Cancello ed Arnone News

Di Matilde Maisto

Archive for the ‘Costume e Società’ Category

martedì
gen 26,2010

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco.

Periodicamente arrivano sulle prime pagine dei giornali le notizie delle piccole e grandi truffe che si consumano nel nostro Sud, ma quelle che colpiscono di più, l’immaginario collettivo, sono quelle che si scoprono a Napoli. Certo, siamo sempre stati famosi per la nostra fantasia, ma questa volta le truffe napoletane non fanno folklore, ma semplicemente tristezza. Non fanno ridere le notizie dei falsi invalidi: ciechi e pazzi che prolificano nel quartiere di Chiaia. Quanto è avvenuto, non è divertente, non rappresenta quella capacità di inventarsi la vita, l’arrangiarsi degli anni passati, che dimostravano una vitalità, una voglia di darsi da fare, magari in maniera sbagliata, ma che faceva sperare che se ci fossero state delle vere possibilità, delle occasioni vere di lavoro e sviluppo questo nostro popolo le avrebbe colte, facendo avanzare tutta la società. Ma adesso non è così, queste truffe sono miserabili e senza futuro. In questo modo abbiamo consumato anche l’ultima speranza.

Quando vengono scoperte le piccole e grandi malversazioni che si consumano dalle nostre parti, c’è sempre qualcuno che sente il bisogno di capire, di dare una spiegazione di quello che è successo. Si trova sempre a disposizione il moralista di turno e per converso l’antimoralista, quello che è più realista del re. Purtroppo, negli ultimi tempi va di moda l’intellettuale, il grande esperto che interviene dopo che tutti hanno detto la propria opinione. Nessuno si salva dalla sua spietata e lucida ricostruzione dei fatti ed alla fine ci dice quello che tutti sanno già: quello che succede a Napoli dipende dal fatto che non ci sono controlli, che le istituzioni non funzionano, che in fondo la colpa è della politica, che è alla guida delle nostre città e delle nostre Regioni.

“ ‘O pesc puzza d’’a capa”. Questo è uno dei più antichi proverbi napoletani, di cui si nutre da sempre la saggezza popolare. E’ fin troppo ovvio, che la mancanza di controlli, consente il proliferare di comportamenti illeciti se non illegali. Sono soprattutto i cittadini onesti e rispettosi delle regole che si sentono prima mortificati e poi derisi da una società che considera stupido comportarsi secondo le regole. In una società che considera importante l’immagine, l’apparire diverso da quello che si è, in cui tutti coloro che si comportano male, trovano il modo di esprimere le proprie ragioni, mentre una persona perbene non esiste, perché non fa notizia. Comportarsi in maniera illecita,allora, sembra quasi normale. Il mondo consumistico in cui viviamo ha costruito tanti e tali nuovi ed inutili bisogni, che per raggiungerli, chi non può arrivarci in vreve tempo, sceglie quasi sempre la scorciatoia della illegalità.

Dal comportamento scortese e maleducato, di camminare con i motorini sui marciapiedi, dando fastidio ai passanti, alle regole del traffico e del parcheggio che pochi cercano di osservare, si arriva a veri e propri comportamenti delinquenziali che vengono commessi senza nessun ombra di rimorso. La miseria umana, che sta dietro la truffa di Chiaia, è che ha consentito un reddito illegale a delle persone, senza dargli la prospettiva del futuro e facendogli perdere la loro dignità.

Le truffe sono disperate, perché sottolineano, ancora una volta, che nello scambio, per i pochi soldi presi ogni mese, i responsabili della truffa, intascavano denaro molto superiore a quello che percepivano i loro assistiti. Gli autori della truffa, trasformavano in soldi e consenso elettorale, le loro illegali attività , perché con il potere che derivava dal voto, quelle azioni truffaldine potessero continuare ed incrementarsi. La truffa è diventato un modo di fare politica ed assistenza ai cittadini sul territorio. Questo episodio dimostra quanto sia forte e radicata la concezione di usare la politica e le istituzioni per il proprio arricchimento personale.

Un’altra politica è possibile, esiste ed è in atto a Napoli e di cui non si parla. Per non fare del moralismo, o ancor peggio del falso moralismo, bisogna entrare nel merito degli avvenimenti e ricordarsi che le contraddizioni e le difficoltà della nostra città, si presentano sempre in maniera più esasperata, ma sicuramente, non sono diverse da quelle che avvengono in altri territori, in altre città..

Quello che colpisce nella vicenda dei falsi invalidi è il fatto che la stragrande maggioranza delle persone implicate sono donne. Molte di loro, sono mogli, spesso separate,e parenti di uomini coinvolti nel contrabbando e nei traffici illeciti. Alcuni di loro in carcere, altri in mare, altri ancora disoccupati o ammalati. Il Pallonetto non è un quartiere ricco. Nei vicoli e nei palazzi della zona abitano, anche, persone ai margini della città, non integrate in percorsi di crescita sociale e culturale. Molte di loro sono donne, vittime della violenza dei mariti, sono rimaste sole, con i figli a carico, senza lavoro, rientrate nelle case dei genitori anziani che vivono già con il poco assicurato da qualche pensione di anzianità. In questo contesto si inserisce la risposta del Consigliere di Circoscrizione Alaia, che garantiva la possibilità di incrementare il reddito familiare, con un’altra pensione. Non molto lontano dal Pallonetto, ci sono i vicoli e le strade dei Quartieri Spagnoli, una parte della città in cui la delinquenza organizzata è stata sempre forte, integrata al territorio, che ne era molto condizionato. Anche in quel quartiere, le donne erano le prime vittime di un degrado sociale innescato da una crescita distorta della società. Ma in quel contesto, sia con l’esperienza delle Mamme Coraggio e poi con il progetto “Nidi di Mamme” ed infine con la formazione professionale gestita dal Centro Donna, era stato messo in piedi un progetto, finanziato dalla Unione Europea e gestito con il sostegno del comune, per dare risposte alle donne dei Quartieri che potessero costruirsi da sole il proprio lavoro, il proprio futuro, utilizzando la cultura della solidarietà, della cooperazione e della crescita comune.

Il progetto prevedeva perfino che se alcune di loro avevano un lavoro e non sapevano a chi lasciare i figli, le altre se ne occupavano, in un rapporto di scambio e di sostegno reciproco.

Un percorso cominciato nella seconda parte degli anni ‘90 e durato per molti anni, di cui oggi non se ne sa più niente. In quegli anni, la politica sociale del Comune di Napoli, era indirizzata verso la valorizzazione delle persone tra esse i più deboli: i bambini, le donne, i disabili, gli extra comunitari, i senza fissa dimora, le giovani africane e dell’est che venivano fatte prostituire di notte nelle periferie. Queste categorie disagiate e discriminate, a rischio di devianza sociale, erano inserite in progetti e programmi di intervento che dovevano servire a ridare la dignità umana a tutti.

Esisteva in città un grande movimento di organizzazioni, di volontari, di progetti, di cooperative sociali. che sstavano riuscendo a scalfire il degrado secolare nel quale siamo sempre stati costretti a vivere. Quella spinta si è esaurita, l’impressione che tutti hanno che la città sia inaridita, piegata su se stessa . Come se la vicenda della spazzatura, avesse spento le speranze dei cittadini onesti, che non hanno più fiducia in se stessi come protagonisti del cambiamento. In questo contesto, dentro l’esaurirsi di una spinta culturale e sociale, si registrano le truffe, perché a Napoli c’è sempre qualcuno pronto a dare risposte sbagliate a domande giuste, soprattutto quando intravede la possibilità di arricchirsi a spese della collettività. Fuori dalla retorica, quando si esaurisce una spinta ideale, una cultura della vita sociale ed un modo di fare politica, ritornano a galla i disonesti di sempre che non riusciamo mai a sconfiggere.

E’ l’eterna lotte tra il bene ed il male, che a Napoli, più che altrove è immediatamente visibile. I comportamente scostumati ed illegittimi si corregono con la educazione nelle scuole e nelle famiglie, le truffe allo Stato, la corruzione, la concussione, lo sfruttamentoi selvaggio e le discriminazioni sociale, si combattono con la buona politica, con progetti utili ai cittadini.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline“www.notiziesindacali.com”

Segnalalo, Salvalo e Divertiti:
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Segnalo
  • BarraPunto
  • del.icio.us
  • Digg
  • Live
  • Facebook
  • Sphinn
  • Mixx
  • blogtercimlap
  • Reddit
  • MySpace
  • NewsVine
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
sabato
gen 23,2010



PIEDIMONTE MATESE.
La filosofia di Slow Food parte dalla riscoperta del piacere attraverso la cultura materiale. Il piacere è quello alimentare, dotto, sensibile, condiviso e responsabile. Per avvicinarsi a questa conquista, che deve essere di tutti, bisogna innanzi tutto riflettere sulla lentezza, recuperare ritmi esistenziali compatibili con una qualità della vita che deve essere totale. A tale scopo la Condotta Slow Food Matese, in collaborazione con il ristorante “Giardino degli Ulivi”, presenta il primo Master of Food sul Vino di I livello che avr&ag rave; inizio a partire dalle ore 20.00 del 2 febbraio. Il corso verrà tenuto da docenti qualificati che in sei lezioni guideranno i partecipanti in un viaggio sensoriale attraverso la degustazione e la scoperta di 26 tra i migliori vini italiani. L’iscrizione è fissata al prezzo di €17,000 per i tesserati, per i non tesserati potranno frequentare il corso stesso sottoscrivendo la tessera di progetto al costo di € 25,00; la stessa avrà validità annuale per la partecipazione a tutte le attività sociali di slow food. Ai partecipanti verrà fornito un set consistente in sei calici da degustazione ed una guida, oltre all’attestato di conseguimento del Master. Il numero dei partecipanti varierà da un minimo di 18 ad un massimo di 30 e le lezioni avranno inizio il giorno 2 febbraio 2010. per informazioni ed iscrizioni basta rivolgersi al : ristorante “Giardino degli Ulivi” 0823 911208 – 3471470395.

Pietro Rossi

Segnalalo, Salvalo e Divertiti:
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Segnalo
  • BarraPunto
  • del.icio.us
  • Digg
  • Live
  • Facebook
  • Sphinn
  • Mixx
  • blogtercimlap
  • Reddit
  • MySpace
  • NewsVine
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
venerdì
gen 22,2010

di Lopreiato Antonella

Gli opinionisti cercano di dare un senso alle innumerevoli vicende accadute a Rosarno. Gli ultimi casi successi hanno sconvolto l’intera Nazione. Come risolvere la questione “Ndrangheta” in Calabria. Il presidente della Repubblica Napolitano richiama l’ordine politico a favore di ordine e legalità che dovranno essere obiettivi primari non solo per la Calabria ma per l’intera Nazione. Il Presidente aggiunge – lavorare per un’effettiva integrazione degli immigrati – che è compito degli enti locali che a loro volta – lo Stato deve fornire e garantire risorse sufficienti, per fronteggiare questi fenomeni e quelli legati alla criminalità organizzata”.

A destare profonda preoccupazione anche il capo dello Stato che afferma – noi tutti rappresentanti dello Stato siamo responsabili di casi che dovevano essere previsti ed evitati. La collettività, non solo calabrese, ha bisogno dello Stato affinchè non si ripetano più situazioni simili che rischiano di portare pregiudizi su un fenomeno terribile come quello del fascismo. Il cittadino ha il diritto di essere rispettato. Gli africani emigrati che vivono in Calabria hanno, per la maggior parte il permesso di soggiorno e come tali necessitano di rispetto e hanno diritti come tutti noi. I cittadini del sud vivono in situazioni economiche imbarazzanti che lo portano all’esasperazione. Non bisogna dimenticare che la politica ha pieni doveri e questi casi successi sono gravi poiché la incessante richiesta di aiuto da parte del sud arriva da cittadini onesti e lavoratori ma purtroppo il problema è la ‘ndrangheta che ci mette le mani e i cittadini ne subiscono le conseguenze. “A Rosarno – afferma il Capo dello Stato – sono accadute cose brutte, pesanti. Uno scoppio di insofferenza che ha mostrato il peggio di ciò che si era accumulato nell’animo dei cittadini e degli immigrati”. L’importante ora è che non si ripeta più un caso simile. Le prevenzioni sono già partite dai rappresentanti della magistratura calabrese che ha il compito di eliminare quanto prima la “’ndrangheta per affermare la legalità”. La solidarietà del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano va al procuratore generale Salvatore Di Landro e ai procuratori di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone, e di Palmi, Giuseppe Creazzo per lo sventato attentato alla Procura Generale. I casi esorbitanti successi a Rosarno hanno portato gli immigrati ad abbandonare la piana di Gioia Tauro. I soldi che dovrebbero essere investiti dalla Regione per la comunità finiscono nelle mani di politici corrotti, mafiosi e imprenditori agricoli. Sono motivi che portano la Calabria ad una situazione di pregiudizio errato nei confronti di chi con lealtà e amicalità offre lavoro e alloggio agli extracomunitari. Dal ministro dell’interno una “task force” per evitare che anche a Castel Volturno si ripetano i casi già avvenuti a Rosarno. C’è bisogno di tolleranza, integrazione e rispetto e dopo gli abusi agli extracomunitari il rammarico è grande e c’è chi se ne va con la speranza che il sud un giorno cambi la sua mentalità. E’ essenziale non generalizzare nelle vicende poiché i fatti successi hanno sconvolto l’intera comunità ed ora si cerca di evitare il peggio anche a Castel Volturno a Caserta. C’è bisogno che gli aiuti arrivino dallo Stato nel vero senso della parola.

“Basta rimpianti, basta intolleranza c’è bisogno di integrazione e rispetto”.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

Segnalalo, Salvalo e Divertiti:
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Segnalo
  • BarraPunto
  • del.icio.us
  • Digg
  • Live
  • Facebook
  • Sphinn
  • Mixx
  • blogtercimlap
  • Reddit
  • MySpace
  • NewsVine
  • Wikio IT
  • Yahoo! Bookmarks
mercoledì
dic 23,2009

di Lopreiato Antonella

Ci riserviamo di sottolineare gli aspetti salienti che ci conducono ad una considerazione prettamente osservativa delle comunicazioni attraverso l’informazione sul soggetto. L’osservazione è l’aspetto più interessante per chi nel vedere un’immagine ne rimane colpito, attratto quasi come fosse quel desiderio a divenire realtà. L’attrazione è fonte del desiderio di chi nell’osservare desidererebbe quel gioiello, quel profumo e così via. Il riconoscimento permette di percepire le funzioni dell’oggetto e tale processo avviene già in età infantile dove i bambini nel riconoscerlo, formano degli schemi mentali che consentono di rappresentare oggetti ed eventi, l’unica differenza è che in questa età ancora si è incapaci di differenziare il proprio punto di vista da quello degli altri, essendo questa un’età molto piccola. Stiamo parlando di un’età compresa tra i due e i sette anni perciò in questa età è molto facile che si contaddicono le azioni e le modalità risultino limitate ad una capacità pecettiva adeguata e corretta perciò possiamo limitarci a confermare che nello stadio preoperatorio tutto ciò che viene elaborato dal bambino è interessante ai fini del riconoscimento dell’oggetto. Via via che il bambino assorbe azioni mentali sull’oggetto, ad esempio attraverso la proprietà del linguaggio come del gioco di finzione e del disegno, fa proprie le sue azioni strutturali che gli consentono di elaborare piano piano la realtà. Eppure più della metà della corteccia cerebrale è dedicata all’elaborazione delle informazioni visive dove si assorbono più informazioni possibili per riconoscere e rinterpretare in futuro lo stesso oggetto. Le regioni cerebrali che conducono alla scoperta di nuovi mezzi mediante questa sperimentazione attiva sono definite “via visiva dorsale” diretta nel lobo occipitale fino al lobo parietale e la cosa interessante è che da questa via si percepiscono le posizioni degli oggetti. Segue la “via visiva ventrale” che parte dal lobo occipitale fino a quello temporale dove si interpreta la forma, la dimensione e l’orientamento dell’oggetto. Interessante notare che il lobo occipitale è completamente dedicato alla visione e ai suoi meccanismi. Dopo una breve parentesi strutturale della corteccia cerebrale collegata all’età del soggetto (che assimila visivamente con le azioni le varie modalità interpretative) ci puntiamo ad osservare le caratteristiche che conducono l’osservatore al desiderio dell’oggetto. Non dimentichiamo che i cinque sensi rappresentano una finestra aperta sul mondo e raccolgono le informazioni che ci permettono di costruire una nostra idea degli oggetti e dell’ambiente che ci circonda. Il gusto, il tatto, la vista, l’udito e l’odorato hanno il compito di raccogliere e selezionare le informazioni che vengono rielaborate attraverso dei particolari recettori ossia cellule che hanno il compito di trasformarsi in impulsi elettrici da inviare al cervello attraverso delle complicate fibre nervose. Il legame che si viene ad instaurare con gli organi di senso è di tipo esterno verso l’interno ed esso avviene attraverso un punto di arrivo che è la corteccia cerebrale.

Partendo da un oggetto ben definito e dal target di rifertimento, consideriamo un esempio diverso dall’età in questione per capire in dettaglio, l’importanza della fanciullezza allo sviluppo percettivo e cognitivo degli oggetti (in questo caso prendiamo le donne con un’età media, che parte dalla maturità ai quarant’anni) e che vengono attratte da una pubblicità che li identifica non soltanto per il prodotto che serve ma soprattutto per i colori e il fascino di un particolare come l’ aspetto emotivo, caratteriale o addirittura atmosferico. Il contesto è importante per occultare il prezzo e valorizzare il desiderio delle donne. Quello che è interessante notare è come la pubblicità colpisca in modo particolare un vasto numero di donne e come essa utilizza il meccanismo della visione per colpire le persone. Ciò significa che la pubblicità ha funzionato, attraendo più persone possibili all’acquisto del prodotto. Se la pubblicità non ottiene risultati significherà aver utilizzato degli strumenti sbagliati, anche se ciò diventa quasi raro. Ormai il pubblicitario studia ogni forma di concetto e il target di riferimento diventa una creatura da identificare sotto tutti gli aspetti possibili, dall’età all’analisi psicologica dei soggetti. Ad oggi le tecniche utilizzate risultano essere troppe perciò è raro sbagliarsi nell’analisi. Tenendo in considerazione la capacità di assimilare le proprietà della visione possiamo concludere affermando che quello che il nostro cervello raccoglie come informazioni le analizza, le interpreta e le inserisce in quel vero e proprio magazzino di raccolta che è la memoria. L’importante fase di sviluppo del bambino è quella legata dall’infanzia alla maturità più il suo quoziente intellettivo verrà spronato più lo aiuterà a sviluppare la sua intelligenza.

Raffaele Pirozzi direttore giornaleonline”www.notiziesindacali.com”

martedì
nov 10,2009

Comunicato stampa

Il vice presidente dell’Italia dei Diritti: “Tutti hanno il diritto di essere trattati con umanità”

Napoli, 10 novembre 2009 - “Il problema delle carceri e di altre strutture giudiziarie in Italia sono noti a tutti, ma conoscere nel dettaglio la situazione di alcuni detenuti è sconcertante”. È questo il commento di Roberto Soldà, vice presidente del movimento Italia dei Diritti, riguardo alla situazione di degrado in cui versa l’ospedale psichiatrico giudiziario di Secondigliano (Napoli). La denuncia è partita da Tonino Scala, consigliere regionale di Sinistra e Libertà, il quale dopo una visita a sorpresa presso la struttura ha raccontato di pazienti detenuti all’interno di celle sporche di escrementi e legati ai letti di coercizione. L’ispezione aveva l’obiettivo di verificare le condizioni degli internati e lo stato della riforma della sanità penitenziaria che nel 2008 ha sancito il passaggio di competenze al sistema sanitario regionale. “Non è possibile che delle persone siano trattate in questo modo – ha continuato Soldà -. Sono pur sempre dei cittadini che meritano un pó di u
manità”. Più polemico Luigino Smiroldo, vice responsabile per la Sanità del movimento presieduto da Antonello De Pierro, il quale ha commentato: “Esistono centinai di istituti in Italia e la maggior parte sono in queste condizioni. Perché non ci sono i controlli? Dove sono le persone che dovrebbero vigilare su queste situazioni? Non vogliamo colpevolizzare i Nas, che sono tenuti ad eseguire gli ordini, ma chi dovrebbe darglieli, ovvero il Ministero della Sanità, non fa niente. Chi di competenza – ha concluso Smiroldo – intervenga subito con dei controlli a tappeto e cerchi di arginare questa situazione”.

Ufficio Stampa Italia dei Diritti
Capo Ufficio Stampa
Fabio Bucciarelli
Via Virginia Agnelli, 89 – 00151 Roma
Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784
e-mail: italiadeidiritti@yahoo.it
sito web: www.italiadeidiritti.it

giovedì
nov 5,2009

di Nunzio De Pinto

SAN NICOLA LA STRADA – “I giochi, dalla febbre per il superenalotto al più semplice “gratta e vinci”, o all’ultimo arrivato del “Win for Live” si rivelano sempre di più una nuova ‘droga’ per gli italiani. È ora di dire basta e di pensare ai nostri fratelli più bisognosi”. È il grido d’allarme che don Pasquale Lunato, parroco della monumentale Chiesa Santa Maria degli Angeli sita in piazza Parrocchia, ha lanciato all’indirizzo dei suoi fedeli. Don Pasquale ha definito il gioco d’azzardo come un “veleno sociale”. “La dipendenza dal gioco” – ha aggiunto – “è distruttiva tanto quanto la tossicodipendenza e l’alcolismo, in termini di separazioni nelle famiglie e fallimenti finanziari. Alla gente viene continuamente proposta l’immagine della “bella vita” ottenuta grazie alla fortuna e alle grandi vincite. Questo messaggio” – ha aggiunto don Pasquale – “viene promosso sulla stampa, alla radio, alla televisione, su Internet e sui cartelloni pubblicitari. Così facendo, ci dimentichiamo dei nostri fratelli più deboli, di quelli che avrebbero bisogno di un nostro aiuto concreto, invece, pensiamo a spendere centinaia di euro a settimana solamente per la droga da “Superenalotto”. Tutto ciò è immorale”. La denunzia del presule non è infondata. Oltre 3 milioni di persone, infatti, sono a serio rischio di dipendenza da gioco, mentre più di 700.000 sono i ludopatici gravi, ovvero coloro per i quali la mania del gioco si trasforma in una vera e propria patologia come, probabilmente, nel caso dell’uomo di Ragusa ucciso alcuni giorni orsono dal figlio al culmine di un litigio poiché sottraeva regolarmente soldi proprio per giocare a lotterie e superenalotto. Sono sempre più numerosi gli italiani che giocano d’azzardo, soprattutto maschi di giovane età: infatti circa 15 milioni di italiani, il 38,3% delle persone tra 15 e 64 anni, almeno una volta nella vita hanno giocato d’azzardo, il 50% dei maschi, il 29,2% delle donne. Tra i giochi preferiti dai giovani di entrambi i sessi risultano in pole position i gratta e vinci, poi lotto, superenalotto, videopoker, scommesse sportive e simili. Il giocatore più a rischio gambling (dipendenza da gioco) è di solito un individuo impulsivo e poco prudente, che non percepisce né teme il pericolo e, per questo, tende a giocare anche grosse somme senza capire a cosa va incontro. Il gambling è una vera e propria dipendenza come le droghe ed è sempre più diffusa, complici, oltre al boom di giocate indotto dal 6 da record messo in palio dal superenalotto. “È necessario” – conclude don Pasquale – “che lo Stato adotti politiche più restrittive nei confronti del gioco, soprattutto quello d’azzardo “legale”, dalle scommesse al bingo alle slot-machines. Quella del gioco è una sindrome pericolosa perché lo stato di euforia del giocatore d’azzardo é paragonabile a quello prodotto dall’assunzione di droghe, e come nella dipendenza da droghe possono manifestarsi nei giocatori crisi gravi di astinenza”.

martedì
nov 3,2009

COMUNICATO STAMPA

Il vicepresidente dell’Italia dei Diritti si congratula con le forze dell’ordine per i risultati raggiunti e aggiunge: “Non dimentichiamo, però, che le organizzazioni mafiose vanno combattute in tutto il territorio”

Roma, 3 novembre 2009 -  “In primo luogo, non posso che complimentarmi con la polizia per il lavoro che continua a svolgere, evidentemente con profitto, nella lotta alle organizzazioni criminali”. Con queste parole Roberto Soldà, vicepresidente dell’Italia dei Diritti, ha voluto salutare la notizia dei recenti arresti effettuati dagli agenti del commissariato di Alcamo nella provincia di Trapani. I dieci soggetti arrestati, tra i quali due donne, devono rispondere ad accuse che vanno dall’estorsione plurima a danneggiamenti di vario genere, fino alla  detenzione illegale di armi ed esplosivi.
L’esponente del movimento che fa capo ad Antonello De Pierro ha dichiarato che il paese necessita di una “mannaia di legalità” contro le pratiche estorsive che si accaniscono maggiormente sui piccoli imprenditori onesti: “Bisogna continuare nello sforzo di garantire la serenità necessaria a tutti gli imprenditori che operano nella legalità, affinché possano anche essere in grado di dare lavoro e contribuire ad una economia sana”.
Oltre ad esprimere la propria soddisfazione, però, Soldà ha voluto esortare anche a non limitare la lotta alla mafia all’ambito del sud Italia. “Auspico che si alzi la guardia anche in altre regioni, in particolare nel Nord, dove sappiamo che mafia, ‘ndrangheta e camorra sono purtroppo realtà operanti in diversi settori, anche in quello politico. Le istituzioni devono intervenire ovunque ci sia bisogno per garantire un vero vivere civile, senza dare adito a dubbi o illazioni sulla propria condotta. Ricordiamoci che, anche per la mafia, l’Italia è stretta e lunga”.

Ufficio Stampa Italia dei Diritti
Addetti Stampa
Francesca Paolini – Luigi Petullà
Capo Ufficio Stampa
Fabio Bucciarelli
Via Virginia Agnelli, 89 – 00151 Roma
Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784
e-mail: italiadeidiritti@yahoo.it
sito web www.italiadeidiritti.it

martedì
nov 3,2009

COMUNICATO STAMPA

Il responsabile per il XVIII municipio di Roma dell’Italia dei Diritti denuncia l’assenza di mezzi pubblici per raggiungere il camposanto: “Per l’ATAC non fa parte del comune di Roma”

Roma, 3 novembre 2009
- In concomitanza con il giorno dedicato alla commemorazione dei defunti, Franco Leggeri, responsabile per il XVIII municipio dell’Italia dei Diritti, ha denunciato la totale assenza di mezzi pubblici per raggiungere il cimitero di Castel di Guido polemizzando con queste parole: “Evidentemente questo cimitero, che pure serve i quartieri Casalotti, Massimina, Casal Selce e  Castel di Guido, per l’ATAC non fa parte del Comune di Roma!”.
È un riferimento diretto al comunicato dell’Agenzia per il Trasporto del comune in cui veniva annunciato il potenziamento del numero di autobus che, nel giorno dei defunti, avrebbero servito tutti i cimiteri comunali. Ma quello in questione non era neppure menzionato. “Ancora una volta registriamo una inspiegabile distrazione delle istituzioni nei confronti di questo territorio. Eppure il cimitero è stato ampliato di recente, la luce perpetua è erogata dall’ACEA e la gestione è affidata all’AMA”.
L’unico mezzo per arrivare è dunque l’auto privata, da posteggiare lungo la strada per poi percorrere pericolosamente qualche centinaio di metri a piedi. Per quanto riguarda il servizio di minibus riservato, sempre in questo particolare giorno, agli invalidi, Leggeri è stato addirittura sarcastico: “I parenti dei defunti tumulati in questo cimitero di campagna sono forse considerati atleti che possono aspettare senza problemi lo 023, unico autobus in attività che serve Malagrotta ogni 50 minuti. Comunque – ha voluto concludere-  nel pomeriggio Don Francesco, parroco della Chiesa dello Spirito Santo, nel cimitero di campagna  ha celebrato, insieme a tutti i parroci della zona, una funzione religiosa presieduta da Monsignor Gino Reali. Se non cittadini romani almeno gli abitanti si sono sentiti ancora Cristiani”.

Ufficio Stampa Italia dei Diritti
Addetti Stampa
Francesca Paolini – Luigi Petullà
Capo Ufficio Stampa
Fabio Bucciarelli
Via Virginia Agnelli, 89 – 00151 Roma
Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784
e-mail: italiadeidiritti@yahoo.it
sito web www.italiadeidiritti.it

martedì
nov 3,2009

COMUNICATO STAMPA

Il responsabile del XVIII Municipio di Roma Franco Leggeri: “I collegamenti sono assenti, per di più  mancano servizi essenziali come una farmacia o un  ufficio postale”

Roma, 2 novembre 2009 - “Castel di Guido fa parte del XVIII Municipio di Roma ma della gloriosa capitale non ha nulla, i suoi circa 3.500 abitanti sono dimenticati e isolati nonostante le numerose mozioni e petizioni inoltrate per rendere note a chi di dovere le pessime condizioni in cui vivono i residenti della zona”. Questo l’accorato appello del responsabile per il XVIII Municipio dell’Italia dei Diritti Franco Leggeri sulla mai risolta questione degli inesistenti collegamenti e servizi nella zona. “Per arrivare a prendere l’autobus 246 – spiega Leggeri – l’unico che conduce alla metro di circonvallazione Cornelia e quindi in città, dobbiamo aspettare un autobus fantasma, lo 023, che passa ogni 50 minuti. Quella è una linea inutile che collega il deposito Atac della Magliana con i capolinea di periferia. Per prendere il 246 bisogna andare a Malagrotta, zona pericolosissima e nota alla cronaca come ‘terra di nessuno’ per i vari reati commessi da chi bivacca in quell’area. Lungo le
fermate dello 023 ci sono sempre prostitute ed è sconsigliabile lasciare i figli  e soprattutto le figlie o le signore ad attendere lì l’autobus per ben 50 minuti. Oltretutto – incalza l’esponente del movimento presieduto da Antonello De Pierro – a Castel di Guido non c’è un ufficio postale, una farmacia, né un ospedale e l’assenza di collegamenti per raggiungere quelli più vicini rende la vita impossibile a tutti, soprattutto alle persone anziane. Una capitale degna di questo nome deve offrire ai suoi abitanti collegamenti efficienti e strade sicure in tutte le zone, addirittura manca anche il collegamento internet Adsl, una condanna per chi lavora col computer e un motivo di maggiore isolamento”. Sdegnato per tanta indifferenza, conclude polemico Leggeri: “La  situazione è da Terzo Mondo e pure il XVIII Municipio fa parte della Capitale: com’è possibile una situazione così disagiata? Basta proclami, i residenti di Castel di Guido vogliono fatti concreti e visibili in breve tempo, l
a situazione è sempre più insostenibile”.

Ufficio Stampa Italia dei Diritti
Addetta Stampa
Alessandra Rossi
Capo Ufficio Stampa
Fabio Bucciarelli
Via Virginia Agnelli, 89 – 00151 Roma
Tel. 06-97606564; cell. 347-7463784
e-mail: italiadeidiritti@yahoo.it
sito web www.italiadeidiritti.it

STOP AL BULLISMO

sabato
ott 31,2009

[http://robertodiiorio.blogspot.com/]

bullismo2

media511528
Oggi le vittime di “bullismo” sono considerate vittime di un reato ed hanno diritto ad essere risarcite.

I danni provocati dal bullismo sono molto gravi e trasformare le vittime in soggetti che lottano per la giustizia e per essere risarciti è uno dei modi per aiutarli. Le vittime hanno diritto a tanti soldi ed ad una rivincita morale sui loro persecutori.

Gli avvocati devono dare voce alle vittime, i giudici devono con le loro sentenze dare l’esempio, le famiglie, a cui spetta il compito più difficile, non devono farsi fermare dalla lunghezza dei processi (la lunghezza è la stessa anche per i bulli per fortuna), le spese legali le deve pagare il condannato, lottiamo per un risarcimento “esemplare” del danno esistenziale. Sentenza su sentenza, a suon di euro, riusciremo in un modo o nell’altro a fermarli.

Quando si verifica una violazione della legge penale o civile
Non esiste al momento una fattispecie legislativa per il bullismo[1]. I parlamentari, il legislatore, devono prevederla permettendo processi rapidi ed efficaci.

Sono atti di bullismo:

1 Insulti, offese, prese in giro

2 Voci diffamatorie e false accuse

3 Razzismo

4 Critiche immotivate ed eccessivo controllo

5 Piccoli furti

6 Estorsione

7 Minacce

8 Violenza privata

9 Aggressioni e/o giochi violenti

10 Lesioni personali

11 Esclusione dal gioco

11 Percosse

13 Danneggiamento di cosa altrui.

REATI PENALI

I reati penali che si possono configurare sono molti:

percosse (art.581 codice penale) o lesioni, se lasciano tracce-conseguenze più o meno gravi (artt. 582 e ss cod. pen.);
danni alle cose, danneggiamento (art. 635 cod. pen.);
offese = ingiuria, se a tu per tu, o diffamazione, se di fronte ad altri (artt. 594 e 595 cod. pen.);
minacce = minaccia (art. 612 cod. pen.);
prese in giro = (eventuale) molestia o disturbo alle persone (art. 660 cod. pen.)

In alcuni casi basta la denuncia ad un organo di polizia o all’autorità giudiziaria (questura, carabinieri ecc.) per attivare un procedimento penale (p.es. lesioni gravi, minaccia grave, molestie); negli altri casi, la denuncia deve contenere la richiesta che si proceda penalmente contro l’autore di reato (querela).

VIOLAZIONE DELA LEGGE CIVILE

Si subisce un danno ingiusto (volontario o anche non intenzionale) alla persona o alle cose (art. 2043 codice civile). Per chiedere il risarcimento del danno, bisogna rivolgersi ad un avvocato ed intraprendere una causa davanti al Tribunale civile, salvo che ci si metta d’accordo prima.

Il più delle volte l’atto di bullismo viola sia la legge penale, sia quella civile, quindi può dar vita a due processi, l’uno penale e l’altro civile.

Tipologie di danno subito e risarcibile

1) DANNO MORALE (patire sofferenze fisiche o morali, turbamento dello stato d’animo della vittima, lacrime, dolori, patemi d’animo);

2) DANNO BIOLOGICO (danno riguardante la salute in sé considerata, è un danno all’integrità fisica e psichica della persona tutelata dalla Costituzione Italiana all’art. 32);

3) DANNO ESISTENZIALE (danno alla persona, alla sua esistenza,  alla qualità della vita, alla vita di relazione, alla riservatezza, alla reputazione, all’immagine, all’autodeterminazione sessuale. La tutela del pieno sviluppo della persona nelle formazioni sociali è riconosciuta dall’art. 2 della Costituzione).

Il danno esistenziale è un non poter più fare, doversi comportare diversamente da come si desidera, dovere agire altrimenti, essere costretti a relazionarsi diversamente.

Questo danno viene quantificato dal Giudice in via equitativa (secondo il suo concetto di equità. Il che può dar luogo a valutazioni molto diverse).

Chi è responsabile, chi paga?

Bullo maggiorenne

La responsabilità è solo sua

Bullo minorenne

La colpa è sua[2], degli insegnanti (che hanno il dovere di vigilare sui ragazzi), dell’amministrazione scolastica (che ha il dovere di controllare che sussista una vigilanza) e dei genitori (coloro che hanno il dovere di educare il ragazzo).

Colpa del bullo minorenne

L’art. 2046 c.c. pone una regola fondamentale per i casi di bullismo, secondo l’articolo difatti  chiunque è autore di un fatto lesivo risponde esclusivamente nei limiti in cui è in grado di comprendere la portata ed il del significato della propria condotta, purché lo stato di incapacità non derivi da sua colpa.

Anche  il minore, se ritenuto capace di intendere di volere[3], è chiamato a rispondere degli atti di bullismo, insieme ai genitori ed alla scuola.

Essendo spesso il bullo un minorenne sono molti i casi in cui si prevedono responsabilità da parte di soggetti  che rispondono per lui. Il bullismo è talvolta avvallato dall’eccessiva tolleranza di alcuni professori e dalll’educazione che le famiglie danno ai loro figli.

Si parla tecnicamente di:

culpa in educando relativamente alla colpa dei genitori;
culpa in vigilando ed anche in educando degli insegnanti;
culpa in organizzando nella misura in cui l’organizzazione scuola non permetta il monitoraggio ed il controllo sui comportamenti degli studenti (prevedendo ad esempio uffici ad hoc, consultino).

Culpa in educando dei genitori

L’affidamento dei figli minori alla scuola ed agli insegnanti non esclude la responsabilità dei genitori  per il fatto illecito commesso dai loro figli[4].

L’art. 2048, 1° comma, recita: “Il padre e la madre, o il tutore sono responsabili del danno cagionato dal fatto illecito dei figli minori non emancipati o delle persone soggette alla tutela, che abitano con essi”.

L’affidamento a terzi solleva il genitore soltanto dalla presunzione di culpa in vigilando.

Culpa in vigilando della scuola (ma anche in educando ed organizzando)

Lo studente, con l’iscrizione ad una scuola, acquisisce il diritto a riceve un’adeguata e serena formazione e la scuola ha il preciso dovere di garantire tutto ciò, impedendo che atti illeciti  turbino/impediscano il corretto esercizio di tale diritto.

Gli insegnati possono essere ritenuti responsabili[5] ma a pagare il risarcimento[6]  sarà la scuola.

Lo studente (e i genitori in quanto titolari del diritto soggettivo di educare ed istruire i figli) hanno diritto alla prestazione scolastica, all’interno del diritto-dovere all’istruzione e alla formazione.

Lo studente, con l’iscrizione ad una scuola, acquisisce il diritto a riceve un’adeguata, corretta e puntuale formazione e la scuola ha il preciso dovere di garantire tutto ciò, impedendo ed evitando che atti illegittimi ovvero illeciti possano in qualche modo turbare il corretto esercizio di tale diritto[7].

E’ dunque la scuola[8] a dover risarcire i danni cagionati dall’insegnante durante l’esercizio della sua professione all’interno dell’istituto e durante gli orari di lavoro.

Culpa in organizzando della Scuola

La vigilanza deve essere assicurata all’interno della Scuola e dunque anche fuori dalla classe. Spetta alla direzione dell’istituto scolastico fare in modo che gli studenti siano adeguatamente seguiti per tutto il tempo in cui si trovano all’interno dell’istituto stesso. L’organizzazione scuola che non prevenga atti di bullismo, prevedendo ad esempio uffici ad hoc, consultorio ecc. può ritenersi anche colpevole di culpa in organizzando.

L’esito del processo

Il processo penale può portare a: reclusione, pena pecuniaria o altre sanzioni, quali attività socialmente utili (ma è difficile che ciò avvenga, soprattutto se l’autore del reato è minorenne). Sapere di dover affrontare un processo (con le spese legali del caso e la concreta possibilità di essere condannato) è per il bullo un deterrente a vita. Purtroppo in Italia  si sa che un accusato è spesso marchiato indelebilmente.

E’ possibile un’attività di mediazione penale tra autore del reato e vittima.

Il processo civile porta ad una condanna al risarcimento del danno. Il danno risarcibile è quello morale, biologico ed esistenziale (vedi sopra). [9]

Il Tribunale di Bologna di fronte ad un caso di lesioni ai danni di un minore per spintonamento ad opera di un compagno, ha riconosciuto l’esistenza di una responsabilità della Scuola per difetto di organizzazione correlata alla mancanza di sorveglianza da parte del personale; lo stesso tribunale ha condannato il Ministero della Pubblica Istruzione al risarcimento del danno biologico, del danno morale e del danno esistenziale.

Per un risarcimento “esemplare” del danno esistenziale, un appello ai giudici
Il danno esistenziale viene quantificato dal Giudice in via equitativa e tale valutazione può essere molto diversa a seconda del giudice, confidiamo in risarcimenti “esemplari” tali da appagare il senso di giustizia della vittima del bullismo, dare una lezione al bullo, ridare fiducia nelle istituzioni e fungere da deterrente.

——————————————————————————–

[1] Parzialmente il bullismo viene accumunato al mobbing.

Bullismo come mobbing? Il bullismo, al pari del mobbing, sembrerebbe riguardare una condotta vessatoria ripetuta nel tempo posta in essere ai danni di un soggetto più debole. In effetti, il bullo, come il datore di lavoro nel mobbing, è moltto più forte di un altro e ne approfitta per danneggiare il più debole attraverso forme di prevaricazione. Anche l’elemento psicologico parrebbe comune, ovvero la volontà di danneggiare la vittima senza alcun vantaggio personale (che possa ritenersi ragionevole e serio).

Bullismo come fattispecie autonoma? Nel mobbing, vi è una finalità diretta a danneggiare il soggetto debole, mentre nel bullismo il bullo infatti non sembra agire allo scopo esclusivo di danneggiare la vittima, quanto piuttosto allo scopo di ridere con amici, auto esaltarsi, dimostrare a se e ad altri di essere il più forte. Tecnicamente si parla nel mobbing di dolo intenzionale (voglio danneggiare) nel bullismo di dolo eventuale (lo faccio per divertirmi e so che posso cagionare un danno alla vittima).

Infine, nella problematica del bullismo emerge il problema della minore età del bullo, diversamente dal mobbing.

Il bullo spesso è minorenne, con la conseguenza che il fatto antigiuridico dovrà essere imputato ai genitori culpa in educando, ovvero alla scuola ed ai docenti culpa in vigilando ed anche in educando ed all’istituzione (culpa in organizzando) nella misura in cui non prevenga predisponendo consultori o uffici ad hoc.

[2] Prima dei 14 anni di solito non è applicata una misura di sicurezza (collocamento in comunità o libertà controllata) ma semmai una misura educativa.

[3] Se il minore ha compiuto il fatto in uno stato di incapacità di intendere o di volere non risponde dei danni arrecati a terzi ai sensi dell’art. 2046 c.c. In questo però l’art. 2047 c.c., prevede una responsabilità sostitutiva in capo a colui che era tenuto alla sua sorveglianza.

[4] Ovviamente la responsabilità dei genitori non è oggettiva e assoluta. Essi possono esserne esonerati, se dimostrano di non avere potuto impedire il fatto, ossia di avere adeguatamente educato e vigilato il figlio, il che è parecchio difficile.Se il figlio non è capace d’intendere e di volere, non bastano una “buona” educazione e una corretta vigilanza. Il genitore, infatti, è tenuto a sorvegliarlo (azione più intensa della vigilanza) e deve dimostrare di averlo fatto e di non avere nonostante ciò potuto impedire l’evento dannoso, per sottrarsi alla responsabilità, nel caso che i1 figlio abbia commesso un illecito (art. 2047 cod.civ.).

[5] Perché vi sia responsabilità dell’insegnante, l’atto illecito deve essere commesso durante il tempo in cui è sottoposto alla sua vigilanza. L’insegnante può liberarsi dalla responsabilità soltanto dimostrando di non avere potuto impedire il fatto, il che è parecchio difficile.

[6] Responsabilità contrattuale ex art. 1218 c.c.“Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l’inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità dalla prestazione derivante da causa a lui non imputabile”.

[7] La  Corte di Cassazione ha affermato l’esistenza di un rapporto giuridico tra studente e docente e l’insegnante, oltre all’obbligo di istruire ed educare, ha anche uno specifico obbligo di protezione e sorveglianza, volto ad evitare che gli allievi possano procurarsi da soli danni alla persona ed in caso di danni arrecati da alunno ad altro alunno (a risponderne sarà comunque l’amministrazione).

[8] L’amministrazione condannata al risarcimento dei danni può rivalersi sull’insegnante solo per comportamenti dolosi o gravemente colposi di quest’ultimo. IL BULLISMO E’ UN REATO, DENUNCIATE PENALMENTE E CIVILMENTE I BULLI. AGITE IN GIUDIZIO CONTRO I BULLI, LE LORO FAMIGLIE E LA SCUOLA. OTTENERE IL RISARCIMENTO DEL DANNO ED UNA GIUSTA RIVINCITA.

www.bullismo.com 349 4909284

www.informagiovani-italia.com info@informagiovani-italia.com

Visite

Class Action

Categorie

Informa Giovani

Tesina Elisa

I Consigli del Veterinario

Bar Caffè


Editore


Letteratitudini


NON Abbandonare il Cane



Meta


Facebook


Premio


    Premio Amicizia


    Stop alla Pedofilia


    Galleria


    Storie di Natale


    Poesie 8 Marzo