceri e di altre strutture giudiziarie in Italia sono noti a tutti, ma conoscere nel dettaglio la situazione di alcuni detenuti è sconcertante”. È questo il commento di Roberto Soldà, vice presidente del movimento Italia dei Diritti, riguardo alla situazione di degrado in cui versa l’ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano (Napoli). La denuncia è partita da Tonino Scala, consigliere regionale di Sinistra e Libertà, il quale dopo una visita a sorpresa presso la struttura ha raccontato di pazienti detenuti all’interno di celle sporche di escrementi e legati ai letti di coercizione. L’ispezione aveva l’obiettivo di verificare le condizioni degli internati e lo stato della riforma della sanità penitenziaria che nel 2008 ha sancito il passaggio di competenze al sistema sanitario regionale. “Non è possibile che delle persone siano trattate in questo modo – ha continuato Soldà -. Sono pur sempre dei cittadini che meritano un pó di u
manità”. Più polemico Luigino Smiroldo, vice responsabile per la Sanità del movimento presieduto da Antonello De Pierro, il quale ha commentato: “Esistono centinai di istituti in Italia e la maggior parte sono in queste condizioni. Perché non ci sono i controlli? Dove sono le persone che dovrebbero vigilare su queste situazioni? Non vogliamo colpevolizzare i Nas, che sono tenuti ad eseguire gli ordini, ma chi dovrebbe darglieli, ovvero il Ministero della Sanità, non fa niente. Chi di competenza – ha concluso Smiroldo – intervenga subito con dei controlli a tappeto e cerchi di arginare questa situazione”.

Ufficio Stampa Italia dei Diritti
Capo Ufficio Stampa
Fabio Bucciarelli
Via Virginia Agnelli, 89 – 00151 Roma
Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784
e-mail: italiadeidiritti@yahoo.it
sito web: www.italiadeidiritti.it

giovedì
nov 5,2009

di Nunzio De Pinto

SAN NICOLA LA STRADA – “I giochi, dalla febbre per il superenalotto al più semplice “gratta e vinci”, o all’ultimo arrivato del “Win for Live” si rivelano sempre di più una nuova ‘droga’ per gli italiani. È ora di dire basta e di pensare ai nostri fratelli più bisognosi”. È il grido d’allarme che don Pasquale Lunato, parroco della monumentale Chiesa Santa Maria degli Angeli sita in piazza Parrocchia, ha lanciato all’indirizzo dei suoi fedeli. Don Pasquale ha definito il gioco d’azzardo come un “veleno sociale”. “La dipendenza dal gioco” – ha aggiunto – “è distruttiva tanto quanto la tossicodipendenza e l’alcolismo, in termini di separazioni nelle famiglie e fallimenti finanziari. Alla gente viene continuamente proposta l’immagine della “bella vita” ottenuta grazie alla fortuna e alle grandi vincite. Questo messaggio” – ha aggiunto don Pasquale – “viene promosso sulla stampa, alla radio, alla televisione, su Internet e sui cartelloni pubblicitari. Così facendo, ci dimentichiamo dei nostri fratelli più deboli, di quelli che avrebbero bisogno di un nostro aiuto concreto, invece, pensiamo a spendere centinaia di euro a settimana solamente per la droga da “Superenalotto”. Tutto ciò è immorale”. La denunzia del presule non è infondata. Oltre 3 milioni di persone, infatti, sono a serio rischio di dipendenza da gioco, mentre più di 700.000 sono i ludopatici gravi, ovvero coloro per i quali la mania del gioco si trasforma in una vera e propria patologia come, probabilmente, nel caso dell’uomo di Ragusa ucciso alcuni giorni orsono dal figlio al culmine di un litigio poiché sottraeva regolarmente soldi proprio per giocare a lotterie e superenalotto. Sono sempre più numerosi gli italiani che giocano d’azzardo, soprattutto maschi di giovane età: infatti circa 15 milioni di italiani, il 38,3% delle persone tra 15 e 64 anni, almeno una volta nella vita hanno giocato d’azzardo, il 50% dei maschi, il 29,2% delle donne. Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i sessi risultano in pole position i gratta e vinci, poi lotto, superenalotto, videopoker, scommesse sportive e simili. Il giocatore più a rischio gambling (dipendenza da gioco) è di solito un individuo impulsivo e poco prudente, che non percepisce né teme il pericolo e, per questo, tende a giocare anche grosse somme senza capire a cosa va incontro. Il gambling è una vera e propria dipendenza come le droghe ed è sempre più diffusa, complici, oltre al boom di giocate indotto dal 6 da record messo in palio dal superenalotto. “È necessario” – conclude don Pasquale – “che lo Stato adotti politiche più restrittive nei confronti del gioco, soprattutto quello d’azzardo “legale”, dalle scommesse al bingo alle slot-machines. Quella del gioco è una sindrome pericolosa perché lo stato di euforia del giocatore d’azzardo é paragonabile a quello prodotto dall’assunzione di droghe, e come nella dipendenza da droghe possono manifestarsi nei giocatori crisi gravi di astinenza”.

martedì
nov 3,2009

COMUNICATO STAMPA

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti si congratula con le forze dell’ordine per i risultati raggiunti e aggiunge: “Non dimentichiamo, però, che le organizzazioni mafiose vanno combattute in tutto il territorio”

Roma, 3 novembre 2009 -  “In primo luogo, non posso che complimentarmi con la polizia per il lavoro che continua a svolgere, evidentemente con profitto, nella lotta alle organizzazioni criminali”. Con queste parole Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, ha voluto salutare la notizia dei recenti arresti effettuati dagli agenti del commissariato di Alcamo nella provincia di Trapani. I dieci soggetti arrestati, tra i quali due donne, devono rispondere ad accuse che vanno dall’estorsione plurima a danneggiamenti di vario genere, fino alla  detenzione illegale di armi ed esplosivi.
L’esponente del movimento che fa capo ad Antonello De Pierro ha dichiarato che il paese necessita di una “mannaia di legalità” contro le pratiche estorsive che si accaniscono maggiormente sui piccoli imprenditori onesti: “Bisogna continuare nello sforzo di garantire la serenità necessaria a tutti gli imprenditori che operano nella legalità, affinché possano anche essere in grado di dare lavoro e contribuire ad una economia sana”.
Oltre ad esprimere la propria soddisfazione, però, Soldà ha voluto esortare anche a non limitare la lotta alla mafia all’ambito del sud Italia. “Auspico che si alzi la guardia anche in altre regioni, in particolare nel Nord, dove sappiamo che mafia, ‘ndrangheta e camorra sono purtroppo realtà operanti in diversi settori, anche in quello politico. Le istituzioni devono intervenire ovunque ci sia bisogno per garantire un vero vivere civile, senza dare adito a dubbi o illazioni sulla propria condotta. Ricordiamoci che, anche per la mafia, l’Italia è stretta e lunga”.

Ufficio Stampa Italia dei Diritti
Addetti Stampa
Francesca Paolini – Luigi Petullà
Capo Ufficio Stampa
Fabio Bucciarelli
Via Virginia Agnelli, 89 – 00151 Roma
Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784
e-mail: italiadeidiritti@yahoo.it
sito web www.italiadeidiritti.it

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