Cancello ed Arnone News

Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Costume e Società’ Category

sabato
mag 8,2010

Riceviamo e Pubblichiamo:

Gentile Presidente Napolitano, sono un semplice cittadino italiano che cerca di vivere la propria vita con dignità in un paese che pare proprio l’abbia persa. Dalla Politica ai servizi, dagli imprenditori al pensionato, dagli immigrati ai nostri giovani, tutti sembrano al completo sbando. Potrei elencarle centinaia di situazioni, ma le più gravi penso siano quelle dei mass media. Ogni giorno arrivano nelle nostre case e sulle nostre scrivanie centinaia di migliaia di imput caratterizzati al 90% da allusioni sessuali, violenza e corruzione. Questa è l’Italia? Questi sono gli italiani? A me non pare proprio. Gli italiani sono gente bella e onesta, ma di mascalzoni e ladroni e produttori di paura e violenza ce ne sono proprio tra quelli che dovrebbero informarci e governarci. Stamattina però non ce l’ho fatta più, ho DOVUTO scriverle, altrimenti muoio! Non seguo più il calcio per la violenza dei calciatori e tra i tifosi e mi dispiace perché il calcio mi piace molto, ma non lo seguo più. Ho saputo dei comportamenti di Totti nella partita del 5 maggio e non mi sono meravigliato, purtroppo altra violenza. Sono sobbalzato però quando ho letto del suo rimprovero a Totti! Giusto, ma gli altri rimproveri signor Presidente, quando li fa? L’Italia sta morendo su se stessa  grazie alle persone che producono morte diretta e indiretta e Lei rimprovera Totti. Ben fatto signor Presidente, Totti va rimproverato, ma signor Presidente della Repubblica Italiana, mio Presidente, mi faccia la cortesia di farmi sentire tanti altri rimproveri a tutti quelli che Lei pensa lo meritano e sono sicuro che sono tanti! Attendo con ansia.

Stefano Bovenzi

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venerdì
apr 30,2010

C O M U N I C A T O         S T A M P A

I recenti dati sulla occupazione nel nostro paese registrano nel 2009 una perdita di circa 400.000 posti di lavoro con un decremento rispetto all’anno precedente, circostanza mai verificatasi dal 1995. A tale notizia è stato riservato dalla stampa il relativo spazio ma certo con minor risalto rispetto alle solite diatribe tra le forze politiche, alla cronaca nera o rosa od altro.

Del pari, ad ogni talk show di attualità politica (i pochi in onda dopo l’ultimo blitz censorio) sono presenti – dignitosi e silenziosi testimoni del loro personale e collettivo dramma – delegazioni di lavoratori di aziende già chiuse od a rischio i quali assistono sbigottiti a dibattiti sempre più surreali e comunque sempre lontani da temi politici veri e concreti, nei quali vengono loro riservati pochi minuti per le rituali manifestazioni di solidarietà.

E’ pur vero che tanti argomenti di confronto e di scontro politico sono oggi di capitale importanza per la tenuta della nostra democrazia e che è vitale respingere i tanti attacchi che oggi vengono mossi ai principi costituzionali in tema di rispetto dell’equilibrio tra i poteri dello Stato, di libertà di informazione etc., ma è altrettanto vero che la precondizione di un effettivo ritorno ad una vita pienamente democratica , ad un confronto civile e costruttivo passa attraverso la centralità della questione del lavoro e, quindi, di una giustizia e di un equlibrio sociale che stiamo giorno per giorno perdendo.

I padri costituenti lo avevano perfettamente intuito così che il dettato costituzionale che afferma che la nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, e tutto il coerente e conseguente impianto di norme, muoveva dalla consapevolezza profonda che solo la effettiva attuazione del diritto\dovere al lavoro realizza il concreto accesso ai diritti politici per tutti e, di conseguenza, le condizioni per una politica indirizzata al bene di tutti e non di oligarchie politiche ed economiche.

E’ infatti solo la politica, quella vera, che in una democrazia può dare risposte , i “fatti” che la gente si aspetta. E poiché la politica non nasce , come i tanti pseudo intellettuali hanno in questi anni predicato da dorati salotti televisivi, da freddo tecnicismo o da fantasiosi giuramenti , ma dalla passione civile capace di tradursi in progetti seri , è alla politica che occorre guardare e metter mano.

Una politica che respinga gli attuali logori riti e recuperi la sua agghiacciante distanza da ciò che dovrebbe rappresentare , che si riappropri di identità ideale e, quindi, di reali differenze di proposta.

E’ questo ciò che oggi chiedono i disoccupati, i nostri giovani, i tanti precari e, più in generale tutti quelli che dalla classe politica e dallo Stato pretendono la tutela dei loro diritti ed attenzione per i loro bisogni.

Tutti noi, anche chi ha la fortuna di non vivere direttamente il dramma del disagio occupazionale od economico, dovremmo sentirci coinvolti e forse sarebbe di aiuto alla nostra mente , ma ancor più al nostro cuore, sforzarci di immaginare la solitudine nella quale questo sistema ha confinato l’operaio cinquantenne che in un giorno perde il posto di lavoro, il giovane diplomato o laureato costretto a mendicare un lavoro dequalificante o l’insegnante che, dopo decenni di servizio, è ancora precario.

Cosa dovrebbero dire costoro alla classe politica che dovrebbe rappresentarli e tutelarli ?

Non è questa la società che la nostra Carta Costituzionale disegna ed auspica. Al contrario l’architettura costituzionale pone al centro la personalità umana con le sue  potenzialità  e responsabilità e con i suoi corrispondenti diritti ed aspettative , e mette al servizio di tutti i cittadini la politica e la libera impresa economica che sono pertanto grandi opportunità di comune convivenza e sviluppo civile ed economico e non, come  oggi, padrone del nostro destino e strumento del potere di caste separate poco o nulla interessate dai problemi della gente.

E’ infatti l’assenza di una vera classe dirigente, vera per competenze ed indipendenza, che impedisce che tutti gli enti che sul territorio dovrebbero garantire sviluppo e legalità, e quindi tutela dei diritti ed occupazione, producano alcuna attività se non quella di garantire clientele.

Anche l’impresa non sfugge a questa logica tanto che il rapporto non è più col territorio e le sue esigenze e potenzialità ma con la classe politica in un rapporto di intimità sempre più evidente. Sembra infatti che la consuetudine tutta italiana di socializzare le perdite e privatizzare i profitti non sia tramontata, mentre occorrerebbe farsi carico di nuove responsabilità sociali per il bene di tutti e, in ultima analisi, delle stesse imprese.

Questo circuito negativo va contrastato, ed il primo atto concreto è prendere atto del  “silenzio assordante” di tanti nostri concittadini che oggi vivono in solitudine il problema del lavoro e lottare contro ciò anzitutto con la nostra attenzione. Certo siamo ben consapevoli che non è facile invertire una tendenza tanto radicata , non è facile uscire dalla ubriacatura dell’egoismo sociale per ricostruire il senso del dovere e della solidarietà.

In particolare la nostra Comunità, quella Casertana, ha bisogno di riappropriarsi del valore profondo della antica denominazione di “Terra di Lavoro” che ha significato per decenni sobrietà, dedizione, sacrificio.

“Carta 48” pone pertanto al centro il tema del lavoro e di un corretto funzionamento delle istituzioni, con la speranza di offrire un contributo alla ripresa di un dibattito civile e politico vero e non rituale, ma anche per l’urgenza di dare, nel proprio piccolo, una voce a tanti nostri concittadini confinati nel silenzio.

E’ per queste ragioni , per le quali lavoreremo, che  invitiamo tutti a dare un contributo, con le loro idee e proposte, ma soprattutto con la generosità ideale di chi vuole partecipare.

Associazione Carta ‘48

Caserta 29 aprile 2010

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PARLIAMO DI MOBBING

mercoledì
apr 28,2010

Una breve conversazione sul tema mobbing è  andata in onda venerdì 16 aprile su Rainews 24 dove sono stato intervistato da Josephine Alessio per la~rubrica “ALTREVOCI-DIRITTI NEGATI” Nella conversazione ho toccato i punti salienti del problema; allego l’ indirizzo HYPERLINK tramite il quale è possibile assistere all’intervista

“ttp://dailymotion.virgilio.it/video/xd2w0g_il-blog-di-altre-voci-su-rainews-24_newsVisualizza articolo…__

Lancio un forte appello a tutti, sia a chi ha subito atteggiamenti persecutori in ambiente di lavoro, sia a chi per sua fortuna non è stato toccato da questo fenomeno di inciviltà, di lasciare una suo commento a testimonianza di quanto sia urgente monitorare e prevenire un fenomeno, che rischia di divenire la regola, collegandosi a:

“ttp://altrevoci.blog.rainews24.it/2010/04/12/rom-e-integrazione-2/

la mia richiesta è importante anche per dar forza, e far si che sia attuato, quanto previsto  dall’ accordo europeo sul MOBBING divenuto effettivo il 26 aprile scorso di cui allego un brevissimo stralcio. Rimango a vostra disposizione per qualsiasi chiarimento

Cari saluti      p.s. per cortesia diffondere il presente messaggio

UE. Accordo imprese e sindacati contro il mobbing

26 Aprile 2010 è la data che le imprese e sindacati europei si sono prefissate per adottare autonomamente le decisioni prese per “prevenire ogni tipo di violenza”. Dopo dieci mesi di consultazioni, fatte dalla commissione europea, poi il 26 aprile 2007 la firma dell’intesa che ricorda l’obbligo per le imprese di proteggere i propri dipendenti adottando procedure da seguire in caso di situazioni di mobbing.

Il rispetto reciproco per la dignità degli altri a tutti i livelli all’interno del posto di lavoro è una delle caratteristiche chiave delle organizzazioni di successo. Ecco perché vessazione e violenza sono inaccettabili. BUSINESSEUROPE, UEAPME, CEEP ed ETUC (ed il comitato collegato EUROCADRES / CEC) le condannano in tutte le loro forme. Essi considerano un reciproco interesse sia dei datori di lavoro che dei lavoratori trattare questo problema che può avere gravi conseguenze sociali ed economiche.”

Fernando Cecchini

Coordinatore Rete Sportelli Orientamento Mobbing CISL

c/o INAS CISL Sede Centrale Viale Regina Margherita, 83d 00198 Roma

tel.0684438364  fax.068547856

cell  330967012

e-mail:   mobbing@cisl.it mobbing@inas.it

Visita il nuovo sito del Patronato INAS-CISL www.inas.it

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martedì
apr 27,2010

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«Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato».
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Dice bene il salmista: “lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato.
” (Sl. 51) Se c’è infatti un peccato che si insinua nella nostra vita, nel nostro quotidiano e che è fonte di tutti i peccati è proprio quello della superbia. Per questo possiamo definirlo come “il grande peccato”. Mentre gli altri vizi si oppongono, per così dire, ad una specifica virtù, la superbia si insinua ovunque e danneggia più profondamente la nostra vita. Infatti la superbia non si pone solo come opposto all’umiltà ma inquina grandemente tutti i vizi ponendosi come incipit della rovina dell’uomo. E’ per superbia che l’angelo portatore di luce è diventato satana e ha corrotto nel suo stesso verme malato i nostri progenitori. La superbia fa presa su ciò che di buono c’è nel nostro cuore stravolgendolo in una dinamica distruttiva e competitiva al contempo. Stravolge il dono di “essere come Dio” perché ciò diventi una pretesa senza l’aiuto e la grazia di Dio stesso. Il che, evidentemente , è impossibile.

La risposta psicologica

Dietro la superbia la psicologia ha posto spesso una risposta basata sulla disistima che il soggetto ha verso se stesso, vittima egli stesso, di una continua competizione tra il “reale di sé” e la “proiezione di sé”. Poiché l’autostima è qualcosa che si acquista nel rapporto primario della relazione genitoriale se essa è falsata, distorta o assente, in maniera soddisfacente, il soggetto vive in costante competizione frustante tra ciò che è e ciò che vuole essere ma sempre nella bramosa voglia di “eccellere su” per dimostrare a se stesso che “vale”.

Il superbo, dunque, psicologicamente parlando, vive nella costante proiezione falsata di sé e nella incapacità di accogliere il limite personale. Per questo, paradossalmente, per quanto competitivo, il superbo non matura e non cresce proprio perché non parte dalla realtà ma da un bisogno costante di auto-affermazione e di narcisistico compiacimento. Per ottenere questo si serve di tutto anche degli affetti più belli, anche di Dio. Per il superbo, psicologicamente parlando, gli altri o l’Altro, sono delle cose che servono per dimostrare a se stesso che egli “è più in alto”. Sempre.

Proprio per questo il superbo cade in una solitudine omeostatica che lo “incancrenisce” sempre più nella sua situazione distruttiva. Non solo. Questa condizione lo porta inevitabilmente ad essere impermeabile ad una vera conversione e maturazione psico spirituale proprio perché si conosce poco e conosce di sé solo quel lato che egli desidera di essere, proprio per questo il superbo è incapace di ascoltare e di relazionarsi significativamente sia nella vita sociale che nella vita affettiva.

L’attuale stato culturale, fatto di apparenza e narcisismo, di reality e di gossip non fa che alimentare questa virulenta deviazione psichica e generare dei mostri radicalmente soli ed incapaci di maturare. Prigioniero nella sua paura di essere mediocre e normale, bisognoso di approvazione, tende a cosificare i rapporti significativi a vantaggio della sua proiezione smisurata di essere come Dio senza Dio. La superbia, inoltre, è fonte del 98 % dell’ateismo il quale, non solo per i motivi di disistima di cui sopra, ma anche per l’incapacità di ascoltare e di ascoltarsi si oppone a Dio e lo nega prima affettivamente e poi razionalmente. Di fatto l’ateismo sano e sofferto è veramente raro. Se è vero che una certa immaturità affettiva può portare alla religiosità e anche vero che quasi sempre alla base di un approccio ateo alla realtà c’è una persona infantile e narcisista, incapace di equilibrio affettivo.

Il danno spirituale

Tuttavia il danno più profondo della superbia avviene a livello spirituale. Infatti la dimensione psicologica fornisce una parziale risposta su questa cancrena che coinvolge i livelli più profondi del cuore dell’uomo, della sua personalità, della sua libertà e delle sue scelte. La natura competitiva della superbia ne fa un vizio che non si placa mai e che impedisce radicalmente di conoscere Dio. Come si spiega allora che alcune persone appaiono religiosissime e sono invece superbe?

La risposta è relativamente semplice, costoro non conoscono Dio ma adorano un dio immaginario costruito a propria immagine e somiglianza. Quando la vita spirituale da la sensazione di essere buoni e di essere a posto per le nostre forze e non per dono di Dio significa che il vizio della superbia ci ha permeato.

Nei fatti da cosa si vede? Dalle prove che ci fanno scontrare con il nostro senso del limite!

Le prove infatti obbligano sia la nostra psiche che il nostro spirito a smontare l’immagine di Dio che ci siamo costruiti e siamo chiamati ad andare oltre e a crescere. Così è avvenuto per ogni uomo di Dio. Pensiamo per esempio ad Abramo, padre nella fede, che è stato chiamato sempre oltre.. prima ad uscire dalla propria terra, poi a credere che Dio gli avrebbe dato un figlio in tarda età e poi a credere che Dio è il Dio della vita e che resuscita dai morti. Solo nel dramma del sacrificio “del figlio unico” ogni proiezione, pur buona di Abramo, crolla per far spazio a ciò che Dio rivela di se stesso e solo così Abramo conosce infine anche se stesso, il proprio limite e in definitiva la propria grandezza.

Ecco perché la superbia è il peggiore dei vizi, perché ha una natura totalmente spirituale. A differenza degli altri vizi che sono di natura, per così dire animale, la superbia inquina lo spirito dell’uomo. Giustamente osserva C. S. Lewis: “Il diavolo se la ride.. è contentissimo che tu diventi casto, coraggioso e capace di dominarti, purché egli possa istituire dentro di te la dittatura della superbia; così come sarebbe felicissimo che tu guarissi dai geloni se in cambio gli fosse consentito di farti venire il cancro”. La superbia, nella sua natura competitiva, tende a distruggere tutto il buono possibile e a non gioire della comunione e della comunione dei beni spirituali. E’ infatti la superbia che porta competitivamente ad affermare frasi tipo:

“il mio cammino spirituale è migliore”, “si prega meglio con il canto in lingue che con i canti neocatecumenali”, “questo è un cammino più fedele alle radici del cristianesimo”, “il concilio vaticano secondo è stato una rovina della Chiesa”, “il concilio vaticano secondo è stato disatteso”, “la liturgia più corretta è quella in latino”, “noi siamo la voce cattolica che difende i luoghi sacri”, “bisogna seguire queste rivelazioni private, la Chiesa non capisce” ……e così via, solo per fare qualche esempio dei contrasti di sempre, ad intra, che, alimentati dalla superbia, viaggiano nei gruppi ecclesiali, tra conservatori e progressisti, tra spiritualisti fanatici e cristiani no global; che minano la comunione ecclesiale. Tutte le volte con la condizione previa non di fare verità ma di sentirsi giustificati agli occhi dell’immagine di Dio che ci siamo costruiti. Cose talvolta non dette ma che fanno da motivo sotterraneo del nostro giudizio.

San Paolo, memore della sua esperienza pastorale alle comunità di Corinto, scrisse, per questo motivo, il paragone del corpo (1Cor. 12). Proprio per questo motivo la superbia è il veleno della divisione. E’ probabile che con un pochino di superbia in meno non ci sarebbero state (e non ci sarebbero) tante eresie e nemmeno le divisioni tra le Chiese. Quali rimedi dona la Chiesa? Innanzitutto la radicalità di una vita di preghiera sulla Parola di Dio e sulla autenticità del cuore.

E’ lo Spirito Santo che “convince” al peccato e che fa verità nel tuo cuore, è lo Spirito Santo che ti dona di stare in ginocchio, dentro di te prima che fisicamente. Nello stesso tempo una robusta vita ecclesiale fatta di confronto per essere veri e autentici. Tra questi “mezzi” che la Chiesa, nella sua sapienza propone, sottolineiamo la direzione spirituale. Qui un breve accenno. Se non sei capace di ascoltare e sottometterti significa che in te c’è prepotente il veleno della superbia.

La falsa umiltà

C’è però anche una falsa umiltà, che è una superbia mascherata. L’avversione ai complimenti ne è una dimostrazione. I complimenti quando ci sono, come gli apprezzamenti, sono una cosa buona, lo sbagliato è appropriarsene e non riconoscere la carezza che Dio ci fa attraverso il fratello. Ecco perché l’avversione ai complimenti sono una specie di truffa, sotto la scorza dell’umiltà mascheriamo ciò di cui abbiamo vitalmente e narcisisticamente bisogno, cioè l’apprezzamento.

Segno non solo di disistima ma del sentirsi a posto davanti alla proiezione di dio che ci siamo creati, una sorta di ladrocinio velato del consenso che si esprime con gesti facciali chiari e posture lampanti. Su quanto una falsa spiritualità si sia fondata su questi atteggiamenti di sottile superbia potremmo a lungo continuare. Altra falsa umiltà è generata da alcune maschere che ci creiamo ad hoc per “apparire” migliori. Tra queste le più evidenti sono le maschere devozionali.

Dure con se stesse e con gli altri le maschere devozionali, dietro un’apparenza di devozione nascondono una forte carnalità ed una vocazione perfezionista. Non solo sono vittime del loro stesso psichismo di mancata auto-stima (e di problemi nella sfera affettiva e quindi di castità) ma sono inquinate di quella superbia che le fa sentire fariseicamente giustificate (Lc 18, 9-14) ma che in realtà non si sono mai giocate sinceramente nel perdono e nella carità sia verso se stesse che, inevitabilmente, verso gli altri.

Costoro evitano il peccato non perchè sarebbe un dispiacere a Cristo e un disordine effettivo ma piuttosto per sentirsi perfetti, “sopra i peccatori”; talvolta sono talmente immersi in questa menzogna superba che vivono così per una vita, senza accorgersene, duri dispensando durezza, apparentemente sani, sono inquinati di superbia fin nelle midolla. Struttura deviata che fece pronunciare a Pascal l’iperbole:”caste come angeli superbe come demoni”.

Un’altra maschera ad hoc, così diffusa è quella del fare opere di carità, orante, monetaria o di volontariato, per sentirsi (e far vedere) che siamo a posto, giustificati, migliori. Quante opere buone di ogni tipo, sono inquinate dalla superbia del cuore. Occorre vigilare sempre; gioire del bene e ridimensionarsi con un po’ di sano umorismo. Perchè tutto il bene viene sempre da Dio e noi quando collaboriamo alla sua grazia siamo chiamati a gioirne e non ad appropriarcene; la superbia è infatti, una stoltezza secondo ragione, una non verità, un assurdo ontologico. Non a caso satana ne è stato il progenitore.

La superbia sociale

Tutte le volte che la società decide e stabilisce chi è uomo e chi non lo è compie un atto di superbia distruttivo e selettivo. Da questo a-priori “statalista” e sociale viene ogni mentalità eugenetica, che passa dapprima velatamente con leggi scritte per selezionare l’uomo o ucciderlo quando esso è d’ostacolo al progresso, con l’apparenza di essere liberali. Successivamente si scardinano le fondamenta societarie quali la famiglia. Anche se, di fatto, il male, la superbia del controllo morale, massmediale e la manipolazione dell’informazione dei cittadini finisce sempre per divorare se stesso. Ma il degrado della superbia sociale non finisce qui e continua poi con il degrado della tortura (fisica e psichica), la discriminazione, il relativismo morale, la pena di morte, l’aborto, l’eutanasia, la pedofilia, la manipolazione genetica della vita e la guerra. Non è lontano quel 1982 quando Giovanni Paolo II, nel XV messaggio per la pace disse della guerra:”il mezzo più barbaro e più inefficace per risolvere i conflitti”.

La risposta di Cristo alla superbia

La risposta di Cristo alla superbia è espressa nel fantastico inno alla comunità di Filippi che scrisse l’apostolo Paolo:

“Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale,
pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio;
ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini;
apparso in forma umana,umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce.
Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome;
perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra;
e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre. ” (Fil. 2, 5-11)

La nudità e la spogliazione di Cristo sono la via per essere veri davanti a Dio e davanti a se stessi, non tanto per essere migliori quanto per essere in comunione con Lui e con i fratelli ed essere nella verità. Questo è fare Quaresima. Infatti diciamo, ancora una volta, solo quando sei nudo sei libero.

Diceva infatti Francesco di Assisi:

“poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più” (FF169)

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OLTRE OGNI IMMAGINAZIONE…

mercoledì
apr 14,2010

Cacciatori brava gente? Bambini usati come cani

Inviato da Redazione

giovedì 24 dicembre 2009

Un blog italiano rilancia un reportage di Top Channel, una delle più importanti televisioni albanesi, e denuncia l’ennesimo scandalo della malacaccia italiana in vacanza. In Albania i bambini usati come “canida riporto” dai cacciatori stragisti. Quando la mancanza di rispetto e l’arroganza di chi si crede onnipotente perche’ ha un fucile in mano si riflettono anche sugli altri esseri umani…
La notizia è riportata dal blog Nonleggerlo il cui autore, esterrefatto dalla prima comunicazione ha cercato di approfondire il tema ed ecco il suo racconto dopo l’iniziale perplessita’ davanti a una notizia tanto incredibile: bambini usati come cani da riporto in cambio di una mancia!
“Quasi non ci volevo credere ma è bastato qualche riscontro in più, qualche veloce ricerca, per capire ciò che sta accadendo in Albania. La stagione della caccia è al suo apice, il parco della Divjaka richiama cacciatori da tutto il Paese, ma non solo.

Arrivano anche dall’Italia. Il volo per l’Albania è alla portata di tutti, veloce e conveniente. La mancanza di leggi e controlli, mixata alla ricchezza della fauna, si trasforma in qualcosa di particolarmente invitante per il patito della doppietta. Ci sono persino società Italo-Albanesi che forniscono tutto il necessario, armi, albergo, trasporto e dritte sui luoghi più “caldi”. Ed è qui che sgorga a fatica una storia di miseria e soprusi, che va immediatamente raccontata.

I cacciatori italiani che arrivano fin laggiù, alcuni almeno, utilizzano i bambini del posto come “cani da caccia”.
Per terra un incredibile numero di volatili. E a raccoglierli, come si vede dal video, dei bambini. Caccia e sfruttamento di lavoro minorile, una sorta di “Picco Negativo”, come si racconta nel servizio. I bambini “strisciano per terra”, riordinano diligentemente le prede, dovrebbero “essere a scuola o a divertirsi”, ma riescono ad eludere il controllo
dei genitori.

E non è finita qui. La paga, in rarissimi casi, arriva ad 1 o 2 euro a battuta. Spesso basta una mela, un panino, ma
questo solo per i più fortunati.

Oppure, dopo una giornata di lavoro, un paio di proiettili, così, per giocarci sù. Alcuni bambini, e qui il respiro s’interrompe, raccontano

di avere subito anche delle molestie: i cacciatori

per evitare di pagarli ed infastiditi dalle loro successive proteste,

si sarebbero persino “calati le mutande”, altri avrebbero invece

preferito la via del bastone.

La giornalista si rivolge ad uno degli uccellatori. “Ma lo sa

che tutto questo è proibito?”. “Ah, non sapevo…”, la risposta seccata del Cacciatore Italiano.

In fin dei conti il nostro è il paese che ha proposto in Parlamento di non negare a nessuno il diritto di tenere in mano un bel fucile, nemmeno ai 16enni. E non solo: caccia tutto l’anno, abolizione delle specie protette, ricorso ai richiami vivi, possibilità di sparare un po’ ovunque, insomma, la tipica avversione alle regole che caratterizza questo altissimo presente socio-politico. Fetida deregulation, ma ci si dovrà pur divertire, dirà qualcuno. Altrochè lotta al bracconaggio o tutela dell’ambiente, come lamentano quei bacchettoni della Lipu. Ecco, se la Vergogna non ci blocca in casa nostra, ci conosciamo, figuriamoci altrove.”Solo per correttezza d’informazione , NESSUN QUOTIDIANO ITALIANO HA RIPORTATO LA NOTIZIA , a parte “Repubblica” ( “Quei bambini usati come cani”, il titolo dato dal giornale ).. ma casualmente è sparito, almeno online, anche quello .. QUI il video del reportage di TOP CHANNEL
Associazione Il Piccolo Popolo
http://www.piccolopopolo.org Generata: 14 April, 2010, 17:54

Credevo che si potesse abusare degli uomini per denaro , per motivi sessuali , per motivi religiosi , per il gusto sadico della violenza , ma non per …. lo sport !!!!

Oltre ogni immaginazione ….

Saluti

Renato Perillo

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lunedì
apr 12,2010

PIEDIMONTE MATESE. Sabato sera presso la Biblioteca Comunale di Piedimonte Matese è stato presentato il libro “Grandi mamme – Grandi Santi” (modelli educativi a confronto) edito da Bastogi Editrice Italiana – autrici sono MARIA CORONATI e MARIA PIA CHIECHI di Piedimonte Matese. Le autrici per motivi di lavoro si sono trasferite e vivono a Lucera (Fg) dove sono impegnate nella scuola come insegnanti e nel campo culturale, sociale e religioso, sono autrici tra l’altro di alcuni libri e articoli pubblicati su riviste specializzate. Ai lavori sono intervenuti il prof. ONORATO BUCCI Direttore Dipartimento Scienze Giuridiche, Sociali e dell’Amministrazione dell’Università degli Studi del Molise; il Prof. Don EMILIO SALVATORE, Docente di Sacra Scrittura presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale di Napoli, Moderatore è stato il Prof. Mario GAMBELLA.. Ospiti Istituzionali sono stati il vice Sindaco Prof. Costantino Leuci, il Presidente della Comunità Montana Dr. Fabrizio Pepe e il Cavaliere della Repubblica Dott. Avv. Pasquale D’Errico di Napoli. Il lavoro , come è stato ribadito dai relatori, nasce dall’esigenza di fornire al lettore spunti di riflessione sui metodi pedagogici che alcune mamme di grandi Santi hanno adottato per l’educazione dei propri figli.
Si tratta delle mamme si Sant’Agostino, di San Giovanni Bosco, di San Leonardo Murialdo, di S.Teresa di Lisieux, di Santa Maria Goretti e del nostro contemporaneo San Pio da Pietralcina. Sono testimonianze vere, sempre attuali, inserite profondamente nel tessuto della vita odierna del nostro tempo. Le autrici si auspicano che il loro libro possa essere di stimolo a sostegno nel difficile mondo di mamma oggi.

Pietro Rossi

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domenica
apr 11,2010

di Nunzio De Pinto

SAN NICOLA LA STRADA – “Gli attacchi che il Papa sta subendo in merito alla pedofilia, se inorridiscono il mondo dei cristiani, devono fortemente preoccupare anche i non credenti, poiché dietro a queste ingiuste e sacrileghe accuse emerge virulento un contrasto culturale che mira allo sconvolgimento dei valori della nostra identità, che non sono solo religiosi, ma anche morali e civili”. Lo ha affermato Domenico Russo, consigliere comunale del Pdl di San Nicola La Strada. “A rilevare questo grave pericolo è stato, prima di ogni altro, il Santo Padre che ha invitato tutti noi a superare queste difficoltà che sembrano “far crollare tutto”. Le gravi colpe di qualche sacerdote” – ha sottolineato Russo – “non devono essere cinicamente usate per calpestare una tradizione spirituale che in duemila anni di storia ha plasmato l’uomo arricchendolo di quelle certezze morali che rappresentano l’anima della civiltà. Accogliendo l’accorato invito di Benedetto XVI^, non permettiamo che la secolarizzazione e lo scontro di culture tanto diverse della nostra tradizione non “facciano crollare tutto”. Un impegno che introduce un altro problema dalle delicatissime implicazioni e che riguarda l’Europa intera: dialogo, ma non subordinazione con la cultura islamica”.

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domenica
mar 21,2010

CAIAZZO. Siamo nel tempo dei «figli desiderati». I bambini vengono sempre più accuratamente programmati in base all’età dei genitori, la loro condizione economica, di lavoro, compreso, a volte, il segno astrologico del nascituro. «Figli del desiderio», e anche del calcolo. Voluti, cercati a volte con ossessione. Non tutti però si affidano a luminari, specialisti nella riproduzione umana. Con costi altissimi. In un paesino casertano spunta rigogliosamente un caratteristico cardo – che pare risolva a costo zero problemi di sterilità per coppie più o meno giovani. Non è tutto, perché la pianta erbacea che cresce spontanea nelle campa gne caiatine- avrebbe altre prodigiose proprietà. Permetterebbe di fare con certezza un figlio rigorosamente maschio, da queste parti colonna della famiglia. Basterebbe una scorpacciata di cardi caiatini, per avere il tanto desiderato figlio maschio, allontanando lo spettro dell’estinzione della stirpe. Lo racconta la leggenda – tramandata per secoli dai nonnini caiatini- arciconvinti delle proprietà eccezionali della pianta erbacea della famiglia delle “Composite”. Una bufala, una trovata pubblicitaria o semplicemente una boutade? Gli italiani la chiamerebbero palla. Niente di tutto questo per i paladini del cardo, pronti a celebrarlo prossimamente pure con una festa. Segreto svelato tra gli amici al bar. Si sa, al bar del paese- come in tutti i bar dello sport dello stivale- tra gli uomini quale l’argomento preferito. Le donne. Altro che Dante, Foscolo o Leopardi! Tra un tressette e più di una birra, si parla di eros, nuove e trasgressive conquiste, cilecche, terapeutici rimedi, fecondità- scivolando inavvertitamente su argomenti “culturali”, dissertazioni socio-antropologiche, questioni demografiche in un mondo pilotato dai maschi-ed abitato da una schiacciante presenza di donne- che paradossalmente, nei piccoli centri non soddisfa la domanda di presunti viveur- avvinghiati eternamente a Bacco e Tabacco. Le uniche- fedeli “bionde” disponibili fino a notte inoltrata. E dalla saggezza popolare-tra una birra e l’altra- spunta il Cardo, incoronato re dell’eros, che infiamma particolarmente la passione del “sesso forte”-, che- secondo alcuni residenti combatte l’infertilità e consente di fare figli maschi a colpo sicuro! Giovanni Albano– pensionato delle vecchie Ferrovie dello Stato-raccon ta <>. Gli fa eco Raffaele Rispoli- fama di grande seduttore, single per scelta-che testimonia indirettamente <>. Ma le virtù del cardo caiatino – non sono solo quelle menzionate. La medicina popolare-racconta la dottoressa Giovanna Rolli- ha sempre apprezzato le qualità di questa pianta, una pianta ricca di virtù terapeutiche che la rendono preziosa- nella cura delle disfunzioni epatiche tanto da essere ritenuto l’epatoprotettore per eccellenza. I nostri nonni per curare le infiammazioni, gli ingrossamenti del fegato e le malattie epatiche croniche, utilizzavano il nostro cardo sotto forma di decotto-verdura ricca di antiossidanti e di fibre- quindi ottimo rimedio anche contro la stipsi. Non rimane che fare un giro nelle campagne caiatine! A caccia di cardi. Auguri e figli maschi. Naturalmente! Provare per credere. Tanto non costa mulla.
IL CARDO IN PILLOLE
Il cardo caiatino(Cynara cardunculus) – è un ortaggio facilmente reperibile nei campi incolti, nei pascoli, lungo i margini dei pascoli-
Riconoscerlo è estremamente facile, è una pianta che si distingue tra le altre per il suo fusto eretto e vigoroso. Le foglie sono grandi e lobate, con un colore verde intenso e sono lucenti con delle striature biancastre con il bordo spinoso e ciliato.
I fiori, che possiamo vedere sbocciare tra aprile e agosto, si distinguono, nella massa verde dei campi incolti, per il loro bel colore giallo-violetto. Sono circondati da brattee spinose e riunite in grandi capolini. Del cardo caiatino si utilizzano le foglie più tenere mondate dalle spine, i boccioli e le coste più tenere. Oltre ad essere utilizzato nei minestroni i boccioli e le coste tenere del cardo , si possono gustare anche come suggeriscono queste semplici ricette.
Cardo Caiatino in umido con salsiccia
Ingredienti: cardi, salsiccia, succo di limone, aglio, cipolla, passata di pomodoro, olio – sale – pepe Pulire le foglie dei cardi levando i filamenti, tagliarli a pezzetti e farli bollire in acqua salata e acidulata con limone per circa 35 minuti. Soffriggere in una padella, con un filo di olio, uno spicchio di aglio e un po’ di cipolla (il tutto tritato), unire poi la passata di pomodoro e dopo una ventina di minuti unire il cardo e la salciccia a pezzetti, un po’ di sale e pepe.
Cuocere poi ancora per circa 30 minuti.

Cardo Caiatino con l’uovo
Togliete i fili lessateli in acqua salata e acidula con succo di limone, tagliateli a pezzetti infarinateli e rosolateli nel burro infine copriteli con un uovo frullato con qualche goccia di limone e sale; rimestate delicatamente fino ad amalgamare il tutto e … servite!!
Cardo Caiatino al formaggio
Lessate in acqua un cardo tagliato a pezzetti, scolatelo e disponetelo in una pirofila unta, ricoprite con mozzarella a fettine e latte, salate e mettete a forno caldo per quindici minuti e…servite!!

Preparazione del decotto:
porre 1 cucchiaio di cardo Caiatino essiccato (foglie e radici) in 250 ml di acqua portare ad ebollizione e trascorsi 2-3 minuti si filtra e se ne consumano un apio di tazze al giorno.
Prima dei pasti come eccellente colagogo (farmaco che favorisce le funzioni del fegato e l’espulsione della bile).
Lo stesso decotto consumato nelle medesime dosi, ha proprietà toniche e diuretiche.
20g di radici di cardo Caiatino poste in infusione per un paio di giorni previa frantumazione in 1 litro di vino bianco secco, conferiscono al liquore proprietà aperitive utili agli inappetenti, basta prenderne 2 bicchierini al g iorno prima dei pasti.
L’azione terapeutica in grado di stimolare la secrezione biliare è da attribuire ad una sostanza, la silimarina, che è in grado di svolgere un’azione favorevole nei confronti del fegato, rendendo più difficile l’assorbimento delle tossine e consentendo la rigenerazione del tessuto epatico.

Giuseppe Sangiovanni

Pubblicato da www.corrierematese.blogspot.com

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domenica
gen 31,2010

ANNI 60

ANNI 50

La  Cultura del Territorio

A seguito dello scorporamento di funzioni, da parte delle regioni agli Enti Locali, le competenze dei comuni sono aumentate oltremodo. Inoltre, hanno molteplici opportunità di sviluppo ma, talvolta, si alzano barriere di tipo culturale-economico, che non permettono al territorio di innescare reali circuiti di sviluppo. D’altra parte i processi di trasformazioni degli ultimi decenni hanno determinato profonde differenziazioni territoriali. Il 72% dei comuni italiani ha meno di 5000 abitanti e rappresenta una risorsa insediativa, che conosce da tempi remoti fenomeni di spopolamento, depauperamento e relativo invecchiamento della popolazione. Ciò implica per gli Enti preposti, difficoltà sia di tipo gestionale, che in termini di servizi e programmazione economica e sociale. Tali fenomeni si riscontrano altresì, in molte nazioni europee, i quali hanno già avviato da tempo, politiche d’intervento per arginare i fenomeni di spopolamento dei piccoli centri. In Italia, il governo ha approvato delle leggi, con lo scopo di sostenerne le attività economiche, sociali, ambientali e culturali. Vi è, infatti una crescente consapevolezza che, per poter pianificare il territorio bisogna avere conoscenza di tutte le sue caratteristiche e dei rapporti esistenti tra i diversi sistemi territoriali. Nel Sud come in Sicilia, infatti, sono state sperimentate sia politiche esogene (incentivazioni finanziarie e interventi infrastrutturali) sia politiche endogene. Secondo molti esperti, queste ultime sono state di due tipi: una di tipo particolaristico e clientelare, che spesso si è accompagnata alla politica esogena; L’altra derivante da un cambiamento della politica pubblica, che ha sostituito al modello dello sviluppo dall’alto, con quello dello sviluppo locale dal basso, negoziato.

Lo Spopolamento – Per quanto riguarda la distribuzione della popolazione sul territorio, la crisi dei piccoli comuni inizia agli albori degli anni ‘50, con riferimento ai piccoli centri interni. Da quegli anni, tale crisi diventa la nota dominante delle Regioni del Sud. Essa si riversa a valle, con l’utilizzo intensivo delle pianure e dei litorali: quei centri isolati adesso si toccano, ma si tratta di una contiguità solo edilizia, perché essi continuano ad essere sempre più piccoli e separati dal punto di vista economico e socio-culturale.

La Tradizione – L’intervento straordinario caratterizza la politica di sviluppo territoriale del Mezzogiorno nel dopoguerra. Si tratta di una politica settoriale, ideata da un ristretto gruppo di tecnocrati e gestita dalla famosa CASMEZ (Cassa per il Mezzogiorno), anche per la scarsa fiducia che si nutriva, nell’amministrazione ordinaria. La classe dirigente locale, estranea sia alla fase di programmazione sia a quella gestionale, diventa in quel periodo, mera mediatrice con la politica centrale, soprattutto in funzione delle risorse finanziarie da ridistribuire a livello locale, anche a scopi clientelari. La suindicata politica al sud è caratterizzata da interventi di tipo infrastrutturale e da una scarsa incentivazione dell’attività industriale. Con il “grande cantiere” si è voluto ridurre l’autonomia dei ceti produttivi nelle campagne, rallentare la formazione di nuove imprese ed incanalare forza lavoro, nei lavori pubblici in modo da rendere disponibile una massa fluttuante di popolazione o per il reimpiego in altri cantieri oppure ancora per l’emigrazione. Sono i centri interni che, subiscono le maggiori perdite in termini di riduzione delle attività economiche e di migrazione. In particolare, nei centri collinari s’interviene attraverso la legislazione speciale per la realizzazione d’opere di consolidamento, etc., che cercano di arginare situazioni d’emergenza. Il debole tessuto produttivo costituito da piccole imprese artigianali del settore che lavorano per il mercato locale, in assenza di un’adeguata politica d’incentivazione, non regge all’inserimento nel mercato nazionale. Al contrario, cresce a dismisura l’attività edilizia, sopratutto alle opere pubbliche. Negli anni ‘70 si attua la politica dei grossi poli industriali, proprio quando in altri territori fallisce a causa della crisi del modello “fordista” e da più parti si afferma la necessità di sostenere le piccole e/o medie imprese spesso integrate in “distretti industriali”. Lo sviluppo della piccola impresa fa emergere l’importanza della dimensione locale: “Il territorio come sistema particolare tra fattori economici, socio-culturali e politici che influenzano lo sviluppo”. Le nuove opportunità per le piccole imprese, hanno una portata generale ma non sono colte ovunque con la stessa intensità. Se si tiene conto che, la crescita di nuove iniziative e l’incremento della produzione industriale sono venuti negli ultimi anni soprattutto dall’economia della piccola impresa, si può ragionevolmente presupporre che la crisi delle piccole imprese degli anni ’60 che ha colpito soprattutto i piccoli centri e la limitata crescita nel  ventennio successivo, abbiano contribuito a frenarne le possibilità di sviluppo auto-propulsivo.

L’Innovazione – Dal punto di vista della programmazione dello sviluppo, agli inizi degli anni ’90 segna la fine definitiva della politica dell’intervento straordinario affidato ad istituzioni speciali, con lo scioglimento della CASMEZ. Alla fine degli anni ‘80, si assiste ad innovazioni istituzionali ispirate al “federalismo”, che trasferiscono poteri dal centro agli enti periferici. Ai comuni è attribuita competenza amministrativa generale salvo che, per assicurarne un esercizio unitario, essa sia conferita a livelli istituzionali superiori, secondo un riparto dei poteri pubblici dal basso verso l’alto. Il comune, che è l’ente più vicino ai cittadini, diventa così “Il primo mattone della Repubblica”.
Alla base del nuovo modello delle politiche e degli strumenti di sviluppo locale, vi è l’assunzione secondo cui una lunga pratica di interventi pubblici centrali, hanno provocato un deficit organizzativo e dinamismo a livello territoriale.
Per quanto riguarda la politica nazionale, gli anni ‘90 sono gli anni dei “Patti” e dei “Contratti d’Area”, che prevedono la “concertazione” degli interventi a livello territoriale;
Nel frattempo è riformata la politica regionale europea che viene, contestualmente, dotata anche di fondi più cospicui, seppure con regole stringenti di programmazione pluriennale, di partneriato (collaborazione) istituzionale e sociale, di monitoraggio e di valutazione degli interventi. Per quanto riguarda, invece, la legittimazione del partneriato sul territorio, la programmazione negoziata, ha visto il proliferare di diversi strumenti anche all’interno di uno stesso programma.
Così accade che all’interno di un medesimo territorio, coesistono diverse istituzioni e diversi programmi per lo sviluppo; Al contempo, si forma un compartecipazione diversa per ciascun programma. Non esiste, in altri termini, una continuità istituzionale nella politica di sviluppo locale. A migliore intelligenza, gli enti pubblici locali (i comuni) sono presenti nei consorzi a caccia di visibilità politica e di cospicui finanziamenti e particolare non trascurabile, non assumono impegni specifici riguardo lo sviluppo dell’area.

I piccoli comuni tra tradizione e innovazione – Da un primo screening, emerge una situazione molto composita, ma che comunque permette di formulare delle prime riflessioni sui possibili modelli di governance per i piccoli comuni.
E’ evidente che con la riforma della Costituzione, ha preso forma un sistema a rete in cui le diverse istituzioni si integrano secondo i principi della partecipazione, della sussidiarietà e dell’efficienza. In questo nuovo quadro i comuni assumono il ruolo di veri protagonisti dello sviluppo dei propri territori. La programmazione negoziata ha offerto politiche di sviluppo e strumenti innovativi basati sui principi dello sviluppo dal basso, integrato e concertato. I piccoli comuni hanno partecipato all’attuazione di questi nuovi strumenti. La partecipazione ai tavoli della concertazione, ha accresciuto la loro consapevolezza di poter contribuire alla determinazione del proprio sviluppo. Spesso, però, questa consapevolezza non si è tradotta in comportamenti concreti. Al nuovo schema socio-istituzionale non si è accompagnato cioè uno sviluppo territoriale. Una governance adeguata al quadro istituzionale e di politica pubblica che abbiamo definito innovativo richiede per i piccoli comuni due condizioni necessarie:una forte capacità di coordinamento e di proposta progettuale rispetto ai diversi livelli sovra-comunali della programmazione; una reale partecipazione dei cittadini alle scelte collettive locali. Storicamente, nelle comunità montane, infatti l’insediamento si è sviluppato soprattutto in collina mentre furono rifuggite le coste, insicure per le continue incursioni barbaresche. L’ascesa verso l’alto inoltre era diretta sempre là dove la presenza di più sicuri e forti presidi, sia fisici che morali (castelli, monasteri), situati sempre sulle sommità dei rilievi collinari e sub-montani, offriva alle spaurite ed inermi popolazioni almeno una parvenza di maggiore sicurezza e protezione. Nell’ultimo trentennio, si è assistito inermemente, ad un ingente spostamento della popolazione dal monte verso il mare, lungo le fasce costiere dell’intera penisola. Il generale spopolamento, non tocca di contro gli agglomerati costieri, soggetti a continui incrementi demografici. Lo spopolamento, senza ombra di dubbio crea emergenza sociale, ma anche tanti disagi per chi resta, per la chiusura delle scuole, per l’assenza di servizi essenziali per la qualità della vita. I pochi negozi chiudono per l’impossibilità di reggere il ritmo dei prezzi rispetto ai grandi centri e alla distribuzione. Lo spopolamento genera pigrizia, inerzia, paralisi, lenta morte. I cervelli, i pochi che rimangono, finiscono per arrugginire: sono nell’immobilità di eguali stagioni, in attesa di mutamenti chissà quali che, da sé non verranno a rifare il mondo. Come vivono i nostri anziani nei piccoli centri? Un dato su tutti, in moltissimi comuni la componente di persone anziane superiori ai sessantenni supera il 40% della popolazione residente, mentre la percentuale di individui inferiore ai 16 anni non supera il 15% degli abitanti residenti. L’Unità e la concentrazione producono forza contrattuale; la campagna ed ancor di più la montagna sono per loro natura “struttura debole” alla mercè delle strutture urbane. La città è il simbolo di tutto ciò che è appetibile: il luogo del lavoro, il luogo di incontri, di scambi, di conoscenza, il luogo del sapere, il “paese”, il mondo rurale invece è simbolo di isolamento, differenziazione, separatezza (separazione), dove la civiltà viene da fuori.

“La Città Territorio”- “Città”, come simbolo di unità, di identità, di equità territoriale, di qualità dei servizi, cioè l’assunzione di un concetto “urbanità” che vivifichi il ruolo delle aree marginali, da coinvolgere in un processo di crescita facendo “massa critica” e realizzando servizi di natura “urbana” utilizzabili dall’intera comunità; “Territorio”, inteso come spazio ecologico per la vita dell’uomo e delle attività da questo promosse, come ecosistema in cui l’ ambiente offre sempre più reali opportunità di sviluppo e benessere per le generazioni presenti, il territorio come nucleo e motore di uno sviluppo da ricercare attraverso la valorizzazione delle sue valenze ambientali, culturali e produttive.
Un territorio organizzato, con l’identificazione e la distribuzione degli elementi portanti e concentrati di una città, in un’estensione fondata sui processi ambientali che la strutturano in un’ottica di rete ecologica e di una piena integrazione amministrativa fra i comuni dell’area. Nei modi di vita, i due termini sono opposti: non lo sono nella quotidianità cittadina, ove quella rappresentazione manipolabile che abbiamo chiamato “cultura” ha sostituito entro l’immaginario collettivo, tramite tv e pubblicità ed anche tramite l’insegnamento scolastico, l’esperienza viva del territorio reale. Qualcosa di similare è avvenuto in tempi remoti, specificatamente nell’Alto Medioevo, con la memoria dell’Impero, con l’estinzione di molte varietà locali e tradizionali, e con la presenza di una specifica classe di “Colture in abbandono”, ed  è il tema dominante nella “Crisi TARDOMEDIEVALE”.

Milazzo lì 28 Gennaio 2010

Il Segretario Generale TAT
Antonino Cavatoi

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giovedì
gen 28,2010

di Lopreiato Antonella

Ecco che si è stilata una classifica dei lavori più pagati al mondo. Nonostante l’enorme crisi che investe oramai tutta la società mondiale, ci sono lavori che in veste dell’enorme peso dell’economia, non hanno subìto nessun tipo di crisi economica e che anzi l’uomo guadagna sempre più nello svolgere questo tipo di attività. Sebbene abbiano delle diverse posizioni in classifica, i lavoratori più pagati rimangono comunque tra i primi venti posti tra America e Inghilterra. Nel collasso dell’Europa in crisi sono finiti anche le compagnie e le grandi industrie ma l’ambiente americano ed inglese ci dimostra il contrario, vediamo perché. La classifica stilata da fonti britanniche e americane ha fatto si che l’istat inglese il “Government’s Office for National Statistics” e l’altra americana la “Forbes” ci ponessero le prime classifiche più importanti come questa. Da varie analisi risulta essere al decimo posto della classifica britannica “il marketing manager” con un reddito annuale di circa 72 mila euro. Colui che svolge questa attività ha la funzione di vendere ed organizzare eventi sempre nell’ambiente comunicativo dove le risorse disponibili sono legate alla comunicazione che a sua volta è molto vasta e può risultare complicata. Chi fa questo tipo di mestiere è abbastanza sciolto nel linguaggio, accattivante. La società si affida completamente a lui nell’utilizzo del marchio nella società. La classifica americana lo dispone nella posizione ventiduesima con circa 118.710 euro all’anno. Al nono posto segue l’“ufficiale di polizia” con 74 mila euro, in questa classifica non troviamo in elenco tra quelle della Forbis questa categoria ricoperta essenzialmente da medici e chirurghi. All’ottavo posto tra i lavori più pagati in base al reddito annuale ci sono gli “avvocati”. Ebbene si, anche se aumentano in numero esponenziale, gli avvocati hanno una media annuale per l’Istat britannica di circa 74 mila euro ma l’Istat americana include la categoria con una paga annuale di 124.750 dollari l’anno. Eppure la vasta rappresentanza di questa categoria spinge moltissimi italiani e non solo (anche quelli americani a fare una gavetta enorme), dopodichè la categoria migliore, che esercita quindi un ottimo lavoro, col tempo accumula un elevato guadagno. Al settimo posto troviamo il “consulente finanziario e gestionale” sono molto pagati per la fiducia che le società e gli enti pubblici gli danno, per tale ragione pagano profumatamente. Il loro guadagno annuale è di circa 75 mila euro. Nella classifica americana li troviamo addirittura al 23° posto con una media annuale di circa 110.640 euro. A scendere per il sesto posto incontriamo una categoria nuova e inaspettata il “pilota d’aereo” con 88 mila euro l’anno. Certo, in Italia non si può considerare una categoria gloriosa dopo i problemi economici interni alla società che ancora si riperquotono sui dipendenti, licenziati e mal pagati. Al quinto posto troviamo i “funzionari pubblici” con un guadagno di circa 103 mila euro. Non è così in Italia ma è comunque un lavoro sicuro stipendiato dallo Stato. A seguire c’è il “direttore di una società” che occupa il quarto posto con circa 114 mila euro l’anno. Si occupa dell’attività gestionale e conosce tutti i lati della società, da quello economico a quello gestionale. Sul podio delle prime tre troviamo in ordine dalla terza posizione alla prima “il broker” attività per pochi ma molto retribuita. Egli è un intermediario finanziario e cura i rapporti tra varie società e persona fisiche. All’anno incassa 115 mila euro. Il secondo posto è affidato al medico, e si! Se qualcuno in Italia pensa che il medico sia poco retribuito si sbaglia e se non trova di meglio, in altri Paesi è uno dei più retribuiti. In elenco tra i migliori ci sono i “chirurghi”, una paga annuale di 181.250 dollari all’anno. Seguono gli “anestesisti” e i “ginecologi”, gli “internisti”, gli “psichiatri”, gli “odontoiatri” e per finire, i “medici di famiglia”. In media in un paese occidentale un medico guadagna circa 118 mila euro l’anno.

In generale ha la meglio in tutto anche al pediatra, il “chirurgo” che anche se deve studiare molto per diventarlo si porta a casa un elevato reddito. Infine come posizione migliore del mondo in termini di guadagno c’è il “consigliere d’amministrazione”, e chi se lo sarebbe aspettato. Eppure i consiglieri sono preziosi per le amministrazioni in genere poiché danno consigli efficaci ed efficienti per un ottimo fine, il guadagno della società. Il suo credito annuale si aggira intorno ai 250 mila euro. Questa classifica stipulata dalle varie statistiche menzionate sopra, afferma che in genere quanto ne è apparso è stimolante per i nuovi mestieri mentre quelli nati subito dopo, sono i meglio pagati tra quelli migliori in elenco, come l’avvovato e i medici. Ebbene oggi bisogna avere creatività per essere migliori quasi come un gran manager deve fare con la sua spigliata dialettica e la sua irrinunciabile facoltà di comunicatore con un ottimo servizio. Infine dare i migliori consigli che può fornire solo un ottimo consigliere d’amministrazione.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

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