
di Nunzio De Pinto
SAN NICOLA LA STRADA – “Non riesco più a viaggiare in auto senza che ai semafori venga presa di mira dai tanti extracomunitari che vogliono vendermi un pacco di fazzoletti o pulirmi i vetri della macchina”, è l’amaro sfogo di una delle tantissime donne di San Nicola che si vedono letteralmente presa d’assalto da questi nullafacenti che si trovano ad ogni incrocio semaforico del Viale Carlo III^, partendo da quello che si trova vicino al Grand Hotel Vanvitelli di San Marco Evangelista, sino a giungere a quello al confine fra San Nicola La Strada e Caserta. Eppure è ancora valida l’Ordinanza sindacale nr. 49 del 30 agosto 2007 a firma del sindaco Angelo Antonio Pascariello. Ma dove sono i vigili e le forze dell’Ordine visto che, come recita l’ordinanza “Alla Forza Pubblica è affidato il compito di far osservare la presente ordinanza” ? E’ una domanda che tutti i cittadini che frequentano il viale Carlo II^ si chiedono ed alla quale non c’è risposta. Il recente decreto del Governo sulla sicurezza avrebbe dovuto portare ad una riduzione degli extracomunitari senza permesso di soggiorno e già recidivi per reati simili. Il Ministro Maroni, proprio in relazione al decreto sulla sicurezza, ha detto chiaro e tondo ai Magistrati che le leggi dello Stato vanno applicate e non devono tirarsi indietro. Forse, una tiratina d’orecchie dovrebbe essere rivolta anche alle forze dell’ordine. “Alcuni giorni orsono” – ci ha raccontato la signora A.C. – “sono stata fermata all’incrocio di Capodrise proveniente da via Pertini e, per ben due volte, mentre mi trovavo ferma al semaforo un extracomunitario voleva a forza pulire il vetro della mia auto anche se, con gentilezza avevo rifiutato l’offerta. È una cosa indecente ed indegna”. È furiosa la signora ed omettiamo di aggiungere tutto il resto per carità cristiana e per non correre il rischio di qualche denuncia, ma effettivamente quello che la signora racconta corrisponde al vero. La presenza costante ed a volte minacciosa dei tanti nomadi ed extracomunitari che si trovano ad ogni semaforo lungo il viale Carlo III^, unita alla presenza di zingari che si aggirano per la città in cerca di prede da “spennare”, rappresenta il disagio che i cittadini avvertono giornalmente a causa dell’insistente e diffusa presenza, ai semafori ed agli incroci, di nomadi ed extracomunitari che chiedono elemosine o “pretendono” denaro in cambio di una pulitina ai vetri delle auto. Il sindaco, e non ce ne voglia per questo, ha i mezzi per ovviare a questo stato di cose e se i Carabinieri e la Questura sono troppo impegnati per queste “piccolezze”, si attivi personalmente con il suo comandante dei vigili. In fondo è lui il garante della sicurezza per i suoi concittadini. I sannicolesi non hanno nessun atteggiamento di insofferenza o, peggio ancora, di intolleranza razziale contro questi individui, nonostante ciò, però, si vedono costretti a chiedere un deciso interevento per contenere tale fenomeno, anche perché sovente “vengono utilizzati bambini incolpevoli, in sostanza ridotti in schiavitù, addestrati a chiedere, anche attraverso piccole minacce di tipo “estorsivo”, alle quali conseguono episodi di teppismo (rottura dei tergicristalli, graffi ed ammaccature alle auto) quando il malcapitato automobilista è sprovvisto di spiccioli”.

Ma cosa sta accadendo in Italia ! e soprattutto agli italiani ? Vi rendete conto che oltre tre milioni di famiglie ITALIANE vivono sotto la soglia di povertà ? Non stiamo parlando del terzo mondo,ma dell’Italia,un paese Europeo !!! famiglie che non riescono ad arrivare alla metà del mese,anziani che tentano di sopravvivere con una pensione da fame,disabili costretti ad andare a mangiare alla mensa della Caritas !!! Uomini a 50anni che perdono il lavoro,troppo giovani per andare in pensione,troppo vecchi per essere assunti !! La vita precipita in un precipizio,e se poi quest’uomo fa parte di una famiglia monoreddito ? Secondo i dati statistici della Caritas,sono sempre piu’ numerosi gli Italiani “costretti” a fare le file alle mense Caritas !! Affitti sempre piu’ cari,mutui come sabbie mobili,bollette da far paura,i banchi di carne e pesce sono diventati irraggiungibili,le verdure sono un lusso !! Questo problema riguarda l’Italia intera,anche se al Sud la cosa è piu’ concentrata,i giovani non possono piu’ andarsene di casa,c’è poi chi ha pure il coraggio di chiamarli “bamboccioni “.L’Italia è in piena e totale recessione,ma se senti i telegiornali di parte,ti dicono che tutto va bene,che siamo in risalita,c’è poi il caro premier che non fa altro che fare sorrisi e battute in TV,intanto l’Italia e gli Italiano affogano nella “CACCA”!!!!!!!!!.
D.R.

Nelle carceri Italiane,sono morti piu’ di 1.500 detenuti,un terzo per suicidio,tutto ciò che accade all’interno delle carceri,è avvolto nel silenzio totale,un terzo dei detenuti è costituito da cittadini stranieri,che spesso arrivano già ammalati.Ammalarsi in carcere,spesso significa morire ! Lo Stato quando deve fare dei tagli,la prima cosa che taglia,è la Sanità nelle carceri,in rari istituti è rimasto qualche centro di fisioterapia,non esiste neppure un centro di primo soccorso o un dentista.Ci sono molti malati di AIDS conclamata che non riescono ad essere assistiti adeguatamente,per loro la pena detentiva equivale ad una sicura condanna a morte!!! Da gennaio a settembre 2009 ben 56 detenuti si sono suicidati,solo nel mese di settembre 12 casi di suicidi,un tunisino,accusato di violenza sessuale e sempre dichiaratosi innocente,è morto dopo un mese di sciopero della fame,la protesta è stata continuata dai suoi compagni di cella.Le carceri Italiane sono sovraffollate,attualmente nell’anno 2009,ci sono 61.666 detenuti,a fronte di una capienza regolare di 43.262 questo tutto a discapito della salute dei detenuti.Per “detenuto” si intende colui/ei che si trova in carcere o in stato di detenzione cautelare,ma esistono precise norme di legge per tutelare tutte le persone sottoposte a regimi di procedimenti penali o reclusivi.In Italia purtroppo queste norme spesso vengono violate,ma nesso ne parla!!!!

sabato 10 ottobre 2009 alle ore 9.00
Fine:
domenica 11 ottobre 2009 alle ore 19.00
Luogo:
In oltre 200 piazze su tutto il territorio nazionale
L’obiettivo principale della giornata nazionale è quello di promuovere l’integrazione nel mondo del lavoro delle persone con sindrome di Down. L’attrice e conduttrice Carla Signoris è la testimonial e protagonista, insieme a Mario, dello spot e della campagna stampa.
Questo lo slogan: “Mario è un lavoratore come tutti gli altri, mettiamolo alla prova”.
Ad oggi il numero di persone con sindrome di Down che riesce a trovare una giusta occupazione è molto inferiore alle reali potenzialità.
Da una recente indagine condotta da CoorDown emerge che, su un campione di 1167 persone maggiorenni con sindrome di Down, solo il 10% lavora con un regolare contratto di lavoro. Inoltre, un altro 8% circa del campione si sta affacciando al mondo del lavoro attraverso tirocini formativi, tirocini finalizzati all’assunzione, borse lavoro. Ma per far sì che anche queste esperienze si traducano in concrete opportunità di lavoro occorrono interventi tecnici e politici utili ad attivare una rete di servizi nei territori che possa coordinare l’intero processo. Una rete di orientamento e formazione per creare reali opportunità di lavoro.
Ma è anche un invito alle aziende del settore pubblico e privato, affinché possano vedere nelle persone con sindrome di Down una risorsa in ambito lavorativo.
Il CoorDown offre ai datori di lavoro la piena collaborazione delle associazioni a supporto dell’inserimento lavorativo. Questo ha permesso, con l’avvio della campagna di sensibilizzazione 2009, di concretizzare già diverse significative collaborazioni con alcune aziende.
La Giornata Nazionale vuole sensibilizzare l’opinione pubblica per creare una nuova cultura che superi i
pregiudizi e luoghi comuni che ancora accompagnano le persone con sindrome di Down.
La Giornata Nazionale, con il suo “messaggio di cioccolato”, aderisce a Chocoday, rinnovando anche in quest’occasione il gemellaggio con la Giornata Nazionale del Cacao e del Cioccolato, ideata e promossa da Eurochocolate in collaborazione con Fairtrade Italia, per celebrare e promuovere, in Italia e nel mondo, il cioccolato buono, cioè prodotto secondo criteri di economia sostenibile e di qualità delle materie prime.
Per avere maggiori informazioni sulla Giornata Nazionale del 11 ottobre, sulla sindrome di Down, per conoscere il calendario degli appuntamenti organizzati in tutte le città, per sapere quali sono le associazioni che partecipano, si può visitare il sito internet: www.coordinamentodown.it

La “vivisezione”,dietro questa parola si nascondono crimini e torture di migliaia e migliaia di animali,ma naturalmente i “bempensanti “,preferiscono chiamarla “sperimentazione animale”,ma il risultato è sempre sofferenza e morte di animali inermi ed innocenti !! In Italia si tenta di nascondere questa orribile pratica,facendo credere che in realtà non esiste piu’,FALSO !! Milioni di animali innoqui,subiscono vere e proprie torture da “vivi” di ogni genere,avvelenamenti con sostanze chimiche,introduzioni di virus di ogni genere,provocando all’animale dolore e sofferenza delle piu’ indicibili.Naturalmente questi macellai,hanno pure la faccia tosta di volersi far chiamare ricercatori,scienziati,ma in realtà agiscono solo ed esclusivamente per interessi economici personali,per grandi aziende farmaceutiche o cosmetiche.Nella nostra bella e sensibile Italia,ogni giorno muoiono piu’ di 2.000 animali e credetemi quelli che trovano immediatamente la morte,sono i piu’ “fortunati “ !! Quelli che rimangono, subiscono dal primo giorno di vita,le condizioni innaturali della stabulazione,cioe’ permanenza nelle gabbie.La vita di questi animali è scandita dal ritmo dei “ricercatori”,spazi ristretti,nessuna socializzazione,cibo solo e quando è necessario per continuare a tenerli in vita,li piazzano in stanze perennemente illuminate artificialmente.Tanto che queste povere besiole impazziscono attaccando e mangiando i loro simili,nessuna specie viene risparmiata,topi,ratti,scimmie,conigli,uccelli,pesci,cani,gatti,vovini,cavalli,ogni anno solo in ITALIA vengono VIVISEZIONATI piu’ di 1.000.000 di animali,sia chiaro che ogni sperimentazione,termina solo con la morte dell’animale!!!!!!!! Non startene li ad aspettare,collabora pure tu a che finisca questo assurdo MASSACRO !! Quando compri un cosmetico,un farmaco CHIEDI SE E’ TESTATO SU ANIMALI DOMANDALO A QUESTO INDIRIZZO m.kuan@lav.it E SE LO E’,NON COMPRARLO E NON FARLO COMPRARE A NESSUNO !!!!
TESTO INTERVENTO GRIMALDI – INCONTRO MOBBING
Vorrei, innanzitutto, chiarire il perché ho scelto, per questo incontro dedicato al Rispetto delle donne, di parlare del mobbing familiare e coniugale, fenomeno purtroppo in forte espansione nel nostro Paese ma che, nello stesso tempo, risulta ancora tanto inesplorato sia dalla dottrina, ma soprattutto dalla giurisprudenza (sono davvero pochi i casi su cui ci sono state pronunce!).
Nasce dalla lettura di alcune indagini statistiche europee che confermano i dati forniti ogni anno dai centri antiviolenza italiani dai quali emerge che la violenza contro le donne è:
- esercitata spesso dagli uomini;
- proviene da persone conosciute dalle donne vittime e non da sconosciuti;
- interessa tutte le classi sociali, età, scolarizzazione (si pensi che solo il 2% delle vittime NON HA ALCUN TITOLO. Infatti, può ben affermarsi che la scolarità delle donne che vengono costantemente accolte dai Centri Antiviolenza è medio-alta);
- e, soprattutto, si tratta di un fenomeno esteso: si pensi che 1 donna su 4 risulta maltrattata psicologicamente dal partner o da un ex.
Il primo passo importante in tale contesto è stato compiuto dal legislatore con la recente legge 154/2001, in tema di ordini di protezione contro i maltrattamenti in famiglia che ha, per la prima volta, codificato il concetto di violenza morale o abuso psicologico dando nuovo impulso e nuove prospettive, anche nel campo del diritto, allo studio di tali fenomeni e della loro rilevanza penale e civile; la legge 154/2001 ha aperto, possiamo dire, una finestra sulla realtà sommersa delle “violenze non visibili”, quelle cioè non fatte di prove documentali o di perizie psichiatrico-forensi, ma non per questo meno gravi o meno pericolose. Ci sono, infatti, parole, azioni, comportamenti che nessuna legge punisce (o che almeno fino ad oggi sia riuscita a punire), ma che possono risultare spesso ancora più minanti di una ecchimosi o di uno sfregio, perché feriscono in modo indelebile la coscienza.
Il significato di mobbing. Etimologicamente la parola mobbing deriva dall’inglese “To mob” che significa aggredire, attaccare, ecc.
Storicamente, risulterebbe spettare alla Svezia il primato di aver studiato per prima il problema del mobbing relativamente al Diritto del Lavoro. Infatti, il Prof. Heinz Leymann dal 1980 ha promosso lo studio di questo fenomeno sotto un’ottica psicologica proiettata nei rapporti di lavoro. In Italia, invece, il fenomeno è studiato presso la Clinica del Lavoro di Milano sotto la Direzione del dott. Renato Gilioli.
Anche se alcuni studiosi del Mobbing limitato all’ ambito lavorativo, senza alcuna motivazione giustificata, affermano l’inesistenza di un Mobbing Familiare e Coniugale, le ricerche ad oggi condotte e ancora in itinere dimostrano come, proprio in ambito domestico, il fenomeno sia forte e presente, tanto da aver dato vita ad un nuovo settore di ricerca della Criminologia che è quello della Criminologia familiare che tratta appunto i casi di violenza familiare.
La struttura del mobbing. Gli elementi del mobbing. Per parlare di mobbing è necessario che l’atto lesivo, inteso quale vessazione e violenza, sia rappresentato da una persecuzione sistematica, duratura ed intensa. E’ indispensabile che si verifichi una ripetitività delle vessazioni.
Si ha il mobbing ogni qual volta un coniuge eserciti con ripetitività sull’altro coniuge delle violenze anche sottili e di natura psicologica tali da prevaricare l’altro e farlo sentire inferiore, demotivato, con attacchi di disistima che, a medio-lungo termine, provocano dei veri malesseri quali crisi d’ansia, disturbi psicosomatici gastrointestinali depressivi, attacchi di panico.
E’ chiaro che, per valere in giudizio i danni derivanti da questa reiterata attività persecutoria – tale da rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza – si deve dimostrare la sussistenza di un “nesso causale tra il mobbing ed il pregiudizio psico fisico subito”. Prova di certo non facile!
Non sempre tali comportamenti degenerano infatti nell’illecito, anzi spesso è proprio il carattere subdolo di tali vessazioni a renderne difficile la riconoscibilità e quindi la punibilità.
Secondo i più recenti studi di medicina legale, per concretizzarsi in una lesione dannosa per la salute del soggetto leso, le azioni tese a una subdola e spesso silente “persecuzione” del mobber devono ripetersi almeno per sei mesi consecutivi.
Non c’è dubbio che le donne siano vittima del mobbing molto più spesso degli uomini: in molti studi i dati statistici registrano quasi il 70% delle vittime del mobbing tra le donne. Perché questo? Pur non essendo le donne per niente il c.d. “sesso debole”, hanno quasi sempre lo svantaggio del carico familiare, agiscono e reagiscono in modo diverso dagli uomini, tendono ad attribuire ogni colpa a se stesse e a restare silenziose. Sebbene quanto detto non sia certo la regola, proprio queste caratteristiche ne fanno le vittime ideali del mobbing familiare o coniugale.
Studi autorevoli hanno delimitato con accuratezza le componenti di questo fenomeno, indicandone ben 45 manifestazioni. Essi parlano di mobbing quando ci si trova di fronte ai seguenti aspetti più significativi:
- attacchi alla comunicazione;
- attacchi ai rapporti sociali;
- attacchi alla posizione sociale;
- attacchi alla qualità della vita professionale e privata;
- attacchi alla salute.
E’ possibile individuare tre tipologie diverse ma correlate di mobbing in famiglia e precisamente:
- MOBBING CONIUGALE: si verificano frequenti comportamenti finalizzati alla delegittimazione del coniuge e alla estromissione di questo dai processi decisionali riguardanti la famiglia o la prole. In alcuni casi si arriva a mettere in atto vere e proprie strategie persecutorie nei confronti dell’altro coniuge allo scopo di costringerlo a lasciare la casa coniugale o ad acconsentire ad una separazione consensuale pur di chiudere rapporti coniugali conflittuali. Tale condotta, come già precisato, deve essere ripetuta nel tempo e solitamente si traduce in insulti, provocazioni, rifiuto di collaborazione, imposizione della propria volontà, critiche continue o assoluta indifferenza nei confronti dei bisogni dell’altro. La reazione del coniuge-vittima è spesso un distacco emozionale, una perdita della propria autostima e della propria fiducia, fino alla presa d’atto dell’impossibilità di prosecuzione della convivenza.
- MOBBING FAMILIARE: spesso rappresenta la logica evoluzione del mobbing coniugale, quando questo è causa di separazione o divorzio. Si attua all’interno della coppia genitoriale. Una delle manifestazioni più diffuse del mobbing familiare è l’attuazione di una vera e propria campagna denigratoria contro l’altro genitore, non solo davanti ad amici e parenti, ma anche e soprattutto nei confronti del proprio figlio. A tale diffamazione si accompagna spesso il sabotaggio degli incontri tra genitore e figlio. Nei casi estremi possono aversi due esiti: la Sindrome di Alienazione Genitoriale, vale a dire la piena adesione e partecipazione del figlio alla campagna denigratoria contro il genitore mobbizzato oppure la spontanea rinuncia ad esercitare il proprio ruolo da parte del genitore vessato che non ha più la forza e la voglia di combattere una battaglia infinita. E qui si passa dal fenomeno mobbing allo STALKING (perseguitare!).
- MOBBING INDIRETTO O DOPPIO MOBBING: si ha nel caso in cui il licenziamento di uno dei coniugi fa si che questi riversi le proprie frustrazioni nell’ambito familiare tale da rendere intollerabile la convivenza. Precisamente si riferisce agli effetti del mobbing subiti da un lavoratore sul posto di lavoro che si ripercuotono violentemente sui rapporti coniugali e familiari.
Qual è il primo passo per uscire dalla violenza? La DENUNCIA
Innanzitutto bisogna prendere consapevolezza che si sta subendo un processo di molestia da parte del mobber che consiste nell’addossare tutte le responsabilità del conflitto coniugale o familiare alla vittima.
Chi subisce uno di questi soprusi può sporgere denuncia con l’assistenza di un legale, che depositerà un atto di querela presso la Procura della Repubblica presso il Tribunale. In alternativa, la vittima può sporgere personalmente denuncia, presentando querela in qualsiasi ufficio dei Carabinieri, Polizia o direttamente al giudice competente. Con la denuncia si apre un procedimento giudiziario penale finalizzato ad accertare la responsabilità dell’autore della violenza. E qui ci si potrà affidare alle recenti previsioni legislative della legge 154/2001.
L’abuso psicologico, come già detto, è più difficile da provare perché non lascia tracce immediatamente visibili e riconoscibili, non si risolve in un unico episodio ma si protrae spesso per anni, tra le mura domestiche, al riparo da occhi ed orecchie di chi potrebbe confermarlo. In questi casi è importante che ci siano testimoni, meglio se estranei al nucleo familiare. E’ essenziale, ai fini del processo, procurarsi certificati medici che documentino, di volta in volta, i disagi psichici della vittima, le cure seguite e quelle da intraprendere. Può essere utile la relazione più approfondita di un medico specialistico (es. uno psichiatra) che, dopo aver esaminato la vittima, descriva i danni psicologici derivanti dal trauma psichico legato al comportamento dell’aggressore. L’aggredito avrà così un documento che “fotografa” la sua situazione e che potrebbe essere presentato, considerati i tempi del processo, anche anni dopo le violenze. Il giudice, per accertare le condizioni della vittima (riferite nella relazione di parte) e meglio definire la responsabilità del colpevole, può nominare propri consulenti tecnici d’ufficio: psichiatri o psicologi, che hanno l’incarico di svolgere un’indagine finalizzata ad accertare se e come sia avvenuta violenza e quale sia l’entità dell’eventuale trauma psicologico.
Che tipo di danno è configurabile per la vittima di mobbing? Egli può subire un danno patrimoniale (nel duplice aspetto danno emergente e del lucro cessante) e/o non patrimoniale. In quest’ultimo, occorre meglio specificare ed individuare i concetti di danno biologico e di danno esistenziale. Il danno biologico è una creazione della giurisprudenza, che per molto tempo ha rappresentato una sorta di ampio “contenitore” in cui si facevano confluire tutte le lesioni a diritti fondamentali della persona non facilmente qualificabili. Tale tendenza espansiva della categoria del danno biologico era resa possibile dalla assenza di una definizione normativa che ne stabilisse in maniera rigida i confini. Ma, ad oggi, il danno biologico risulta circoscritto alle sole lesioni dell’integrità psico-fisica che siano suscettibili di valutazione medico legale della persona (d.lgs 38/00 in ambito di tutela INAIL e la legge 57/2001, in tema di circolazione dei veicoli).
L’intervento del legislatore ha dunque portato la dottrina e la giurisprudenza a predisporre e ad estendere la categoria del cd. danno esistenziale, destinato a comprendere tutte le manifestazioni lesive che in passato venivano qualificate come danno biologico.
Pertanto, qualora la condotta di mobbing avrà prodotto una lesione all’integrità psico fisica della persona suscettibile di valutazione medico legale (ad esempio un grave e patologico stato depressivo), il danno da prendere in considerazione sarà quello cd. biologico; ma se la condotta lesiva avrà colpito anche diritti costituzionalmente protetti, ad esempio la dignità, il danno sarà anche o esclusivamente esistenziale.
La vittima, pertanto, non è costretta a dimostrare di aver riportato una sindrome patologica, essendo sufficiente dimostrare la ricorrenza di una condotta illecita lesiva dei suoi diritti fondamentali ed inviolabili. Il danno risarcibile potrà pertanto essere patrimoniale, biologico, esistenziale e ovviamente anche morale, nell’ipotesi in cui nella condotta mobbizzante siano rinvenibili comportamenti penalmente rilevanti. Il tutto, tenendo conto del fatto che spesso il danno biologico è “doppio”, in considerazione delle conseguenze che il mobbing provoca anche sui minori. In particolare, dai dati sulle separazioni tra coniugi è emerso che quando una donna subisce violenza dall’ex, anche i figli spesso ne vengono coinvolti e , come risulta ormai da numerose esperienze di ricerca, il peso della violenza cd assistita, se di certo non deve diventare una profezia negativa pesante come un destino inevitabile nel futuro del figlio, non può certo essere sottovalutato (perché un bimbo abusato psicologicamente, sarà con molta probabilità a sua volta un adulto abusante).
Potrebbe essere preso, a mio avviso, in considerazione, sicuramente con le dovute perplessità e riserve, l’ipotesi di sanzionare il mobbing familiare come reato contro la persona.
Concludendo, il mobbing familiare e coniugale rappresentano un grave problema sociale che va affrontato. Il fatto che l’abuso psicologico sia difficilmente documentabile, non deve impedire ma anzi deve agevolare la ricerca e il dibattito scientifico a tutti i livelli: giudiziario, sociale, clinico e culturale; così facendo si agevolerà una presa di coscienza di tutti gli operatori del settore, ma anche della possibilità per le vittime stesse di acquisire consapevolezza della loro situazione e, magari trovare il coraggio di denunciare.
A cura di Luigi Pepe
Un gruppo di violentatori in prigione è stato intervistato per sapere ciò che cercano in una potenziale vittima. Ecco qui alcuni elementi:
1) La prima cosa che i violentatori notano in una potenziale vittima è la pettinatura. E’ più probabile che attacchino una donna con una pettinatura tipo coda di cavallo, trecce o qualunque altra pettinatura che si possa strattonare facilmente. E’ probabile anche che attacchino donne con i capelli lunghi. Donne con i capelli corti non sono vittime usuali.
2) La seconda cosa che essi notano è l’abbigliamento. Osservano le donne che vestono abiti che si possano togliere o eliminare rapidamente. E’ solito anche che attacchino donne che parlano al telefono o che stanno facendo altre cose mentre camminano: questo indica che sono disattente e disarmate e possono essere facilmente attaccate.
3) Le ore del giorno in cui i violentatori attaccano maggiormente le donne è a prima mattina, tra le 5:00 e le 8:30, e dopo le 22:30 .
4) Questi uomini attaccano in modo e in luoghi in cui possano portare la donna rapidamente in altri luoghi, dove non si debbano preoccupare di essere visti o arrestati. Se Lei tenta qualunque reazione alla lotta, i violentatori solitamente desistono approssimativamente in due minuti: credono che non ne valga la pena, che è una perdita di tempo.
5) Hanno dichiarato che non attaccano donne che portino con loro ombrelli o altri oggetti che possano essere usati come arma a una certa distanza (le chiavi non li intimidiscono perchè per essere usate come armi, la vittima deve far avvicinare molto l’aggressore).
6) Donna, se qualcuno ti seguisse in una strada, vicolo o garage, o se stessi con qualcuno con fare sospetto in un ascensore o in una scala, guardalo direttamente in faccia e chiedigli qualcosa, tipo ‘Che ore sono?’ Se fosse un violentatore, avrà paura di essere successivamente identificato e perderá l’interesse di averla come vittima. L’idea è convincerlo che non vale la pena scegliere te.
7) Se qualcuno si presenta improvvisamente e ti afferra, grida! La maggior parte dei violentatori ha detto che lascerebbe andare una donna che grida o che non avesse paura di lottare con lui. Ripeto: Essi cercano la “VITTIMA FACILE”. Se gridi, potrai mantenerlo a distanza ed è probabile che scappi.
Stai sempre attenta a quello che succede dietro di te. Nel caso in cui percepisci qualsiasi comportamento strano, non lo ignorare. Segui il tuo istinto. E’ meglio scoprire che ti sei sbagliata e prenderti solo paura al momento, ma hai la certezza che sarebbe stato molto peggio se il soggetto ti avesse attaccato realmente.
9) In qualunque situazione di pericolo, nel caso in cui tu debba gridare, grida sempre “AL FUOCO! AL FUOCO!” e molte persone arriveranno (curiosi). Nel caso in cui gridassi AIUTO!, la maggior parte delle persone si asterrebbero per paura.
10) Fammi una gentilezza: fai leggere a tutte le donne che conosci e anche agli uomini; questi possono mandarlo ad amiche, mogli, figlie, fidanzate, alla fine…sono cose semplici, ma possono evitare un trauma o persino salvare una vita.
Luigi
Aiutiamo tutte le donne a sapersi difendere cerchiamo di eliminare questa piaga sociale che agli uomini crea solo vergogna…
di Nunzio De Pinto
SAN NICOLA LA STRADA – Con la partecipazione del professore Nicola Tiscione, esponente regionale di spicco del movimento politico “Rosa bianca”, di cui è presidente l’ex leader della Cisl, Savino Pezzotta, si è svolta venerdì scorso presso l’Hotel Universo a Roma, il convegno dal titolo “Personalismo oggi – la persona nell’epoca della biopolitica e del capitalismo tecno-nichilista”. L’associazione “Persona è futuro” è un piccolo ma significativo laboratorio di ricerca, di riflessione e di proposta cui hanno dato vita alcuni professori, intellettuali e imprenditori, molto vicini a Pezzotta. Tiscione, già sindaco del Comune di San Nicola La Strada è fra questi. “Non abbiamo altre ambizioni” – ha affermato – “che aiutarci a pensare e a far pensare, ritenendo che solo attraverso un “buon pensare” possa generarsi un buon fare sociale e politico. Con questa tensione e innanzi ad un contesto politico ogni giorno più sterile, ci siamo chiesti che cosa può ancora significare “optare per la persona”, e ci si è posti l’obiettivo di elaborare cultura e lavorare su proposte concrete avendo come punto di riferimento il Personalismo. Appare ormai evidente” – ha sottolineato Tiscione – “come l’azione politica, per essere valida e affrontare efficacemente i problemi di una sana convivenza civile, abbia bisogno di rigore morale e di una seria base culturale”. Il Convegno ha suscitato un successo ben oltre le aspettative degli organizzatori, ottenendo la partecipazione di oltre 160 persone, tutte attente e concentrate nell’ascolto. Tenuto conto della corrente disaffezione verso gli eventi di carattere culturale politico, del giorno scelto (venerdì pomeriggio) e della durata dell’evento (4 ore senza interruzione), si può ben dire che quando l’argomento è sentito e, soprattutto, le persone sono credibili, l’affluenza non manca. Al convegno hanno partecipato, fra gli altri, il Senatore Gian Guido Folloni, moderatore del Convegno. I relatori sono stati il Prof. Giuseppe Acocella, Rettore della Libera Univ.tà S. Pio V, Professore di etica sociale nonché Vice Presidente del CNEL, il Prof. Mauro Magatta, Preside della Facoltà di Sociologia della Università Cattolica di Milano, Mons. Angelo Bazzari, Presidente della Fondazione Don Gnocchi, il Prof. Michele Colasanto, docente di Sociologia delle relazioni di lavoro presso l’università Cattolica di Milano e il Prof. Edoardo Patriarca, esperto di problemi educativi e Segretario delle Settimane sociali della CEI. Savino Pezzotta ha chiuso i lavori sottolineando la fondamentale importanza di questi eventi, in cui le persone convengono non per avere direttive operative, ma soprattutto per capire, per ragionare insieme.
A cura di Teodoro Fedele
La nazione è alle prese con una crisi senza precedenti della libertà di stampa, del sistema istituzionale, e dell’economia. Ma restano poche le reazioni e le critiche.
La prima pagina di un sito internet istituzionale, di proprietà di un ministero, il cui scopo è comunicare coi cittadini, svuotata totalmente e utilizzata dalla dirigenza per rispondere perentoriamente alle critiche di una testata giornalistica. Potrebbe sembrare la descrizione di un fatto avvenuto in un regime paramilitare sudamericano o in una pseudo democrazia mediorientale, e invece è quanto accade nella moderna Italia, da qualche giorno. La prima pagina del sito del ministero della pubblica amministrazione e dell’innovazione è stata totalmente oscurata per far spazio ad una serie di link che rispondono alle critiche del settimanale “L’Espresso”. In alto, al centro, campeggia la scritta “Il Bluff de L’Espresso”, in rosso. Subito sotto una serie di link, il primo all’inchiesta del settimanale, poi la replica “punto per punto” del ministro, poi un comunicato video, quindi un dossier sul buon operato del ministero, infine il link a un forum istituzionale già noto per la rigidità di moderazione. Che le critiche siano o meno fondate è poco importante (il settimanale ha a sua volta risposto alla replica del ministro), molto più allarmante è la gestione della critica che il ministero ha messo in atto. Pubblicare la risposta alle critiche in una sezione del sito sarebbe stato contestabile ma anche comprensibile, ben più preoccupante se fatto con questi modi. Prima pagina oscurata e link al sito vero e proprio collocato a fondo pagina, in piccolo, grigia su bianco. Una vera coercizione anche dal punto di vista dell’accessibilità per i disabili, tra l’altro obbligatoria secondo la locale “Legge Stanca”, e di cui il ministero dell’innovazione dovrebbe essere primo promotore. Tutto ciò mentre solo poche ore fa il presidente del consiglio Silvio Berlusconi occupava la prima serata del primo canale televisivo nazionale per presentare i propri buoni risultati e le proprie “promesse mantenute” nella gestione del dopo terremoto dell’Abruzzo. Sostanzialmente senza critica e senza contraddittorio. Che le “case” inaugurate fossero prefabbricati in legno, nessun cronista l’ha contestato, così come che gli edifici in muratura in arrivo non saranno per tutti, come invece dichiarato. La diretta dall’Abruzzo aveva anche causato la modifica dei palinsesti delle altre due reti pubbliche, RaiDue e RaiTre, in modo da non concorrere con gli annunci trionfali della prima rete. Queste le evidenze più palesi di ciò che solo pochi mesi fa aveva spinto la Freedom House a collocare l’Italia tra i paesi semi-liberi per quanto concerne la libertà di informazione, insieme con dittature e pseudo – democrazie. La situazione nel paese è da mesi, infatti, particolarmente critica. Le direzioni dei principali quotidiani e telegiornali hanno subito nelle settimane scorse varie modifiche e sostituzioni che molti commentatori hanno criticato severamente, denunciando ingerenze governative. Inoltre, la recente decisione di Berlusconi di denunciare per diffamazione i quotidiani La Repubblica e L’Unità per un totale di 4 milioni di euro, certifica il proseguire di una strategia dell’intimidazione iniziata già molti anni fa contro i giornalisti Biagi, Santoro e Luttazzi, epurati dalle reti pubbliche a causa delle loro idee politiche. Strategia proseguita nell’infinita pletora di provvedimenti legislativi ad personam o palesemente contrastanti con la libertà di stampa come l’ultimo “ddl intercettazioni”.L’opinione pubblica sembra percepire solo in modo superficiale questa crisi, e giudica spesso come “pessimiste”, o “esagerate” le descrizioni di quanto avviene. Le ragioni di questa mancata consapevolezza sono da ricercare nella crisi stessa. Quel poco che giunge arriva grazie a commentatori indipendenti e ad Internet, ma la scarsa diffusione delle nuove tecnologie (solo la metà della popolazione le usa con costanza, tra le ultime in Europa) è un notevole ostacolo. Questa “non percezione” si è inoltre incancrenita in un fenomeno particolare: il giornalista o il personaggio pubblico non sempre subisce dirette e palesi forme di costrizione, ma il timore di inimicare il potente ne spinge buona parte a pericolose forme di autocensura. Non sempre consapevolmente. In un clima auto-mafioso che colpisce più strati della popolazione. Questo avviene anche a livelli più bassi, nel rapporto tra direttore e cronista, e nei più semplici rapporti tra subalterni. Noto fu il caso della conduttrice Lorena Bianchetti che a seguito di una innocua battuta del mago Silvan sul presidente del consiglio decise di concludere il numero “dissociandosi pubblicamente” in diretta televisiva. Mostrando una palese paura, più che corruzione o malaffare. La corruzione è, d’altronde, un problema sempre più urgente nel sistema italiano. Di fatto nelle classifiche internazionali sul fenomeno il paese compare sempre agli ultimi posti. Il peso economico di tale prassi sulle tasche degli italiani, secondo il rapporto 2009 del SAeT (Servizio anticorruzione e trasparenza), arriva addirittura a 55 miliardi di euro l’anno. Ovvero una “tassa” occulta da 1′000 euro l’anno per ciascun italiano, inclusi i neonati. Ad acuire i problemi nazionali del paese v’è infine la recente crisi economica, che secondo l’economista italiano Tito Boeri starebbe severamente colpendo una nazione che non è stata in grado, tra le pochissime nel mondo, di reagire con prontezza. L’economista prevede, inoltre, una grave crisi sul mercato del lavoro interno, criticando gli appelli all’ottimismo di facciata. Poco utili a un paese che più osservatori internazionali non hanno esitato a definire in declino. In un tale contesto torna d’attualità quella dichiarazione che lo stesso presidente del consiglio Silvio Berlusconi fece durante il suo precedente governo, nel 2002, causando l’epurazione dei succitati giornalisti: «l’uso che hanno fatto della televisione pubblica, pagata coi soldi di tutti, è un uso criminoso, e io credo che sia un preciso dovere da parte della dirigenza di non permettere più che questo avvenga». Difficile affermare che abbia mantenuto la promessa.
Il bene comune,l’interesse per la collettività e l’abbandono degli interessi di parte e personali. quando si parla di certe cose e si denuncia un sistema diffuso poi lo si cambia per migliorarlo. In Italia no, tutto resta immobile, come i vecchi governanti che sempre immobili sulla sedia ci restano anche quando sono già con un piede nella fossa. Il mondo è governato dai 45-enni e l’Italia ha i vertici di anni 80,73,65 e 70? Gente evidentemente incapace di capire il cambiamento, quindi di anticiparlo per ridurne i fenomeni dannosi e salvaguardare la nazione. Quale nazione poi? La guerra di bande a cui assistiamo giornalmente?Da una parte i leghisti al nord e adesso il MPA al sud ma guardate chi sono i loro leader e vi renderete conto di che pasta sono fatti.

(Reggia di Caserta)
Comitato promotore Assise Casertane
Comunicato Stampa
Anche a Caserta le Assise cittadine
Il Comitato promotore delle Assise casertane ha tenuto un importante incontro organizzativo, giovedì 17 settembre, presso la Facoltà di Scienze di via Vivaldi.
Dette Assise, già in atto a Napoli a palazzo Marigliano per volontà del benemerito e battagliero avvocato Gerardo Marotta e di alcuni intellettuali suoi amici, sono sorte con l’intento di promuovere con convegni, ricerche, dibattiti e proposte operative il miglioramento della vivibilità, a 360 grandi, nella città napoletana.
Al detto incontro casertano di ieri sera hanno partecipato delegati di varie associazioni casertane e liberi cittadini interessati al problema della vibilità a Caserta. Si è proceduto a stilare insieme un elenco di problemi emergenti nella città, che con cadenza mensile dovranno essere il tema portante delle Assise cittadine, a cui saranno chiamati ad intervenire i rappresentanti delle istituzioni e i cittadini interessati. Dette assemblee si articoleranno in una relazione concernente il problema designato, tenuta da un esperto, seguita da un libero dibattito. Si concluderanno ogni volta con la stesura di un Documento, corredato di denuncia dei problemi e di proposte operative per una soluzione possibile, che sarà inviato alle Istituzioni competenti ed alla Stampa.
Successivamente, è stato costituito di comune accordo, un nutrito Staff di segreteria, con il compito di organizzare mensilmente le Assise, di informare Istituzioni e cittadini, di rappresentare le Assise nei rapporti pubblici.
Si è anche concordato di tenere la prima Assise casertana pubblica nel prossimo ottobre. In essa sarà affrontato il tema, quanto mai attuale, “ Le prospettive socio-economico- culturali della città di Caserta, a breve, medio e lungo termine”
Il Comitato Promotore Assise Casertane
Info:
338-7418781, 333-1020571, 347-8437262